Venerdì 10 Febbraio 2012
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L'eredità di Bush/ 11

Se i neocon continuano a proteggere gli Usa lo dobbiamo a Bush

15 Ottobre 2009
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Keep America Safe, ovvero “Mantenere Sicura l'America”. Da qualche giorno, non si tratta solo di un semplice slogan, spesso utilizzato dai leader politici di entrambi i maggiori partiti Usa per dimostrare le proprie credenziali in materia di sicurezza. Da qualche giorno, “Keep America Safe” è anche il nome di un nuovo gruppo, nato con l'obiettivo di “fornire informazioni agli Americani preoccupati dalle più importanti questioni di sicurezza nazionale” (come si evince dal sito ufficiale), il quale causerà senza ombra di dubbio più di un mal di testa al presidente americano Barack Obama, nel prossimo futuro.

Anzi, ciò è già successo negli ultimi giorni, con la diffusione su scala nazionale di uno spot televisivo in cui si punta il dito contro la politica estera dell'attuale inquilino della Casa Bianca, accusato di non affiancare azioni adeguate – o almeno, in alcuni casi, corrispondenti – alla sua più dura retorica. Un breve video, dal titolo “Retorica contro Realtà”, nel quale finiscono nel mirino le scelte relative allo smantellamento del progetto di difesa missilistica nell'Est europeo (introdotte da un filmato in cui Obama invece dichiarava che “finché la minaccia iraniana persisterà”, gli Usa “andranno avanti” con il piano), all'apertura di un'inchiesta nei confronti della CIA (decisione contestata da sette degli ex capi dell'agenzia) e, dulcis in fundo, sull'attuale indecisione in Afghanistan.

Dietro al nuovo movimento, la figlia più anziana dell'ex vicepresidente Dick Cheney, Elizabeth, meglio nota come “Liz”, figura emergente nello scenario politico americano, nonché, come già dichiarato da alcuni, grande speranza del fronte neoconservatore. Scopo del gruppo, oltre al sopraccitato intento di mantenere informati i cittadini che hanno a cuore la sicurezza del proprio Paese, esercitare una attenta e persistente opposizione nei confronti della politica estera del presidente Obama, da essi definita “radicale”. “Sia che siate Repubblicani o Democratici, voi volete che la nostra nazione sia forte”, si rivolge Liz Cheney agli americani, “e molti dei passi che sta facendo questo presidente stanno rendendo la nostra nazione più debole”.

Particolare attenzione sarà posta sulle scelte prese dall'amministrazione in direzione diversa, se non addirittura opposta, rispetto a quelle del precedente comandante in capo George W. Bush. “Abbiamo osservato con preoccupazione e sgomento”, scrivono i fondatori del gruppo sul suo sito web, “come l'amministrazione Obama abbia tagliato le spese della difesa, vacillato sulla guerra in Afghanistan, e lanciato inchieste su Americani che prestano servizio nelle prime linee della guerra al terrorismo, mentre nel frattempo sono state estese le protezioni legali per terroristi che complottano per attaccare il nostro Paese: queste politiche, assieme all'abbandono da parte di Obama degli alleati dell'America e all'appeasement verso gli avversari, stanno indebolendo la nostra nazione”.

Dall'Iraq all'Afghanistan, dalle spese per la difesa alla strategia del dialogo con i nemici dell'America, dall'inchiesta sulle tecniche di interrogatorio della CIA alla (finora solo dichiarata) chiusura del carcere di Guantanamo, nessun tema di politica internazionale presente sulla scrivania dello Studio Ovale verrà trascurato da “Keep America Safe”. Un gruppo che, classificato come “501(c)4”, (ovvero organizzazione no profit con illimitata possibilità di fare pressioni politiche, nonché di partecipare a campagne elettorali), dà volto e peso istituzionale alla critica dell'operato della Casa Bianca in campo internazionale, sfruttando – come già avvenuto nelle svariate occasioni in cui è recentemente intervenuto lo stesso Dick Cheney - un vuoto politico creato dal Partito Repubblicano. Il quale, ancora alla ricerca di un leader, ma soprattutto ancora restio ad occuparsi di politica estera dopo le difficoltà della guerra irachena, ha preferito negli ultimi mesi concentrarsi prevalentemente sull'opposizione all'agenda amministrativa di Obama all'interno dei confini americani.

