Venerdì 10 Febbraio 2012
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La conferenza stampa conclusiva del vertice

Il Cav. chiude il G8: “L’Aquila da capitale del dolore a capitale del mondo”

10 Luglio 2009

E’ un Berlusconi sobrio e senza sbavature quello che chiude i lavori del G8. C’era da essere più che soddisfatti da com’è andato il summit ma l’orgoglio filtra solo a tratti nel discorso del Cav. Poco o nessuno spazio lasciato alle polemiche che avevano preceduto il vertice. L’attenzione è tutta concentrata sui risultati raggiunti in questi giorni.

“L’Aquila da capitale del dolore è diventata la capitale del mondo”, dice il premier rispondendo alle domande dei giornalisti. E ancora: “I grandi mi hanno detto che questo è stato il miglior G8 a cui hanno partecipato”. In effetti niente è andato storto. Si era temuto per nuove scosse e invece la terra non ha tremato e i leader delle grandi potenze hanno avuto fiducia nell’organizzazione italiana nell’evento. Si temeva un rigurgito dei no global ma fino adesso le proteste non sono degenerate come avvenne a Genova nel 2001. E poi gli altri risultati: l’idea di rilanciare la formula del G8 secondo geometrie più variabili e aperte alle nuove potenze emergenti, le decisioni per tenere testa alla crisi economica, l’obiettivo di combattere il surriscaldamento climatico e avere un mondo più pulito, gli aiuti promessi ai Paesi poveri.

Ma andiamo con ordine. Berlusconi parte dalla crisi e ricorda che il peggior nemico resta ancora la paura. La paura che spinge la gente comune a cambiare i suoi stili di vita anche se, dice il premier, “i pensionati e i dipendenti pubblici sanno che non perderanno il loro posto di lavoro”. Poi l’affondo contro gli speculatori (gli hedge fund in cima alla lista) e sul rialzo del prezzo del petrolio (salito negli ultimi tempi da 30 a 70 dollari) e delle altre materie prime. “Il G8 ha lavorato e lavorerà d’intesa con FMI, Banca Mondiale e Ocse per contrastare le speculazioni. Ormai siamo in una economia globale e i governi non possono più basarsi su regole nazionali ma serve un nuovo approccio globale”. Tre i principi da seguire per uscire dal tunnel: “la sacralità della libertà privata, una nuova etica nell’economia e nella finanza, maggiore trasparenza nei mercati”. L’appuntamento è a Pittsburgh per concludere i negoziati di Doha sulla liberalizzazione del commercio mondiale.

Il clima. Qui Berlusconi deve ammettere che Cina, India e gli altri Paesi che – messi insieme – producono gran parte dell’inquinamento globale, non hanno accettato fino in fondo le pressioni delle grandi potenze industrializzate per la riduzione delle emissioni inquinanti, anche se, dice il premier “hanno mostrato di essere pronte ad assoggettarsi a nuove regole”. Il tutto riassunto in una battuta: “non si può chiedere a una persona magra di seguire la stessa dieta di una grassa”. Fondamentale è stata la scelta della amministrazione Obama di diventare il “capofila” dei Paesi che hanno a cuore la battaglia contro i cambiamenti climatici.

La differenza dall’amministrazione Bush è stata proprio questa. Gli Usa sono passati da una impostazione attenta soprattutto ai temi della sicurezza o alla lotta al terrorismo verso un approccio giudicato da alcuni osservatori più “propositivo” (dal clima al disarmo nucleare). Detto questo, le minacce del terrorismo alla sicurezza globale non sono scomparse d’incanto anche se al summit se n’è parlato poco. Forse troppo poco. Berlusconi, che non rinnega la “forte amicizia personale con Bush”, dice anche che Obama continua a stupire tutti per la sua grande acutezza: “La nuova amministrazione americana non ha sbagliato una mossa in politica estera”.

Obama ha dettato la linea da tenere con l’Iran. Il G8 ha escluso le sanzioni contro il regime di Teheran ma, dice Berlusconi, “i tempi per il dialogo si sono ridotti” e soprattutto “non si può permettere che l’Iran si doti dell’arma nucleare”. Non ha prevalso la linea francese, insomma, che chiedeva sanzioni immediate per Teheran (“La Francia è più sensibile a questo argomento, ha detto il Cav, perché una studentessa francese è stata arrestata per spionaggio”). Vedremo se la linea obamiana pagherà.

Il premier ha sottolineato anche il ruolo svolto dall’Italia nel riavvicinamento fra Washington e Mosca, ripartito dopo l’incontro al vertice di Cipro di una decina di giorni fa, in cui il Consiglio dell’Alleanza Atlantica è tornato a riunirsi con i rappresentanti della Russia.

