Martedì 22 Maggio 2012
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Il videomessaggio di Fini sull'affaire Montecarlo

"Se Tulliani fosse il proprietario della casa mi dimetterei. Ma io non so chi è"

25 Settembre 2010
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Ecco il testo del videomessaggio del presidente della Camera, Gianfranco Fini, registrato nella sede di Farefuturo e affidato alla Rete:

“Purtroppo da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica e' semplicemente deprimente. Da settimane non si parla dei tanti problemi degli italiani, ma quasi unicamente della furibonda lotta interna al centrodestra. Da quando il 29 luglio sono stato di fatto espulso dal Popolo della libertà con accuse risibili, tra cui spicca quella di essere in combutta con le procure per far cadere il governo Berlusconi, è partita una ossessiva campagna politico giornalistica per costringermi alle dimissioni da Presidente della Camera, essendo a tutti noto che non è possibile alcuna forma di sfiducia parlamentare.

Evidentemente a qualcuno da' fastidio che da destra si parli di cultura della legalità, di legge uguale per tutti, di garantismo che non può essere impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere problemi personali. In 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del mio partito non sono mai stato sfiorato da sospetti di illeciti e non ho mai ricevuto nemmeno un semplice avviso di garanzia. Credo di essere tra i pochi, se non l'unico, visto le tante bufere giudiziarie che hanno investito la politica in questi anni”.

Fini aggiunge: “E’ evidente che se fossi stato coinvolto in un bello scandalo mi sarebbe stato più difficile chiedere alla politica di darsi un codice etico e sarebbe stato più credibile chiedere le mie dimissioni. Così deve averla pensata qualcuno, ad esempio chi auspicava il metodo Boffo nei miei confronti, oppure chi mi consigliava dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi di rientrare nei ranghi se non volevo che spuntasse qualche dossier - testuale - anche su di me, "perché oggi tocca al Premier, domani potrebbe toccare al Presidente della Camera". Profezia o minaccia? Puntualmente, dopo un po', è scoppiato l'affare Montecarlo. So di dovere agli italiani, e non solo a chi mi ha sempre dato fiducia, la massima chiarezza e trasparenza al riguardo".

Il presidente della Camera mette in fila i fatti sulla vendita della casa di Montecarlo: “I fatti: An, nel tempo, ha ereditato una serie di immobili. Tra questi, nel 1999, la famosa casa di Montecarlo, che non è una reggia anche se sta in un Principato, 50-55 metri quadrati, valore stimato circa 230 mila euro. Essendo in condizioni quasi fatiscenti e del tutto inutilizzabile per l'attivita' del Partito, l'11 luglio 2008 e' stata venduta alla Società Printemps, segnalatami da Giancarlo Tulliani. L'atto è stato firmato dal Segretario amministrativo, senatore Pontone da me delegato, un autentico galantuomo che per 20 anni ha gestito impeccabilmente il patrimonio del partito, e dai signori Izelaar e Walfenzao. Il prezzo della vendita, 300 mila euro, e' stato oggetto di buona parte del tormentone estivo. Dai miei uffici fu considerato adeguato perché superava del 30 per cento il valore stimato dalla società immobiliare monegasca che amministra l'intero condominio. Si poteva spuntare un prezzo più alto? E' possibile. E' stata una leggerezza? Forse.

In ogni caso, poiché la Procura di Roma ha doverosamente aperto una indagine contro ignoti, a seguito di una denunzia di due avversari politici e poiché, a differenza di altri, non strillo contro la magistratura, attendo con fiducia l'esito delle indagini. Come ho gia' avuto modo di chiarire, solo dopo la vendita ho saputo che in quella casa viveva il Signor Giancarlo Tulliani. Il fatto mi ha provocato un'arrabbiatura colossale, anche se egli mi ha detto che pagava un regolare contratto d'affitto e che aveva sostenuto le spese di ristrutturazione. Non potevo certo costringerlo ad andarsene, ma certo gliel'ho chiesto e con toni tutt'altro che garbati. Spero lo faccia, se non fosse altro che per restituire un po' di serenità alla mia famiglia.

E’ stato scritto: ma perché venderla ad una societa' off shore, cioé residente a Santa Lucia, un cosiddetto paradiso fiscale? Obiezione sensata, ma a Montecarlo le off shore sono la regola e non l'eccezione. E sia ben chiaro, personalmente non ho ne' denaro, ne' barche ne' ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste societa' per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse". Fini afferma ancora: "Ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuita'. Ma, sia ben chiaro: non e' stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non e' coinvolta l'amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c'e' corruzione ne' concussione. Tutto qui? Per quel che ne so tutto qui. Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi e' stato scatenato addosso, chi e' il vero proprietario della casa di Montecarlo? E' Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel'ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato.

Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani e' il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera. Non per personali responsabilita' - che non ci sono - bensi' perché la mia etica pubblica me lo imporrebbe". Poi Fini sottolinea: “Di certo, in questa brutta storia di pagine oscure ce ne sono tante, troppe. Un affare privato e' diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si e' avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati. Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro. Penso alla trama da film giallo di terz'ordine che ha visto spuntare su siti dominicani la lettera di un Ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori.

Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?) per trovare la prova regina della mia presunta colpa. Penso alla lettera che riservatamente, salvo finire in mondovisione, il Ministro della Giustizia di Santa Lucia ha scritto al suo Premier perché preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off shore coinvolte non in traffici d'armi, di droga, di valuta, ma di una pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo".

Infine il presidente della Camera conclude: “Ma, detto con amarezza tutto questo, torniamo alle cose serie. La libertà di informazione è il caposaldo di una societa' aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l'avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono piu' il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo.

Cosi', con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l'avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della liberta'. Chi ha irresponsabilmente alimentato questo gioco al massacro si fermi, fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi.

Fermiamoci pensando al futuro del paese. Riprendiamo il confronto: duro, come e' giusto che sia, ma civile e corretto. Gli italiani si attendano che la legislatura continui per affrontare i problemi e rendere migliore la loro vita. Mi auguro che tutti, a partire dal Presidente del Consiglio, siano dello stesso avviso. Se così non sarà gli italiani sapranno giudicare. E per quel che mi riguarda ho certamente la coscienza a posto”.

Commenti
Massimo V.
26/09/10 00:48
Il ladro di sogni
Come ha detto Veneziani parafrasando Ezra Pound: "Se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui" Fini ha rubato i sogni di chi con generosità ha voluto aiutare la causa anche oltre la morte, per cui non puo essere ne scusato ne perdonato. Raramente mi è capitato di vedere tanto squallore in una persona; mai prima d'ora in una persona del suo rango.
Anonimo
26/09/10 08:03
Riassunto del messaggio di Fini
Riassunto del messaggio di Fini : "Abbiate pietà di me, in realtà non sono l'astuto politico che sembro, ma un perfetto id.... e tengo famiglia"
Anonimo
26/09/10 10:04
Se Silvio Berlusconi grida
Se Silvio Berlusconi grida al complotto e al killeraggio mediatico ha ragione, poveretto, vittima di servizi deviati, magistratura e giornali di sinistra... ora Fini fa lo stesso e tutti a dargli contro...hehehe, chi di complotto ferisce...
lucio leante
26/09/10 12:11
un articolo del codice etico per Fini
Poiché Fini si è proposto egli stesso come autore, dal suo pulpito di Presidente della Camera, di un codice etico politico, gli suggeriamo la stesura del seguente articolo 1 al suo codice: “il politico a cui un cognato propone di vendere ad una società off shore un appartamento di proprietà del suo partito, se vuole davvero “sembrare onesto oltre che esserlo”, deve sentire nelle orecchie un campanello di allarme. E non solo non può aderire con leggerezza alla richiesta, ma deve spalancare occhi ed orecchie. E informarsi: a chi fa capo la società proposta dal cognatino? Il prezzo da essa offerta è congruo? Vi sono altri possibili acquirenti che offrono di più? Se egli non si pone queste domande, non si tratta di leggerezza, ma di colpa grave, che deve fare presumere il dolo, salvo prova contraria. Egli inoltre non può non chiarire e rispondere ad una domanda fondamentale: come il cognatino era venuto a conoscenza dell’esistenza di quell’appartamento e che poteva o doveva essere venduto? Chi glielo ha detto? L’uccellino? Anche in questo caso, in mancanza di chiarimenti, non può che presumersi che fosse stato lui stesso a mettere al corrente il cognatino della ghiotta possibilità. Specie se poi si accerta che il cognatino stesso va poi ad abitare in quell’appartamento e massime se vi siano solo fondate possibilità che addirittura il cognatino stesso ne sia il proprietario. Quando queste fattispecie si verificano, il politico che ricopra una carica istituzionale deve dimettersi senza indugio e non può rimettersi e rinviare tutto al responso della magistratura o chiedere prove definitive (che egli sa essere difficili per società anonime off shore) che la casa sia davvero proprietà del cognatino. La magistratura infatti si limiterà ad accertare la sussistenza del reato di truffa ai danni del partito e cioè se il politico abbia violato il codice penale. Ma la violazione del codice etico essendo già accertata, quel politico deve dimettersi subito, senza esitazioni e senza poter chiedere supplementi di prove o di indagini.
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