Martedì 22 Maggio 2012
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I 50 anni di un continente unito ma non coeso

22 Marzo 2007
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Questa settimana si celebrano in varie capitali d'Europa i 50 anni dalla firma dei trattati che nel 1957 istituirono la Comunità economica europea e la Comunità europea per l'energia atomica. I Trattati, firmati a Roma, furono un esperimento politico-costituzionale fino ad allora mai tentato nella storia degli Stati-nazione, se non attraverso il ricorso alla violenza bellica: unificare un continente. Se la spinta propulsiva dei "padri fondatori" di quell'idea - da Monnet a Schuman a Adenauer a De Gasperi - era la pacificazione tra Stati che avevano generato due guerre mondiali in meno di trent'anni, l'ideale di un continente unito poté sopravvivere negli anni a seguire soprattutto grazie ai benefici economici generati dall'integrazione dei mercati.

Non è un caso che il primo boom del dopoguerra nelle economie dei 6 paesi fondatori - Italia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi – si produsse proprio nel primo decennio di vita della Comunità economica europea, quando furono applicate le misure intraprese per abbattere le barriere tariffarie tra quei paesi.

Il processo di integrazione da allora è continuato con accelerazioni e rallentamenti, secondo uno schema noto al mondo anglosassone come l'alternanza tra "deepening" e "widening", cioè tra momenti di approfondimento della coesione istituzionale ed economica tra gli aderenti e momenti di adesione di nuovi Paesi. In effetti una volta raggiunto l'obiettivo della costruzione dell'unione doganale, nel 1969, la Comunità si preparò al primo allargamento, a Danimarca, Regno Unito e Irlanda.

Questo schema è continuato fino ai giorni nostri, anche se l’odierna fase dell'allargamento sembra prolungarsi oltre la durata media del passato. Dal 1995, quando cominciarono i negoziati con il primo gruppo di Paesi dell'Europa orientale candidati all'adesione, l'Unione europea ha raggiunto quota 25 Stati membri nel 2004, 27 nel 2007 e si prepara nei prossimi anni ad assorbire l'ingresso di Turchia, Croazia e Macedonia. Anche se l'esito dei nuovi negoziati di adesione non è scontato, non si può non rilevare come la riflessione sulle modalità di approfondimento dell'integrazione sia nel frattempo paralizzata.

Uno dei nodi da sciogliere è quello del governo di un'Unione con più di 500 milioni di abitanti. Il sistema decisionale resta oggi sostanzialmente identico a quello concordato a Maastricht quindici anni fa, nel 1992, tra gli allora 12 Paesi membri, permettendo a una minoranza di aderenti di costruire alleanze variabili per bloccare decisioni che interessano 27 paesi. Le conseguenze di un processo decisionale così instabile si osservano soprattutto nei rapporti politici ed economici internazionali.

Come osserva Pascal Lamy, direttore generale all'OMC, i rapporti globali del futuro avverranno tra "elefanti continentali", come gli Stati Uniti, la Cina, l'India. La limitata capacità dell'Unione europea di promuovere con una sola voce gli interessi dei suoi membri nel mondo resta un grande ostacolo al potenziale di influenza politica ed economica dell'Europa nel mondo. A questo proposito la Convenzione europea di Valéry Giscard D'Estaing era riuscita ad inserire nella Costituzione europea la figura di un Presidente unico per l'Unione europea, che avrebbe certamente accresciuto il peso dell'Europa nell'arena politica internazionale.

La mancata ratifica del Trattato per una Costituzione europea ha segnato un duro colpo per la coesione del continente. Dalla dichiarazione di domenica prossima del Premier tedesco Angela Merkel, i sostenitori di un'Europa più influente nel mondo si attendono l'avvio di una nuova fase del processo d'integrazione, che punti a dare a questo coacervo di 27 paesi un ruolo da interlocutore affidabile per i nostri partner nel mondo.

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