E ancora l’Afghanistan (“i nostri Carabinieri addestratori serviranno a rimettere in sicurezza il Paese”) e il contrasto alla Pirateria in Somalia (a cui comunque viene riconosciuta la piena esclusività su parte delle proprie acque territoriali).

L’Africa. Parlando dei nuovi aiuti stanziati per i Paesi poveri – L’Aquila Food Initiative Security – la bellezza di 15 miliardi di dollari, il premier ha sottolineato che le potenze del G8 non si tireranno indietro ma che rispetto al passato c’è bisogno che i governi africani rendicontino gli aiuti ricevuti. I mali dell’Africa restano la mancanza di democrazia, di libertà, la corruzione.

L’intervento di Berlusconi si è chiuso con una citazione di Gordon Brown. “Il premier inglese – ha raccontato il Cav. – una volta ha ricordato la storia di un ragazzo africano che sognava di giocare a calcio ma morì di fame tra le braccia di sua madre. ‘Mamma, disse, non preoccuparti, arriveranno presto le Nazioni Unite’. Le Nazioni Unite non sono mai arrivate o hanno tardato ad arrivare”. Da qui la necessità di riformare la struttura dell’Onu.

A questo punto Berlusconi si sottopone al fuoco di fila dei giornalisti. Sì, la cena con Obama potrebbe “sfociare in una nuova amicizia”, la stretta di mano tra il presidente Usa e Gheddafi è fondamentale perché l’accordo trovato fra Italia e Libia potrebbe essere un modello da estendere ai rapporti fra tutti i paesi colonizzatori e colonizzati (“il perdono che abbiamo chiesto a Tripoli per i nostri errori durante il colonialismo”).

“L’Italia – spiega il premier rispondendo a uno dei giornalisti – non aveva alcun bisogno di rilanciare la propria politica estera”. Ha bloccato le truppe russe a 15 chilometri da Tblisi durante la guerra russo-georgiana dell’estate scorsa (“Anche grazie all’aiuto di Sarkozy”), ha concertato con gli altri governi europei il salvataggio del sistema bancario e di quello industriale, e ancora l’accordo con la Libia e la scelta del nuovo segretario generale della Nato. Ma soprattutto, ripete Berlusconi, la distensione tra Usa e Russia e l’accordo sul disarmo.

E’ la linea equilibrata che il governo italiano sta cercando di seguire per mediare tra grandi potenze e Paesi emergenti, tra Usa e Russia, tra Occidente e mondo islamico. Niente di nuovo rispetto al passato si dirà. E dovremo ancora aspettare per giudicare i risultati.

E in politica  interna? Il Cav. liquida la questione in poche battute. La “tregua” chiesta dal Presidente Napolitano è finita e al giornalista del manifesto che gli chiedeva se, d’ora in avanti, il premier avrebbe evitato altri attacchi alla stampa, Berlusconi risponde: “Non ho fatto attacchi alla stampa è la stampa che ha attaccato me”. Se l’opposizione continuerà ad attaccare come ha fatto nel recente passato, un cambiamento potrebbe esserci solo a patto “che cambi questa opposizione”.

Quale giudizio sul G8 dell’Aquila, dunque? Il Cav. si era definito “un pazzo lucido” quando aveva scelto di spostare il vertice dall’isola della Maddalena nel capoluogo abruzzese devastato dal sisma. Oggi la ricostruzione è partita, il premier ha promesso “di prendere casa a L’Aquila in agosto” per sorvegliare l’andamento dei lavori. Il prossimo 15 settembre i primi cittadini rientreranno nelle loro case ed entro novembre la prima fase dovrebbe essere conclusa. Ovviamente, i lavori per la ricostruzione del centro dell’Aquila e delle altre zone più gravemente danneggiate avranno tempi più lunghi.

Un giornalista dell’ufficio stampa dell’Enel ringrazia pubblicamente il premier e gli chiede di non spegnere i riflettori sull’Aquila quando il vertice sarà finito. E’ qui che Berlusconi si concede un po’ di ironia. “Le faccio io una domanda: è sicuro di essere davvero un giornalista?”. E poi la promessa: “Rifaremo L’Aquila meglio di prima entro la fine della legislatura”. 

Qualche cronista di Repubblica, uno dei pochi giornali a non aver avanzato domande in conferenza stampa, avrà “rosicato” in un angolo, come si dice a Roma. Se Berlusconi è soddisfatto, non lo dà a vedere. E ci riesce molto bene.

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