Giornale on-line della Fondazione Magna Carta
Lunedì 15 Marzo 2010
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Svolta anti-occidentale del governo turco

No a Israele, sì a Siria e Iran. Erdogan toglie il velo in politica estera

31 Ottobre 2009

Sotto la leadership del premier Erdogan e del presidente Gul, la politica estera turca ha assunto un orientamento sempre più marcatamente islamista. Di questo passo la storica cooperazione di Ankara con l'Occidente riuscirà a sopravvivere? (Foreign Affairs)

All’inizio di ottobre la Turchia ha respinto la partecipazione di Israele alla “Anatolian Eagle”, un’esercitazione dell’air-force turca che, dalla metà degli anni Novanta ad oggi, Ankara aveva tenuto ogni anno insieme ad Israele, NATO e Stati Uniti. Si è trattato della prima volta  in cui il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), attualmente alla guida della Turchia, ha lasciato che la sua retorica sempre più anti-occidentale andasse a riversarsi sulla sua strategia in politica estera, con una mossa che sembra suggerire che non sia più il caso di dare per scontata una costante collaborazione della Turchia con l’Occidente.

Recep Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco e leader dell’AKP, ha giustificato la decisione presa definendo Israele “un persecutore”. Ma, solamente un giorno dopo aver accantonato Israele, ha invitato la Siria – ben nota per le sue violazioni dei diritti umani – ad unirsi alle esercitazioni militari, annunciando inoltre la creazione di un Consiglio di Cooperazione Strategica con il regime siriano. E’ chiaro come si stiano verificando importanti cambiamenti nella politica estera della Turchia, che minano le fondamenta della cooperazione politica e militare che da 60 anni unisce Turchia ed Occidente. A partire dal 1946, quando la Turchia decise di allearsi con l’Occidente durante la Guerra Fredda – inviando più tardi anche delle truppe in Corea ed entrando a far parte della NATO – i vari governi turchi che si sono succeduti negli anni, hanno seguito una politica di stretta cooperazione con gli Stati Uniti e l’Europa.

La Turchia guardava il Medio Oriente e le altre nazioni del mondo dal punto di vista dei loro interessi interni di sicurezza nazionale. Questo ha reso possibile attività di cooperazione, persino con Israele, uno stato considerato dalla Turchia come un alleato democratico in una regione instabile. I due paesi condividevano preoccupazioni simili sul piano della sicurezza, come ad esempio quelle nei confronti del sostegno da parte della Siria ai gruppi terroristici all’estero – organizzazioni di estremisti palestinesi nel caso di Israele, ed il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel caso della Turchia. Nel 1998, quando Ankara ha affrontato Damasco riguardo al suo sostegno al PKK, sulle prime pagine dei giornali turchi, che sostenevano l’alleanza turco-israeliana, si poteva leggere: “Noi diremo “shalom” agli israeliani sulle alture del Golan”.

Il partito dell’AKP, tuttavia, guardava gli interessi turchi da un punto di vista differente – con sfumature dovute ad una presa di posizione religiosa, vale a dire all’Islamismo. Alti funzionari del partito hanno definito l’attacco statunitense del 2004 a Fallujah, in Iraq, “un genocidio”, e nel febbraio del 2009 Erdogan ha paragonato Gaza ad un “campo di concentramento”.

Ma la politica estera dell’AKP non ha riscontrato l’approvazione di tutti gli stati musulmani. Piuttosto, il partito ha riscosso solidarietà da parte dei regimi islamisti anti-occidentali (di Qatar e Sudan, ad esempio), mentre ha perso il sostegno dei governi musulmani laici e filo-occidentali (Egitto, Giordania e Tunisia). Questa strategia dal duplice effetto è particolarmente evidente nei territori palestinesi: nel momento stesso in cui il governo dell’AKP ha richiesto ai paesi occidentali di “riconoscere Hamas come legittimo governo del popolo palestinese”, i funzionari del partito turco hanno etichettato il Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, come “capo di un governo illegittimo”. Secondo fonti diplomatiche, l’ultima visita di Abbas ad Ankara, nel luglio scorso, è stata un disastro – ed ora, sempre stando alle stesse fonti, pare che Abbas non si fidi dell’AKP più di quanto non faccia con Hamas.

Come dimostrato dalla cancellazione delle esercitazioni militari con Israele, la politica estera moralistica dell’AKP non è certo priva di ipocrisie. Un esempio recente è quello registrato lo scorso gennaio, quando il giorno dopo che Erdogan al World Economic Forum aveva accusato il Presidente Shimon Peres, così come gli Ebrei e gli Israeliani, di sapere “bene come uccidere”, la Turchia ha ospitato ad Ankara il vice Presidente sudanese Ali Osman Taha. Si tratta di una posizione pericolosa, in quanto suggerisce – soprattutto alle future generazioni sotto l’AKP – che i regimi islamisti da soli hanno il diritto di attaccare la propria gente e persino gli altri stati.

