Giovedì 24 Aprile 2014
Riformare o non riformare la giustizia?

Il processo breve arriva al Senato e per i giudici parte la corsa contro il tempo

11 Novembre 2009
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Il corrotto è stato trovato: l'avvocato inglese David Mills. Si tratta adesso di ricongiungerlo, prima che arrivi la legge sul processo breve, al suo corruttore individuato nel presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E' scattata ufficialmente ieri, al termine di un colloquio durato due ore tra Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, la corsa contro il tempo fra i magistrati milanesi e la maggioranza di governo. I primi devono arrivare alla scrittura e alla pronuncia della sentenza prima della prumulgazione della legge. La politica deve invece riempire di contenuti e di dettagli tecnici la cornice politica disegnata d'intesa tra il fondatore e il co-fondatore del PdL.

Il provvedimento sarà presentato al Senato oggi e conterrà una norma, ha spiegato il presidente dei senatori del PdL Maurizio Gasparri, che varrà anche anche per i processi in corso con tutta una serie di esclusioni, fra cui atti di terrorismo e reati di mafia. Ma non tutti potranno beneficiare di un'abbreviazione dei tempi. Una categoria ammessa è quella degli incensurati (e Berlusconi lo è).

E a proposito della presentazione, Gasparri precisa che con ogni probabilita' "il ddl sarà presentato come iniziativa della maggioranza e io come capogruppo ovviamente lo firmerò". Naturalmente si farà prima una riunione con la Lega con la quale, peraltro, esiste già un'intesa politica.

Le modalità tecniche sono state definite in linea di massima: la durata dei processi è fissata in sei anni (due per ciascun grado); l'intesa prevederebbe il taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità commessi prima del 2 maggio 2006 (data in cui è entrato in vigore l'indulto). Anche questo tipo di prescrizione entrerebbe in funzione solo per gli incensurati e per reati che non riguardano atti di terrorismo e associazione mafiosa.

L'opposizione però ha già storto il naso. Nell'accordo vede una norma ad personam travestita da riforma della giustizia. Il punto sostanziale, da cui non sfuggono né opposizione né maggioranza, è un altro: qualunque norma intervenga sui processi in corso sarebbe infatti ad personam. Sia che arrivi prima della sentenza del Tribunale di Milano, di fatto bloccandola. Sia che arrivi dopo, di fatto agevolando la condanna del premier. Il cul de sac in cui si è infilata il quadro politico è esattamente questo.

Come può continuare l'opposizione a spiegare che contrasta le norme presentate in Parlamento perché non riguardano la totalità dei cittadini? Ammesso che esse riguardassero soltanto Berlusconi, come sostiene il Pd, approvarle o bocciarle vorrebbe dire, appunto, scegliere se continuare nella guerra al premier oppure cambiare il piano della contesa e trasferirla, una volta siglata la pax giudiziaria, sul terreno dell'azione di governo.

Tutti hanno preso atto che la minaccia della Ue di aprire una procedura di infrazione contro l'Italia per l'eccessiva durata dei processi, stimata in circa 7 anni contro i 4 previsti per il "giusto processo", è la spada di Damocle che pende sul Parlamento. Ne è consapevole anche l'opposizione, prigioniera dell'incubo berlusconiano costruito negli anni dal dipietrismo e dalle "sure" giustizialiste fiorite in Italia.

Per Bersani è una prova del fuoco. Deve riuscire in poche settimane a convincere il suo partito su un punto fondamentale: la giustizia italiana ha toccato nel tempo uno dei più alti livelli di inciviltà giudiziaria ed è soltanto una fabbrica di ingustizia. Va riformata, e Berlusconi non può essere l'ostacolo che blocca il Pd sulla spiaggia del dipietrismo. Se non si libera da questa logica, Bersani rischia di finire come tutti i suoi predecessori.

