Mancano quindici giorni e sono già in molti a pronosticare che il prossimo 5 settembre nella festa di Futuro e Libertà Gianfranco Fini darà vita a un nuovo partito. Più di venti anni fa Mirabello fece da cornice alla sua incoronazione a successore di Giorgio Almirante. Ora, il piccolo comune nel ferrarese sarà, probabilmente, il luogo di nascita di un nuovo soggetto politico e il ritorno dell’ex leader di An al suo vecchio mestiere: la guida di un partito di estrema minoranza.
Per la verità, i 44 tra deputati e senatori che hanno aderito ai gruppi parlamentari non sono stati ancora mobilitati e non sono in pochi quelli che hanno già fatto sapere che a Mirabello non andranno neppure, anche perché le agende della ripresa sono fissate da tempo e alcuni non vogliono chiudersi le porte del Pdl dietro le spalle.
Il presidente della Camera – a detta dei suoi interpreti più estremi (“quei tre” come li ha definiti Berlusconi) – avrebbe rotto ogni indugio e sarebbe pronto a mettere su una nuova “casa”, politica si intende. Al passo definitivo lo avrebbero paradossalmente spinto le parole di Silvio Berlusconi di sabato, quando il premier ha definito “irreversibile” la rottura nel caso di costituzione di un nuovo partito dopo che la stessa nascita di gruppi parlamentari autonomi era stata considerata anomala. Se è vero quanto ha riferito il Tg1 a proposito del colloquio tra Letta e Fini il giorno della camera ardente di Francesco Cossiga (“o io ammazzo lui o lui ammazza me”, avrebbe detto l’inquilino di Montecitorio a un costernato Gianni Letta) e se è vera la notizia riportata da Bruno Vespa secondo la quale obiettivo di Fini sarebbe stato fin dall’inizio della legislatura il lento logoramento del Cav., allora è comprensibile che il presidente della Camera risponda con il gesto polemico all’intimazione dell’ex co-fondatore del Pdl. Anche se questo comporterà, probabilmente, una rapida corsa verso le urne e il prevedibile capolinea politico del successore di Giorgio Almirante. E’ per questo che i più prudenti tra gli uomini vicini a Gianfranco Fini, a questa prospettiva non vogliono rassegnarsi, consapevoli del fatto che la costituzione di un nuovo partito potrebbe anche provocare qualche perdita nei gruppi parlamentari e la definitiva conquista del timone di Futuro e Libertà da parte di Italo Bocchino (oggi capogruppo alla Camera) e degli altri pasdaran “anti-berlusconiani” (Granata, Briguglio, Angela Napoli in primis).
“La nascita del partito è la conseguenza naturale della formazione dei gruppi parlamentari'', spiega Bocchino che aggiunge: ''Non credo che si possa ricucire lo strappo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, e quindi vedo all'orizzonte la nascita di un nuovo partito politico''.
Se poi questo partito – è il ragionamento dei finiani - sarà con o contro il Pdl a deciderlo sarà Berlusconi accettando o meno il dialogo. Una tesi già espressa più volte in questi giorni proprio dall’ex vicepresidente dei deputati del Pdl. Sull’altro versante, c’è chi frena l’accelerazione verso la scissione e alle elezioni anticipate risponde invocando un ultimo tentativo di mediazione.
Non a caso il coordinatore di Fli, Silvano Moffa e il capogruppo al Senato, Pasquale Viespoli invitano ad abbassare i toni e, soprattutto, “a non alimentare ulteriori tensioni nel centrodestra''. I due sottolineano che ''una rottura definitiva tra Fini e Berlusconi sancirebbe la fine del Pdl” e “si tratterebbe di una sconfitta per tutti, un esito da non auspicare”. Secondo Moffa e Viespoli con lo strappo tra il premier e il presidente della Camera “verrebbe meno il patto fondativo del più grande partito del centrodestra europeo”.
Accanto alle loro voci risuonail silenzio degli altri, a partire da quel Benedetto Della Vedova che subito dopo la nascita dei gruppi parlamentari voleva collocare la sfida nei confronti del Pdl sui temi della bioetica e sulle coppie di fatto, argomenti non propriamente appartenenti al programma elettorale del Pdl.
Fini cercherà comunque di giocare l’attesa caricandola di suspence nel tentativo di creare una controffensiva mediatica alla campagna giornalistica che ha rovinato le vacanze a lui e alla sua famiglia. Restano quindici giorni per sciogliere un ulteriore dilemma: Fini ritornerà capo fazione? E potrà mantenere il ruolo super partes che è richiesto al presidente della Camera?



oh lucia
@domenico
I finiani sarebbero di destra? non scherziamo...
@Domenico, stai facendo
Andava buttato giù dalla
nasce il Partito dei Finiti
Se si dovesse tornare a