Mercoledì 8 Febbraio 2012
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Silvio e Gianfranco a confronto

Il Cav. sempre sul banco degli imputati, Fini sempre libero di spargere veleni

30 Agosto 2010
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Chi ha avuto la cortesia, la pazienza e l’opportunità di leggere quanto ho scritto dopo la crisi del PdL sa che non ho condiviso affatto la decisione di arrivare al redde rationem con Fini e i finiani.

Nei giorni che hanno seguito la nascita di un nuovo gruppo parlamentare non mi sono piaciute le esibizioni di quanti reclamavano, alla stregua di un’ordalia, le elezioni anticipate il più presto possibile, addirittura durante le feste natalizie.

Allo stesso modo ho trovato esagerata la campagna di stampa condotta contro il presidente della Camera, nei confronti del quale nutro sentimenti di stima e di amicizia, anche perché ero amico di suo padre. Sono pertanto compiaciuto per il prevalere di toni più sereni negli ultimi giorni anche se credo che, nella vicenda del PdL, si giochi una partita molto più complessa, condotta da tanti protagonisti e destinata a nuovi sviluppi fin dai prossimi mesi; una partita che mira ad una sorta di "soluzione finale" dell’esperienza di Silvio Berlusconi.

Tutto ciò premesso, non posso non rimanere allibito di fronte ad una precisa circostanza: a Gianfranco Fini sono stati permessi atti e comportamenti che nel caso di Silvio Berlusconi hanno costituito oggetto di polemiche velenose ed inquietanti.

In sostanza, dall’inizio della legislatura Fini ha ricevuto un "salvacondotto di regime" soltanto perché la sua azione politica entrava quotidianamente in contrasto con quella del Cavaliere. Non si è mai visto un Presidente della Camera gettarsi a gamba tesa nel dibattito politico fino al punto di fondare ed orientare un proprio gruppo parlamentare, avendo così la possibilità di condizionare la maggioranza e il Governo, sia dirigendo i lavori della Camera, sia attraverso il ruolo determinante dei deputati (e dei senatori) che a lui fanno riferimento. Certo, anche nel caso di Berlusconi ci sono delle anomalie (il potenziale conflitto di interessi), ma a lui non si perdona niente di ciò che ad altri si perdona con tanta pelosa generosità.

Nel corso dell’ultimo anno la vita privata del premier è stata saccheggiata da ogni punto di vista dai media. Sono state violate le amicizie, le abitazioni del Cavaliere. Si è promossa una campagna contro le "veline" premiate con un seggio parlamentare, salvo rendersi conto che le deputate elette a Strasburgo nelle liste del PdL erano brave, serie e preparate (oltrechè avvenenti) e capaci di conquistare decine di migliaia di preferenze. Nel Pd è bastato che una suffragetta del "io sono il nuovo che avanza" facesse un bel discorso per trasformarla in una Giovanna D’Arco in sedicesimo.  

C’è stato poi lo "scandalo" di Noemi. Un quotidiano scoprì che Berlusconi partecipava ad una festa nel napoletano e subito andò alla ricerca del "gatta ci cova" (Veronica Lario, in verità, ci mise del suo). Per settimane si perseguì ogni possibile ipotesi, si rintracciarono fidanzatini pronti ad ammettere tutto e il suo contrario, si dedicarono al caso migliaia di righe, si sguinzagliarono giornalisti che avevano dei rapporti confidenziali con i servizi segreti, ma alla fine, non si arrivò a capo di nulla. Poi venne il momento delle escort che si facevano fotografare nei bagni di Palazzo Grazioli. E di nuovo pagine e pagine, interviste, memoriali, libri di confessioni. Emersero forse stili di via discutibili, ma niente di più. Anche questa campagna fu presto archiviata. Anzi il suo risvolto giudiziario rischiò di rivolgersi bruscamente contro la sinistra pugliese.

Cominciò allora una nuova strategia. Quella di colpire e banalizzare i maggiori successi del Governo a partire dalla ricostruzione in Abruzzo e dal suo uomo simbolo, Guido Bertolaso, di cui vennero intercettate e copiosamente diffuse alcune conversazioni telefoniche che gettavano un’ombra di dubbio sulla natura dei "massaggi" a cui il sottosegretario si sottoponeva. Sappiamo tutti che, grazie alle intercettazioni, rimase nella rete qualche pesce grosso, di cui Berlusconi chiese ed ottenne subito le dimissioni.