 

Commenti
Alessandro T
11/11/09 12:42
Ad personam??
Beh... difficile non vederci una norma ad personam, dato che il rush verso la riforma della giustizia parte poco dopo la "bastonata" data dalla Corte Costituzionale al Lodo Alfano. Inoltre l'impressione è che continui imperterrita l'usanza italiana di risolvere tutti i problemi con una legge: inasprire le pene per chi guida ubriaco invece di controllare maggiormente le strade, e stabilire per legge la durata dei processi anziché ristrutturare organicamente il sistema giustizia, che è conciato da fare paura. È vero che a questo dovrebbe abbinarsi un aumento dei fondi per la giustizia in finanziaria, ma intanto viene prima la legge e scucire soldi è notoriamente meno facile. Senza contare che non è detto che ciò "olierà" a sufficienza la macchina della giustizia.
vanni
11/11/09 18:33
Si può dire?
Ma facciamola finalmente una riforma ad personam e che serva! Una Procura specialissima che si occupi solo e soltanto di procedimenti “ad (nel senso di 'contra') Berlusconem ac sodales suos” con sede per esempio ad Arcore o a Montenero di Bisaccia per ragioni di comodità, per la quale non ci siano problemi di tempi, di prescrizioni, di archiviazioni, niente niente: per le frotte di magistrati che si presenteranno volontari selezione televisiva da parte di Maria De Filippi, Marco Travaglio, Antonio Ingroia e Luigi De Magistris (non Antonio Dipietro, Michele Santoro e il CSM che appaiono troppo di parte). A questo punto si scoveranno ancora impicci e Bersani e Fini arricceranno il naso o si potrà procedere con una sacrosanta riforma della giustizia, che se ne freghi degli interessi conflittuali dei magistrati, che affronti lo sfascio attuale, che riconsegni in toto la sovranità ai legittimi costituzionali titolari e ne riacquisti la fiducia?
lectiones
12/11/09 14:02
corderando in libertà
CORDERANDO IN LIBERTÀ È cosa certa che il processo italiota - penale e civile - dura sui dieci anni (circa) e non sette come minimizza, per amor di polemica, il professor Cordero. Dopo un decennio di patemi sfiderei chiunque a non diventare un “coatto a ripetere” (se non schizofrenico), preda del poltronismo democratico erto a giustizia umana; e non è vero che il caravanserraglio del redde rationem è duro a muoversi perché mancano i mezzi (persone, case, macchine, denaro – un’intera torre appena costruita del grattacielo “Tribunale di Napoli” fu bruciata dalla camorra per finalità mai appurate - ). I costi della giustizia in Italia sono paragonabili a quelli di tutti i Paesi occidentali e il numero dei magistrati e dipendenti è leggermente superiore alla media europea. “Rebus sic stantibus” è facile per chi incappa nelle maglie della giustizia italiota d’alienarsi e restar così vittima della “coazione a ripetere”: di che ironizzare? A mali estremi, estremi rimedi. È normale che un braccato da 15 anni per le sue “malefatte” che attingono al “peccato originale”, tenti tutte le vie per sottrarsi alla braccata e non è caritatevole sfotterlo per i suoi reiterati tentativi di sottrarsi al linciaggio. Se non fosse sceso in campo, sbaragliando la gioiosa macchina da guerra del prode Achille, avrebbe portato con sé, nella tomba, tutti i segreti dell’Ariosto, del Mills e di Casoria, e nessuno mai si sarebbe azzardato a mancargli di riguardo. Purtroppo per lui (e Montanelli gli fu profeta), tentano di sbranarlo e mandarlo all’elemosina: se dovesse per davvero “risarcire”, all’ottimo De Benedetti, quella montagna di euro quale inficiazione del “Lodo Mondadori”. Credo che sia sufficiente per esortare il Cavaliere: RESISTA! CF
Anonimo
13/11/09 19:08
Che paese ridicolo! Siamo
Che paese ridicolo! Siamo alla frutta, la casta dei magistrati contro la casta dei politici,gli avvoltoi contro i vampiri...i cani poliziotto contro gli sciacalli...tutti insieme a banchettare sui resti dei cittadini. C'era una volta una politica che era anche etica, e una competenza che non sfociava in biechi egoismi e sete di potere. Spero nella fine di tutti i politici e di tutti i corrotti/corruttori togati e non...
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n° 141 del 5 Aprile 2007.