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L'altra faccia della globalizzazione

Gli immigrati lavorano, consumano e incidono sulla nostra economia

27 Aprile 2009

 

L’immigrazione non è soltanto un processo di dimensione epocale derivante dal divario demografico che contraddistingue i due emisferi del pianeta. Ma è anche un’importante risorsa. Quanto al primo aspetto ci limitiamo a citare un saggio di prossima pubblicazione da parte dell’Istituto Bruno Leoni, nel quale viene ipotizzato uno scenario – da oggi al 2030 – ad immigrazione uguale a zero.

Nella Ue-15 la popolazione complessiva diminuirebbe di 27 milioni, quella in età lavorativa di 20 milioni, gli ultrasessantacinquenni sul complesso della popolazione salirebbe al 26,5%, sulla popolazione compresa tra 20 e 64 anni, al 44%. L’immigrazione, invece, rimanda nel tempo il declino della popolazione e rallenta il fenomeno dell’invecchiamento. L’immigrazione è l’altra faccia della globalizzazione. Si tratta di un fenomeno inarrestabile – anche se deve essere regolato – soprattutto quando la parte del mondo che invecchia è in grado di offrire lavoro e migliori condizioni di vita a milioni di persone, giovani, che a casa loro non hanno prospettive.

A rappresentare il ruolo e l’incidenza dell’immigrazione sullo sviluppo economico del Paese provvede, invece, un recente articolo di Andrea Stuppini, pubblicato su La Voce-Info, che invita a non sottovalutare gli aspetti di carattere economico e finanziario. L’apporto lavorativo degli immigrati stranieri in Italia nell’anno 2006 è stato di oltre 122 miliardi di euro, pari al 9,2 per cento del Pil nazionale. Un contributo di rilievo, quindi, concentrato prevalentemente nei servizi alla persona e nell’industria, in particolare nel settore delle costruzioni. Notevole anche la presenza nel settore agricolo e in quello turistico.

I CONRIBUTI PREVIDENZIALI. Partendo dai dati Inps, è possibile calcolare il gettito contributivo ed ottenere una stima realistica del gettito fiscale. 

Nel 2007 i lavoratori stranieri iscritti all’Inps risultavano 2.173.545, dei quali 1.788.561 dipendenti, 270.964 autonomi e 114.020 parasubordinati, pari al 7 per cento delle forze di lavoro complessive.
Prendendo in considerazione i contributi versati a carico del lavoratore e quelli a carico dell’impresa l’ammontare economico contributivo generato dal lavoro degli immigrati risulta di 6,4 miliardi euro tra i lavoratori dipendenti (2 miliardi di euro a carico del lavoratore, a 4,4 miliardi a carico dei datori), 317 milioni di euro per gli autonomi e 242 milioni per i parasubordinati per un totale di quasi 7 miliardi di euro, dei quali oltre 2,5 miliardi provenienti direttamente dai lavoratori.

Questa cifra rappresenta circa il 4 per cento di tutti i contributi previdenziali versati in Italia nel 2007.

IL GETTITO FISCALE. L’Inps ha reso noto i redditi da lavoro 2006 dei lavoratori stranieri, qui adeguati al tasso di inflazione 2007: risultano in media di 11.922 euro pro-capite, inferiori di circa il 40 per cento al reddito medio dei lavoratori italiani, soprattutto a causa dell'alto numero dei contratti temporanei e a tempo parziale in settori come quello agricolo e del lavoro di cura.

Il gettito Irpef dei lavoratori stranieri ammonta a oltre 1 miliardo e 336 milioni di euro, cui vanno sommati circa 209 milioni di addizionali regionali e circa 60 milioni di addizionali comunali, applicando un’aliquota media del 6,9 per cento, che comprende le detrazioni da lavoro dipendente, per il livello di reddito indicato e tenendo conto che il 42,4 per cento dei lavoratori stranieri risulta privo di carichi familiari.

Per quanto riguarda il lavoro autonomo, si fa riferimento alla normativa che prevede l’applicazione del “regime sostitutivo per nuove iniziative”, con una tassazione dei redditi prodotti nella misura del 10 per cento a titolo di imposta sostitutiva, opzionabile per i primi tre anni di attività. Ipotizzando un reddito medio annuo di 15mila euro, il gettito a tale titolo somma a circa 204 milioni di euro.

