Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il blog del direttore

Fini è il leader perfetto di un mondo perfetto (e silenzioso)

10 Febbraio 2010

Venuto a sapere della lettera inviata da Silvio Berlusconi alle suore Misericordine in occasione dell’anniversario della morte di Eluana Englaro, Gianfranco Fini ha immediatamente replicato: “Avrei preferito il silenzio”.

Da un lato niente di nuovo: ogni volta che Berlusconi parla, Fini preferirebbe che tacesse. Ma questa volta c’è qualcosa in più che vale la pena di notare: in quella richiesta di silenzio è racchiuso gran parte di Fini come politico e del finismo al seguito.

Questa volta infatti Berlusconi non ha fatto una dichiarazione politica scorretta, non ha raccontato una barzelletta, non se l’è presa con i giudici. Questa volta Belrusconi ha dato voce ai suoi sentimenti e alle sue convinzioni e ha scritto alle suore che custodivano Eluana tutto il rammarico per la sua morte.

Fini avrebbe preferito che quelle convinzioni e quei sentimenti il presidente del Consiglio se li fosse tenuti per sé, li avesse rinchiusi nella sua coscienza e tenuti alla larga dallo spazio pubblico. Sono questioni delicate, pensa Fini, che dividono, che smuovono sentimenti forti, che attengono al credo di ciascuno e che mettono in crisi tolleranze e convivenze. Tutte cose che il presidente della Camera vorrebbe lontane da suo orizzonte politico e dalla sua pubblica e recente predicazione.

Fedi, religioni, convincimenti, principi, sono cose che disturbano, increspano la superficie della vita civile e vanno tenute a bada nel chiuso di ciascuno di noi.

L’invito al silenzio di Fini ricorda (per carità, da lontano, lontanissimo) la Chiesa del silenzio nei paesi comunisti che forse sarebbe ancora muta senza la forza e l’invito a non aver paura di Karol Woytila. E ricorda la condizione di silenzio dei cattolici nei paesi musulmani, costretti ad una fede solitaria e priva di testimonianza.

Fini sarebbe il leader perfetto in un mondo perfetto. Un mondo in cui si morisse sempre sorridenti nel proprio letto, senza traumi o malattie, dove gli uomini fossero tutti fratelli e gli immigrati tutti santi, un mondo senza guerre e senza terrorismo, senza fondamentalismi. Un mondo dove realizzare tutti i desideri e tutti diritti in uno spazio senza limiti d’ingombro. Di questo mondo Fini sarebbe sovrano illuminato e duraturo garante.

Il mondo in cui vive purtroppo è un altro, per questo vorrebbe sentirne parlare il meno possibile e per questo la narrazione che lui e i suoi seguaci ne danno è spesso una soffusa mistificazione.

La vicenda Englaro è un esempio lampante di questa fuorviante narrazione che racchiude due errori, uno antropologico e uno politico.

Secondo Fini e i finiani davanti alla tragedia di una vita appesa a un filo l’alternativa è questa: o ci si attiene al volere arcigno e abusivo dello Stato (la legge sul testamento biologico) o ci si affida al proprio libero convincimento e alla propria coscienza. Oppressione statale contro libertà: messa così chi non sceglierebbe come suggeriscono Farefuturo e i suoi analisti.

Le cose però non stanno così. Nel vuoto legislativo tuttora aperto in attesa dell’approvazione della legge sul testamento biologico l’alternativa era questa: o recido quel filo nel segreto di una stanza d’ospedale, con l’auto di qualche buona infermiera o di un medico compassionevole, o – come ha preferito fare menandone gran vanto, Beppino Englaro – trovo un giudice che mi autorizzi alla pubblica e acclamata recisione di quel filo.

Nel vuoto legislativo, tutto è affidato all’arbitrio del giudice, alla sua coscienza, ai suoi convincimenti. Se si incappa in quello sbagliato se ne può cercare un altro da qualche altra parte, fino a ottenere la sentenza che più ci piace e  ci soddisfa.

