Nella cena di Arcore con Tremonti e Bossi, il Cav. "benedice" l'operazione: aprire a Pd e Udc e chiedere un impegno preciso su riforme condivise. D'Alema raccoglie e rilancia segnali di disponibilità (che peraltro gli sono già costati l'accusa di "inciucista" da buona parte del suo partito, risvegliando i maldipancia di Veltroni e Franceschini). Gli stessi segnali che il presidente del Senato Schifani considera "incoraggianti", da sostenere e portare avanti.
Sull'importanza di un clima nuovo torna Silvio Berlusconi nel suo primo intervento dopo l'aggressione di una settimana fa in piazza Duomo a Milano, parlando al telefono con alcune centinaia di sostenitori rouniti a Verona per una manifestazione di solidarietà. Il premier invita la politica ad abbassare i toni, a non considerare gli avversari "nemici da odiare" ma persone da "rispettare e difendere. Io, andrò avanti per il bene del Paese" e ''continuerò a lavorare più di prima nell'interesse di tutti".
Solo una tregua o dietro i toni concilianti che in questi giorni rimbalzano tra centrodestra e centrosinistra (escluso Di Pietro) o c'è qualcosa in più? Di certo, la posta in gioco è il cantiere delle riforme -costituzionali e istituzionali - e la consapevolezza che solo un clima di concreta collaborazione può portare a compimento, forse per la prima volta, ciò che a lungo è stato annunciato e mai tradotto in fatti. E' interesse della maggioranza esplorare la via del dialogo con Pd e Udc per imprimere a questa legislatura il passo riformatore col quale si è presentata agli elettori un anno e mezzo fa, cercando al tempo stesso di isolare l'osltranzismo giustizialista di Di Pietro che gioca la sua partita sull'antiberlusconismo tout court.
E' interesse dei democrat e dei centristi sedersi attorno al "tavolo costituente" per partecipare da protagonisti al percorso di modernizzazione di cui il Paese ha bisogno, ovviamente cercando di incassare il prezzo del compromesso: se le riforme si fanno insieme ciascuno porta avanti le sue proposte e lavora per inserirle nella sintesi condivisa.
Il primo terreno di verifica sarà a gennaio sulla giustizia. Processo breve e legittimo impedimento sono i provvedimenti già calendarizzati alla Camera e al Senato sui quali si testerà la reale dimensione del clima dialogante invocato dalle forze politiche pronte a misurarsi su questa sfida. Se sul processo breve Pd e Udc mantengono riserve difficili da superare, è sul legittimo impedimento che sia il partito di Bersani che quello di Casini si mostrano disponibili. Tanto che in commissione Giustizia è pronto il testo base a firma Pdl-Lega e Udc che prevede l'applicazione della formula a tutela per premier e ministri. Un segnale non di poco conto, dopo due mesi di muro contro muro tra i due schieramenti aperto dal no della Consulta al Lodo Alfano.
Ma i due provvedimenti che presto arriveranno in Parlamento non sono i soli e soprattutto il legittimo impedimento, appare sempre più una legge-ponte per avviare contestualmente il percorso del Lodo Alfano per via costituzionale e quella di una riforma organica della giustizia. Pure qui lo spirito di collaborazione resta la chiave per procedere spediti ed evitare alla maggioranza, qualora dovesse procedere da sola, l'incognita del referendum. Anche qui maggioranza e opposizione hanno tutto l'interesse (reciproco) a marciare in sintonia, ben consapevoli della necessità di superare il corto circuito (e i suoi effetti) tra politica e giustizia irrosolto da quindici anni.
Non a caso il vicepresidente del senatori Pdl Gaetano Quagliariello anticipa che il Lodo Alfano per via costituzionale sarà presentato "presto: penso prima di Natale" sottolineando l'intenzione della maggioranza di ''andare avanti'' sulla riforma della giustizia. Esclude che l'intenzione di procedere con i provvedimenti presentati in parlamento (legittimo impedimento e processo breve, su quest'ultimo la maggioranza non ha alcuna intenzione di tornare indietro come invece chiedono Pd e Udc) possa ostacolare il dialogo fra gli schieramenti sulle riforme, sostenendo che anche il tentativo di ''disinnescare il conflitto'' fra una parte della magistratura e la politica va nella direzione di svelenire il clima.
Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa condivide la possibile accelerazione su riforme condivise e invita a ''passare dalle parole ai fatti'' ricordando la proposta caldeggiata da Casini di una commissione Costituente. Gli risponde il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che invece ritiene più utile far discutere di riforme ''le commissioni parlamentari competenti delle Camere'' per non perdersi in un dibattito su ''una nuova sede di confronto'' che comunque porterebbe via tempo prezioso all'agenda di lavoro.
Ma qual è la contropartita che le opposizioni potrebbero calare sul tavolo del confronto con la maggioranza? Intanto c'è una tempistica da considerare che specie per il Pd diventa strategica: le regionali di marzo. Fino alla scadenza elettorale il Pd non può permettersi di rompere con Di Pietro, pena la perdita di buona parte delle regioni che oggi il centrosinistra governa. Rompere prima l'alleanza con l'Idv significherebbe perdere consensi nel proprio elettorato e automaticamente rafforzare la posizione dell'alleato-competitor. Non è un mistero poi che oltre alla bozza Violante i dalemiani puntino, e non da ora, alla revisione dell'attuale legge elettorale - cosa non sgradita nemmeno ai centristi - per tornare a un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, ovvero il ritorno al "gioco" parlamentare.
Non a caso la strategia è: prima mettere mano alla riforma del sistema elettorale, poi le riforme istituzionali. Non la pensano così nel Pdl che invece indica il percorso al contrario. Tanto è vero che il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri ritiene più opportuno andare "oltre la bozza Violante, attuando il presidenzialismo". Infine, l'ultimo elemento tutto interno al Pd, sta nel tentativo dalemiano di riprendersi il controllo del partito e la trattativa con la maggioranza sulle riforme potrebbe rappresentare un'occasione proprizia. E Casini? Al di là del "nè col Pdl, nè col Pd", l'obiettivo a breve termine resta quello delle regionali. I centristi sanno di essere determinanti in alcune regioni e su questo si giocano la carta dell'alleanza puntando ad accordi che valorizzino propri candidati. In questo senso le chances maggiori restano nel campo del centrodestra. E la firma di Casini sul testo bipartisan del legittimo impedimento potrebbe rappresentare più che un indizio.
Le prossime settimane diranno se il clima dialogante tra maggioranza e opposizione porterà frutti o se, invece, non sopravviverà alla Befana.


