Martedì 9 Febbraio 2010
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
La liberazione di Megrahi

Il "caso Lockerbie", la scaltrezza di Gheddafi e l’impotenza dell’Europa

24 Agosto 2009

E’ piuttosto sconfortante il balletto di rettifiche, smentite e conferme delle cancellerie europee dopo la liberazione di Megrahi – il 57enne ex agente segreto libico accusato di aver orchestrato la strage del volo Pan Am 103, a Lockerbie, in Scozia, il 21 dicembre del 1988 (270 morti, di cui 189 americani). Sono anni che il Colonnello gira in tour per l’Europa accolto trionfalmente dai nostri governanti, proprio come ha fatto suo figlio Saif al-Islam riabbracciando Megrahi all’arrivo a Tripoli, quindi perché stupirsi tanto?

Se le autorità scozzesi fanno sapere che la decisione di liberare il terrorista, malato terminale per un cancro alla prostata, nasce dalla “compassione che è parte del sistema giudiziario scozzese, a differenza di quello americano” (il capo dell’FBI aveva pesantemente criticato la decisione di Edimburgo), il governo inglese precisa che la consegna di Megrahi non è stata concordata con Gheddafi in cambio di qualche accordo economico sottobanco - come propagandato da Tripoli in queste ore.

Eppure sia Brown che il suo predecessore Blair, in passato, sono intervenuti nei negoziati con la Libia per il trasferimento del prigioniero. Il cancelliere Brown, che ha incontrato Gheddafi il mese scorso in Italia, ha ripetuto spesso che ci sono redditizie opportunità di business fra Libia e Gran Bretagna. Fu proprio Blair a coordinare gli sforzi delle potenze occidentali per riesumare la Libia dalla condizione di “stato paria” in cui era piombata tra gli anni Ottanta e Novanta.

Quest’anno anche il governo italiano ci ha messo del suo, con l’indimenticabile visita di Gheddafi a Roma, e la conferma – arrivata ieri – che il premier Berlusconi volerà in Libia il prossimo agosto per cementare il trattato di amicizia tra Roma e Tripoli. Anche noi, come gli inglesi, abbiamo parecchi affari in ballo con la Libia, da ultimo quello chiuso da Finmeccanica. Due anni fa, in Francia, il ministro degli esteri Kouchner si rifiutò di pranzare con il Colonnello ma ciò non toglie che il governo Sarkozy sottoscrisse accordi economici per 15 miliardi di dollari con i libici.

La fine dell’isolamento di Tripoli da parte dell’Europa risale al 1995, quando i ministri degli esteri europei lanciarono la “Partnership Euro-Mediterranea” a Barcellona, invitando alcuni osservatori libici al summit per intraprendere un dialogo sulla sull’apertura dei mercati, lo sviluppo dei diritti umani, il contenimento della immigrazione clandestina, nella convinzione che il regime avesse rinunciato al terrorismo.

Nel 2004, durante il suo primo viaggio ufficiale in Europa, seduto accanto a Romano Prodi, il Colonnello commentò: “Speriamo di non dover essere più obbligati a ricorrere alla forza come in passato”, mostrando chiaramente che il “cambiamento” della Libia incoraggiato dalle diplomazie europee era illusorio e che il terrorismo restava una delle opzioni disponibili in mano al Rais per imporre in modo minaccioso le sue “ragioni”.

La Libia ha una lunga e ben documentata storia di sostegno al terrorismo. Tra gli anni Settanta e gli Ottanta, Tripoli passò grandi quantità di armi ed esplosivi all’IRA, il gruppo terrorista irlandese. La capitale libica ospitò Abu Nidal, il terrorista arabo la cui fama è stata oscurata solo da Bin Laden. Nel 1984 gli uomini di Gheddafi furono accusati dell’omicidio dell’ufficiale di polizia Yvonne Fletcher nei pressi dell’ambasciata libica a Londra; nell’86 il presidente Reagan fece bombardare Tripoli come rappresaglia dopo le bombe alla discoteca di Berlino (due morti americani e oltre 50 feriti); nell’88 ci fu la strage di Lockerbie mentre nell’89 a esplodere sul deserto del Sahara fu il volo francese Uta 772, dopo che Parigi si era intromessa in una disputa di confini tra Libia e Ciad.

Da allora c’è voluto un ventennio prima che Gheddafi si decidesse a pagare i risarcimenti alle famiglie delle vittime innocenti della sua stagione terrorista. Nel frattempo i legami della Libia con il terrorismo internazionale non sono finiti, nonostante le buone ambasce europee e la mezza riabilitazione di Gheddafi da parte del presidente Bush. Dopo l’11 Settembre, mentre Tripoli negoziava i risarcimenti, finanziava indirettamente i terroristi islamici di “Abu Sayyaf” nel sud delle Filippine, permettendo alla costola più radicale del Moro National Liberation Front di addestrare e reclutare nuovi adepti e di incrementare la frequenza dei suoi attacchi (rapimenti, esecuzioni, bombe…) rendendoli sempre più letali. Abduragak Janjalani, il capo e fondatore di “Abu Sayyaf” ha studiato a Tripoli prima di abilitarsi in Afghanistan lavorando a fianco di Bin Laden.