A settembre Erdogan ha preso posizione in difesa del programma nucleare dell’Iran, sostenendo che il problema del Medio Oriente sia l’arsenale nucleare di Israele. Alcuni analisti hanno considerato queste parole come retorica legata alla politica interna o semplicemente come un’esternazione di Erdogan in un impeto di collera. Ma in realtà Erdogan è un politico molto astuto, ed ora sta reagendo ai cambiamenti in atto nella società turca. Dopo sette anni di retorica islamista da parte dell’AKP, l’opinione pubblica ha cambiato idea circa la possibilità di un “mondo musulmano” politicamente unito. Stando ai risultati di alcuni sondaggi indipendenti in Turchia, il numero di persone che si identifica come musulmano è aumentato del 10% tra il 2002 e il 2007; inoltre quasi la metà degli intervistati si è descritta come islamista.

La politica estera dell’AKP attualmente riscontra il favore della gente a livello interno, tanto che è sempre più probabile che acquisti maggiore solidità. Dopo le pesanti affermazioni di Erdogan al Forum Economico Mondiale, in migliaia si sono riversati ad accogliere il suo aereo al ritorno a casa, in quella che è sembrata una riunione di benvenuto orchestrata. (Striscioni con la bandiera di Hamas e della Turchia unite insieme alla meglio sono apparsi dal nulla nel giro di poche ore).

La trasformazione dell’identità turca sotto l’AKP potenzialmente ha enormi ramificazioni. Continuando a seguire l’ottica islamista, diventerà sempre più difficile per la Turchia sostenere la politica estera occidentale, persino nel caso in cui farlo significherebbe curare i propri interessi nazionali. Il legame tra Turchia ed Israele – che da tempo rappresentava un modello di come un paese musulmano possa mantenere una relazione razionale di cooperazione con uno stato ebreo – continuerà ad allentarsi. Uno sviluppo in tale direzione sarà possibile solamente se l’opinione pubblica lo permetterà, andando ad aumentare ulteriormente la popolarità dell’AKP. E così il partito riuscirà ad ottenere due risultati con una sola mossa: allontanare il paese dai suoi precedenti alleati e consolidare la base del proprio potere.

Le stesse dinamiche andranno ad interessare le relazioni della Turchia con l’Europa e gli Stati Uniti. L’AKP ha una visione tattica della possibile adesione di Ankara all’Unione Europea: la incoraggia, infatti, solamente nella convinzione che possa apportare un sostegno popolare al partito, ma in realtà non ha alcuna considerazione strategica di un più stretto legame con l’Europa. E dunque l’AKP si mostra restio a mettere in atto le dure riforme, potenzialmente impopolari, richieste dall’Unione Europea, rendendo l’adesione della Turchia all’UE una realtà sempre meno probabile.

Inoltre affermazioni come quelle di Erdogan, che nel 2008 ha definito l’Occidente “immorale”, non fanno altro che erodere il sostegno popolare all’entrata del paese nella comunità: secondo stime dell’anno scorso, solo un terzo della popolazione turca era favorevole all’adesione, con una drastica riduzione rispetto all’80% di consensi che si registrava nel 2002, quando l’AKP giunse al potere. Nel frattempo, dal momento che gli Stati Uniti dedicano molte delle loro energie impegnate all’estero ai paesi musulmani, partendo dalla lotta agli estremisti fino ad arrivare all’opposizione al programma nucleare dell’Iran, l’AKP si opporrà a queste politiche americane attraverso una dura retorica e la decisione di non partecipare ad alcuna cooperazione.

In molti suggeriscono che l’ascesa dell’AKP al potere abbia rappresentato per la Turchia l’opportunità di “ricongiungersi al Medio Oriente” ed adottare sempre più un’identità islamica. La speranza era che questo cambiamento aiutasse a “normalizzare” la Turchia, ricalibrando le riforme nazionaliste e di laicizzazione di Kemal Ataturk, che aveva avvicinato la Turchia all’Occidente all’inizio del ventesimo secolo. Il risultato, tuttavia, non è stato poi così positivo. L’esperienza della Turchia con l’AKP dimostra come l’interferenza dell’islamismo nella politica estera del paese, dopo tutto, non sia poi così tanto compatibile con l’Occidente.

© Foreign Affairs
Traduzione Benedetta Mangano
 

Soner Cagaptay è Senior Fellow al Washington Institute for Near East Policy. E' autore del libro "Islam Secularism and Nationalism in Modern Turkey: Who Is a Turk?".

