Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il blog del direttore

Fini verso la direzione Pdl, sperando che ardisca e non ordisca

20 Aprile 2010

E’ con un senso di urgenza politico-istituzionale che aspettiamo di ascoltare la relazione di Gianfranco Fini alla direzione del Pdl giovedì prossimo. E’ ora infatti che le cose si chiariscano e la matassa che soffoca il partito di maggioranza relativa si dipani.

Non è un bello spettacolo vedere il presidente della Camera impegnato quasi a tempo pieno  – stando alle cronache dei giornali – con conteggi e pallottolieri, in preda al dubbio amletico se fare una corrente, un partitino o un gruppetto. Così come non è edificante vedere il Pdl bloccato nella sua azione politica e di governo da questioni che sfuggono alla stragrande maggioranza dei cittadini.

C’è dunque da sperare il parlare di Fini nella sua relazione sia ispirato al “sì sì, no no” di cui parla Matteo (Mt. 5,37), perché ciò che è in più o è altro “viene dal maligno”.  E fino ad oggi è stato quasi sempre altro.

Quando Berlusconi si chiede con sincera costernazione : “Ma cosa vuole veramente Fini?”, fa infatti domanda lecita anche se viene accolta con fastidio dall’interessato, che normalmente risponde “lo vado dicendo da mesi”, senza risolvere il dubbio.

Che cosa dunque vanno dicendo da mesi Fini e i finiani, che cosa si è davvero capito della crisi che hanno deciso di aprire nel Pdl? Molto poco.

Fini ha detto chiaramente almeno una cosa: il Pdl così com’è non gli piace. C’è di mezzo, pare, una questione di democrazia interna, di scarso dibattito, di poca considerazione verso il peso del co-fondatore e di coloro che gli sono rimasti vicini e di troppa sudditanza ai temi imposti dalla Lega. 

I giornali però danno una versione più terra terra di queste istanze: raccontano l’insoddisfazione di Fini sulla suddivisione in quote del Pdl, quel 70/30 tra Fi e An che Fini non sente adeguato a rappresentarlo e vorrebbe intestato a lui stesso. Parlano dello squilibrio nel terzetto dei coordinatori, dove La Russa non è più considerato in quota Fini, vociferano dell’insofferenza di Fini nei confronti di Bondi, del fatto che il presidente della Camera si sente poco rappresentato da Gasparri al Senato. E in definitiva mettono in conto il destino politico di Fini, stretto tra un intramontabile Berlusconi e una Lega rampante. Insomma ne fanno senza remore una questione di potere e poltrone, presenti o future.

Poi ci sono i fare futuri che invece la buttano tutta sull’identità e sulla cultura: altro che strapuntini – dicono – c’è ormai tra Berlusconi e Fini “un’alterità” inguaribile, dove il presidente della Camera incarna tutti i crismi della “bella politica” mentre il Cav. “considera il potere una cosa privata, fine a se stessa, senza ideali, senza contenuti, senza obiettivi” e citano Giorgio Gaber a testimone. Quindi festa finita.

Per i finiani di Generazione Italia (Bocchino e altri)  invece la questione è quella del dopo-berlusconi e di come sostenere in modo non ostile la candidatura di Fini alla leadership del partito contro le eventuali ambizioni di  Tremonti o di chiuque altro. Questo almeno all’atto di nascita della fondazione poi non se n’è saputo più molto.

Infine ci sono i parlamentari finiani, i vari Granata, Briguglio, Perina, Urso, Ronchi, ecc…Anche loro sollevano doglianze varie e variabili: la scarsa attenzione al Sud, la mancata abolizione delle provincie, la rigidità sui temi etici, la questioni della cittadinanza e dell’immigrazione. Insomma agitano un classico pacchetto di temi da minoranza interna con un occhio alla sponda di centro-sinistra.

Vedete anche voi come sia giunto il momento per Fini di mettere ordine in questa congerie di temi e vertenze e di farne una chiara, aperta e comprensibile questione politica.

Bene dunque la decisione di parlare alla direzione del partito, di mettere da parte il doppio registro politico e istituzionale che finora gli ha consentito fumosità pubbliche e messaggi trasversali. Per troppo tempo Fini ha dato l’impressione di “ordire e non ardire”. Faccia invece per una volta come fa Bossi quando batte i pugni sul tavolo e dice a voce alta quello che vuole, che si tratti del governatore del Veneto, del sindaco di Milano o delle banche del nord. Sarebbe una ventata di aria fresca per lo stagnante dibattito nel centro destra.

Se invece non ha questo coraggio e questa determinazione o non ha i numeri per sostenerli, si accontenti (e non è poco) di fare bene il presidente della Camera per il prossimi 3 anni. Nei paesi normali le grandi ambizioni politiche si nutrono del buon lavoro svolto nel posto che si è chiamati ad occupare, non della quantità di trame che si è stati capaci di mettere in campo in vista del balzo successivo. Sia esso la presidenza del Consiglio o quella della Repubblica.

In politica tre anni sono un tempo lungo e a Fini nulla è precluso sin da oggi. Sempre che non sia lui stesso a chiudersi tutte le porte.

 

Commenti
daniele
20/04/10 14:40
"a Fini nulla è
"a Fini nulla è precluso".Ma il "popolo" conta qualcosa? Conta qualcosa che la stragrande maggioranza degli elettori del pdl siano rimasti alle posizioni di F.I. e A.N.?O ci si aspetta,prima o poi, l'ennesima giravolta finiana?E ad un politico così nulla è precluso?Ma cosa siete diventati?
20/04/10 14:48
Risposta
"a Fini nulla è precluso" è semplicemente una constatazione di fatto: in tre anni tutto può cambiare e tutto può succedere, anche che Fini finisca al Quirinale ma anche che scompaia dalla scena politica. Quello che siamo o siamo diventati non c'entra.
enzo sara
20/04/10 16:38
No ai pannicelli caldi
Tutto giusto, caro Direttore. Ma, per carità, stavolta niente terapia dei pannicelli caldi. O si trova una soluzione vera, un accordo con la A maiuscola, oppure arrivederci e grazie. Il Pdl non può permettersi che continui lo stillicidio dell'estenuante e stucchevole controcanto di Fini, che (peraltro anche dal pulpito istituzionale) dice "A" ogni volta che Berlusconi dice "B" e viceversa. La migliore analisi della vicenda è quella di Giannelli, vignettista del Corriere della Sera, il quale disegna un Fini pensoso e di cattivo umore, che dice tra sè e sè: "Quando Berlusconi non parla, non so come contraddirlo". Perchè - parliamoci chiaro - io non vedo un progetto politico di Fini, ma solo una navigazione a vista con repentini mutamenti di rotta verso un orizzonte oscuro e un porto sconosciuto anche al timoniere. Fini è sempre andato a rimorchio del Cavaliere, salvo dare in smanie subito dopo la distribuzione di cariche e assetti di potere. E quando ha provato a mettersi in proprio (vedi esperienza dell'Elefantino con Segni o prese di distanze referendarie) ha puntualmente e duramente sbattuto il muso. Le "nuove" idee che Fini sta cercando di immettere nel circuito della politica di centrodestra presentano tre difetti fondamentali: A)Sono spuntate troppo in fretta, costruite a tavolino e calate dall'alto ad opera di un pensatoio saccente e spocchioso. E sono troppo contraddittorie rispetto al passato di Fini: mi limito a parlare di quello recente, non di quello post-fascista. B)Piaccia o non piaccia, nella gran parte dei casi sono argamente minoritarie nel centrodestra (proprio l'esito delle recenti elezioni regionali lo dimostra a chiare lettere). C)Sono già ampiamente espresse e rappresentate su altri versanti politici, dove si collocano gli avversari del Pdl. La verità, non nascondiamoci dietro un dito, è che a muovere Fini è l'ambizione di ritagliarsi un ruolo da leader, oltre a un eccessivo bisogno di sentirsi confortato dalla benedizione degli avversari più che dal consenso del proprio elettorato. Ma, a mio sommesso parere, si è giocato male le sue carte e sta continuando a sbagliare, tra giravolte estemporanee e astiose contrapposizioni. Il rapporto 70/30% nel partito, ad esempio, non gli va più bene per una semplice ragione: la gran parte di quel 30% di ex aennini si è integrata nel Pdl, ne condivide la leadership e le scelte di fondo, intende proseguire nel percorso intrapreso. A Fini è rimasta un'esigua pattuglia di fedelissimi in marcia verso una strana e anomala forma di "nuova destra", di sapore assai più montezemoliano che gollista.
daniele
20/04/10 16:45
Se lo dice Lei.Anche se mi
Se lo dice Lei.Anche se mi sembra che non abbia risposto alla sostanza.Mi trovo d'accordo con Del Debbio.Il pdl sembra che spesso dimentichi il "popolo".Fa giochi di nomenclatura e basta.Comunque se gli piace.Fino a che c'è Fini non voterò più pdl.Una cosa che,sembra,abbiano già cominciato a fare diversi.Mentre non vedo i voti portati dal Fini a cui Lei faceva 10 domande.
Esatau
20/04/10 21:52
Insaccati
Voi dite che Fini si è bertinottizzato e vuole ridurre Berlusconi come una mortadella? Tranquilli, non può accadere; al massimo come un cotechino.
petergower
21/04/10 12:33
coraggio
come dice don Abbondio, se uno il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare.
celestino ferraro
21/04/10 14:07
FINIEIDE
Non ardirà, ordirà. Da Gerusalemme scoprì che il trogolo, nel quale aveva grufolato per 30 anni, era lurido; va alla presidenza della Camera e scopre che Berlusconi è un autocrate. Un rapace vanesio incredibilmente ... perspicace. CF
francoazzurro
21/04/10 14:09
Che si parli chiaro
"A parlar male qualche volta ci s'azzecca". Congetture per congetture, in attesa del fatidico giovedì (domani)- che a mio modesto avviso sortirà a nulla di buono - mi permetto di scendere più terra terra dei giornali con i seguenti dubbi. Intanto “scarsa attenzione al Sud, la mancata abolizione delle provincie, la rigidità sui temi etici, la questioni della cittadinanza e dell’immigrazione”, sono pretesti per camuffare una smodata ambizione di potere. Non sarà che Fini dal carattere nostalgico e sussiegoso, forte del potere acquisito, pensa di logorare chi lo ha sdoganato? (Non le pare, direttore, che Fini abbia assunto la stessa caratteristica di D’Alema?). Legittima la sua ambizione, ma non dimentichi quale fine può fare un “giuda”. Tutti sappiamo che fu lui stesso a “scavarsi la fossa” della presidenza della Camera e che, come tale, non gli avrebbe consentito la funzione palese di capopartito; se pensa d’essere stato tradito da La Russa & Co.; se gli sta stretta questa carica istituzionale, ceda il posto ad altri! Altrimenti segua il suo ruolo e non metta il bastone fra le ruote al suo “padrino”, e continui a ottemperarle al meglio come fanno tutti i membri del Governo, principalmente i leghisti. Vero, gli manca il coraggio di parlar chiaro. 2°) Non sarà che si sente tradito dai suoi colonnelli? Se volesse proseguire in questo scempio, sappia che giovedì una mossa sbagliata lo brucerebbe politicamente, senza appello; costi quel che costi il popolo chiederà a gran voce elezioni anticipate.
dani
21/04/10 14:15
Fini vuole diventare presidente della repubblica
Caro Direttore, Fini ha fondato una corrente culturale e politica per logorare il governo Berlusconi e diventare il beniamino della sinistra. L'idea è chiara e ben articolata: non vo via da Pdl e se mi cacciate passate da tiranni e fascisti, ma io il diritto di fare opposizione e vi faccio a pezzi il partito. Così la sinistra mi premierà eleggendomi presidente della repubblica, perché ho fatto fuori il centrodestra. A Fini non interessa niente né dell'Italia, né della democrazia, vuole solo diventare presidente della repubblica. Abbiamo il coraggio di dirlo.
Cactus
21/04/10 15:27
"Non c'è peggior sordo, di chi non vuol sentire..."
O meglio dovremmo parlare di sordi... Ho una tessera Pdl, quindi mi permetto di dire che al momento ha ragione Fini. Fatevi un giro nelle province, altro che un partito "liquido", questo tra un po, corre il rischio di diventare un partito liquefatto, ben vengano le proposte alternative da discutere , come quelle di Fini. Un Duce c'è bastato in passato e vorrei sapere in quanti hanno l'aspirazione di morire leghisti!!!
Julius Kroner
21/04/10 16:46
Fini verso la direzione Pdl, basta che si sbrighi!
Il Centro-Destra continua a bruciare dei propri leader carismatici mettendoli a fare i Presidenti della Camera (ove vengono condizionati e “rovinati” dal ruolo super partes) e, sinora, ciò ha causato delle vulnerabilità che hanno portato a guerre interne e, quindi, hanno fornito vantaggi immeritati agli avversari. Riepilogando: 12^ Legislatura Irene PIVETTI (16 apr. 1994 - 8 mag. 1996) si finì in un temporaneo divorzio della Lega dalla Casa della Liberà (Forza Italia ed Alleanza Nazionale) 14^ Legislatura Pierferdinando CASINI (31 mag. 2001 – 27 apr. 2006), la Casa della Libertà perdette sia l’alleanza con l’UDC che le elezioni e ci toccò sorbici il 2° governo Prodi; 16^ Legislatura Gianfranco FINI (30 apr. 2008 – in corso). Pertanto, concordo che Fini (ricordiamo che anche lui e Casini sono di “razza padana”, anche se es-sendo felsinei con influenze etrusche), farebbe a dare le dimissioni da Presidente della Camera e, prenderei le funzioni di Coordinatore del PdL (alleggerendo La Russa che è Ministro della Difesa), e ciò gli permetterebbe di riprendere, contestualmente, il ruolo di cofondatore del PdL ed il control-lo della componente ex-AN,
Gippo
21/04/10 17:05
Fini è una persona seria,
Fini è una persona seria, se ha deciso di agire in questa maniera sono convinto che abbia buone motivazioni. Non ho le solite sensazioni positive pensando a B. ... vedremo...
Vito Schepisi
21/04/10 19:15
Niente correnti
E' evidente che in alcune regioni d'Italia il Pdl non funzioni, ma tra questo e la formazione di una corrente all'interno del Pdl ce ne passa. E poi una corrente che si ponga su opzioni politiche quasi sempre contrastanti o che assuma in se, polemicamente, tutte le occasioni per mettersi di traverso. Se è vero ciò che si attribuisce all’on. Urso, come commento entusiasta per la formazione di una corrente interna: ”così lo facciamo impazzire” , riferito a Berlusconi, diventa anche un qualcosa di patologico, forse addirittura un tumore da estirpare prima che riesca a devastare l’intero organismo. Fini ha trovato da ridire persino sulle legittime opinioni espresse verso chi scrive di camorra e trae giudizi orientati o si sente legittimato nell'addossare responsabilità verso una sola parte politica. Anche le questioni politiche poste dai finiani, riassumibili in immigrazione ed integrazione, questioni etiche e diritti civili, rapporti con la Lega, gestione del ministero dell’economia ed infine il modello francese a due turni, cavalcano per molti versi i "ronzini" dell’opposizione di sinistra. Tra i 50 parlamentari di AN, tra cui gli stessi primi attori della fronda finiana, questa difficoltà di sostenere la linea del Pdl e della maggioranza non era mai emersa prima. Mi chiedo come mai! Meglio fuori dal Pdl se non se ne condividono i contenuti. Penso sia possibile concedere una verifica politica con un Congresso, ma niente correnti e tutti con l’obbligo di adeguarsi alle scelte della maggioranza. Fuori ci sono l’Udc di Casini e l’Idv di Di Pietro, ma anche il PD ed il partito di Rutelli: tutti li aspettano a braccia aperte. Accomodatevi … Fini, Urso, Bocchino, Granata. Peno che se un uomo ( Fini) dice: “Berlusconi pensa che ci siano delle incomprensioni, invece il problema è solo politico. Ci sono punti di vista diversi tra me e il premier", ma se dice questo e non se ne assume tutte le dovute conseguenze … o i suoi punti di vista non valgono niente, o non vale nulla lui.
Anonimo
21/04/10 21:30
Se Fini si smarca da
Se Fini si smarca da Berlusca il centro destra tornerà ad avere il mio voto. Berlsuconi mi aveva irretito i primi anni, poi ha dimostrato nei fatti di non essere un politico serio, di essere solo un venditore di se stesso, abile nel marketing dell'immagine, ma povero di cultura e preparazione politica. Fini è più serio e più preparato, se se ne andasse e facesse un partito suo raccoglierebbe molti voti dei TANTI delusi da Berlusca, che ha affondato l'immagine mondiale della destra e infangato il nostro paese agli occhi del mondo.
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