L’alternativa in gioco con la legge da approvare è ancora diversa e dice: vuoi affidare la fine della tua vita all’arbitrio di un giudice, lui sì funzionario di Stato in toga e tocco, espressione solitaria e imperscrutabile dell’imperio della Giustizia, o preferisci che ci sia una legge, frutto di una ampia maggioranza parlamentare e in definitiva della più genuina volontà popolare, che regoli per te e per tutti allo stesso modo gli ultimi atti del tuo passaggio terreno?

Fini e i finiani, per altri versi custodi intransigenti della sacralità democratica del Parlamento, considerano la legge un sopruso dello Stato, mentre vedono nell’arbitrio del giudice una risorsa di libertà personale.

Scrive Benedetto Della Vedova sul sito di Farefuturo citando Vittorio Possenti, per argomentare contro la legge, che “non tutti gli imperativi morali debbano essere tradotti in norme giuridiche vincolanti”. Però – sembra di capire – possono essere tradotti in sentenze giudiziarie vincolantissime, come quella che ha permesso di sospendere idratazione e alimentazione per Eluana. C’è qualcosa che non torna.

Ed è l’aspetto altropologico che risiede in un malinteso senso della compassione. Scrive ancora Della Vedova alludendo anche lui alla lettera di Berlusconi: “Forse sarebbe bene che la memoria di Eluana fosse lasciata vivere nel ricordo intimo di quanti l’hanno amata e accudita per tanti anni e a cui lei ora manca come a nessun altro”. Per un momento vien fatto di pensare proprio a quelle suore Misericordine che hanno a lungo amato e accudito Eluana e a cui appunto era indirizzata la lettera. Poi Della Vedova chiarisce aggiungendo “la sua mamma e il suo papà”.

Ma l’attimo di fraintendimento aiuta a pensare: forse che l’amore e le cure e il dolore delle suore di Lecco sono meno degni di compassione di quelli dei genitori di Eluana? Forse che Eluana stessa, dei cui veri desideri sappiano così poco, non merita lei soprattutto la compassione di chi è vittima? L’idea che la nostra vita e la nostra sorte appartenga in primo luogo a chi ci ha generato e non anche a chi ci ha amato in modi e momenti diversi ( a cominciare da mogli, mariti, figli, amici per finire magari con le suore Misericordine) non è convincente e non può essere un principio assoluto. Nel mondo perfetto di Fini tutti i genitori sono perfetti, amorevoli e concordi (come è certo il caso dei coniugi Englaro…), ma in quello vero sappiamo purtroppo che non è così. Anche per questo serve una legge.

Sandro Magister sul suo blog – in merito ad altri fatti – propone una interessante lettura che qui torna a proposito: una sorta di requisitoria scritta da Monsignor Michel Schooyans, ordinario di antropologia all’Università di Lovanio, dal titolo “Le trappole della compassione”. Vi si scoprono i molti errori che può suscitare un malinteso senso di compassione. Come quello di preferire il silenzio alla verità.

 

