Electoral graffiti. Il giorno del voto non solo sms di “in bocca al lupo” e telefonate d’incoraggiamento. I fili del telefono trasmettono anche passione politica autentica (e per fortuna che si è stanchi e disamorati verso la politica!) e l’angoscia per ciò che comunque resta ignoto fino alla fine, alla ricerca di rassicurazione o anche solo di condivisione.
La prima telefonata degna di nota è di mio nipote: “zio, giornata storica. La mia famiglia vota compatta per il PdL!”. Ha 19 anni e va alle urne per la prima volta. Nelle scorse elezioni a casa sua era finita 2 va 0 per la sinistra. Rimonta fantastica in questa specie di partita di ritorno del 2006, ed è stato lui il goleador! Meglio della Fiorentina in Coppa UEFA.
C’è poi chi mi chiama dal seggio. La mia amica Elena chiede una preferenza dell’ultimo minuto per il comune di Roma. Sono ben tre le persone che, invece, chiamano preoccupate perché non trovano Eugenia Roccella nella lista del PdL: vogliono assolutamente votare per lei! Mi colgono alla sprovvista. Neppure io ricordo immediatamente che nel Lazio ci sono due circoscrizioni e che Eugenia è nell’altra. Mi salvo in corner raccomandando di non scrivere assolutamente preferenze sulla scheda della Camera. E garantendo sull’onore: Eugenia sarà comunque eletta!
Non mancano le forzature vere o, più probabilmente, solo millantate. Un amico con i genitori di sinistra, ma anch’essi delusi di Prodi, per vincere le ultime resistenze li ha minacciati di non fargli veder più i nipotini. Ha ottenuto almeno un’astensione. E sempre perché, come si diceva una volta, “il personale è politico”, un’altra amica che ha scoperto un’antica rivale in amore in una lista per la circoscrizione, mi chiede se può annullare la scheda accompagnando alla preferenza il più classico degli insulti (avete presente la sostanza organica?). Le rispondo che se questo può risolvere ed evitarle lo psicanalista, il voto mi sembra comunque ben speso.
Torno dal seggio con mia figlia. Incontriamo un conoscente del palazzo che dichiara di aver votato Pdl al Senato (“è il solo voto che conta”, sostiene e speriamo abbia ragione) e Ferrara alla Camera: “E’ una lista pazza - motiva – Mi divertiva premiarla”. Mia figlia, che aveva appena visto i cartelloni con un numero sterminato di simboli e mi aveva chiesto che senso avessero, lo guarda perplesso e gli dice: “Ma se tutti si divertissero come te, chi lo governerebbe questo Paese?”. M’imbarazzo un po’ ma, in fondo, sono compiaciuto della risposta. Non avrei saputo fare di meglio.
Col pomeriggio hanno inizio i boatos che - ci si può giurare -, si susseguiranno fino all’apertura delle urne. Angelo P. vuole sapere quanto sia affidabile “la corsa dei cavalli” attraverso la quale un sito italiano continua a sfornare sondaggi su base regionale, per cercare di scoprire come andrà a finire al Senato. Al cospetto dei miei dubbi, si consola con i bookmakers inglesi, che oggi danno Berlusconi a 1,19: la quotazione migliore di sempre!
Il direttore di un grande giornale mi avverte, invece, che tra venerdì e sabato notte “ci sarebbe stato un movimento”. Penso a un terremoto ma lui, più semplicemente, si riferisce a uno spostamento di voti. Il Pd avrebbe ora uno svantaggio solo del 2,9. E, dato che alla vigilia delle elezioni del 2006 l’handicap di Berlusconi rilevato dai sondaggisti a suo dire era del 2,4, ne deduce la residua possibilità di un%0D sorpasso in corsa. Scongiuri a parte che, come sosteneva Croce, non fanno mai male, trovo riparo nella saggezza.
Mentre la telefonata va avanti, penso tra me e me: congetture, niente di più. Un modo per non riconoscere, con più semplicità, che un’elezione nazionale presenta sempre un certo grado di imprevisto che solo lo spoglio delle schede può, infine, risolvere. Non so dove abbia termine il tentativo professionistico di fornire fino all’ultimo delle motivazioni per convincere il perplesso, il pigro e l’indeciso. E dove, invece, inizi quel diritto all’illusione per la quale - e per fortuna -, c’è sempre spazio nel cuore degli uomini. Ma perché sforzarsi a rintracciare questa sottile linea di confine? Un’elezione è bella anche per le insicurezze che nessun sondaggio potrà mai annullare.

