Venerdì 10 Febbraio 2012
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Frattini a Washington con Magna Carta

"L'Alleanza Atlantica è il fondamento della politica estera italiana"

23 Settembre 2008

Non c'è stato spazio per alcuna ritualità qui a Washington, al convegno "Le Nuove Relazioni Transatlantiche 2008", promosso dalla Fondazione Magna Carta in collaborazione con l'American Enterprise Institute (AEI). Il dibattito ha preso sin da subito la forma di un confronto aperto, vero, a tratti anche duro. Si è parlato dei grandi temi internazionali che vedono Europa e Stati Uniti sullo stesso piatto della bilancia e mettono a dura prova la tenuta del legame transatlantico: dalla Russia alla crisi economica americana, dall’Iran alla Cina, da Al Qaeda alle strategie anti-terrorismo. Sono emerse anche visioni divergenti, e ciò ha reso ancor più forte la consapevolezza di dover lavorare insieme per definire una linea d’azione comune. “Possiamo essere orgogliosi come italiani del lavoro fatto”, ha affermato il senatore Gaetano Quagliariello, presidente di Magna Carta. Perché è “attraverso la legittimazione dei principi e degli ideali alla base del legame transatlantico che passa la modernizzazione del nostro Paese”.

A tirare le conclusioni di un dibattito così significativo è stato uno dei principali protagonisti della politica internazionale: il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. Davanti alle due delegazioni che hanno animato il convegno - una italiana, l’altra americana - il ministro ha voluto sottolineare in primo luogo come Europa e Stati Uniti siano reciprocamente insostituibili. “Senza gli Usa il destino dell’Unione europea è la frammentazione e quindi il fallimento”, ha messo in guardia; d’altro canto “anche l’America ha capito che un’Europa forte e attore globale è un bene perché rappresenta un partner vincente”. L'ascesa di nuovi attori sul palcoscenico internazionale, nota Frattini, “non mette in discussione la leadership degli Stati Uniti”, ma senza l’Europa “l’azione americana può non bastare”. E’ in quest’ottica che l’Europa “deve dimostrarsi partner affidabile per far fronte con successo alle sfide e alle minacce comuni. L'imperativo è incrementare l'impegno nel settore della sicurezza e della difesa: more Europe and no less America, questo deve essere il motto delle relazioni transatlantiche”. Di conseguenza, la cooperazione tra la NATO e l’UE “deve essere sempre più ampia e proficua. L’aggiornamento della strategia di sicurezza europea e del concetto strategico della NATO sono passi in avanti fondamentali”. Il ministro degli Esteri ribadisce che “l’Alleanza Atlantica è la pietra miliare della politica di sicurezza americana ed europea”, e ciò è di particolare rilevanza per l’Italia, dal momento che “l’Alleanza Atlantica è il fondamento della politica estera del nostro Paese”. “La NATO deve andare oltre la sua dimensione militare - spiega Frattini - per approfondire  la sua dimensione politica”. Questa è la chiave del successo “nelle missioni in cui l’Alleanza è coinvolta, specie in Afghanistan e nei Balcani”. Parlando dei rapporti con la Russia, per Frattini la recente crisi nel Caucaso “ha rappresentato un test importante per le relazioni transatlantiche”, un test abbondantemente superato, perché “nonostante le diverse sensibilità, abbiamo tutti convenuto nel condannare la Russia per l’uso sproporzionato della forza e il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia”. “Abbiamo sostenuto insieme - ha ricordato il ministro - l’integrità territoriale della Georgia, e insieme ne stiamo sostenendo la ricostruzione. Il nostro è il primo Paese contributore”. Nella crisi “l’Italia ha avuto un atteggiamento equilibrato”, nota il ministro, “di solidarietà verso un alleato, senza comunque negare il dialogo con la Russia”. In questo modo, “siamo riusciti ad evitare l’escalation della crisi”. “La possibilità di parlare con Mosca in maniera franca e costruttiva è dunque un valore aggiunto che l’Italia apporta alle relazioni internazionali”. Ciò non compromette “la nostra stretta alleanza con gli Stati Uniti, che è il dato irrinunciabile da cui parte la politica estera del governo Berlusconi”. “Il vantaggio che noi portiamo a questa alleanza - spiega Frattini - è quello di essere fermi quando dobbiamo esseri fermi, come con l’Iran che riteniamo un regime inaccettabile per la sua continua minaccia contro Israele, ma flessibili quando occorre, come con la Russia”. Per cui, conclude il ministro degli Esteri, “l’Italia è un partner leale e affidabile. Il prossimo presidente americano potrà contare sul nostro Paese, che è anche il simbolo di un’Europa che vuole crescere e diventare finalmente un attore globale”.

 

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