Mercoledì 8 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
il blog del direttore

Fini a Mirabello fa la vittima ma ancora non sa cosa vuole

5 Settembre 2010

Gianfranco Fini è un vero maestro nel creare aspettative ma è almeno altrettanto bravo nel deluderle. Il presidente della Camera ha fatto di Mirabello – a suo stesso dire – l’epicentro della politica italiana, ma alla fine dell’ora e mezza di discorso, spenti i riflettori e chiuse le dirette, Mirabello è ancora e soltanto un comune della provincia di Ferrara tra Vigarano Mainarda e Sant’Agostino.

Anche Fini è salito e sceso dal palco della Festa tricolore senza subire mutazioni. Ha preso il microfono con il piglio del presidente della Camera, preceduto da tre “men in black” con tanto di occhiali scuri e misteriose valigette, e quando ha lasciato la ribalta era ancora e soltanto il presidente della Camera.

Fini – dopo Mirabello - non è il capo di un nuovo partito, non è il co-fondatore del Pdl che “non esiste più”, non è l’animatore di un’alternativa al governo “che deve finire la legislatura”, non è il leader di una rinata Alleanza Nazionale (“chi lo pensasse non avrebbe capito nulla”), non è neppure il possibile punto di riferimento per nuove aggregazioni politiche, “siamo nel centro destra e ci restiamo”. Fini oggi è un presidente della Camera senza partito di riferimento, con un pezzetto di governo e due gruppi parlamentari che rispondono solo a lui.

Se Mirabello, come era stato lungamente annunciato, doveva essere un’occasione di verità e di chiarezza non sembra essere servito a molto. E’ servito invece, e molto, all’unico disegno che Fini aveva in animo in questa fase: passare per la vittima.

Quello che si è visto alla Festa Tricolore è il Fini epurato, maltrattato, messo a tacere dal “partito senza libertà”, trattato come neppure nel “libro nero del comunismo”, bersaglio di una “lapidazione di tipo islamico”, impedito e concusso nella possibilità di spiegare e far valere le sue buone idee, la sua buona politica, i suoi umili suggerimenti al governo. Un Fini che avrebbe voluto un Pdl grande, libero, nazionale, riformatore, solidale, moderno, onesto e inclusivo, e che per questo è stato ignominiosamente cacciato.

Nella narrazione del Presidente della Camera “tutto comincia il 29 luglio”, con il documento dell’Ufficio di presidenza che sancisce la sua estromissione. Un fulmine a ciel sereno, scagliato da un padrone capriccioso e irritabile che mal tollerava il suo spirito libero e irredento.

In realtà tutto comincia da molto prima. Comincia dalle “comiche finali”, dall’adesione ob torto collo al Pdl, dalla frustrazione del non avere altra scelta, dall’insofferenza per un Berlusconi che continua a vincere le elezioni anche senza il suo aiuto, dalla paura della Lega che avanza verso il centro e il sud, dalle lusinghe e dagli applausi del bel mondo politico giornalistico anti-berlusconiano che ne ha fatto il suo eroe, dai cattivi consiglieri che giorno dopo giorno lo spingevano un passo avanti verso la rottura tagliando i ponti per tornare in dietro.

La “bella politica” non è mai stata il motivo: non c’entrava la cittadinanza per gli immigrati, il federalismo solidale, la bioetica liberale, le coppie di fatto, la buona educazione istituzionale e neppure la questione morale. Di tutto questo si è discusso all’infinto e su molti temi Fini ha anche avuto la meglio.

La rottura è stata insieme più profonda e più banale. Come sempre in politica, mette insieme questioni personali e di potere. Berlusconi ha vinto e governato troppo a lungo per non trasformarsi da “sdoganatore” e alleato in ostacolo e infine in avversario. Le cose che i finiani sono stati capaci di dire di Berlusconi in questi ultimi mesi, i sospetti che hanno alimentato sul suo conto, non hanno riscontro neppure tra i suoi peggiori nemici di sinistra.

Il Pdl è stato dato per morto e l’alleanza tra i due è stata sepolta ben prima del 29 luglio. Cito, tra i tanti, un editoriale di FareFuturo dello scorso aprile (aprile, non luglio): “Non sappiamo come andrà a finire lo scontro politico tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. E sinceramente poco ce ne importa”. E poco gliene importava perché il problema già allora era mettere tra Fini e Berlusconi il massimo della distanza, erigere un cordone sanitario. Cos’altro fare infatti con qualcuno che “considera il potere una cosa privata, fine a se stessa, senza ideali, senza contenuti, senza obiettivi”. Mentre Fini, sempre secondo FareFuturo rappresenta “l’alterità” intesa come “decoro, stile, moderazione, sobrietà, dialogo, pacatezza…” e via di questo passo.