In ogni caso, è bene ricordare che ognuna di queste vicende, nonostante il clamore prodotto, è finita ben presto in un vicolo cieco. Eppure chi poteva parlare  (e in altri più recenti casi ha parlato a piena copertura di una personalità sotto il tiro - un po’ sgangherato ma non privo di sostanza - di taluni giornali) si è guardato bene dal profferire una sola parola in difesa del presidente del Consiglio, fino a prova contraria anch’esso riconducibile all’elenco delle istituzioni.

Ma ciò di cui non riusciamo a capacitarci ci riporta alla querela di Silvio Berlusconi nei confronti dei quotidiani che lo avevano attaccato più a lungo, senza prove e con più veemenza. La Fnsi in quella circostanza proclamò una giornata di lotta in difesa della libertà d’informazione e insieme ad altre sigle di regime promosse a Piazza del Popolo a Roma una manifestazione in cui fu oratore un ex presidente della Consulta. L’accusa di intimidire la libera stampa arrivò persino al Parlamento europeo.

In questi giorni Gianfranco Fini ha ritenuto di querelare i giornali che continuavano ad insistere sulla vicenda monegasca. Era suo diritto. Ma nessuno si è sognato di invocare la libertà di stampa. Fini si è dato da solo delle spiegazioni in otto punti molti dei quali erano evidentemente sottoponibili a smentite. Ma non ha subito l’accanimento con cui la Repubblica ha insistito con le dieci domande a Silvio Berlusconi. In ogni caso, meglio così. Due torti non fanno mai una ragione.

E’ ora di finirla con la politica del buco della serratura e con l’uso delle intercettazioni ai fini dello "sputtanamento" della personalità degli avversari. Ma quando il Pd costruisce la sua politica delle alleanze con la rappresentazione di due circonferenze concentriche (quella più larga per abbattere Berlusconi, quella più stretta per governare) c’è da chiedersi in quale Paese viviamo.

 