Commenti
daniele
10/02/10 16:49
Mamma e papà l'avranno
Mamma e papà l'avranno sicuramente amata,ma a prendersi cura di lei sono state le suore.Che non l'avrebbero fatta morire di fame e di sete,come gli amorosi genitori.Con tanto di circo Barnum di contorno.In quanto a Fini,ogni sua uscita disgusta.Per la malevolenza anti Berlusconi,per la falsità di cui si avverte la puzza.Uno che cambia valori profondi in meno che non si dica.In un mondo perfetto Fini non avrebbe posto.Cinismo,calcolo,invidia,arroganza,supponenza,(e si potrebbe continuare),vivono,purtroppo,solo in questo mondo,da cui lui riceve,senza ormai alcun merito,privilegi ed onori.
vanni
10/02/10 18:29
Censure e riflessi condizionati
Lascio da parte la vicenda Englaro. Noto che la censura senza se e senza ma a Berlusconi è ora il leit motiv più popolare del corretto politicamente, e Fini risalta in prima fila, fra i corrivi che sputano sentenze e giudicano, correggono e redarguiscono ad ogni piè sospinto come una vecchia zia pinzochera. Un modo per svettare? Un modo patetico e ridicolo di declinare: peccato che la personalità e la freschezza di Berlusconi gli abbiano fatto questo effetto.
Dino Cofrancesco
10/02/10 19:34
Caro Giancarlo, nel caso
Caro Giancarlo, nel caso Englaro, io sto con Gianfranco Fini, con Della Vedova e con Filippo Facci—v. il suo belll’Appunto di oggi su ‘Libero’,< Da Eluana a Englaro>. E molti lettori e non pochi collaboratori de ‘L’Occidentale’ condividono le mie posizioni. Forse è venuto il tempo per un esame di coscienza da parte di autorevoli esponenti del PDL che gridarono allora (con una faccia atteggiata, peraltro, a finta indignazione…). Un grande abbraccio Dino
10/02/10 20:01
Caro Dino
Conosco le tue posizioni con cui non concordo ma che rispetto più di moltissime altre. Giancarlo
10/02/10 21:01
Ormai siamo alla morte a credito...
Caro Gianfranco, ti ringrazio per il coraggio, la chiarezza e l'acume che hai dimostrato ancora una volta. Francamente non riesco a capire come si possa dissentire da una posizione come la tua, se non a costo di svilire gravemente il valore della vita umana e l'abnegazione di chi è stato capace di accompagnarla senza potersi aspettare nulla in cambio.
antonella
10/02/10 21:58
Fini fara' la fine che merita
Falso, meschino ed opportunista ma sempre piu' ridicolo. Per quanto riguarda il padre di Eluana penso che il suo timore era proprio che la figlia si riprendesse e non accettando il fatto che potesse non essere piu' l'Eluana di una volta, ha fatto di tutto per liberarsene. Eppure la figlia la curavano le suore, non era nemmeno a suo carico.
10/02/10 22:20
Il mondo perfetto
Visto che l'articolo parla di un mondo perfetto e che anche i commenti trasudano cortesia e rispetto reciproco, a una carogna DOC non resta che contemplare la foto: un po' come se Charles Manson si facesse fotografare con il ritratto di Sharon Tate sulla scrivania.
daniele
10/02/10 23:12
Di Facci ricordo,in polemica
Di Facci ricordo,in polemica con Ferrara, una sua dichiarazione su Il Giornale che a me fece semplicemente orrore:una persona comincia alla nascita e,qualche volta, neppure.Presumo che Eluana Englaro rientrasse nei "neppure".
Anonimo
11/02/10 10:01
Destra Perbene
Apprezzai infinitamente, un anno fa, il tentativo di Berlusconi di salvare Eluana dalla morte (poichè era viva)per fame...e apprezzo tutt'ora il suo voler ricordare, in un linguaggio poco istituzionale, quella triste e luttuosa circostanza con le persone che avevano amorosamente accudito Eluana. Da allora il mio sguardo su Berlusconi è mutato profondamente, ne ho compreso la sua natura generosa e non cinica, che non misura le mosse da fare solo sulla base della convenienza personale, ma con attenzione agli impulsi del suo cuore...Cosa dire di Fini e del suo Futuro, della sua Destra perbene, basata sulla profonda e inedita "intuizione" di allinearsi al vincente nichilismo intellettualistico globale (dove tutto è lecito purchè sia approvato dalla Pubblica Opinione corrente), della sua pomposa e stucchevole severità, del suo atteggiamento censorio, sempre attento a rimarcar le distanze...che prenda pure la sua strada, che vada dove vuole. E se non lo fa lui, la prenderò io la mia strada, il più lontano possibile da lui (e non ci vuole molto a capire quale sia quella forza politica che gli sta maggiormente sulle scatole!). Donnadipicche
Esatau
11/02/10 10:23
Compiacenze
La letterina del Premier alle Suore di Lecco mi appare come un esercizio retorico che, nella sostanza, è un pizzino al grande sciamano. Mi dispiace. Mi iscrivo pertanto nella Vs fondamentalistica contabilità dei seguaci dell'eugenetica.
11/02/10 10:42
Battaglia culturale.
Non commento l' opportunistico flatus vocis di Fini perchè non ho tempo da perdere. Ma ad intellettuali seri come Cofrancesco penso si debba replicare sottolineando le circostanze del caso Englaro e la sua evidente strumentalizzazione in un conflitto tra visioni del mondo, in cui lo stesso Cofrancesco mostra di schierarsi. Tra i presupposti di fatto del partito preso da Englaro vengono in primo piano le condizioni fisiche di Eluana. La donna era in stato, si dice, vegetativo. Dunque insensibile ed inconsapevole. Allora semmai rappresentava un problema non per sè ma per chi le stava vicino. Il punto vero insomma non era la qualità della vita di Eluana e la sua dignità, ma la sensibilità e la visione del mondo del padre Englaro. Tutta la vicenda insomma pare un momento di uno scontro tra visioni del mondo, tra culture che si contendono la presa sull' opinione pubblica. La posizione di Cofrancesco non ha nulla di "oggettivo" nè di intrinsecamente e necessariamente liberale. Rappesenta lo schierarsi in una battaglia culturale. In questa battaglia culturale io e molti altri liberali, nonostante Cofrancesco, sto dalla parte della vita. Un saluto cordiale.
enzo sara
11/02/10 13:29
Fini, ovvero quando il rispetto non è reciproco
Se mi è permesso, vorrei arrogarmi il diritto di "opporre" qualche riflessione al breve messaggio del professor Cofrancesco, un intellettuale di cui ho grandissima stima e del quale leggo puntualmente (con la massima attenzione e una pressochè totale condivisione) gli interventi su "L'Occidentale". Parto da un'elementare constatazione di fatto: il Pdl è, deve essere, per sua natura un partito "largo", che comprenda anime-sensibilità-visioni diverse. Altrimenti non avrebbe ragione di esistere. Se posso semplificare ulteriormente il discorso fino a banalizzarlo, io dico che la politica intesa in senso lato può suddividersi in tre categorie: questioni economiche-affari esteri-temi etici. Ora, l'importante è che all'interno di una stessa coalizione e ancor più del medesimo partito, ci si trovi in sintonia su almeno due dei tre settori da me grossolanamente individuati. Detto questo, nessuno si è mai sognato di storcere il naso di fronte alla presenza nel partito e men che meno di provare scandalo per posizioni libertarie come ad esempio quelle dell'onorevole Della Vedova o laiche come quelle del repubblicano Nucara, tanto per fare solo i primi due esempi che mi vengono in mente. Da parte mia, in materia di questioni etiche sono schierato sul versante opposto rispetto a loro: ciò nondimeno, li rispetto e li considero importanti punti di riferimento all'interno del Pdl. Ma c'è qualcosa che mi porta a condividere e sottoscrivere in pieno l'articolo del direttore Loquenzi: una personale insofferenza rispetto alle sortite del presidente Fini e una radicata convinzione della loro strumentalità. A differenza dei nomi precedentemente citati, Fini è approdato su certe posizioni solo molto di recente, dopo quella che assomiglia assai più a una sarabanda di giravolte che ad un percorso lineare e coerente. E, come spesso accade, l'ultimo arrivato diventa il più intransigente e intollerante custode di certe identità, peraltro opposte rispetto a quelle coltivate dalla grande maggioranza di quelli che erano i suoi elettori fino a pochi anni fa. In altri termini, Fini è liberissimo di sposare una linea laico-libertaria. Nessuno gli ha impedito, del resto, di esprimersi in un determinato modo in occasione del referendum sulla fecondazione assistita (salvo scoprire alla prova dei fatti, ma questo conta relativamente, che al suo fianco c'era sì e no un italiano su quattro). Come elettore, chiedo solo che altrettanto rispetto venga mostrato nei confronti delle mie idee. Chiedo solo il diritto di testimoniarle, di riconoscermi in chi esprime quelle idee e di plaudire chi le sostiene a voce alta. Nulla più. E chiedo che quanti non la pensano come me evitino di invocare il silenzio su battaglie a loro sgradite. E magari (me lo permetta, esimio professor Cofrancesco) evitino di considerare finta l'indignazione altrui e autentica solo la propria visione del mondo. Mi scuso e ringrazio, con stima rinnovata e rinforzata.
