Venerdì 10 Febbraio 2012
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Verso le amministrative

Fontanelli (Pd): "Il centrosinistra rischia di perdere 25 Province su 50"

Intervista a Paolo Fontanelli di

Lucia Bigozzi

21 Aprile 2009
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Nel centrosinistra è allarme amministrative: su cinquanta province governate dall'opposizione 25 sono in bilico. Rischio reale, perché se si confrontano i dati delle amministrative 2004 con quelli delle politiche 2008 lo spostamento dei voti è consistente e tale che bisogna correre ai ripari per bloccare l’avanzata del Pdl. Il Tallone di Achille dei democrat? Il nord e il sud, ma pure nelle cosiddette regioni rosse del centro, la vittoria non è più scontata come un tempo.

Paolo Fontanelli (dalemiano doc), deputato e responsabile nazionale enti locali del partito di Franceschini, suona la carica ai suoi e rampogna gli alleati, Di Pietro in testa. Dispensa stoccate pure all’indirizzo del centrista Casini che coi democrat oggi sta all’opposizione in Parlamento ma in molte “piazze” locali sigla intese col centrodestra. E individua più di un motivo di preoccupazione in vista della sfida nei Comuni e nelle Province al voto. Insomma, il suo è un “avviso ai naviganti” che, forse per la prima volta, interrompe la granitica sicurezza della sinistra che da decenni governa la maggior parte degli enti locali.

Onorevole Fontanelli, da dove nasce l’allarme che lei ha lanciato?

Basta prendere i risultati delle amministrative 2004 e metterli a confronto con quelli delle politiche 2008: si vede la differenza; da allora il quadro politico è nettamente mutato. Dico attenzione, anche perché si voterà insieme alle europee, cioè consultazioni che hanno un caratterizzazione più politica.

Lei sta dicendo che se a giugno si confermasse l’esito delle politiche il centrosinistra lascerebbe al Pdl molte amministrazioni che governa da anni?

E’ un’ipotesi realistica.

Da cosa dipende, secondo lei?

Intanto dal fatto che nel 2004 al Nord la Lega e quella che allora era la Casa delle Libertà erano divisi. Oggi, invece, da quello che possiamo vedere vanno uniti al voto nelle realtà locali, specialmente al Nord e per noi si tratta di un divario grande e difficile da colmare. Certamente cercheremo di far leva sul buongoverno dei nostri amministratori, penso ad esempio a Bergamo o Brescia dove i sindaci e i presidenti di Provincia hanno ben operato e hanno la fiducia dei cittadini, ma un motivo di preoccupazione c’è.

Intravede lo stesso rischio anche al Centro?

Nelle zone dove tradizionalmente abbiamo un forte consenso come l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria noi pensiamo di mantenere le posizioni, contando ovviamente sul buon operato delle nostre amministrazioni.

Però da un recente sondaggio di Mannheimer  emerge una crescita di Pdl e Lega anche nelle cosiddette “regioni rosse”. Segno che la proposta politica del Pd e della sinistra si è indebolita?

Per la verità, qualche segnale lo abbiamo già riscontrato alle politiche, più in Emilia Romagna che in Toscana. In sostanza, si è avuto un allargamento dei consensi a favore della Lega che risente anche dell’effetto Veneto e Lombardia. Ci potrebbero essere spazi di ulteriore crescita ma sostanzialmente non credo che nelle regioni del centro-Italia ci siano grandi rischi.

Ma secondo lei da cosa deriva l’avanzata del centrodestra, inimmaginabile in queste regioni fino a qualche anno fa?

Persiste ancora un vento politico favorevole al centrodestra, che è quello del 2008, legato essenzialmente ai temi della sicurezza. Un vento che ha sospinto il centrodestra non solo in Italia ma anche in Europa dove si è diffusa la percezione di insicurezza tra i cittadini e tutto ciò dà spazio a istinti, tendenze individualiste che penalizzano chi, come noi, ha una visione più solidaristica della società. In fondo la Lega che cos’è?

Risponda lei.

Incarna un fenomeno di “egoismo” territoriale, di particolarismo localistico con la chiusura verso gli immigrati, col primato degli italiani sugli stranieri, col federalismo fiscale che penalizzerà i territori più fragili aumentando il divario tra regioni.

Sì ma sarà pure colpa del Pd se perdete consensi o no?

Io dico attenzione, non diamo nulla per scontato in questa tornata elettorale. Dobbiamo essere competitivi sul piano della proposta politica con programmi chiari che si identificano con gli interessi e le istanze dei cittadini. Non bisogna pensare che siccome c’è una tradizione storica di consenso in determinati territori, questa si perpetui automaticamente. Non solo programmi, ma anche liste e candidati altrettanto competitivi, con alle spalle esperienza amministrativa, in modo da mandare nei consigli comunali e provinciali persone competenti e credibili in grado di dare risposte ai problemi della gente.

E al Sud?

Qui il quadro è più variegato e difficile. Scontiamo una crescita molto forte del Pdl alle politiche, confermata successivamente con le elezioni in Abruzzo e Sardegna. In Campania poi la vicenda dei rifiuti ha indebolito l’immagine della coalizione e rischiamo di dover rincorrere i nostri avversari. Per la presidenza della Provincia abbiamo fatto una scelta importante di rinnovamento ma va pure considerato che De Mita e Mastella che nel 2004 erano con il centrosinistra, oggi sono candidati con il centrodestra e in quei territori hanno un consenso diffuso.

Anche sulle alleanze non è proprio tutto rose e fiori.

La nostra posizione è chiara: ci siamo mossi coerentemente per favorire alleanze larghe, costruite su programmi chiari e sottoscritti da tutti, proprio per evitare che ciascuno possa interpretarli a modo suo. Insomma, per noi sono indispensabili garanzie certe di coesione che si fondano su programmi condivisi. In linea generale, la tendenza è alla riconferma delle coalizioni che hanno governato, cioè coalizioni abbastanza vicine al modello dell’Unione, e abbiamo cercato anche il dialogo col l’Udc ma…

Ma?

C’è un problema: nel 2004 l’Udc era alleato del centrodestra, oggi no. Condivide insieme a noi il giudizio sul governo Berlusconi, dunque era pensabile un’alleanza con noi alle amministrative. Invece, è incomprensibile che ad esempio in Sardegna, in Campania e forse anche in Abruzzo stia col Pdl e in altri casi corra da sola.

C’è poi il “nodo” Di Pietro.

Ci dispiace perché in gran parte delle piazze al voto sono nostri alleati ma in una serie di province e comuni si presentano con propri candidati e questo finisce per indebolire l’immagine e la forza della coalizione. Forse lo fanno per guadagnare qualche seggio nelle assemblee elettive, ma resta il fatto che in Puglia, a Brindisi, Foggia, probabilmente a Crotone e al nord come a Bergamo e Brescia, sono nostri competitori. Oggi avremo una riunione con l’Idv per vedere se riusciamo a evitare ulteriori divisioni.

Dalle Province ai Comuni. Come vede la sfida in due città simbolo di queste amministrative quali Bologna e Firenze? E’ una partita aperta col centrodestra?

Il nostro obiettivo è vincere ma diciamo che oggi la vittoria appare meno scontata che in passato. A Bologna poi c’è già stato un precedente prima di Cofferati con Guazzaloca, anche se il nostro candidato Del Bono può contare su un’alleanza solida e ritengo vi siano le condizioni per mantenere il governo della città, anche se dipende molto dalla efficacia del programma. Su Firenze non abbiamo grandi preoccupazioni, perché il centrodestra mi pare debole sia per il candidato che per la proposta politico-programmatica. Certo, c’è una frammentazione a sinistra ma col voto riteniamo che gli elettori premieranno la nostra coalizione.

Eppure il sindaco uscente Leonardo Domenici non lascia un buon ricordo in riva d’Arno.

La realtà è che si apre una stagione nuova, indipendentemente dai giudizi su Domenici.

Referendum elettorale: se in Parlamento fosse presentata la proposta per il rinvio al 2010 il Pd la voterebbe?

Noi diciamo che è stato un grave errore evitare l’election day che avrebbe consentito un risparmio di 460 milioni di euro. Certo, se si votasse in un altro periodo il risparmio ci sarebbe tutto, ma su questo deve concordare il comitato dei referendari. Da parte nostra c’è la disponibilità ad un rinvio ma diventa vincolante l’assenso dei promotori della consultazione popolare.

 

Commenti
Francesco Pugliarello
22/04/09 15:52
"Sperando nel buon operato delle nostre amministrazioni"?
Fontanelli non crede che nel Centro-Italia ci siano grandi rischi.Bene fa Fontanelli a preoccuparsi, visto come è stata governata Firenze da Domenici & Co, una giunta in agonia da almeno un anno con una magistratura che ora le sta facendo le pulci... Forse il Fontanelli non sa che proprio ieri, in questo scorcio di mandato, si è consumata l'ennesima faida interna alla sua colizione da parte de La Sinistra che vota assieme al Pdl nel maggiore atto politico che è il varo del piano regolatore. Guarda caso, la stessa sorte dell'ulivo prodiano, dove il maggior responsabile, il Sindaco, dopo essersi incatenato e aver profferito "sono schifato dalla politica", ora costringe il suo successore candidato (Renzi) a fuggire per qualche giorno da "quell'inferno" sperando in un ricompattamento. Vorrei suggerire al Fontanelli di guardarsi bene attorno e di liberarsi da quelle zavorre dell'Idv e de La Sinistra che stanno stressando il suo Pd riducendolo al lumicino. Forse non s'accorge che disapprovando "il primato degli italiani sugli stranieri" sta dandosi la zappa sui piedi. Pazienza, vuol dire che il Pd vorrà morire soffocato dal popolo di cdx. Cosa vuole che le dica, chi è causa del suo mal pianga sè stesso. Peccato che non ha il coraggio di ammettere che, con il suo operato, il Governo attuale ha messo in luce tutte le vostre carenze politiche istituzioniali e valoriali.
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