Venerdì 10 Febbraio 2012
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Nella rivendicazione video dei terroristi

I kamikaze hanno colpito la Cia perché temono i Droni di Obama

11 Gennaio 2010

Humam al Balawi, il presunto autore dell’attentato che il 30 dicembre 2009 ha provocato la morte di 7 agenti della CIA e di un agente dei servizi segreti giordani, aveva registrato un video-testamento, trasmesso nei giorni scorsi dalla tv araba Al Jazeera. Nel video l’ex medico giordano, affiancato dall’attuale leader dei talebani pakistani Hakimullah Mehsud,  motiva il suo gesto come un desiderio di vendetta per l’uccisione del capo dei talebani in Pakistan, Baitullah Mehsud, avvenuta durante un raid aereo ad opera di droni americani. “Noi non dimenticheremo mai il sangue versato dal nostro emiro Baitullah Mehsud. Allah abbia misericordia di lui”, ha affermato Balawi. Sempre nel video Balawi minaccia altri attacchi contro bersagli americani: “Questo attacco jihadista sarà il primo di una serie di operazioni di ritorsione contro gli americani ed i loro operatori di droni […] In quanto mujaheddin noi non dimentichiamo i nostri martiri, noi non dimentichiamo i nostri prigionieri ”.

Le speculazioni che volevano Balawi lavorare dapprima per i servizi americani e giordani ed aver sposato in seguito la causa dei terroristi vengono smentite dalla testimonianza della moglie del medico nonché dalle parole pronunciate dallo stesso Balawi: “I servizi segreti statunitensi e giordani mi avevano offerto milioni di dollari per lavorare come spia e riferire informazioni sui mujaheddin, ma io mi sono rivolto ai mujaheddin ed ho riferito loro tutto.  Assieme abbiamo organizzato questo attacco per far comprendere agli americani che la nostra fede in Allah, la nostra religione, non è in vendita”. Balawi era stato portato nella base CIA di Khost, nell’Afghanistan orientale, il 30 dicembre, giorno dell’attentato. Gli operativi CIA, così come i colleghi giordani, ritenevano che Balawi potesse fornirgli informazioni utili alla cattura di elementi di alto profilo di Al Qaeda, tra i quali il numero due dell’organizzazione, Ayman al Zawahiri.

Per la CIA l’attentato è stato un colpo durissimo. Anzitutto si tratta del peggior attentato contro l’agenzia di Langley dall’attacco dinamitardo all’Ambasciata americana di Beirut del 1983. L’azione di Balawi ha scatenato una ondata di panico nei servizi segreti americani. Se al Balawi lavorava davvero per la CIA, allora ha avuto modo di entrare in contatto con una moltitudine di agenti e di informazioni riservate. In secondo luogo, alcune delle vittime dell’attacco sono figure definite per il momento “insostituibili” dagli esperti dell’antiterrorismo: parliamo di agenti che erano capaci di muoversi in territorio afghano e in grado di parlare le lingue locali, il pashtun e il dari. Il video, infine, certifica un successo oggettivo dei terroristi ed un fallimento per la CIA, un’agenzia che nel corso degli ultimi anni ha subito forti critiche in merito alle sue reali capacità informative, organizzative e operative.

Langley ha incassato il colpo annunciando che l’attacco non fermerà la sua strategia anti-terrorismo, anzi, fonti dell’intelligence osservano come l’attacco stesso, eseguito in risposta agli attacchi dei droni, dimostrerebbe l’efficacia dell’impianto strategico statunitense adottato lungo la frontiera afghano-pakistana, potenzialmente replicabile nell’altro fronte caldo del terrorismo jihadista: lo Yemen.
 

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