Commenti
marco.lodi
30/08/10 09:29
"Ma quando il Pd costruisce
"Ma quando il Pd costruisce la sua politica delle alleanze con la rappresentazione di due circonferenze concentriche (quella più larga per abbattere Berlusconi, quella più stretta per governare) c’è da chiedersi in quale Paese viviamo." Viviamo in un paese nel quale la priorità è eliminare un'anomalia, poi si può anche pensare alla cura ricostituente, ma prima bisogna eliminare il cancro con tutte le metastasi.
Grisostomo
30/08/10 09:44
Alzare lo sguardo (e il tiro........)
La campagna per le dimissioni di Fini va portata in piazza, e va arricchita della richiesta di dimissioni di chi gli sta un gradino più in su.
Il Filarete
30/08/10 10:05
Quale sia il cancro
Ma il vero cancro che neppure Berlusconi è riuscito a resecare definitivamente, pur con tutta la sua capacità, il favore popolare ed il consenso elettorale, sono i comunisti comunque camuffati. Non credano i compagni di cavarsela così semplicemente: è di loro che bisogna liberarsi veramente ed una volta per tutte. Altrimenti non diventeremo mai un vero paese moderno e liberale. L'anomalia italiana vera sono loro (e Berlusconi è troppo buono .....)
Fra Diavolo
30/08/10 10:14
@marco.lodi
Tenero...al solito, caro Marco, dimostrate di che pasta siete fatti. Lo so' il Berlusca vi turba ma nonstante l'illogica preouccupazione, non è più un giovincello e tanto meno un immortale. Diciamo che tra 20 anni è probabile che non ci sia più? Forse secondo quello che Dio vorrà. Ma la cosa più buffa è la considerazione che avete per Berlusconi: "senza di lui potremo finalmente guarire un paese malato". Il delirio ideologico fa veramente brutti scherzi. Forse, caro Marco, bisognerebbe, aprire la finestra e guardare che cosa è l'Italia. Qualche esempio: non è un paese che vuole i DICO (2007), non è un paese che vuole la fecondazione eterologa (2005), è un paese che ha scelto Berlusconi come suo leader (maggio 2008, aprile 2010), è un paese che è la culla della Chiesa Cattolica, è un paese che non ha voluto Occhetto e i suoi amici al potere e ha preferito un Berlusconi qualsiasi (1994), è un paese in cui la familia è (per fortuna) il più grande ammortizzatore sociale attivo, è un paese dove un terzo della popolazione attiva vive utilizzando la partita IVA (e forse si capiscono i Tea Party italiaci), è un paese in cui tradizione e modernità si confondono e si rilanciano con una contuinità e una naturalezza che agli stranieri sembra incredibile e a noi lascia indifferente (troppa grazia S.antonio), è un paese in cui una volta finita l'esperienza di Berlusconi il popolo (quello vero, quello che sgobba e vota) troverà in un nuovo leader una nuava sintesi politica che, mi spiace, caro Marco, non sarà "liberal". Caro Marco, te lo dico da amico, lascia stare Berlusconi, il problema della sinistra e di tutta la sua "intelligenza" è che è finita, non ha più fascino, non propone, è sterile e avvizzita...e d'altronde come potrebbe essere altrimenti, non pescando tra la milleneria tradizione del nostro popolo e della sua storia. Santi, eori e navigatori, ecco cosa siamo...il Berlusca non non c'entra nulla.
ARMANDO
30/08/10 11:19
il cancro delll italia e la
il cancro delll italia e la cultura statalista e di irresponabilita economica attuata dai governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi
Marco
30/08/10 11:55
Ottima allocazione delle risorse
Sarà anche una campagna giornalistica sgangherata, ma ha tutta l’aria di fare felicemente rima con democrazia. Il potere rende ciechi (la sua connotazione onanista è, del resto, arcinota) ed è necessario uno spessore umano fuori del comune per maneggiarlo senza scottarsi. Questa caratteristica non è evidentemente nella dotazione di Gianfranco Fini. Niente di male. Si sono bruciacchiati in tanti e lui è solo l’ultimo di una serie infinita. Le inevitabili dimissioni potranno garantirgli scampoli di credibilità. Non più politica, ovviamente, ma, magari come opinionista TV o come editorialista della Repubblica o del Fatto (entrambi sempre alla ricerca di banditori anti Silvio con cui placare la ruggente fame dei rispettivi lettori). Potrebbe anche scrivere uno o più libri sulla sua storia di epurato o trasformare quest’ultima in un’opera a due mani in collaborazione con Travaglio. E se proprio l’ispirazione dovesse mancare, niente paura: il suo predecessore alla Presidenza della Camera è disoccupato ed il Bridge è un ottimo sistema per passare il tempo. Feltri, da quel fantastico corsaro che è, ha fatto un ottimo lavoro. Non ha certo colpito a (metaforica) morte un uomo. Ha, semplicemente, messo in evidenza il suo essere inadatto all’assunzione di ruoli di alto profilo istituzionale (ma anche gestionali od amministrativi). Questo va a vantaggio di tutti. Del Paese che sarà ora in grado di puntare su qualcun altro e del soggetto medesimo che potrà, in futuro, svolgere i suoi talenti professionali in terreni a lui più congeniali. Democrazia liberale.
Cyb
30/08/10 12:08
L'imputato Berlusconi Silvio
Il Cavaliere è sempre sul banco degli imputati, innanzi tutto, perché è o è stato un ... imputato, in numerosi processi. Inoltre, anche perchè invece di preoccuparsi di difendersi nel processo, come qualsiasi altro cittadino, utilizza la sua posizione di potere politico per evitare che i processi intentati nei suoi confronti giungano a conclusione. Fini, al contrario, è oggetto solo di pure illazioni, alimentate, guarda caso, proprio dai giornali dello stesso Cavaliere e solo a partire da quando allo stesso ha fatto comodo dal punto di vista politico..
Il Filarete
30/08/10 12:15
Grembiule, squadra e compasso
Qualcuno ricorda quale risonanza abbia avuto l'endorsement che l'Economist ha fatto di Fini il 5 Agosto? Completamente adottato dalla massoneria inglese, pubblicamente lodato non ostante la puzza di cesso che esce da Avenue Princesse Charlotte. E qui nessuno ha fiatato. Eppure, altro che P3..... leggete qui: http://www.economist.com/node/16743313?story_id=16743313 e qui: http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=3431
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