Al fianco di Liz Cheney, alla guida del progetto, Bill Kristol, direttore del settimanale neoconservatore Weekly Standard, e Debra Burlingame, sorella del pilota del volo 77 della American Airlines, il quale si schiantò sul Pentagono l'11 Settembre 2001. Nella struttura di “Keep America Safe”, spiccano altre figure chiave del panorama conservatore Usa, quali Michael Goldfarb, consulente del Senatore John McCain nella corsa alle presidenziali e ora blogger del Weekly Standard, Aaron Harrison, già capo della “war room” di McCain, e Justin Germany, autore del primo video di “Keep America Safe”, nonché del celeberrimo spot “The One”, trasmesso durante la campagna elettorale presidenziale, in cui Obama veniva dipinto come una figura messianica.

Un team di provata esperienza per un movimento che si propone di monitorare – con occhio critico – ogni mossa di Barack Obama sullo scacchiere internazionale, nonché al tempo stesso difendere strenuamente l'operato della precedente amministrazione. La quale, piaccia o meno, è riuscita nella non semplice impresa, dopo l'11 settembre, di evitare ulteriori attacchi agli Stati Uniti, rendendo il motto “Mantenere Sicura l'America” una priorità assoluta, molto più che un semplice slogan.

Commenti
mj23
15/10/09 11:14
ma per favore...
I neocon proteggono sè stessi, non l'America. E tantomeno l'Occidente. Per nulla l'Europa, anzi! Per l'Europa essi sono un vero anatema. La vogliono dividere, dilaniare, sottomettere. Vogliono buttarla all'arma bianca contro la Russia. Sono amici intimi degli estremisti islamici, li hanno finanziati ovunque nel mondo, li usano ovunque fa loro comodo. I neocon sono una tragedia per tutto il mondo, questa è l'amara realtà. Prima scomparirà questa pseudo-cultura autoreferenziale e volta solo ad autoarricchirsi alle spese dell'Occidente e del resto del mondo, e meglio sarà per tutti. Saluti.
Marco Andreacchio
15/10/09 18:44
Coraggio Civile.
La "disposizione" neo-conservatrice si e' imbattuta in spropositati ostacoli, riuscendo pero' a sbilanciare niente poco di meno che la boria internazionalista che s'erge a mo'di Zeitgeist tra le Nazioni della scena contemporanea. E' ludicro demonizzare i neo-conservatori--come fa de facto un precendente commentatore "innominato"--per essere demagoghi. La piu' spudorata demagogia e' quella Machiavellica internazionalistica che non riconosce un principio naturale di coesione politica e che dunque si appella alla convenzione (sentimento comune o popolare) come a fonte assoluta di giustizia e verita'. Che il Machiavellismo internazionalista non "funzioni" lo suggerisce, tra l'altro, l'effimero esito di ogni tentativo moderno finora avanzato di stabilire un'ordine giudiziario internazionale e quindi translinguistico. La "Comunita' Europea" e' segno inequivocabile che le alleanze tra popoli di solito sono falsamente od opportunisticamente stabilite su basi sentimentali ed economiche. L'unica alternativa in vista (ma qui bisognerebbe voltarsi verso il passato pre-moderno) e’ data da una comunanza religiosa che servisse da collante internazionale. Si pensi per esempio all'antica confederazione di citta'-nazioni Greche; oppure--e qui andrebbe riaperta una piaga da troppi forse ritenuta gia cicatrizzata--si pensi al Cristianesimo medievale ma anche Rinascimentale, dove si distinguono gli ordini nazionali da quello "eterno" religioso condiviso. Perche' per lungo corso di tempo con il Cristianesimo l'Europa si riconobbe unita' di nazioni tra le quali dominasse, non gia’ uno stato di natura brutale ex legis (vd. Hobbes), ma una "Grazia" divina (e divinata) rivelata attraverso la religione in vigore. Col venir meno dell'autorita' del Cristianesimo unificante, le nazioni moderne sono cadute nella ciecita' di Epicuro, per il quale il fondamento della cita civile appare irrazionale (il che vale a dire che l'unico ordine e' meramente convenzionale, e che dunque non vi e' ordine IN NATURA, donde l'unico ordine lo imporremmo noi sulle cose e sempre a placito). All'assenza dell'autorita' del Cristianesimo, meritano di essere rispettati i tentativi quali quello offerto dai neo-conservatori di riconoscere un fondamento naturale all'unita' di ogni Nazione, a cominciare dalla propria. Non