Il 29 luglio non c’entra nulla. Anzi l’impressione è che l’esito di quell’ufficio di presidenza sia stato cercato, voluto, costruito fin nei dettagli da molto tempo prima. Per arrivare a Mirabello e alle sue ovazioni e poi chissadove.

Resta da chiedersi perché anche questa volta Fini non sia andato fino fondo, perché non si sia deciso a riversare la sua “alterità” in un altro partito. Temeva di mettere a rischio lo scranno da presidente della Camera? Non era certo di mantenere intatto il suo seguito? Ha avuto paura di conseguenze irreparabili mentre soffia il vento elettorale? Ha il terrore di misurarsi con qualcosa di interamente suo, di dar prova di ciò che sa fare oltre che dire? Sarebbero tutti ottimi motivi per un politico di cui fosse chiara la destinazione finale. Forse Fini vuole solo tenere tutti sulla corda ancora per un po’, compresi i finiani. Sempre che la corda non si spezzi prima del previsto.

Commenti
Nicola
06/09/10 00:27
Non siete lungimiranti
Gentile direttore, sta sbagliando. Fini ed il suo futuro partito (se ci sarà) prenderanno molti più voti di quanti oggi possiate immaginare. Voti sottratti al PDL (morto) e persino al centro-sinistra (già sepolto). Ho sentito molti elettori sia di centro-destra sia di centro-sinistra affermare di essere pronti e disponibili a votarlo. Ci sono parecchi milioni di italiani che sono stufi del PD e dei post-comunisti ed allo stesso tempo di Berlusconi, PDL e Lega. Gli italiani sentono una grande nostalgia per un'area politica moderata e saggia di orientamento centrista. Non siete lungimiranti. L'era Berlusconi è finita.
Anonimo
06/09/10 07:23
Ma chi è questo Fini ?
Dopo averlo visto e sentito sproloquiare a me è venuto spontaneo un dubbio : ma questo personaggio chi si crede di essere ?
Anonimo
06/09/10 08:34
Un abile parolaio che non incanta più
Craxi definì il delfino di Almirante "un abile parolaio". Il casus mirabellis poteva e doveva essere l'occasione per Fini di iniziare l'opera di facchinaggio per lo sdoganamento dal PdL - che lui dice essere morto, ma che invece è più vivo che mai e dal quale in realtà si è estromesso da sé. Il discorso di Mirabello è stato talmente diafano, untuoso, rabberciato, opportunistico e livido da lasciare i presenti con i gomiti letteralmente incollati alle transenne (gli applausi che avete sentiti sono stati quelli della militanza giunta in pullman). A mente fredda, fossi in Fini, sarei seriamente preoccupato per gli effetti che il suo distratto panegirico può avere avuto sui fedelissimi di camera e senato. Se nei prossimi mesi non accadrà nulla di veramente sostanziale assisteremo ad un pressoché incondizionato riassorbimento dei "finiani" in seno al PdL e a quel punto il Gianfranco monegasco sarà veramente politicamente decotto. L’era Berlusconi invece è tutt’altro che finita. Gli oppositori se facciano una ragione.
Anonimo
06/09/10 09:02
caro nicola
dvi essere forse lo stesso amministratore locale casiniano (nel senso del partito di casini) che anni fa, a fronte alle nostre critiche, nella sede locale dove ci si ritrovava, sperticava sulla giustezza delle critiche casiniane, sul fatto che mai sarebbe uscito dall'allenza, che non capivamo (refrain più usato dai casinistifiniti) la "nuova" politica" e che in ogni caso in tanti la pensavano come lui... non ti preoccupare, andate pure, che poi ci contiamo..
Dante
06/09/10 09:24
E' semplice. Fini ha detto
E' semplice. Fini ha detto che in questo PDL non ritorna. Ed allora, o il PDL cambia secondo le sue direttive, o fonda un'altro partito in occasione delle prossime elezioni, oppure si accasa da qualche altra parte. Non si è accorto che la fondazione del PDL è partita dalla base: lo chiedeva la gente che riconosceva SB come unico leader. Così come i suoi colonnelli. Però è anche vero che, così com'è, Fini o non Fini, il PDL ha qualche problema di coesione e di funzionamento. La sifda, oggi, per chi si sente di destra, è quella di fare del PDL un partito di destra moderna, aperta, liberale ed europea, che possa sopravvivere anche dopo Berlusconi.
06/09/10 13:01
A Mirabello l'epitaffio di un Pdl, servo della Lega
Fini, che a differenza di altri che non dimostrano di esserlo, è un politico di rango, un cavallo di razza della politica e, come tale ha parlato col cuore in mano di politica. E ciò è inaccettabile, ma solo per coloro, dei brocchi, suoi avversari, che per politica intendono e usano unicamente la propaganda delle false promesse, al solo scopo di manipolare le masse per proprio volgarissimo e venalissimo tornaconto: tradendole poi, futuramente, in ogni promessa fatta. Nella nostra politica odierna ogni promessa fatta e poi non mantenuta, è un tradimento, per giunta premeditato, verso quegli elettori a cui si promise un partito, nuovo, un partito della libertà, che ormai sappiamo che di libertà nulla possiede. Un Pdl, svenduto da degli ex colonnelli, ex aennini; un pdl, orami servo, invece che alleato dei secessionisti della Lega Nord. Berlusconi e la lega, pretendono di poter criticare, senza essere poi criticati loro stessi, e pretendono non si parli per inadempienze di carattere corruttivo come le quote latte del nord, o di volgarità di codice etico per chi ricopre cariche pubbliche, del livello delle escort in stile D’Addario. Per questo motivo è chiaro che, Fini, una voce in dissenso con le boiate, ha ragione quando afferma che il Pdl è deceduto quel 29 Luglio: il giorno in cui Fini cofondatore del partito venne espulso da dei congiurati, riunitisi persino in Sua assenza. Il Pdl è morto, si è suicidato il 29 Luglio. Il 5 Settembre, l’on. Presidente della Camera Gianfranco Fini ha descritto l’ epitaffio di un partito, che era meglio se non fosse mai nato.
Il Filarete
06/09/10 13:35
E bravo 'a Mangascià
Tutto bene e tutto a posto. Resterebbe soltanto che quel gran politico, quella testa fine, quello che ha capito tutto, eccetera, ora passi a rassegnare le dimissioni da Presidente della Camera. E poi si vada subito alle elezioni, dove potrà raccogliere quel 2-3% che i sondaggisti gli accreditano. Poi vediamo.
enzo sara
06/09/10 15:20
Veleni, contraddizioni e banalità: ecco il "nuovo" Fini
Caro Direttore, personalmente trovo perfetta la sua analisi. Solo una cosa non condivido: a mio parere, infatti, Fini sa benissimo quel che vuole. Vuole l'unica cosa che ha sempre voluto: soddisfare le sue smodate ambizioni personali, che incontrano nel persistente carisma-consenso di Berlusconi un ostacolo ancora troppo alto e che vengono alimentate dall'atteggiamento ipocrita e strumentale del centrosinistra e della stampa radical chic (che assecondano le insofferenze e le smanie di protagonismo del presidente della Camera perchè le trovano estremamente utili, per non dire provvidenziali, nel contesto di una altrimenti inesistente battaglia di opposizione al centrodestra). Ho sentito in diretta tv su Sky il discorso di Mirabello: non è stato deludente, è stato nullo. La conferma più perentoria e clamorosa di due pungenti definizioni di Fini che furono date in passato: "vuoto incartato" (Craxi) e "politico da zapping" (Pannella). Ben al di sotto della dialettica e delle capacità di disamina dello stesso Fini, al quale posso concedere solo l'attenuante di uno stato d'animo esacerbato da attacchi personali, sul merito dei quali peraltro il diretto interessato non accenna ad aprire il benchè minimo squarcio di luce e di chiarezza. E' stato un discorso che qualunque italiano impregnato di antiberlusconismo avrebbe potuto fare, con identici toni e argomenti, in qualsiasi bar e su qualsiasi marciapiede. Un incredibile florilegio di veleni, contraddizioni, banalità e omissioni. Un'ora e mezza senza giungere ad alcuna conclusione degna di tal nome. "Il Pdl è morto", ipse dixit. Non è vero, o almeno non del tutto. E' morto il contributo (si fa per dire) al Pdl dei finiani e di Fini, che del resto non aveva mai mostrato seriamente di credere al progetto e ormai da due anni non perdeva occasione per screditarlo e delegittimarlo. Nè si può accettare l'accusa secondo cui il Pdl sia ora una "Forza Italia allargata": già, perchè seguendo questa logica, Fi si sarebbe allargata molto (non tanto sul piano di numeri e percentuali, da verificare se e quando ci sarà consentito di tornare al voto, quanto sotto il profilo dell'ampiezza di sensibilità e radici delle forze politiche e degli elettori che votano e sostengono quel partito). E sarebbe fin troppo facile replicare, seguendo Fini sul suo stesso terreno, che Futuro e Libertà si profila come una An molto diversa e molto "ristretta". Ebbene, malgrado tutto, il presidente della Camera non ha formalmente annunciato la volontà di costruire un altro partito. Anzi, ha incredibilmente proposto un nuovo "patto di legislatura". E' un po' come se io dicessi alla mia donna: in sedici anni ho scoperto che sei una poco di buono, che hai un carattere insopportabile, che non