Il calendario è fitto di appuntamenti, l’officina politica per creare il profilo del nuovo partito unico di centrodestra è lavoro. Non si è fermata nemmeno nei mesi estivi. La pausa d’agosto ha sospeso i lavori parlamentari, non quelli per la definitiva strutturazione del Popolo della Libertà. Ne parliamo con Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato.
Gasparri l'estate ha portato consiglio sul futuro del partito unico?
Ha reso ancora più solida la convinzione che i due partiti abbiamo fatto bene a presentarsi agli italiani uniti nel Popolo della Libertà. In tutti gli incontri estivi uno dei punti su cui si dibatteva era proprio quello del partito unico. Gli appuntamenti prossimi scandiranno le tappe necessarie per arrivare a costruire in maniera definitiva la nuova formazione, c’è la prima festa del Pdl a Milano dal 26 settembre al 4 ottobre, ci sono incontri e dibattiti in tutte le Regioni, insomma c'è da costituire il partito unico del centro destra. Quel popolo della Libertà, già metabolizzato dagli elettori da tanto tempo e che ora spetta agli uomini di An e Forza Italia portare a compimento.
Vanno di moda le definizioni, partito leggero, partito di tessere, partito liquido. Cosa ci troveremo di fronte?
Il Popolo della Libertà dovrà essere un partito aperto, ma con gli iscritti. Dovremo tutti cercare di fondere la tradizione che abbiamo alle spalle con le innovazioni necessarie a mettere un partito al passo con i tempi. Sarebbe anacronistico pensare ad un partito di sole tessere, come sarebbe sbagliato costituirne uno troppo leggero. Il comitato costituente coordinato da La Russa e Verdini sta lavorando proprio in questa direzione.
Si aprirà una discussione anche sulla leadership, ci saranno le primarie, ci sarà un segretario?
Non penso proprio. Il leader è e resta Silvio Berlusconi. Così vogliono gli elettori e tutti gli eletti. E non necessariamente serve un segretario.
In questi primi mesi di lavoro in Parlamento lei ha avuto a che fare con la prima vera fusione An-Fi: il gruppo degli eletti. Come sono andate le cose?
L'idea è stata assimilata in maniera forte e chiara. Ho visto una forte coesione sia alla Camera che al Senato a riprova di come il processo sia ampiamente stato metabolizzato da tutti. Non mi stancherò mai di ripetere che i primi a volere e spingere per il partito unico sono stati proprio gli elettori. Semmai i problemi arriveranno da altre parti.
Da dove?
C'è da mettere d'accordo otto mila gruppi comunali, oltre cento provinciali e i gruppi regionali. Non è una cosa facile e richiederà tempo e lavoro.
Spaventati?
Spaventati no.
Sarete allora preoccupati…
Neppure.
Affronterete orde di coordinatori comunali, provinciali, capigruppo dei più piccoli comuni, oltre alle invidie e gelosie di turno, a cuor leggero?
Sappiamo che a livello territoriale sarà molto più complicato, sono casi che vanno presi uno per uno, io amo definirla una prevedibile fatica che affronteremo molto volentieri e con senso di responsabilità.
La Santanchè fa sapere di volere entrare nella Pdl, le porte sono aperte?
Dobbiamo riformare un paese, affrontare una crisi economica, garantire sicurezza nelle città. I gossip della politica se non le dispiace li lascio a Novella 2000.



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