vale qui stampare sui neo-conservatori l'ombra del cinismo che riduce ogni richiamo alla virtu' o forza civile a motivi grettamente economici-materiali. Non vale appellarsi (alla Machiavelli) a strumenti astratti dai fini. Occorre invece rivolgersi in primis ai fini da scoprirsi nell'esercizio stesso dei mezzi: fini PRESUPPOSTI dai mezzi, e dunque NATURALI. Dire che l'unita' nazionale sia fondata sulla Natura e' dire che il Diritto, prima ancora d'essere aggiudicato da un popolo su altri popoli, e' "in natura". In somma, in mancanza dell'autorita' unificatrice del Cristianesimo, le Nazioni europee non sono condannate al cinismo acciecante, perche' rimane perennemente aperto per ogni Nazione a se' stante un sentiero di riscoperta della propria virtu'--e dunque del proprio coraggio civico--quale punto di riferimento fondamentale nel relazionarsi ad altre Nazioni. Che poi col venir meno della virtu' ci si renda soggetti alla virtu' altrui, questo lo dimostra gia' Roma Imperiale sopraffatta dai Barbari (perche’ allora i Romani stessi s'erano ridotti ad una barbarie peggiore di quella piu' schietta dei loro vicini). Ma si veda anche il caso delle Nazioni musulmane d’oggi, ed in particolare quello delle presunte "vittime" del Cesarismo Statunitense. Quelle, in verita', sono vittime della PROPRIA barbarie, non dell’intervento robusto di Nazioni piu' forti.
mj23
16/10/09 11:25
unità dei cristiani...
Sono sbalordito di come l'autore del commento precedente non riesca a vedere l'ovvio: egli afferma che la cultura cristiana potrebbe essere una base di partenza da cui partire per creare cooperazioni sensate. Ebbene, premettendo che io, pur non essendo religioso, ho un grandissimo rispetto per la figura di Gesù Cristo e per ciò che ha rappresentato dal punto di vista del messaggio politico, tutto ciò crolla se poi si guarda ai neocon americani come possibile "faro" a cui ispirarsi e da cui farsi guidare. Il motivo? E' molto semplice: i suddetti neocon, hanno fatto di tutto per dividerli i cristiani, altrochè! Croati contro serbi, polacchi contro russi, georgiani contro russi, addirittura ucraini contro russi! E quando entra in gioco l'Islam o Israele, ecco che non esitano a voltare le spalle ai cristiani, checchè ne dicano in televisione: guardare ad esempio l'ossessione di negare il genocidio subito dagli armeni per mano dei turchi, guardare l'appoggio dato ai terroristi islamici albanesi e bosniaci contro i serbi e persino contro i croati, guardare ai cristiani palestinesi e libanesi lasciati totalmente in balia dell'esercito israeliano. Tutto questo, e non solo, mostra chiaramente e senza dubbio quanto immensa sia l'ipocrisia di questa gente che si presenta come "paladina" della Cristianità ma che, nei fatti, si dimostra priva di qualunque scrupolo pur di raggiungere i propri scopi.
Marco Andreacchio
17/10/09 17:11
Fraintendimenti moralistici
La demonizzazione dei neo-conservatori si perpetua sulla base di una morale che li vorrebbe responsabili per brutalita' perpetuate da altri, per non parlare della corruzione dell'intero genere umano. Lo stesso accanito rancore con il quale il Nazista si rivolge all'Ebreo e' riservato al neo-conservatorismo dal Machiavellico Nietzscheiano. Ma l'Europeo che si lava le mani di fronte ai genocidi dell' ex-Yugoslavia per poi moraleggiare su d'una presunta perfidia Statunitense e' una maschera Felliniana. La questione reale e' quella di fondo: la disposizione neo-conservatrice s'erge contro la corrente universalistica di una morale fondata su principi Epicurei (via Machiavelli) secondo i quali, non gia' la Verita', ma la menzogna (egoismo, philautia, ecc.), sarebbe principio assoluto di identita' nazionale. L'accanimento contro i neo-conservatori andrebbe esaminato su basi che non siano meramente moraleggianti, ma teoretiche o razionali, ossia non dogmatiche, e quindi inerenti alla sostanza della posizione neo-conservatrice. Solo allora se ne potranno rilevare, con critica verace (ossia non cinica, opportunistica, e "decostruttivo-nichilistica"), gli elementi portanti, distinguendoli degli spettri che il moralista privato proietta a placito sul soggetto della sua critica dogmatica.
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