Venerdì 10 Febbraio 2012
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Crociate ambientaliste

Il "riscaldamento globale" è una forma di risentimento contro l'Occidente

19 Ottobre 2009

Alcuni giorni or sono il presidente e i ministri delle Isole Maldive, indossate mute da sub e maschere, hanno tenuto una riunione immersi in una laguna alla profondità di quattro metri. Al termine dell’incontro, su una lavagna di plastica hanno scritto con colori a prova d’acqua: “Dobbiamo unirci in uno sforzo da guerra mondiale per bloccare ulteriori aumenti delle temperature. Il cambiamento climatico è in corso e minaccia i diritti e la sicurezza di tutti sulla Terra”. L’insolita iniziativa aveva lo scopo di attirare l’attenzione internazionale sul fatto che se il global warming non verrà fermato, e se le previsioni delle Nazioni Unite sono corrette, l’arcipelago verrà sommerso entro il 2100 a causa del conseguente innalzamento del livello delle acque marine.

Si tratta in realtà di due “se” sempre più ipotetici. Quelle dell’ONU non sono previsioni, ma proiezioni: il global warming è un fenomeno tutto da verificare come pure la sua origine antropica e la sua ricaduta catastrofica sul pianeta. Ogni giorno nuove ricerche e rilevazioni ribadiscono quanto da anni sostengono tanti scienziati: se l’attività solare non aumenta, ci aspetta piuttosto un raffreddamento globale; comunque sia, le attività umane incidono in misura del tutto marginale, forse irrilevante, almeno finora, sulla temperatura della Terra; e un clima più caldo, come dimostrano le evidenze storiche, nel complesso migliora le condizioni di vita, moltiplicando le risorse e riducendo la mortalità elevatissima provocata dal freddo intenso.

Imperterrita, l’ONU continua a organizzare summit in vista della conferenza internazionale che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenhagen, per decidere il dopo Kyoto, e che, come già altre iniziative ONU, sembra avviata, più che ad affrontare un problema, a trasformarsi in un ulteriore attacco all’immagine e agli interessi dell’Occidente: alla sua immagine, imputandogli un ennesimo misfatto, a sostegno di chi giudica quella occidentale la peggiore delle civiltà mai comparse sul pianeta, e ai suoi interessi, chiedendo ai suoi popoli risarcimenti insostenibili e onerosissime riduzioni delle emissioni dei gas ritenuti responsabili del riscaldamento globale.

Durante i lavori del vertice straordinario sul clima organizzato al Palazzo di Vetro di New York il mese scorso, il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha infatti ammonito: “abbiamo 10 anni di tempo per evitare gli scenari peggiori. Un fallimento della conferenza sarebbe moralmente ingiustificabile, economicamente miope e politicamente avventato”. Convinto che a determinare il global warming siano fattori antropici, si è fatto portavoce di centinaia di organizzazioni non governative puntando quindi l’indice contro i paesi occidentali, i più industrializzati e da maggior tempo, denunciandoli di essere “storicamente responsabili dei cambiamenti climatici” e presentando un salatissimo conto: oltre a ridurre le emissioni del 40-45% rispetto ai livelli degli anni 90, i colpevoli senza appello devono fornire ai paesi in via di sviluppo, ritenuti le vittime principali benché innocenti del fenomeno, i mezzi finanziari per dotarsi di tecnologie non inquinanti e inoltre devono risarcirli dei danni causati finora e impegnarsi per il futuro a mettere a disposizione dei loro governi circa 500-600 miliardi di dollari all’anno.

Allineata senza incertezze sulle posizioni dell’ONU, l’Unione Africana non solo esige dai “grandi inquinatori” risarcimenti e contributi per i problemi già derivanti all’Africa dal global warming, ma chissà come è riuscita a calcolare quelli futuri valutandoli in un importo di base di 65 miliardi di dollari all’anno.

A quanto pare, in 17 stati sono stati inoltre allestiti dei “tribunali speciali” per raccogliere testimonianze dirette delle vittime del riscaldamento globale da presentare a Copenhagen. Eccone un esempio: “Non siamo ricchi e dipendiamo dall’agricoltura per sopravvivere – ha raccontato un contadino ugandese, Constance Okollet – prima riuscivamo a fare anche più di due raccolti all’anno, ma ora si alternano periodi di siccità e gravi inondazioni, i campi sono spesso incoltivabili e non abbiamo niente da mangiare”. Due punti fondamentali andrebbero chiariti, se davvero quello descritto è lo scenario tipico dei paesi africani colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici di origine antropica di cui si accusa l’Occidente. Il primo: servivano realmente tanti aiuti umanitari in Africa se prima si ottenevano di norma anche più di due raccolti all’anno? Il secondo: come mai, allora, la memoria storica di centinaia di etnie si organizzava in un susseguirsi interminabile di carestie dovute a siccità o a piogge eccessive, il ricordo delle quali, insieme a quello degli altrettanto frequenti conflitti armati a scopo di conquista e di razzia, serviva a scandire il tempo quando ancora non si contavano anni, decenni e secoli?

Commenti
Anonimo
19/10/09 14:09
E' vero che non è stato
E' vero che non è stato accertato il ruolo dell'uomo nel riscaldamento globale, ma l'inquinamento e le morti/malattie connesse sono in spaventoso aumento negli ultimi 100 anni. Se non vogliamo lasciare un mondo avvelenato ai nostri nipoti, è bene pensare una strategia globale di anti-inquinamento...abbiamo ormai i mezzi per farlo, manca ancora la volontà politico-economica. Serve eccome un discorso globale (e non solo occidentale, naturalmente) che affronti il tema in modo equilibrato e privo di pregiudizi...
mj23
20/10/09 10:59
delirio sempre più preoccupante
Ma è mai possibile che anche di fronte a temi così importanti e drammatici come lo sconvolgimento climatico, si debba buttare ancora una volta tutto in politica? E' ora di svegliarsi, cari signori: se si continua di questo passo, questo pianeta sarà molto presto invivibile per chiunque, compresi i vari soloni che hanno fatto dell'adorazione del "dio denaro" la loro unica ragione di vita. Quando si finisce nella tomba non c'è più possibiltà di rimedio, lo sapevate?
Cucombra
20/10/09 15:03
Poche storie...
Che ci piaccia o no il fattore antropico ha giocato un ruolo di primaria rilevanza nell'ambito del global warming: la CO2 che ogni anno emettiamo in quantità esorbitanti in atmosfera attraverso l'utilizzo di combustibili fossili è uno dei gas serra più potenti e questo lo dice la scienza, pertanto rifiutarsi di ammettere che noi esseri umani abbiamo un ruolo attivo negli sconvolgimenti climatici che hanno già cominciato a verificarsi e dire che il voler impegnarsi seriamente a ridurre le emissioni in atmosfera sia una forma di risentimento contro l'occidente sono due autentiche bestialità che dovrebbero essere inammissibili in un qualsiasi Paese un minimo civile...
gnoti
27/10/09 21:07
Il global warming è una realtà, purtroppo...
Il riscaldamento globale è una certezza. Al più si può discutere sulla sua origine. Anche quelli che negano l'origine antropica sostengono che il global warming esiste. Tanto è vero che perfino Franco Battaglia (uno tra quelli che pensano che l'uomo non influenzi il clima con le sue attività) afferma che l'incremento di temperature c'è, ma è da imputare, secondo lui, alla maggiore attività solare. Ma come si fa a negare che l'uomo non giochi un ruolo essenziale nelle dinamiche climatiche ? Abbiamo bruciato in 150 anni quasi tutte le riserve di petrolio accumulatesi in centinaia di migliaia di anni e pensiamo che questo non abbia effetti ? Tutte le ricerche scientifiche prodotte fino ad ora puntano verso un indiziato: l'uomo. Questa è la realtà.
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