Martedì 22 Maggio 2012
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Fini prima e dopo: certe immagini valgono più di mille parole

4 Novembre 2010

Il divorzio tra il premier e il presidente della Camera sembra ormai definitivo. I due leader, che fino a un anno fa annunciavano soddisfatti la fondazione del Popolo della Libertà, oggi sembrano aver scelto strade diverse all’interno del centrodestra italiano –il Pdl da un lato e il movimento-partito Futuro e Libertà dall’altro – nonostante, almeno a parole e per il momento, restino alleati di governo. Per molti si è trattato di un esito preannunciato perché, sostengono le male lingue, in fondo tra il Cavaliere e Fini ci sarebbe sempre stato solo un “matrimonio di convenienza” in cui, però, l’ex leader di An traeva il maggior beneficio. Altri, invece, sottolineano come sia stato Fini ad aver voltato le spalle ai suoi ideali di sempre (e ai suoi sostenitori), rinnegando gran parte di quelle idee di destra che l’avevano portato alla guida del partito nato dalle ceneri del Msi. Non a caso, molti ex aennini rimproverano al presidente della Camera la sua incoerenza.

Del resto, a noi è bastato dare un’occhiata al sito di Alleanza Nazionale – ancora attivo, nonostante l'ufficiale scioglimento del partito nel Pdl – e ai vecchi manifesti di An (che riportiamo qui sotto), per farci la nostra propria idea sul prima e sul dopo del “pensiero finiano”, riprendendo alcune dichiarazioni recenti della terza carica dello Stato e dei suoi fedelissimi saliti sulla barca di Fli. Ora spetta a voi giudicare.

 

PRIMA:

DOPO:

"Un rigoroso controllo nazionale per la sussistenza dei requisiti per chiedere asilo deve esserci, tuttavia sarebbe immorale dire subito 'sei clandestino e ti rimando al tuo paese'. In alcuni casi, questa sarebbe una condanna a morte per quelle persone". È questo il punto di vista sulle politiche di controllo dell’immigrazione clandestina che Gianfranco Fini ha consegnato ai giornalisti di El Mundo nel corso del forum nella sede del quotidiano spagnolo (Il Giornale, 01.07.2009).

“Che aspiri o no ad essere un cittadino, che sia regolare o meno, e so che questo fa discutere, ma l’immigrato resta sempre una persona con i diritti fondamentali e il problema non può essere scaricato sugli amministratori locali. La politica deve fare valere il suo primato”. E’ quanto ha detto il presidente della Camera nella lectio magistralis alla “Scuola per la democrazia” ad Aosta (APCom, 9.10.2010).

“Vogliamo negare agli stranieri il diritto di sentirsi orgogliosamente italiani, soltanto perché, nel secolo scorso, vigeva la legge del sangue e del suolo? Il concetto di patria va ripensato anche in una logica multietnica e multiculturale”. (Il Corriere, 24 marzo 2010)

 

PRIMA:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOPO:

Nel settembre 2009, su iniziativa del “finiano” Fabio Granata e del cattolico del Pd Andrea Sarubbi, alla Camera viene presentato un testo bipartisan che propone la riduzione da 10 a 5 anni del periodo di tempo necessario a uno straniero per poter chiedere di diventare cittadino italiano e il passaggio dallo “ius sanguinis” allo “ius soli” per i figli di genitori legalmente soggiornanti e residenti in Italia da 5 anni. Oggi arginata in Commissione, la proposta della cittadinanza breve è stata la pietra miliare su cui Fini ha cominciato a remare contro il Governo e il primo strappo (premonitore) della rottura con i berluscones.

 

PRIMA:


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOPO:

“La nostra idea di politica, come ha detto anche il presidente della Camera, mette al centro i diritti delle persone e dei singoli. E questo non si discute, riguarda anche le unioni di fatto”, ha detto nel maggio 2009 Andrea Ronchi, uno degli uomini più vicini al presidente Fini. “Credo che, se due gay o due lesbiche si amano, debbano poter convolare a nozze, nel caso in cui lo vogliano, esattamente come un uomo e una donna. Ci vuole un matrimonio inteso come contratto civile. Impedire a priori le unioni gay è una forma di discriminazione inaccettabile”. Lo scorso 25 agosto ha poi aggiunto Chiara Moroni, deputata Pdl passata armi e bagagli nelle truppe futuriste, in un’intervista per il programma televisivo KlausCondicio. Ancora. "E’ assolutamente grottesco che l’ Italia resti l’ultimo paese d’Europa che non ha una legge civile sulle coppie di fatto anche gay", ha sottolineato Benedetto Della Vedova l’8 agosto di quest’anno. Guardando questo manifesto, lascia basiti la reazione dei finiani quando hanno gridato allo scandalo per la battuta di Berlusconi al Salone del ciclo e motociclo di Milano in cui si è limitato a dire scherzosamente che “qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay”. Ecco cosa ha scritto sulla questione Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo: “C’e’ una destra diversa. Una destra che non ci sta, a usare pregiudizi e oscenità di varia natura per stuzzicare i bassi istinti di un paese. Una destra che esige dal capo del governo decenza, sobrietà, impegno per il paese, rispetto. Rispetto per la carica che ricopre. E soprattutto rispetto per tutti i cittadini, che ha l’onore e il dovere di rappresentare: dai credenti agli ebrei, dalle donne ‘non disponibili’ ai gay. Ecco, quest’ultima triste uscita, volgare e banale, non fa che rendere sempre più evidente quel solco culturale, non fa che acuire l’insofferenza per uno ‘stile’ sempre più indigesto, sempre più sconfortante”.


