Ci risiamo: negli Stati Uniti ricomincia la stagione anti-europeista. Quando la stagione inizia (solitamente nel secondo anno di una mandato presidenziale, quando alla Casa Bianca abbisognano di un capro espiatorio), frunzionari del Governo e analisti cominciano con le critiche: “Gli europei non collaborano; non si impegnano a dovere”.
L’articolo di Andrew Bacevich Let Europe be Europe ne è solo l’ultimo esempio. La sua tesi prende la forma di un romanzo: gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare una NATO mal funzionante per lasciarne i resti a quei pacifisti degli europei. L’articolo di Bacevich, così come tutta questa attività stagionale, smarrisce un punto fondamentale: USA ed Europa sono i migliori alleati che entrambi possano avere. Certo, hanno tradizioni simili, condividono i medesimi valori e vantano una lunga storia di cooperazione alle spalle. Ma soprattutto sono sullo stesso lato della linea geopolitica divisoria attuale: sono entrambe potenze in declino.
Benché europei ed americani godano di uno standard di vita invidiabile rispetto al resto del pianeta, la realtà del “doppio declino” è indiscutibile. Malgrado il declino stia verificandosi a ritmi diversi, non vi è alcun dubbio nel prevedere che USA ed Europa continueranno a scivolare verso l’irrilevanza. L’Europa vantava un quarto della popolazione mondiale nel 1900 e circa il 15% nel 1950; oggi solo il 7%. Le stime ci dicono che entro il 2050 questa percentuale scenderà al 5%. La quota globale della produzione complessiva dell’Unione Europea è scesa dal 28% del 1950 al 21 percento odierno e, secondo documenti interni dell’Unione, questa soglia potrebbe ridursi al 18% nel 2050.
Il declino degli Stati Uniti non è così rapido, ma la repentina crescita di Paesi quali Cina, India e Brasile comporterà l’inevitabile messa all’angolo statunitense. Questi fatti vengono oggi negati da una strana alleanza stretta dagli studios hollywoodiani, il Partito Repubblicano e nostalgici europei. Questi gruppi continuano la loro predica, proclamando finti miti circa il potere senza limite dell’Occidente. La verità è molto più sconfortante. Eppure sono i fatti veri – non il numero di truppe europee impegnate in Afghanistan – che dovrebbero guidare il dibattito riguardo le relazioni transatlantiche ed il futuro della NATO.
La lotta contro i talebani è importante ma non infinita – gli elettori non lo permetteranno. Prima o poi i soldati americani ed europei torneranno a casa. Si spera che il ritiro dei contingenti avverrà dopo una vittoria (comunque verrà a definirsi), ma ciò non è chiaramente dato per scontato. Poche delle persone che hanno ascoltato il discorso del Presidente USA Barack Obama tenuto lo scorso dicembre a West Point sono rimaste col dubbio che l’impegno statunitense non sia limitato nel tempo. Sembra che il Presidente afghano Karzai creda che le forze NATO non rimarranno nel suo Paese per altri 9 anni. Karzai ha consolidato di recente il suo potere sull’importante commissione elettorale all’interno dell’Esecutivo, in precedenza controllata dalle Nazioni Unite; questa mossa segnala il suo interesse nello stroncare l’opposizione post-americana nei confronti della corruzione e delle frodi governative ed elettorali. In altri termini, gli Stati Uniti e l’Europa se ne andranno, presto o tardi, e Kabul si sta già preparando per il dopo.
Giudicare gli Alleati sulla base della loro volontà di unirsi alla lotta NATO contro i talebani è una visione miope. Immaginate se gli Stati Uniti avessero in passato scelto gli alleati esclusivamente in base alla loro volontà di combattere a fianco dell’82mo gruppo aviotrasportato. Ciò avrebbe significato abbandonare un’alleanza con la Gran Bretagna nel 1966 dopo che l’allora Primo Ministro Harold Wilson rifiutò di inviare truppe inglesi nella Guerra del Vietnam.
Per fortuna, i decisori politici statunitensi non ragionarono in questi termini. Al contrario: dopo la Seconda Guerra mondiale cercarono di cementare un’alleanza di scopo, basata sia sui valori che sugli interessi. Conoscevano l’importanza di guardare oltre la guerra del momento. Forse la fine della Guerra Fredda sarebbe stato il momento opportuno per sciogliere la NATO, ma le crisi balcaniche negli anni Novanta e le sfide post-11 Settembre relative alla sicurezza dimostrano che l’alleanza era ancora necessaria. Lo stesso discorso vale oggi. L’alternativa, cioè a dire sostituire la NATO con una alleanza ad hoc (America, Canada, Danimarca e Gran Bretagna) darebbe agli Stati Uniti una smisurata potenza di fuoco per le guerre odierne, ma li priverebbe della legittimità e flessibilità offerte dalla NATO.
Certamente, la NATO deve cambiare, e Bacevich ha ragione quando sottolinea le tante deficienze presenti in seno all’alleanza. In modo particolare, l’Europa deve aumentare gli investimenti nel campo della difesa se vuole che gli USA rimangano fedeli al Patto Atlantico. Qui gli Stati Uniti dovrebbero essere d’aiuto, e non suonare la ritirata. Gli Stati membri dell’UE (comprese Francia e Gran Bretagna) hanno perso – senza più recuperarla - la capacità di autofinanziamento per tutte le risorse necessarie. Solo la cooperazione intra-europea può eliminare l’incredibile spreco associato alla duplicazione di risorse da parte dei Paesi UE e aiutare a trasformare le forze armate europee in corpi militari moderni in grado di contribuire alla sicurezza globale. L’Amministrazione americana dovrebbe sostenere pubblicamente questi sforzi.
Qualora favorissero una maggior cooperazione europea nel settore della difesa, gli Stati Uniti otterrebbero molto probabilmente l’alleato di cui hanno bisogno. Insieme, Stati Uniti ed Europa possono gestire e forse anche decelerare il loro declino comune. Agendo da soli, invece, rimangono entrambi sotto tiro.
Tratto da Foreign Policy
Traduzione di Emanuele Schibotto


è vero il contrario...
Un fosco futuro possibile?
concordo con mj23
Cosa ne sarebbe?
il mondo dei sogni, caro vanni...
Kissinger la pensa
Usa Europa e NATO
A ciascuno il suo
per vanni