La URL per il trackback di questo articolo è: http://www.loccidentale.it/trackback/80717
Commenti
Pierpaolo
31/10/09 10:13
Aggiustamenti politici
Quando la Turchia aveva a che fare con un confinante come l'U.R.S.S. è chiaro guardasse alla N.A.T.O. ed all'Occidente in modo estremamente favorevole e mutualmene vantaggioso. Ma oggi l'U.R.S.S. non c'è più e la Turchia elabora altre politiche, maggiormente vantaggiose degli interessi nazionali, anche se non coincidenti con quelli dell'Occidente e della N.AT.O. È per questo che l'Erdogan raccoglie consensi ampi tra l'elettorato ed è per questo che Obama è corso subito ad incontrarlo, immediatamente dopo l'elezione, ben prima di farsi vedere, per fare un paragone, in Italia.
Erasmo
31/10/09 11:21
Perchè Erdogan favorisce la bomba iraniana?
Al ragionevole e realistico articolo di Soner Cagaptay aggiungerei solo una considerazione. Perché Erdogan favorisce in sostanza la bomba nucleare iraniana, pur sapendo che i militari turchi pretenderanno che anche la Turchia si doti di bombe nucleari turche, nel caso che il confinante Iran le possedesse? Per chi non chiude gli occhi la ragione è chiara: Erdogan la favorisce perché vuole la bomba atomica turca (sunnita) da un lato come bilanciamento della bomba nucleare dell’Iran (sciita) e dall’altro come rafforzamento militare e politico del fronte islamico antioccidentale a livello globale. Inoltre una Turchia nucleare assumerebbe nella Nato un peso ben maggiore dell’attuale e lavorerebbe senza dubbio per neutralizzarla in chiave islamista, antioccidentale ed in particolare antiisraeliana. Se poi Erdogan riuscisse nel frattempo a fare entrare a pieno titolo la Turchia come potenza nucleare nell’Ue, egli ne diventerebbe, in pratica il “padrone” o “il conquistatore” (“Fatih”), come i suoi sostenitori più militanti hanno gridato già nell’ottobre del 2005 accogliendolo all’aeroporto di Istanbul di ritorno da Bruxelles, dove aveva quel giorno ottenuto l’inizio del negoziato di adesione con l’Ue. E così Erdogan sposterebbe anche la politica estera dell’Ue in chiave sempre più filopalestinese, antiamericana ed antiisraeliana.
daniele
31/10/09 17:14
Come ha scritto Daniel
Come ha scritto Daniel Pipes,la Turchia è ormai antioccidentale.Ed era ovvio,conoscendo il lavoro fatto da Erdogan per farla diventare islamista.Una domanda:Berlusconi è ancora un acceso sostenitore del suo ingresso in europa?Una considerazione:La ue,dopo aver fatto e continuare a fare di tutto per distruggere l'identità europea,ha dato una mano fondamentale a mettere nell'angolo l'esercito.Quanto sono intelligenti!Quasi quanto Obama.
FdB
01/11/09 16:20
Per un'analisi piu'
Per un'analisi piu' approfondita - e piu' vicina alla realta' - dei cambiamenti della politica estera turca, delle sue origini e dei suoi obiettivi): Oltre Lepanto/3 C'è un Kissinger in Turchia (Oltre Lepanto/3) di Giuseppe Mancini www.ffwebmagazine.it/ffw/default.asp
luigi
01/11/09 20:33
umani
CARISSIMO SCRITTORE la chiave di lettura giusta è :chi è umano,quando a un popolo viene insegnato che umano è solo chi è islamico è facile poi convicerli che il resto degli esseri viventi vanno sterminati ,hò avuto la conferma da molti musulmani che un musulmano anche se non si comporta come tale ,(beve spaccia , si droga va donnine , non lavora picchia moglie e figli uccide la figlia, tutte cazzatine) hà più probaità di un bravo cristiano o altro che non hà mai fatto alcun male a nessuno anzi si è adoperato per gli altri, di raggiungere il paradiso perchè anche se sbaglia è comunque musulmano perciò migliore , vi meravigliate che erdogan boicotti israele , questo non è che l'inizio svegliatevi cominciate a scrivere la realtà non il contorno luigi
Giorgio
02/11/09 18:25
Per FdB
E tu un'analisi più approfondita la vai a cercare nel web magazine di FareFuturo, ovvero il tempio politically correct della sinistra finiana? ma per favore... A suo tempo avevo letto quella serie di articoli turcofili in cui si augurava l'entrata della Turchia nell'UE (non farlo sarebbe un catastrofe secondo i finiani), articoli ridicoli, imprecisi e superficiali...
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2009 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl