Venerdì 10 Febbraio 2012
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Vertice in Procura sugli scontri

Gli abitanti di Rosarno in corteo: "La nostra città non è xenofoba"

11 Gennaio 2010
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Si terrà nel pomeriggio a Rosarno una manifestazione di protesta organizzata dai cittadini "contro l'immagine di città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da qualche esponente della politica e dell'associazionismo a livello regionale e nazionale". "Il corteo - si legge in una nota - si snoderà lungo le vie principali della città con un solo striscione che recita 'Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo' ".

I cittadini di Rosarno - prosegue la nota - condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei migranti stanziati presso l'Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da qualunque parte provenga. Con questa protesta pacifica e silenziosa intendiamo rifiutare l'infamante etichetta di 'città mafiosa, razzista e xenofoba' che è stata diffusa sui fatti di Rosarno". Nel corso della manifestazione, continuano gli organizzatori, "la Rosarno civile, pulita, accogliente e solidale scenderà in piazza per dire basta contro questo terrorismo mediatico che si alimenta di stereotipi e pregiudizi destituiti di qualsiasi fondamento reale. Dopo che i riflettori si saranno spenti sui fatti di Rosarno - conclude la nota - chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di farsi carico una volta per tutte della situazione di abbandono istituzionale, mancanza di sicurezza e prospettive di sviluppo vissuta dalla popolazione di questo territorio".

Per fare il punto della situazione è in programma a Palmi un vertice degli investigatori con il procuratore Giuseppe Creazzo. Per il momento indaga la procura ordinaria e solo lo sviluppo degli accertamenti dirà se dovrà scendere in campo la Direzione distrettuale antimafia. Sul tavolo del magistrato, inoltre, sono già arrivate le testimonianze degli immigrati che sono stati feriti a colpi di fucile o a sprangate: indicazioni vaghe che a poco o nulla possono servire per aiutare per arrivare all'identificazione dei responsabili degli assalti ai "neri".

"Pensare di avere risolto quella situazione con il manganello significa non aver capito la lezione di Rosarno". Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, intervistato dal Messaggero, spiega quale sia la lezione da trarre da quanto accaduto nella cittadina calabrese. La questione fondamentale diventa la lotta al lavoro nero. Alcuni imprenditori agricoli della zona, infatti, riferisce Maroni, dicono che "costa troppo mettere in regola gli immigrati" e dunque "la morale in quella zona è che siccome costa troppo assumono in nero. Non si può più tollerare questo" ribadisce il ministro. Lo strumento per combattere il fenomeno "esiste e si chiama 'voucher ', cioè 'buono lavoro', ideato per il pagamento del lavoro occasionale introdotto dalla Legge Biagi: ha un costo minimo che sopportano i datori di lavoro per mettere in regola queste persone". L'utilizzo del voucher, precisa il ministro "è già richiesto dalla legge" e annuncia "martedì al Senato lancerò un appello a tutte le componenti delle istituzioni a livello centrale e locale, affinché si abbandoni la polemica e si faccia uno sforzo comune". E riguardo alla possibile presenza della 'ndrangheta dietro i fatti di Rosarno, Maroni conclude: "Non escludo che ci sia la criminalità organizzata ma lasciamo il tempo ai magistrati di decifrare i fatti".

Alza i toni il coordinatore del Pdl Sandro Bondi in un'intervista al Giornale: "Dietro ai fatti di Rosarno c'è tutto il fallimento del centrosinistra al Sud". Si è trattato di un "fallimento tanto più significativo in quanto proprio la questione del Mezzogiorno è stata, per lungo tempo, la questione privilegiata della sinistra italiana". "Bassolino in particolare - prosegue Bondi - aveva suscitato, all'inizio del suo mandato, molte speranze. Per questo il suo fallimento è stato l'emblema della sconfitta della sinistra". Il coordinatore del Pdl afferma che "i problemi sono così gravi che occorrerebbe rivolgere un appello a tutte le forze sane esistenti per un piano di emergenza e di rinascita del Sud".

Intanto sono iniziate domenica all'alba, su disposizione della prefettura di Reggio Calabria, le demolizioni degli accampamenti occupati fino a due giorni fa dagli immigrati protagonisti della rivolta di giovedì sera. Le ruspe dei Vigili del fuoco sono in azione nella ex Rognetta, già deposito alimentare alla periferia di Rosarno: vengono abbattute le strutture realizzate dagli immigrati all'esterno della fabbrica e nelle prossime ore verrà demolito anche il capannone principale dove gli stranieri hanno realizzato decine di baracche con cartone, plastica e lamiera. Dentro la struttura gli immigrati, partiti in tutta fretta, hanno lasciato tutto quel poco che avevano: biciclette con cui raggiungevano i campi per raccogliere arance e mandarini, vestiti, pentole e utensili da cucina, bombole del gas. Nelle baracche ci sono ancora letti, coperte, resti di cibo, scarpe e in qualche caso anche valige che gli immigrati non hanno fatto in tempo a prendere.

La manifestazione pacifica in programma per oggi pomeriggio giunge a 24 ore dal monito lanciato da Papa Benedetto XVI durante l’Angelus in seguito agli episodi di violenza e caos che hanno interessato Rosarno negli ultimi tre giorni. "L'immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da rispettare".

 

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