Applausi dai banchi dell’opposizione. Facce lunghe in quelli della maggioranza. Gianfranco Fini bolla come "deprecabile" la scelta del governo di porre la fiducia sulla Finanziaria e apre un nuovo fronte di polemica nella maggioranza.
A Montecitorio il clima è già incandescente quando il presidente della Camera muove i suoi rilievi all'esecutivo. Dopo l'intervento del ministro Maroni sull'aggressione al premier in piazza Duomo, il centrodestra abbandona l'aula mentre dai banchi dell'opposizione parla Di Pietro. Poco prima il presidente dei deputati Pdl Cicchitto aveva puntato l'indice sulla campagna mediatica scatenata contro il premier da Repubblica, Annozero, Travaglio e il leader Idv che ha alimentato il clima d'odio che ha armato la mano di Tartaglia. Lo stesso Maroni aveva parlato di "pericolosa spirale emulativa" innescata dai continui attacchi al presidente del Consiglio. Di Pietro replica a Cicchitto e rincara la dose sostenendo che sono le politiche del governo ad "armare la mano" dei violenti.
Ma è la nuova tirata d'orecchi del presidente della Camera alla maggioranza a scatenare nuove tensioni. E pensare che la visita al San Raffaele era stata letta come un segnale importante di riavvicinamento tra lui e il premier. In realtà è sul piano politico che le distanze restano tali e quali. E il no di Fini alla fiducia sulla manovra appare come una censura politica nei confronti dell'esecutivo. Se il ministro Tremonti insieme allo stato maggiore di Pdl e Lega la ritengono "fisiologica e naturale", il presidente della Camera la definisce "deprecabile" - dice in Aula - perché "attiene ai rapporti tra maggioranza e governo'' più che a quelli con le opposizioni. Disappunto che l'inquilino di Montecitorio manifesta poi nella telefonata a Berlusconi criticando sia l'intervento di Cicchitto ("incendiario e inutile"), sia l'avallo del ministro dell'Economia sul voto di fiducia, visto anche il numero non elevato di emendamenti (64 in tutto di cui 55 presentati dall'opposizione). Pd, Udc e Idv plaudono all'inquilino di Montecitorio e D'Alema sinstetizza così il suo giudizio sul voto di fiducia: "Ha già parlato il presidente Fini".
I vertici di Pdl e Lega non gradiscono e la replica di Cicchitto e Cota è immediata. Non a caso richiamano la storia dei lavori parlamentari per dire che la questione di fiducia "è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza". Dunque, nessuna limitazione delle prerogative del parlamento come sostiene Fini anche perché , aggiungono in una nota congiunta, il confronto sulla Finanziaria è avvenuto in commissione con un iter "intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla commissione Bilancio, che contiene tagli agli sprechi ed interventi economici importanti su welfare, sviluppo e pubblica amministrazione".
Tremonti condivide in pieno e Sandro Bondi, ministro e coordinatore del Pdl, osserva che le parole di Fini non aiutano "l'apertura di un clima politico nuovo di cui l'Italia ha bisogno, ma anzi rinfocola le polemiche". E se il finiano Briguglio difende la posizione dell'ex leader di An, molti deputati pidiellini in Transatlantico giudicano quella di Fini come l'ennesima forzatura nei confronti del Cav., spingendosi fino a ritenere che le parole pronunciate dallo scranno più alto dell'emiciclo faccia parte di un disegno teso ad alimentare nuove lacerazioni nella maggioranza. C'è perfino chi, come Giorgio Stracquadanio usando una metafora, non esita a dire che così Fini "è come se avesse lanciato in faccia a Berlusconi un souvenir di Montecitorio" e Gianfranco Lehner parla di "nuovo colpo in faccia al premier" sfidando i finiani a "essere coerenti" con il giudizio espresso dall'ex leader di An. Il vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli ricorda a Fini che "indica scelte politiche che non gli competono. La sua posizione è insostenibile".
Oggi a Montecitorio si vota la fiducia (giovedì il voto definitivo) ma sugli scenari possibili nessuno ritiene verosimile il rischio di una debacle per l'esecutivo (troppo alta la posta in gioco per assumersene la responsabilità, è il ragionamento di fondo). Ma tra i berluscones non si esclude che Fini ormai stia guardando oltre il Cav. E i continui strappi porterebbero all'ipotesi di un governo istituzionale che l'ex leader di An potrebbe presiedere. Con chi? Con chi ci sta. Quando? Magari a gennaio sul nodo giustizia. La stessa ipotesi decantata da Casini qualche giorno fa con annesso annuncio di "sorprese" se il governo Berlusconi dovesse cadere. Insomma un dejà vu, come ai tempi del governo Dini. Che non ebbe vita lunga.


Fini hai scassato le palle!!!
per l'omuncolo occhialuto
Di deprecabile vedo solo il
Fini,con le sue mancate
Fini, mina vagante sulla strada verso le regionali
Classe dirigente per nuovi orizzonti