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Sabato 20 Marzo 2010
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La psicologa

Giovani nottambuli crescono. Demotivati, sregolati e ciondolanti

6 Gennaio 2010

Se ci si occupa di giovani e bambini, si rischia di essere ripetitivi nel commentare il ruolo che dovrebbero avere i genitori. Infatti potremo dire: siamo alle solite! Nel caso specifico, l’abitudine ad essere nottambuli in modo allarmante da parte dei ragazzi, senza significativi interventi degli adulti.

Si chiamano in causa scienziati, si fanno ricerche, si dividono gli opinionisti, che arrivano a sostenere le tesi più bizzarre, ad esempio: alzarsi presto uguale praticoni, un po’ banali e di destra!! Si chiama la politica in causa anche per il sonno dei ragazzi. Chi invece tira tardi, è un intellettuale, che nel buio crea pensieri che non sarebbero altrettanto significativi se prodotti alla luce del sole, ed è di sinistra. Se devo rispondere in modo scherzoso all’opinionista di turno, che fa l’articolo di colore, senza competenze specifiche, riguardo al sonno e ai ragazzi, mi verrebbe da suggerire che la romantica idea per la quale per essere creativi ci vuole il disordine, l’assenza di regole e il buio misterioso della notte “da poeta maledetto” è tramontata da un bel po’. E’ ormai risaputo che la creatività ha invece bisogno di molto rigore ed esercizio, elementi indispensabili che permettono all’idea, all’immagine, che si presentano in modo improvviso e prepotente di divenire percorso, che infine dà alla luce l’ opera.

E’ chiaro che i percorsi creativi sono personali e legati a ritmi e differenze individuali, che di conseguenza si declinano per ognuno in un modo specifico che va rispettato. Ma se parliamo di adolescenti e preadolescenti e non di adulti, il discorso cambia. Infatti l’adulto ha una libertà di organizzazione legata al suo percorso di vita, alle scelte fatte che gli può far decidere se stare sveglio o dormire. Ma per i ragazzi che la mattina vanno a scuola, o all’università, e già qui il discorso potrebbe essere un po’ diverso, le cose cambiano sostanzialmente.

Come può un ragazzo/a andare a dormire molto tardi e cioè oltre le undici se il giorno dopo deve stare in classe alle otto? Come si può credere che questi ragazzi possono capire le lezioni, ed avere la giusta concentrazione per fare i compiti se non hanno rispettato le nove, otto ore di sonno indispensabili per vivere bene come ormai da tempo tutti sanno? So che molti giovani e adulti diranno che è sempre accaduto e che si può non rispettare questo numero di ore. Sappiamo che, anche se per alcuni può essere più facile riuscire a stare svegli in classe senza aver dormito abbastanza, con risultati discreti, per altri invece è davvero impossibile. Ma sia gli uni che gli altri pagano un prezzo che a volte non è immediato, ma che sicuramente presenta il conto alla distanza per tutti. Molti ragazzi, che non dormono abbastanza, non riescono ad avere un rendimento adeguato nello studio rischiando di compromettere il loro percorso scolastico. Ma rischiano anche di compromettere il loro umore e di conseguenza tutte le aree della loro vita ne risentono: dai rapporti con gli altri alle performance fisiche.

E’ risaputo inoltre che saltare alcuni momenti precisi del sonno provoca danni alla salute che si ripercuotono sulla concentrazione e la capacità di apprendere. Studi molto più recenti hanno dimostrato che l’abitudine acquisita sin da giovani ad andare a dormire tardi provoca disturbi che possono predisporre alla depressione, dato sempre più in crescita fra i ragazzi ma ignorato, sembrerebbe, dai grandi.

Non legherei l’ andare a dormire tardi dei ragazzi di oggi con la ricerca di un tempo prezioso e speciale, quello notturno, per realizzare lavori o pensieri particolari. Lo legherei invece, per rifarmi alla frase iniziale,  alla responsabilità di un sistema educativo, di cui ho parlato spesso nei miei articoli. Le abitudini dei nostri ragazzi si creano in casa. Sin da piccoli, dovremo dare un esempio e delle regole che si consolidano nel tempo e che se rispecchiano buon senso e tutelano l’individualità dei ragazzi vengono accettate da loro, senza grandi traumi. Se i nostri figli riconoscono la funzionalità delle regole, poiché scoprono il benessere ad esse legato le accettano e le fanno proprie.

Allora come è possibile che già all’età delle medie se non prima i ragazzi gestiscono il loro sonno decidendo l’orario? Sicuramente convinti di fare il bene dei propri figli i genitori, che magari hanno lavorato tutto il giorno, vogliono “godersi” i figli e quindi li fanno cenare con loro e guardare la televisione. Gli fanno tirare tardi rassicurandosi con l’idea che è meglio incontrarsi, piuttosto che rispettare gli orari da bambino; anche perché finché si va all’asilo si pensa erroneamente che i bambini non abbiano particolari fatiche da compiere. Inizia così un cammino che stabilisce dei ritmi e delle abitudini, consolidate poi alle elementari. Si fa tardi perché si cena dopo a causa dei compiti che si dilatano perché magari fatti guardando un po’ di tv o chattando con gli amichetti. Si sposta così l’ora dell'andare a dormire. Intanto i ragazzi crescono e vengono accontentati con televisore in camera e poi computer e allora è sempre più difficile gestire i loro orari. Molti ragazzi già alle medie non cenano con i genitori, magari vanno a dormire da amici, o si cena a casa in fretta e  poi in camera a chattare.

Quando ormai si è alle scuole superiori il ritmo è preso, i ritardi si sommano. Si fa sempre più complicato imporsi ai ragazzi se si è lasciato correre prima. Si arriva a fare notte il sabato, poi il venerdì e si arriva serenamente all’università, dove è dato per acquisito che si va a dormire molto tardi. Per alcuni, già molto prima dell’università si considera assurdo uscire prima di una certa ora: non si va in discoteca prima delle undici o mezzanotte. Così eccoci arrivati in modo banale a vivere di notte. Ormai a quella età è troppo tardi per imporsi e anche se ci si prova la risposta dei figli è ” tutti fanno così”. Il genitore tace, e fa propria questa risposta che diviene sempre più spesso la risposta- giustificazione al non intervento, mascherato per scelta obbligata. Sembrerebbe esserci un “esterno” che educa i ragazzi, un passaparola che sostituisce l’educazione del genitore verso il figlio. Accade così che spesso solo per conformismo ed egoismo mascherato da buonismo questa società diviene sciatta e cieca nei confronti dei propri figli. Crea ragazzi problematici di cui poi in modo diverso dovrà farsi carico, curandoli. E allora perché non si può fare qualcosa prima?

Perché aspettare di vedere ragazzi depressi, demotivati, che si svegliano tardi, che vivono di notte, che ciondolano come dei pensionati tristi allungando gli anni all’università? Perché non si cerca di essere un po’ più coraggiosi nel dire dei bei no? Un po’ meno egoisti, quando non si rispetta il loro tempo di bambini e ragazzi che deve essere diverso da quello degli adulti? Perché non si ha quella generosità, di godere di loro, ma nel loro tempo, con i loro giochi; dove il grande fa per il piccolo e lo mette a dormire e non viceversa. Oggi sono i ragazzi che lasciano gli adulti a dormire e loro sono fuori a non vivere, con l’idea che se non fanno così perdono qualcosa. Allora se sono così adulti per affrontare la notte con le sue insidie, possono essere adulti anche per lavorare e vivere soli. Non essere grandi e piccoli a comando. Grandi per non dormire ma piccoli sulle responsabilità. Allora siamo alle solite, se non ci riprendiamo il ruolo di educatori, continueremo a raccontarci tutti i guai che combinano i ragazzi ma senza preoccuparcene ed occuparcene davvero.

 

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Commenti
carlo cetteo cipriani
08/01/10 12:44
ha ragione.
Un mio amico, cui ho trasmesso l'articolo, mi dice: ---------------- Caro Carlo Cetteo e cari Tutti, purtroppo il tema che tocchi è scottante perchè investe un modus agendi ed una mentalità assai diffuse, che possiamo senza meno inquadrare nel vuoto assoluto chiamato modernità. Ho constatato personalmente che i giovani, lasciati crescere senza educazione (da e duco, cioè tiro fuori, sottinteso da me e rivolto a ciò che ho di meglio), senza punti di riferimento costituiti da genitori ed insegnanti degni di qesta definizione, seguono le mode imposte dai grandi manipolatori del pensiero globale e sono incapaci di uscire dal branco in cui si illudono di essere protetti. Il far tardi(ssimo) la sera è una mania che dà loro la sensazione di vivere (cosa?) più a lungo. Personalmente, ho notato che in un mio viaggio in Africa, fisicamente molto impegnativo per ragioni geografiche, climatiche, organizzative e logistiche, arrivavamo tutti a sera stanchi. La conclusione più logica sarebbe stata, dopo alcune chiacchiere amichevoli e rilassanti post conviviali, andare a dormire per essere in forma il giorno dopo. Non avendo nulla da fare, perchè quasi tutti i luoghi di sosta nonoffrivano alcunchè di attività notturna, badate bene che sto parlando di persone di 30-40 anni, diventavano matti irrequieti su come perdere comunque tempo, ed arrivare a fare il più tardi possibile. Per costoro, non ragazzini ma educati(?) nel perder tempo, era da pazzi andare a letto anche se l'indomani la sveglia impietosamente era anteriore al sorger del sole. Il risultato era che modestamente io, dall'alto dei miei 56 anni, fisicamente davo punti ad adulti moderni, spesso rimbambiti fino a mezzogiorno, arrivando prima di loro alla meta, in buone condizioni, anche di 30-40 minuti (costoro giungevano sempre a pezzi), in escursioni di 4-5 ore di cammino. Poichè non sono purtroppo certo di non essere supermen, ho l'impressione che certe abitudini a lungo andare incidano, oltre che sulla mente, anche fisicamente. L'assurdità è che nessuno affronti la questione e mi riferisco a clero, politici, uomini in vista di vario tipo dato che la classe docente, cui ho appartenuto, ha abdicato ormai da lungo tempo alla sua funzione. La televisione, che la sera dovrebbe intrattenere piacevolmente, inizia i suoi programmi dopo le 21, invitando in tal modo alla veglia e le trasmissioni che hanno un minimo di interesse culturale iniziano sempre dopo le 23, ritenendole per vecchi o per pochi, visto che la maggioranza è purtroppo costituita da amalgamati ed ignoranti. Scusate lo sfogo Antonio
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