simone trinchero
11/02/10 16:11
"Berlusconi ha dato voce ai
"Berlusconi ha dato voce ai suoi sentimenti e alle sue convinzioni e ha scritto alle suore che custodivano Eluana tutto il rammarico per la sua morte"... e tutto questo assolutamente senza alcun secondo fine mediatico. Mi domando cosa realmente farebbero e penserebbero i tanti difensori della vita, che si ergono a giudicare il signor Englaro, se si trovassero per un giorno soltanto nella sua situazione o in quella di Eluana. Quanta ipocrisia verrebbe spazzata via in un soffio.
Marco
11/02/10 16:53
@ Esatau: camion nella
@ Esatau: camion nella sensibilità..... ( come tuo solito)
Marco
11/02/10 16:56
@ simone trinchero: sono
@ simone trinchero: sono piemontese anche io, ma non sono ipoicrita, casomai il contrario. E l'articolo mi trova pienamente d'accordo!
Grisostomo
11/02/10 18:05
Cosa realmente faremmo o penseremmo
"Mi domando cosa realmente farebbero e penserebbero i tanti difensori della vita, che si ergono a giudicare il signor Englaro, se si trovassero per un giorno soltanto nella sua situazione o in quella di Eluana." Mah. Pochi avrebbero tutta la fantasia e pervicacia che ha avuto il buon Beppino per portare alla morte la figlia, e non nel modo pietoso che si usa con i cani, ma nel modo barbaro infame e crudele progettato da quattro giudici. La morte di fame e di sete è, alla fine, un fatto omissivo e non commissivo. Un legalista, un cultore dello jure, un fanatico delle pandette può così raggiungere due scopi: uno, addossare la responsabilità della scelta alla società intera (i giudici agiscono in nome del popolo italiano), e l'altro non essere costretto a "fare" alcunchè per dare la morte alla vittima. Quanto alla vittima è anche possibile che abbia sentito e capito tutto. E non starei a fare tante fantasie: il destino di Eluana, nel giro di pochi anni sarà il destino di tutti gli abbandonati -anche i ricchi, non è questione di stratificazione sociale-, i soli, i poveri, gli incurabili, i senza voce. Cioè tutti noi quando saremo soli davanti alla morte. Tutti noi quando saremo incapaci di giustificare perchè occupiamo abusivamente un letto d'agonia a casa o in ospedale. Bell'affare. Hitler si starà fregando le mani dalla soddisfazione, all'inferno. Gli è costato un po', ma oggi dobbiamo proprio dire che aveva ragione lui.
CBRU
11/02/10 21:42
Il Silenzio? Quello di Beppino!
Pièce teatrali, libri, interviste, agenzie stampa, presunte candidature...ma perchè non la pianta e tace?
pensieriliberi.eu
11/02/10 23:38
Fini preferisce il silenzio
Comprendp e apprezzo l'accorato messaggio di Berlusconi alle suorine ma comprendo anche, se pur non apprezzo, il silenzio invocato da Fini. Fini ama il silenzio: lo amava quando guidava AN e non permetteva ad alcuno dei suoi seguaci di esprimersi in modo non conforme alle sue direttive, lo ama ancor oggi se è vero, come sembra, che abbia diffidato ufficialmente chiunque osi mostrare le foto della sua attuale Compagna (con la quale ha iniziato la relazione, in modo silente prima della separazione da sua Moglie) nei momenti in cui frequentava Gaucci. Forse ll silenzio è gradito all'On.Fini, reso prudente da tutte le volte che ha dovuto, con dichiarazioni e comportamenti, modificare antitetiche esternazioni precedenti e per proteggere, beato lui, la propria privacy, ma, per chi appartiene al Popolo della Libertà, un silenzio troppo accentuato rischia di richiamare il termine sgradito e datato di censura. pensieriliberi.eu
Esatau
12/02/10 10:17
@Marco
Grazie, ma se possibile preferirei "un autobus nella sensibilità"; c'è più contatto con la gente. Ma mai carrozza barocca di sapore borbonico o papista.
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