Giovedì 9 Febbraio 2012
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Durban 2, il nemico non è il razzismo ma la libertà di espressione

18 Aprile 2009
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Volantino distribuito a Durban nel 2001.

Perché mai si dovrebbe disertare una conferenza Onu che ha il nobile intento di sradicare la discriminazione e la xenofobia? L’Italia è stata la prima nazione europea a chiamarsi fuori dalla conferenza contro il razzismo di Ginevra e, stando alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Franco Frattini, non dovrebbe cambiare rotta. Israele è stata la prima nazione nel mondo a denunciarne il carattere tendenzioso e a disertare l’evento. Stati Uniti e Canada si sono ritirati subito dopo. La Germania e l’Olanda potrebbero non partecipare ai lavori che iniziano lunedì prossimo.

Questi Stati democratici e liberali sono improvvisamente diventati tutti razzisti? Tutto sommato, leggendo l’ultima bozza della Dichiarazione alla base della conferenza (presentata mercoledì scorso dopo numerose modifiche), non si trova altro che il normale insieme di argomenti contro il razzismo e la discriminazione. Ma non è per razzismo che così tanti governi democratici hanno deciso di non partecipare all’evento. La conferenza di Ginevra, infatti, si ripromette di completare e ampliare i lavori della conferenza di Durban (non a caso l’evento di Ginevra è stato ribattezzato Durban 2) dell’agosto 2001. Durban si risolse in una gigantesca kermesse anti-israeliana, in cui fu chiesto di ripristinare la risoluzione Onu del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo. Nella dichiarazione finale delle Ong del 2001 si leggeva chiaramente questo obiettivo: “Il popolo palestinese ha diritto di resistere all’occupazione con ogni mezzo nei limiti della legge internazionale fino al raggiungimento dell’autodeterminazione e alla fine del sistema razzista israeliano, compresa la sua forma di apartheid”.

Riguardo allo Stato ebraico, si legge nel paragrafo successivo: “continue violazioni della convenzione di Ginevra, atti di genocidio e di pulizia etnica costituiscono la forma di apartheid praticata da Israele. Un aspetto rilevante di questo sistema razzista israeliano è la negazione del diritto al rientro dei profughi palestinesi, sancito dalla legge internazionale”. Non è un caso che la conferenza di Durban, nel 2001, divenne un linciaggio generale contro le delegazioni israeliane ed ebraiche. I continui riferimenti all’apartheid nella terra della segregazione incitarono l’odio delle delegazioni internazionali, e dell’opinione pubblica locale contro i gruppi che ancora osavano sventolare la stella di David. Joelle Fiss, attivista belga degli studenti ebrei europei, riporta chiaramente nel suo “Diario da Durban” numerosi episodi di violenza verbale e fisica contro le delegazioni ebraiche, più la diffusione di libelli antisemiti distribuiti dalle organizzazioni non governative arabe e islamiche di cui esiste ampia documentazione. In un volantino della comunità musulmana sudafricana, divenuto ormai celebre, Hitler si chiede “E se avessi vinto?” e la risposta, consolante per tutto il mondo arabo è: “Oggi Israele non esisterebbe e non ci sarebbe il bagno di sangue palestinese”. La testimonianza di Joelle Fiss rivela tutto lo sconcerto di chi, convinto di aver aderito a un evento mondiale contro il razzismo, si è trovato improvvisamente “in compagnia” di organizzazioni islamiche radicali come Hamas e Hezbollah, di movimenti jihadisti vicini a Bin Laden, di regimi dittatoriali pronti a chiedere l’annientamento di un intero popolo sulle orme di Hitler.

Il rischio che la conferenza di Ginevra diventi la replica di quello scandalo è molto forte. Già da oggi, a Ginevra sono iniziati i lavori di una conferenza del “Forum della Società Civile, la “Israel Review Conference”, il cui titolo è già un pamphlet anti-sionista: “United Against Apartheid, Colonialism and Occupation: Dignity & Justice for the Palestinian People” (Uniti contro l’apartheid, il colonialismo e l’occupazione: dignità e giustizia per il popolo palestinese). I sintomi di una nuova kermesse anti-sionista ci sono tutti, a partire dalla presenza, in qualità di vicepresidente, di Mahmoud Ahmadinejad. Proprio il presidente iraniano che chiede la distruzione di Israele, nega l’Olocausto e discrimina sistematicamente le donne e le minoranze religiose nel suo Paese, sarà sul podio in una conferenza Onu contro il razzismo. Una conferenza il cui comitato preparatore è stato guidato dalla Libia: una dittatura che si è macchiata di crimini contro gli immigrati neri provenienti da tutta l’Africa, brutalmente deportati nel Sahara o lasciati linciare in numerosi pogrom nelle città libiche. Un evento, quello di Ginevra, finanziato anche dall’Arabia Saudita, il regno integralista musulmano che addirittura separa le autostrade, non permettendo ai non musulmani di avvicinarsi ai luoghi santi della Mecca e di Medina. Lo stesso regno in cui le donne non possono neppure uscire di casa senza il consenso di un maschio della loro famiglia, non possono guidare un’automobile, hanno la metà dei diritti degli uomini quando sono di fronte a un giudice.

Nelle conferenze regionali preparatorie di Durban 2, l’Organizzazione della Conferenza Islamica ha chiesto di limitare la libertà di espressione, con una nuova legislazione internazionale, al fine di rispettare l’identità religiosa. E’ una richiesta che mina un diritto fondamentale riconosciuto dalla Dichiarazione Universale e che ha provocato la reazione di un’ottantina di Ong occidentali (fra cui il Partito Radicale Transnazionale e UnWatch, l’organizzazione che guida la “resistenza” contro Durban 2), ma che rischia ancora di condizionare i lavori, vista la presenza massiccia di regimi islamici ai lavori di Ginevra. Il Pakistan propone addirittura di rendere il “vilipendio alla religione” un crimine contro l’umanità.

Questi sono solo alcuni dei rischi che si correrebbero se si decidesse di legittimare la conferenza di Ginevra. Il timore espresso dai Paesi scettici o assenti, Italia compresa, è quello di un “dirottamento” della causa antirazzista. In realtà, a ben vedere, leggendo attentamente le numerose bozze di Dichiarazione che si sono succedute in questi mesi, il “dirottamento” è insito nello stesso concetto teorico dell’antirazzismo. La Dichiarazione di Durban e il Programma di Azione (che viene ribadito e promosso anche dalla conferenza di Ginevra) si basano tutti sul principio della “affirmative action”, l’azione del governo volta a rimuovere le barriere sociali e culturali giudicate discriminatorie nei confronti di una minoranza. Già così si è fuori dal concetto classico di antirazzismo, basato sull’eguaglianza dei diritti individuali e sulla rimozione delle leggi statali discriminatorie: nel momento in cui lo Stato (Stato nazionale o organismo internazionale) interviene attivamente per tentare di garantire pari dignità ad ogni cultura, concedendo nuovi diritti all’uno o all’altro gruppo, siamo in presenza di un vero e proprio razzismo alla rovescia. Ogni gruppo sarà sicuramente indotto a chiedere e rivendicare maggiori diritti per sé, anche se a danno di altri. Dopodiché è solo una questione di gusti: ci sarà sempre chi, nel nome della tutela della dignità del proprio gruppo etnico o religioso, chiederà la soppressione della libertà di espressione, chi la soppressione della libertà di culto e chi, in modo più radicale, la soppressione di un intero Stato giudicato come “un sistema razzista”.

Commenti
loki
18/04/09 07:51
Talebania
Mai ho letto un'articolo con dentro una tale bassezza morale e civile.Più che "occidentale" la testata dovrebbe chiamarsi "talebania".
mauro
18/04/09 09:35
fantapolitica
Gli arabi pensano che se Hitler avesse vinto ora non ci sarebbero né Israele né gli ebrei. E' vero, conquistando l'Europa e la Russia, il Terzo Reich sarebbe dilagato nel Medio Oriente, ricco di petrolio, e avrebbe inglobato tutto il Nordafrica, dal Marocco all'Egitto. Con i carri Tigre e i caccia a reazione Me-262 contro gli archibugi e i cammelli dei beduini, ora non ci sarebbe nemmeno il problema dell'estremismo islamico. Probabilmente non ci sarebbero nemmeno più islamici. E' meglio non giocare troppo con la Storia.
Anonimo
18/04/09 10:28
smidollata italia
Frattini è un burattino, lo conosciamo tutti, ma sulle politiche israeliane si vede che è anche divenuto la mano sporca di Berlusconi. Sfortunatamente per loro gli italiani, brava gente, sono meno sciocchi di quanto credono. E voteranno tutti Di Pietro di fronte al burattino che difende uno stato colonialista e genocida, ed al suo capo che fa affari pubblici direttamente con la mafia.
billi
18/04/09 11:42
resistiamo a oltranza
uomini liberi di tutto il mondo resistete resistete resistete, l'orco massimalista terzomondista, supportato da al quaida e rottami comunisti vari, sarà sconfitto. VIVA LA LIBERTA', VIVA ISRAELE VIVA IL BENE, MORTE AL MALE ( AL QUAIDA-COMUNISTI-TERZOMONDISTI INVIDIOSI). L'0CCIDENTE E' E SARA' SEMPRE L'UNICA OPPORTUNITA' PER LA PERSONA UMANA.
18/04/09 11:57
Un medico indiano, del
Un medico indiano, del Kerala, a che andava in visita alla moglie si perse, ed entrò per errore Sulla strada che porta a Medina, fu condannato a morte, si salvò per la scuffia: i politici de noantri ancora ci parlano con questa gente..
Joseph
18/04/09 12:03
conferenza di Ginevra contro il razzismo???
--L'autore dell'art.ha descritto molto bene i problemi ante e post che sono stati posti e si porranno da qui in poi. Penso che bisognerebbe avere il coraggio intellettuale di dire che non esistono razze umane privilegiate o sfortunate ma solo popolazioni che cercano di farsi largo nel mondo, quindi la lotta al razzismo è una guerra ai mulini a vento.Ma se non esiste il razzismo esiste certo la volontà di imporre la propria cultura o concezione della vita anche quando si è minoranza e non si ha titolo ad imporsi se non con la forza fisica o militare.La forza delle idee qui proprio non ha spazio di manovra. Israele fa bene a resistere perchè ha già provato ad essere minoranza in terra straniera e sa che sarebbe cancellato perchè il suo modello di società civile è semplicemente inviso a quello arabo.La concezione religiosa della vita è solo un alibi per sopprimere l'avversario con la benedizione del Dio invocato.
Lettore
18/04/09 12:30
Mi pare che lo stato di
Mi pare che lo stato di Israele (attenzione: non il popolo Ebraico) si stia comportando con la Palestina esattamente come fece la Germania Nazista nei confronti del popolo Ebraico. La cosa buffa è che chiunque provi a mettere in luce questa barbara verità viene tacciato di antisemitismo. Che mondo illuminato, la nostra società occidentale.
mj23
18/04/09 13:19
ribaltiamo la domanda
Non "e se Hitler avesse vinto?". Piuttosto: e se Hitler non fosse mai esistito (magari!!!)? Neppure in quel caso lo stato di Israele sarebbe mai nato, giusto? Guardate, io penso che non sia giusto al giorno d'oggi mettere in discussione l'esistenza dello stato di Israele (i suoi confini sì), perchè ormai esso costituisce una realtà consolidata che non è possibile ignorare. Gente che è nata lì, in Israele, non può essere cacciata via per essere rispedita chissà dove. Ma attenzione però. Questa premessa non può in alcun modo significare che Israele ha il diritto di fare ciò che più gli pare e piace infischiandosene delle leggi internazionali e facendosi beffe di ben 72 risoluzioni ONU. Continuo a non capire per quale motivo noi europei dobbiamo abbassarci a un livello tale di zerbinaggio nei confronti di uno stato che, in perfetta combutta con gli Stati Uniti, fomenta instabilità e tensioni (se non proprio guerre, come nel caso dei Balcani e del Caucaso) nel cuore dell'Europa con l'apposito intento di distruggere l'unità dei paesi europei opponendoli alla Russia. Questo del Medio Oriente è un problema che gli stessi vertici politici israeliani, fin da prima del 1948 quando nacque Israele, hanno contribuito in modo determinante a creare. Ritengo che noi europei non dobbiamo farci coinvolgere nè da Israele nè dai paesi arabi che, comunque, sono in massima parte al servizio degli stessi politici israeliani. La stessa nascita di Hamas, e quindi del terrorismo ad esso collegato, ha dei risvolti alquanto inquietanti, visto che i vertici di Israele appoggiarono e finanziarono questo movimento religioso per contrapporlo all'OLP laico di Arafat. Insomma, ci sono troppi elementi che legittimano a pensare che i vertici di Israele sia pesantemente colluso con gli stessi estremisti islamici, al pari della NATO e delle lobby economiche e diplomatiche che storicamente controllano la direzione della politica estera americana. E sia chiaro, gli stessi cittadini israeliani sono vittime di ciò. Si parla tanto dell'Iran, ma come mai che non ci si ricorda che appena 15 anni fa, nel 1994, Madeleine Albright, Anthony Lake, Warren Zimmermann, Peter Galbraith, Charles Redman e Richard Holbrooke, diplomatici americani dell'amministrazione Clinton legati a doppio filo ai vertici di Israele, scesero addirittura a patti con il regime di Teheran per fornire al fondamentalista islamico bosniaco Alija Izetbegovic quantità abnormi di armi iraniane e hezbollah libanesi da impiegare contro i serbi? Come mai che non ci si ricorda che nel 1995 il Dipartimento di Stato americano guidato da Madeleine Albright stanziò 13 milioni di dollari per il Tribunale dell'Aja che, al giorno d'oggi, ha condannato solo esponenti del regime serbo e scarcerato o assolto tutti i criminali di guerra musulmani (bosniaci e albanesi), Naser Oric e Ramush Haradinaj in primis? Non sarà che i terroristi islamici e i fondamentalisti iraniani sono terroristi e fondamentalisti solo quando fa comodo? Saluti.
Claudio
18/04/09 15:12
diffamazione delle religioni
loki: se c'è qualcuno da paragonare ai talebani, sono coloro che sostengono (in nome di un fantomatico "antirazzismo") risoluzioni contro la diffamazione delle religioni, che inevitabilmente limiterebbero la libertà d'espressione, di critica e di satira verso le religioni e ci riporterebbero diritti in un nuovo medioevo. Grazie ai paesi islamici ed africani risoluzioni simili sono già state approvate dall'ONU: http://www.uaar.it/news/2008/12/21/ancora-voto-onu-contro-diffamazione-della-religione/ D'accordissimo poi con l'autore dell'articolo nel criticare le affirmative action, queste cosidette discriminazioni "positive"...
Claudio
18/04/09 15:14
Per il lettore anonimo
Io direi che paragonare lo stato di Israele alla Germania nazista non denoti affatto antisemitismo, ma più che altro ignoranza di ciò che è stato il Terzo Reich.
Daniele
19/04/09 13:11
credo che non ci sia niente
credo che non ci sia niente di sbagliato nel definire lo stato israeliano razzista. sionismo fa rima con nazismo, le immagini di gaza di gennaio sono identiche alle immagini della seconda guerra mondiale. solo che israle non può essere attaccata...altrimenti chiude i rubinetti e per siti come il vostro CIAO CIAO! basta vedere i banner che vi pagano: banche e compagnie assicurative. ma dai...
loud77
19/04/09 16:01
L'antisemitismo si è
L'antisemitismo si è fondato su fatti innegabili:la persecuzione degli ebrei in quanto "diversi".Questo schema mentale viene adottato sistematicam.dal governo israeliano,responsabile di ignobili e vergognose violazioni dei più elementari diritti umani. I palestinesi non hanno gli stessi diritti degli israeliani.Dai terroristi ci si aspetta il peggio, da un paese che dice di esser l'unica democrazia in M.O.ci si aspetterebbe ben altro. Invece non c'è differenza tra l'atteggiam.di Hamas e quello di Israele, solo la differenza di forze in campo.Dite che Hamas nega il diritto all'esistenza di Israele?Ma Israele esiste, la Palestina no...chi nega dunque il diritto all'esistenza altrui?
Anonimo
22/04/09 18:03
islam
Non avrei minimamente paura dell´islamizzazione del mondo, sono troppo arretrati e disastrati per rappresentare un pericolo. Sono sparsi in tutto il mondo anche civile, ma ci sono venuti a chiedere l´elemosina e sono emarginati in ogni societa´ che si rispetti. Tuttalpiu´, invece che di paura (fobia) parlerei di schifo, perche´ e´ questo che fanno. Basta vedere le condizioni dei loro fratelli cosidetti palestinesi, li lasciano da 60 anni nei campi a vivere della carita´internazionale, nessuno al mondo ha mai trattato cosi´la propria gente, L´Italia ha avuto nel 1945 350.000 profughi dalla Dalmazia, la Germania 10 milioni di profughi dalla Slesia dalla Prussia, ma non li hanno lasciati alle frontiere per fare attentati ai civili slavi, non siamo mica animali.
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