PRIMA:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOPO:

“Il presidenzialismo rappresenta una riforma importante e positiva. Si tratta di ragionare sul rapporto che un potere esecutivo così riformato deve avere con il potere legislativo (che non può essere certo sottomesso al primo) e soprattutto si tratta di valutare il grado di condivisione che simile riforma può avere in questa legislatura” ha sottolineato Fini durante la presentazione a Padova del suo libro “Il futuro della libertà”. Un ennesimo ripensamento rispetto al premierato forse pensando a una sua ascesa al Colle nel dopo-Berlusconi? E ancora. “Soltanto chi non conosce la Costituzione può pensare che non è legittimo dar vita ad altri governi nel corso della legislatura. Il problema semmai è di opportunità politica”, ha sostenuto lo scorso 24 ottobre il presidente della Camera ad Asolo, durante un seminario promosso dalle fondazioni Italianieuropei e Farefuturo.

 

PRIMA:


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOPO:

Due anni fa l’ex leader di An attaccava il governo Prodi accusandolo di screditare l’immagine italiana sulla scena internazionale proprio a causa delle divisioni nella maggioranza che lo sosteneva. Alla faccia del manifesto! Prima denuncia le lotte intestine che hanno portato alla caduta di quel Governo e poi, una volta Presidente della Camera (e sempre cofondatore del Pdl) comincia a fare opposizione al Governo e dal Governo. Mettendo a confronto il "prima" e il "dopo" torna alla mente un famoso adagio popolare: il bue che dice cornuto all’asino...

Commenti
vanni
04/11/10 13:51
Evoluzione ed evoluzioni
Insomma, cresciuto all'ombra preservativa di Almirante, Fini non si adatta (il tempo non passa solo per D'alema) all'ombra troppo lunga di Berlusconi. Cambia idee - anche radicalmente - in un tempo assai breve? Non è certo il primo: alla fine della guerra quanti fascistoni son diventati da noi in un amen comunistoni, indossando con moine virginali (eh, Togliatti conosceva i polli) nuove vesti? Personalmente queste cose non mi entusiasmano. Ma ci sono altre cose che ora mi entusiasmano ancora meno. Che Fini veda il suo ruolo istituzionale come una ribalta da sfruttare per sé e per i suoi, nel silenzio compiaciuto degli stracciavesti farisei perbenisti, e che tradisca una facilità agli affarucci da rubagalline, con la iattanza dell'impunità (penso ai magistrati tuttofare d'oggi, che vedono sorvegliano - contrattano? dirigono? - dominano e possono dannare la vita altrui pure a sproposito senza remore) mi causa sospettosi pensieri. L'humus costituzionale italiano non mi suggerisce di votare per Fini, non sapendo a chi andrà il mio voto, come sarà legalmente abusato, con fini tatticismi. Eventualmente meglio Vendola, sempre per la malora, ma nella chiarezza.
Claudio
04/11/10 14:41
Le giravolte e gli opportunismi di Fini
Cambiare idea è ovviamente legittimo (anche se quando ciò accade di frequente, come nel caso di Fini, la credibilità ne risente), il problema è fare campagne elettorali sostenendo certe posizioni e cavalcando certi temi per poi una volta eletto predicare l'opposto, alla faccia degli elettori grazie ai quali siedi sulla poltrona più alta di Montecitorio (guarda caso secondo i sondaggi la fiducia nel Presidente della Camera è molto più alta a sinistra che a destra, mentre FLI che è stimato al momento al 5-6% circa, ha il consenso di solo una minoranza degli elettori ex-AN, mentre pesca una buona fetta di preferenze da simpatizzanti del centrosinistra). Inoltre è scorretto millantare per ragioni opportunistiche un'appartenenza alla destra, quando ormai nei fatti si porta avanti una linea politica liberal-progressita quasi indistinguibile da quella del PD, e questo non lo dico certo basandomi solamente sui vecchi manifesti di AN o sulle prediche rigorosamente politically correct di Fini (che pure danno un'idea indicativa del cambiamento). A chi è convinto dell’aderenza di FLI al pensiero di centro-destra consiglio una lettura quotidiana del web magazine di FareFuturo o del Secolo d'Italia e chiedo, in base a quali elementi/posizioni possiamo considerare questa gente ancora di destra? E cosa distingue la linea politica di costoro da quella del PD?
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