Partendo dai dati relativi alle unità immobiliari acquistate dagli immigrati nel 2007 è possibile stimare i valori relativi a imposte ipotecarie, catastali e di registro per un valore totale di oltre 211 milioni di euro. Emerge in conclusione un gettito fiscale di oltre 3 miliardi e 106 milioni di euro. È un risultato tuttavia parziale perché non tiene conto di altre imposte come Ires, Irap, oli minerali e lotterie, per le quali il gettito riconducibile agli immigrati è sì più ridotto, secondo le stime, ma non inesistente.

 

Commenti
Daniele
27/04/09 12:49
Immigrazione come risorsa: la solita solfa...
Sempre ad evidenziare solo gli aspetti positivi di queste immigrazioni di massa, nessuno che parli invece di quanto per esempio questi immigrati vadano a pesare sul nostro stato sociale, a Milano nell'ultimo bando oltre la metà delle case popolari sono state destinate ad immigrati, italiani che con le loro tasse hanno contribuito a rendere nel bene e nel male il nostro paese ciò che oggi è, si sono visti scavalcare da stranieri provenienti da ogni dove che prima del loro arrivo in Italia non hanno mai logicamente pagato tasse; di questo passo (tenendo presente gli incessanti afflussi) fra qualche anno le case popolari saranno destinate solo agli immigrati. Poi certo che gli immigrati sono anche una risorsa, specialmente per imprenditori ed industriali bisognosi di manodopera a basso costo, senza troppe pretese e mooolto flessibile. Il calo demografico è un problema serio che va contrastato con ogni mezzo, invece di limitarsi a considerare gli immigrati come la panacea di ogni male, gente che tra l'altro in futuro potrebbe creare problemi di convivenza etnico/religiosa.
Claudio
27/04/09 19:38
l'immigrazione non va valutata solo dal punto di vista economico
Beh è normale che un ultra-liberista pro-globalizzazione come Giuliano Cazzola cerchi di convincerci di come l'immigrazione di massa sia la panacea di ogni male, peccato però sia forviante analizzare questo fenomeno solo dal punto di vista economico, specialmente (come giustamente fa notare Daniele) se si evidenziano solo gli aspetti positivi, tralasciando invece quelli negativi (come l'impatto degli immigrati sul nostro Stato Sociale). Non sono certo per la chiusura totale delle frontiere, ma l'immigrazione va regolamentata e gestita con rigore (cosa che in Italia non si è mai riuscito a fare, purtroppo neppure con questo governo), non dobbiamo trascurare infatti i problemi di convivenza sociale che possono scaturire dal contatto di culture a volte tanto differenti, penso ad esempio agli immigrati islamici, provenienti tra l'altro da nazioni non secolarizzate dove non esiste neppure la separazione Stato/Religione; nel resto d'Europa si sono già verificati problemi di questo genere con le comunità musulmane, basti pensare al caso delle vignette danesi, o a ciò che sta succedendo in Gran Bretagna, dove nella speranza di tenere a bada le folle musulmane si tende ad accogliere ogni richiesta proveniente dalle loro associazioni. Insomma, io spero sia la politica a dominare l'economia, non viceversa, ma so già che la mia è una speranza vana, ci sono troppi interessi in gioco, saremo sommersi da immigrati perchè fanno comodo a tutti, alla sinistra ma anche ad imprenditori ed industriali vicini a certa "destra", e quando ci si renderà conto dei problemi che inevitabilmente nasceranno sarà ormai troppo tardi...
28/04/09 09:10
Immigrazione e sue ricadute
Concordo col primo commento. Le ricadute dell'immigrazionismo voluto dalla Ue non si calcolano solo in termini di PIL, ma di qualità della vita, e di conseguenze sociali. Giuliano Cazzola e anche la redazione dell'Occidentale si guardino il filmatino messo sul web da Marco Trevisan di Padova. http://video.google.it/videosearch?q=marco+trevisan+di+Padova&hl=it&emb=0&aq=f# e si accorgeranno se è ancora il caso di definirsi "occidentali". Inoltre se dovesse andare in porto il discorso di Fini, rischiamo anche di trovarceli candidati alle elezioni e di perdere così, quel minimo di sovranità rimasta. Aggiungo anche che se la salute è un diritto per tutti, non possiamo fare i buoni samaritani universali e che chi ha pagato nel tempo i contributi sanitari da generazioni (gli Italiani autoctoni) non può venire surclassato da chi è clandestino. A rischio di non ricevere poi i ritorni sanitari di quanto ha versato nel tempo con immenso sacrificio.
romain
28/04/09 15:32
se l'immigrazione è sempre
se l'immigrazione è sempre una risorsa, un fatto positivo, allora, se si è coerenti, aumentiamola senza limiti. Di Giuliano Cazzola ho letto articoli più obiettivi e più completi.
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