Nel marzo del 2000, dopo che i terroristi di Abu Sayyaf avevano preso in ostaggio 21 persone in un resort della Malaysia – compresi 10 turisti stranieri – fu la Libia a mediare per la liberazione pagando 20 milioni di dollari per il riscatto. L’inviato libico, in quella occasione, accusò il gruppo islamista di essere “inumano” e di violare i precetti dell’Islam prendendo di mira persone innocenti.

Il fatto che ad accogliere Megrahi al suo rientro a Tripoli sia stato Saif al-Islam, il delfino del Colonnello, dovrebbe preoccupare più di quanto non avvenga i diplomatici e i politici che sono usi a incontrare il giovane Gheddafi nei cocktail party di qualche capitale europea. L’anno scorso un ufficiale della polizia irachena ha indicato proprio Saif come il finanziatore del “Reggimento Seifaddin”, una milizia terrorista che sarebbe responsabile di numerosi attacchi bomba e dozzine di morti in Iraq.

Secondo il colonnello Jubair Najef, la milizia privata del secondogenito di Gheddafi sarebbe composta da 150 combattenti, penetrati in Iraq dal confine siriano per raggiungere Mosul, uno dei bastioni di Al Qaeda nel Paese. Il 28 gennaio, i ‘libici’ avrebbero partecipato a un attacco contro le forze americane ed irachene che ha lasciato sul campo 5 marines. Qualche giorno prima, una devastante esplosione in un appartamento di Mosul aveva fatto 60 morti e circa 300 feriti.

“Sono sicuro al cento per cento di quello che dico” ha spiegato Najef parlando del coinvolgimento di Gheddafi Junior nelle attività terroristiche del ‘reggimento’ a Mosul. Se così fosse, l’erede sembrerebbe disposto a ripercorrere le orme paterne sponsorizzando il terrorismo islamista. L’ufficiale iracheno ha aggiunto di poter confermare le sue accuse grazie a “fonti verosimili” nel “Consiglio del Risveglio dell’Anbar” e tra i bassi ranghi quaedisti.

Il Washington Post ha scritto che i comandanti militari americani in Iraq ammettono di aver sottostimato il ruolo dei nordafricani tra le fila delle brigate internazionali che operano in Iraq. Almeno il 19 per cento degli stranieri che combattono in Iraq a fianco degli insorgenti e dei terroristi di Al Qaeda provengono dalla Libia.

Seif al-Islam è benvoluto in Europa, si è laureato in Inghilterra, parla fluentemente inglese, tedesco e francese, è impegnato nelle attività caritatevoli messe in piedi dal padre. L’anno scorso ha messo in guardia i governi europei da possibili nuovi attacchi islamisti: “L’unica soluzione per contenere il radicalismo è una veloce ritirata delle truppe occidentali dall’Iraq e dall’Afghanistan e una soluzione altrettanto rapida della questione palestinese”.

Non sappiamo quanto siano sinceri i Gheddafi quando dicono di aver rinunciato al terrorismo. In realtà non lo dicono esplicitamente e forse siamo noi che vogliamo accontentarci di crederlo. Con la Libia l’Europa può fare senz’altro buoni affari ma se la strada è questa i nostri governanti poi non dovrebbero lamentarsi per le intemperanze, le megalomanie, e i pericoli rappresentati da un regime vecchio 40 anni. Come ha scritto Michael Rubin, "il fallimento dell’Europa potrebbe non limitarsi alla Libia". Altri ‘stati-canaglia’ come la Siria, l’Iran e la Corea del Nord hanno capito che le richieste e le sanzioni dell’Occidente sono facilmente aggirabili, o al massimo dilazionabili nel tempo, con qualche risarcimento miliardario e un buon contratto sul gas o il petrolio.

La URL per il trackback di questo articolo è: http://www.loccidentale.it/trackback/76995
Commenti
Lucio Mengoli
24/08/09 17:47
Libia e terrorismo
Nell'articolo sulla liberazione del terrorista islamico libico coinvolto nell'attentato di Lockerbie, vi siete dimenticati di mettere in luce i finanziamenti e l'aiuto militare della Libia ai terroristi iberici dell'ETA. Dovreste ampliare l'indagine a quest'area oscura, ma sempre attiva di terrorismo europeo. Grazie. Lucio Mengoli
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2009 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl