Martedì 22 Maggio 2012
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La denuncia del giornale iracheno Daily Elaph

Emirati d'America. Si chiamerà "Cordova" la moschea di Ground Zero

31 Maggio 2010
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Sarebbe bello credere a Fareed Zakaria quando dice che il risveglio del mondo moderato islamico dopo l’11 Settembre alla fine determinerà la caduta di Al Qaeda. Abbiamo letto con curiosità del convegno di Mardin in cui importanti studiosi hanno ‘ripudiato’ la Fatwa del giurista medievale Ibn Taymiyya, strumentalizzata (neanche tanto) da Bin Laden per i suoi sermoni contro l’Occidente. Come pure guardiamo con apprensione al destino di Tahir ul-Qadri, uno dei maggiori interpreti dell’Islam pakistano, finito nel mirino di Tehrik-e-Taliban per aver promulgato un parere giuridico di 600 pagine in cui si condanna il terrorismo come “non islamico”.

Ma poi arriva la notizia che una associazione islamica degli Usa chiede di poter costruire una moschea a due passi da Ground Zero, in segno di simbolica riconciliazione dopo la frattura dell’11 Settembre, secondo loro, come uno schiaffo ai familiari delle vittime delle Torri Gemelle, secondo noi. Ed è un giornalista islamico, lo sciita iracheno Khudayr Taher, dalle pagine del quotidiano Daily Elaph, a metterci in guardia. Il nome scelto per la moschea di Ground Zero sarà “Cordova”. Non si tratta di una coincidenza o di una scelta innocente perché Cordova “racchiude tutti i sogni di espansione e di invasione dei territori che oggi animano il mondo musulmano”. Quel nome rimanda all’Emirato poi Califfato di Cordova che dal 756 al 1031, con alterne vicende, segna il momento di massima espansione dell’Islam in Europa, con l’occupazione della Spagna.

Si dirà che Taher è un provocatore. Uno di quegli intellettuali arabi che, avendo abbracciato senza riserve il liberalismo occidentale, ha perso di vista la realtà del mondo a cui appartiene. E' giunto ad augurarsi una paradossale deportazione di tutti i cittadini islamici dagli Stati Uniti, lui compreso, perché rappresentano un costante pericolo alla sicurezza americana. Non solo ha chiesto alla Casa Bianca di impedire l'apertura della moschea di Ground Zero ma anche di ordinare la chiusura di quelle già esistenti. Per Taher è impensabile che l’Islam, una religione che simboleggia la virtù, la giustizia e i principi della fratellanza umana, sia caduto vittima di quelli che promettono il paradiso ai martiri e l’inferno agli infedeli. “I wahhabiti, i seguaci delle teorie di Khomeini, e tutti i partiti islamisti siano essi sciiti o sunniti”.

Effettivamente ha messo il dito nella piaga. Gli Stati Uniti, a differenza dell’Europa, fino a tempi recenti hanno abbondantemente ignorato il passato dell'Islam. La prima scuola di islamistica americana fu aperta a Beirut negli anni Sessanta, la città più ‘occidentale’ dell’intero mondo arabo. Lo stesso Presidente Obama è caduto più volte in pericolosi tranelli che mostrano come non abbia una conoscenza approfondita di queste vicende. Durante il discorso del Cairo, per esempio, ha paragonato il suo piano per il Medio Oriente al Trattato di Tripoli, che segna invece il momento di maggiore acquiescenza degli Stati Uniti verso i pirati berberi alla fine del XVIII secolo.

Sarebbe opportuno ricordare cosa fu il Califfato di Cordova. Ancora una volta non per insultare l’Islam o per sminuire la sua gloria e la sua grandezza storica. Sappiamo tutti, grazie al prezioso sforzo degli storici di professione come il professor Bernard Lewis, che durante il dominio arabo sulla Spagna, in un'epoca nella quale i rudi cavalieri Franchi venivano considerati “barbari” dai musulmani, questi ultimi primeggiavano nelle scienze nella filosofia e nelle arti. Portarono in Europa l’uso della forchetta e l’abitudine a depilarsi per le donne, se vogliamo guardare al faceto, oltre naturalmente all’urbanistica e all’agronomia, se invece preferiamo discutere di cose più serie. Ma detto questo il Califfato di Cordova rappresenta pur sempre uno dei momenti dell’imperialismo islamico prima della Reconquista. La decisione di intitolare la moschea a Cordoba è quindi una forma di cosciente revanscismo, una nostalgia di potenza che sembra covare nella comunità arabo-americana dopo l'11/9. Il sogno di un nuovo emirato sta forse turbando i cuori dei musulmani d’America?
 

Commenti
Anonimo
31/05/10 17:03
Cordoba, in Spagna, fu un
Cordoba, in Spagna, fu un esempio di convivenza pacifica e tolleranza tra cristiani, ebrei e musulmani. Chiamare così la moschea che dovrebbe sorgere a G.Z. è uno smacco al terrorismo, che vuole la divisione. Anche voi, non auspicate la divisione, ma l'unione tra religioni e popoli di diversa cultura! Cordoba è il nome giusto per una costruzione giusta nel posto ancor più giusto...in barba agli intolleranti di ogni specie!
Claudio
31/05/10 22:42
L'anonimo qui sopra e la solita propaganda islamically correct
In questi ultimi anni oltre all'islamofobia è aumentata anche la propaganda islamically correct, ed è di moda in certi ambienti definire la Spagna islamica come il paradiso terrestre dove musulmani, cristiani ed ebrei vivenvano e prosperavano in pace ed armonia... Forse l'anonimo qui sopra dovrebbe però studiarsi un po' meglio la storia, magari approfondendo la condizione di dhimmi a cui erano sottoposti cristiani ed ebrei. Lo sa l'anonimo che costoro erano costretti a pagare tasse supplementari per continuare a praticare (con forti limiti) la propria religione? lo sa che non potevano per esempio costruire o ristrutturare i loro luoghi di culto (cosa che succede ancora oggi in larga parte del mondo islamico) così come era loro proibito fare proselitismo o mostrare in pubblico i simboli della propria religione? per non parlare poi del fatto che i dhimmi non potevano testimoniare in tribunale contro i musulmani, mentre era ovviamente permesso il contrario, il che tra parentesi impediva ai dhimmi di difendersi da eventuali soprusi perpetrati dagli islamici... Alla faccia della tolleranza!
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