andiamo d'accordo su nulla, che sei arrogante e prepotente, che non ne azzecchi una. Adesso, però, scambiamoci una nuova promessa d'amore fino alla festa del prossimo anniversario. Roba da non crederci. Se osservatori e addetti ai lavori fossero appena un po' meno faziosi, non verrebbero tollerate certe ambiguità: a cominciare da quella di un presidente della Camera che, senza dimettersi dal suo ruolo istituzionale, scende in campo fino al punto di attaccare il governo in carica e di dare vita a un'aggregazione politica che non esisteva al momento delle elezioni. A mente fredda, resta solo una malinconica sensazione: dopo aver rinnegato e sconfessato il suo passato remoto (quello da leader post -fascista del Msi), ora Fini rinnega e sconfessa anche il suo passato prossimo (almeno 14 anni anni di appoggio pieno, totale e assoluto al berlusconismo). Ed è a uno così che dovremmo affidare il nostro futuro e la nostra libertà?
Angprn
06/09/10 15:26
Grande Gianfri .... Bravo...
Grande Gianfri .... Bravo... se continui su questa strada, riporti il mio voto alla destra !!!!
Zhuge
06/09/10 15:38
L'ultima certezza
Ora resta solo da chiarire se sia Fini a scrivere i discorsi di Bersani e Di Pietro o siano proprio bersani e Di Pietro a scrivere i discorsi di Fini...
vanni
06/09/10 15:47
Il futuro d'Italia in mano a chi?
Non saprei dire meglio di enzo sara 06/09/10 16:20. Molto semplicemente mi domando come Fini sia ancora lì e con questo rilievo sul palcoscenico politico dopo tanti anni. D'accordo, non è l'unico se si pensa ai Casini ai D'alema ai Rutelli... il cittadino elettore seleziona figure di questa statura, basta dunque la claque per il successo? Mi scuso per la crisi di presunzione.
Andy
06/09/10 18:10
Caro/a Vanni, guardi che
Caro/a Vanni, guardi che quando abbiamo votato in massa S.B. avevamo fiducia nelle riforme, nel cambiamento, e soprattutto in una dimensione più europea. Qui invece si è arrivati al ridicolo, anni di prese in giro a far leggi atte a proteggersi dalla magistratura politicizzata (che c'è, è chiaro, ma allora si vada in tribunale a sbugiardarli con i fatti, tanto sono una minoranza) e ora una deriva populista che fa il gioco della Lega Nord, nei cui valori non mi riconosco per nulla, essendo un cittadino di destra. Voglio una destra europea, alla P.P., che incarni i valori che hanno reso l'Europa la culla della civiltà e dell'accoglienza, e non questo circo di basso livello. Non sarà Fini a darmi la luce, ma devo dire che Berlusconi mi ha deluso profondamente...
francesca varese
06/09/10 21:26
@ enzo sara
Ben detto! Continuiamo ad affidare il nostro futuro al pifferaio magico di Arcore! Intanto la Germania cresce e noi no! Ieri anche Donna Emma ha strigliato il governo per l'assenza dei temi economici nell'agenda dei 5 punti che faranno da banco di prova per la tenuta della maggioranza! E il ragioniere di Sondrio, il superministro del "teniamo fermi i saldi" su cui tanti economisti hanno scritto per dimostrarne l'inconsistenza di pensiero, ha battibeccato con Bankitalia, cioè con il governatore Draghi, uno dei pochi italiani che godano di grande prestigio all'estero! W Fini e la nuova destra liberale che difende gli interessi di tutti i cittadini, non solo degli elettori del partito azienda del premier!
07/09/10 04:31
x Il Filarete che vuol dimettere Fini
Egregio Signore, per andare alle elezioni, non è necessario che Fini si dimetta. E' Berlusconi che si deve dimettere, e poi restare in attesa, delle deisioni di Napolitano e poi degli esiti del voto, mentre Fini,dopo le dimissioni del Premier seguita a presiedere la Camera.
vanni
07/09/10 09:13
Sinistra delusa destra delusa
Berlusconi tradisce, delude, è ridicolo, prende in giro, pensa solo a difendere sé stesso, fa il gioco della Lega, deve dimettersi, è inetto, è populista (la deriva la deriva), i suoi collaboratori sono inconsistenti... e per finire addirittura “W Fini e la nuova destra liberale che difende gli interessi di tutti i cittadini, non solo degli elettori del partito azienda del premier!” (ma veramente dareste qualcosa a Fini da amministrare?). Questa sinistra (destra delusa!?) civile e accogliente (molto accogliente), da quanti anni lo stesso disco rotto?
Anonimo
11/09/10 04:58
Se ne vada!
Fini deve andarsene dalla PDL. Non può continuare a restare e sputare nel piato dove ha mangiato! vedremo successivamente quanto da solo vale:
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl