Martedì 22 Maggio 2012
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La manifestazione di Piazza San GIovanni

Il Cav. vince la prova della piazza, rinnova il patto col popolo e rilancia le riforme

20 Marzo 2010
SAN GIOVANNI UNO.jpg

Il leader e il suo popolo, la prova della piazza. La cifra della manifestazione del Pdl in piazza San Giovanni a Roma sta in queste due coordinate. Silvio Berlusconi parla al popolo del centrodestra al quale affida una nuova mission: difendere la libertà, valore supremo della democrazia, oggi messo a rischio da una sinistra che a corto di argomenti e proposte,  usa la clava mediatica e l'alleanza con i "magistrati politicizzati" per rovesciare il principio cardine della Costituzione: la sovranità popolare.

Dice questo il Cav. alla sua gente in una piazza strapiena. Due i cortei partiti da Colli Albani e dal Circo Massimo (quest'ultimo aperto dai ministri, i vertici di Camera e Senato e lla candidata nel Lazio Renata Polverini) che convergono sulla piazza dove campeggia il mega-palco e lo slogan della kermesse scritto a caratteri cubitali: "L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio". Una piazza con una forte carica simbolica per il centrodestra: in San Giovanni il 2 dicembre 2006 nacque il Pdl e cominciò l'inesorabile disfatta del governo Prodi.

E quello che nelle aspettative degli organizzartori si sperava ma che fino in fondo non si ammetteva per prudenza e forse anche un pò di scaramanzia, si è tradotto nei numeri di una partecipazione massiccia e spontanea. Al di là della consueta guerra delle cifre (per il Pdl un milione, per il Pd poche migliaia, per la questura 150mila persone) quella piazza da sola vale più di mille analisi. A maggior ragione se si pensa che siamo al rush finale della campagna elettorale e che il tutto è stato messo in piedi nello spazio ristretto di dieci giorni.

Il leader e il popolo, la prova della piazza: due obiettivi centrati. Ai quali se ne aggiunge un terzo, non meno importante: riaffermare l'importanza della sfida nel Lazio, regione-chiave di questa competizione elettorale e ridare slancio all'esercito dei militanti romani delusi dall'esclusione della lista Pdl focalizzando tutto sull'unico obiettivo che conti: conquistare il governo della Regione. Nonostante le sentenze-fotocopia che in questi giorni hanno confermato la non riammissione, nonostante quella del Consiglio di Stato che proprio ieri ha definitivamente chiuso la questione respingendo l'ennesimo ricorso del Pdl.

Berlusconi ci batte il tasto quando ricorda che "loro vogliono vincere da soli, come in Unione Sovietica, lasciando l'avversario negli spogliatoi, con la complicità dell'arbitro amico" e quando spiega che se anche "la nostra lista non sarà riammessa voi nella scheda elettorale dovete mettere la croce sul nome di Renata Polverini". Dei tredici candidati governatori che sul palco e insieme al Cav. firmeranno il "Patto per l'Italia", la Polverini è quella sulla quale il premier si sofferma di più per chiamare alle urne il popolo "defraudato" di un diritto sancito dalla Costituzione: il "diritto di esprimere liberamente il proprio voto. Ma noi nel Lazio vinceremo lo stesso", scandisce tra gli applausi e i caroselli di bandiere tricolore e di vessilli del Pdl che muovono la piazza. Per questo, ancora una volta, c'è bisogno di una scelta di campo.

Passaggio che il Cav. usa catalizzando su di sè il significato politico della competizione elettorale. "Si tratta di una scelta di campo tra noi e loro, tra il governo del fare che affronta e risolve le emergenze vecchie e nuove che fa le riforme necessarie alla modernizzazione del Paese e la sinistra che sa solo dire no, diffondere pessimismo e catastrofismo, il cui unico tratto distintivo è la cultura dell'invidia sociale e dell'odio personale". Insomma, una sinistra che non cambia perché "i loro comportamenti sono sempre gli stessi e gli alleati che si sono scelti sono peggio di loro", incalza Berlusconi che senza citare Di Pietro spiega: ''Vanno a braccetto, anzi ammanettati, al campione del giustizialismo". Una sinistra, infine, che "non ha mai imparato cosa significa essere un'opposizione seria e responsabile che dovrebbe condividere con la maggioranza la responsabilità istituzionale della democrazia e le regole del gioco". Se fosse stata così - è il convicimento del premier - "non si sarebbe mai sognata di mettere in discussione il diritto dei cittadini a votare e sarebbe stata la prima a chiedere che il voto si svolgesse in condizioni di parità democratica" tra gli avversari.

Gli effetti, è il ragionamento del Cav. sono inchieste ''risibili'' come quella di Trani ''basate sul nulla'' e i no alle liste del Pdl arrivati "guarda caso'' proprio a Roma e Milano. C'è tutto il repertorio dell'ultimo Berlusconi nell'intervento in piazza San Giovanni: i risultati raggiunti in due anni di governo, la difesa di Guido Bertolaso, un ''uomo onesto'' sul quale ''hanno cercato di gettare fango''; e, soprattutto, la carica ai suoi per portare a casa un risultato importante  nelle regioni al voto.

Le cose da fare nei prossimi tre anni: il premier le mette in fila annunciando che subito dopo le elezioni andrà in Parlamento "una grande riforma della giustizia" alla quale seguirà quella costituzionale per "l'elezione diretta del premier o del presidente della Repubblica", la riforma del fisco con interventi mirati dopo l'uscita dal tunnel della crisi ecomomica e l'attuazione del federalismo fiscale. C'è anche un momento quasi liturgico a scandire i tratti salienti della kermesse.

Il premier chiama sul palco i tredici candidati governatori che giurano sul "Patto per l'Italia" assumendosi un impegno diretto su alcuni punti-chiave del loro mandato, in sinergia col governo nazionale: l'attuazione del piano casa, lo snellimento delle procedure burocratiche eliminando almeno cento leggi regionali, il dimezzamento delle liste d'attesa nella sanità e il potenziamento della prevenzione, dell'assistenza e della ricerca. Non  solo: l'attenzione all'ambiente e alla qualità della vita dei cittadini passa anche dalla messa a dimora di cento milioni di alberi e dalla realizzazione di un numero maggiore di piste ciclabili "per fare dell'Italia il giardino d'Europa".

Le corde del popolo di centrodestra il Cav. le tocca quando ricorre al manifesto della sua discesa in campo nel '94 per dire che "così come allora anche oggi quelle parole hanno un senso, anzi probabilmente ancora di più, perché noi siamo uomini e donne che vogliono restare liberi e hanno scelto di impegnarsi per difendere la libertà".

In piazza c'è anche la delegazione della Lega e che l'asse col Carroccio tiene lo si tocca con mano quando Umberto Bossi raggiunge il premier sul palco: "E' un mio amico fraterno è un uomo del popolo ed un alleato leale che ha gli stessi principi e valori", dice di lui Berlusconi. Il Senatur lo ricambia con calore, sottolineando l'amicizia disinteressata visto che ''io sono uno dei pochi che non ha mai chiesto nè una lira nè un aiuto a Berlusconi'' e riconoscendogli di parlare "come la nostra gente". Quanto basta per far dire all'opposizione che il premier è "ostaggio della Lega". O a Bersani a proposito della manifestazione, che quelli in San Giovanni non erano di certo un milione ma qualche migliaio e che Berlusconi "ha fatto un discorso da capopolo, non da statista"o ancora a Casini che il premier è bravissimo a organizzare "manifestazioni e feste" e di Pietro che nella piazza vede un "attentato alla Costituzione".

Risposte stizzite alla fine di una giornata che consegna alle cronache un dato oggettivo: la forza di un leader che sedici anni dopo la sua discesa in campo non ha perso la sintonia col suo popolo. Particolare che in molti anche nelle file di An hanno evidenziato, quasi a voler richiamare in contrapposizione, il progetto politico voluto da Gianfranco Fini e lanciato dal suo fedelissimo Bocchino (in piazza i finiani c'erano ed erano entusiasti per come sono andate le cose). Chi ha parlato con il presidente della Camera lo descrive molto soddisfatto per la riuscita della manifestazione e per il clima della piazza. Ora resta da vedere come si svilupperà il rapporto tra i due co-fondatori del Pdl dopo il voto .

Certo è che da piazza San Giovanni la leadership del Cav. esce rafforzata, non solo per i numeri della partecipazione, ma anche per il fatto che tutti, compresi gli aennini, ancora una volta si sono affidati a lui per imprimere una svolta alla campagna elettorale.

Commenti
Anonimo
21/03/10 09:07
Provi a guardare una foto
Provi a guardare una foto scattata da un elicottero per capire quante persone erano presenti in piazza.
giuseppe
21/03/10 16:52
Se
Se una manifestazione organizzata dai partiti di maggioranza nella capitale dello stato, alla quale ha partecipato addirittura il Presidente del Consiglio con un mucchio di altri parlamentari, che doveva chiamare a raccolta gente fedele e motivata per protestare sulla mancata possibilità di votare la lista della coalizione stessa e sulla mancanza di democrazia che loro ravvisano in Italia, riesce a fare 150 mila persone, non mi sembra una gran vittoria, anzi mi sembra proprio un fiasco bello e buono.Hanno fatto più di 100.000 persone i Pooh nell'ultimo concerto, senza il tamtam mediatico di questo evento e senza il Presidente del Consiglio. Che la gente ne abbia abbastanza?
Anonimo
22/03/10 00:30
25.000 è un sesto di 150.000 e quasi la metà del Palio
I pullman si contano bene. Sono grossi e ingombranti. Inoltre chiunque può controllarne il numero esatto, basta chiedere al Comune di Roma. Erano circa 3.000. Ponendo una media di 50 persone a pullman, se la matematica non inganna, fanno 150.000 persone SOLO DI PULLMAN. Poi c'erano i treni. Poi i manifestanti venuti con mezzi propri. POI C'ERANO GLI AZZURRI ROMANI: qualcuno lo vogliamo mettere a manifestare, o secondo gli invidiosi erano tutti al mare? Ma non ci importa dell'umano errore della questura. L'importante è che eravamo tanti, tantissimi, a sostenere il governo, il Premier e il PDL. Inoltre sappiamo bene e comprendiamo che chi parla di flop lo fa per la grande amarezza delle condizioni in cui sta la sinistra e il lontano ricordo delle antiche piazze piene del vecchio PCI. Pallido ricordo di quando le adunate oceaniche riuscivate a farle anche voi, nonostante la DDR, i gulag e Breznev; pallido ricordo accompagnato dalla vivida certezza che mai più si ripeteranno. Ma ora che TUTTA L'UNIONE riesce a mettere insieme a malapena 25.000 persone (dato della questura della manifestazione di sabato 13) c'è chi ha la faccia tosta di dire A NOI (fosse anche vero il dato delle 150.000) che abbiamo fatto fiasco? Fa fiasco chi mette insieme 150.000 persone IN UNA SETTIMANA? E cosa fa, allora, chi ne porta in piazza 25.000 appena, cioè UN SESTO? SOLO 25.000 persone e c'era TUTTA LA EX UNIONE DI PRODI, cioè tutti, da rifondazione ai verdi a Di Pietro a Castagnetti. Se 25.000 persone è il dato esatto dato dalla questura ( o essa è infallibile solo quando riguarda i dati del PDL?) mi spiace per voi ma sono meno degli spettatori della giostra del Saracino di Arezzo e MOLTI MENO del Palio di Siena (che fa 40.000 spettatori).
Giuseppe
22/03/10 00:39
Cabale numeriche
25.000 voti o 25.000 persone sono un numero esiguo. Pochi quando sono quelli che fanno "vincere" le elezioni. Pochi quando sono quelli dei manifestanti del raduno della riesumata Unione. Sempre pochi. Anzi, peggio. Sempre insufficienti.
Federico
22/03/10 00:51
Che pena!
Fate proprio pena! Avete così tanta voglia di tornare al potere, di far sparire il Cavaliere con ogni mezzo e di assisterne al declino che lo vedete anche se non c'è! Modellate I FATTI e la REALTA' OGGETTIVA secondo i vostri desideri, distorcendola e conformandola come vi piacerebbe fosse, NON COME E'IN REALTA'! Anche il povero assetato nel deserto ha i miraggi e le allucinazioni. Ma io ( e la maggioranza degli Italiani) non darei mai il mio voto e il potere a chi ha le allucinazioni e così tanta sete (di potere e poltrone). Vedremo alle elezioni di chi la gente non ne può più..se di Berlusconi o di Di Pietro e Bersani..
Giancarlo
22/03/10 04:21
Disfatta epocale
Oramai siamo alla frutta, adesso si sta preparando ad invalidare le elezioni con la scusa dell'astensionismo, l'arroganza del nano dopo il megacolossale flop di piazza, non gli basta per capire che se ne deve andare nelle sue patrie galere e pagare per i suoi reati.
Euplio Franci
22/03/10 08:40
Forse è perché eravamo così pochi...
... che il TG3 ha ostinatamente rifiutato di dedicarci spazio, preferendo mostrare una sperduta manifestazione piuttosto di noi? Forse è stata la nostra irrilevanza a far sì che Bersani si precipitasse a parlare di "discorso da capopolo"? Forse è perché la piazza era deserta che i giornali di sinistra da due giorni preferiscono parlare del meteo piuttosto che di San Giovanni? Nel 2008 avete negato che la gente vi disprezzasse, il governo Prodi aveva il massimo sostegno popolare... e sapete bene come è finita. Vi auguro di avere ragione nella stessa identica maniera
Giuseppe
22/03/10 14:44
un consiglio
Sono d'accordo con quanto scrive Federico. Tanto assetati e sconvolti dall'assenza di poltrone che hanno le traveggole e falsano e distorcono la verità dei fatti per come gli piacerebbe fosse. Ma vorrei dare un consiglio a tutti i lettori di centro-destra: non spendiamo più energie cercando di fargli capire che 150.000 persone sono infinitamente di più di 25.000 (popolo viola + Unione + Castagnetti), tanto è inutile perchè non c'è peggior sordo (o cieco) di chi non vuol vedere (e sentire). Propongo anzi di non disilluderli. Hanno così poche soddisfazioni che fanno pena, poveracci! Diciamogli che hanno ragione, che ci costa? Noi facciamo una buona azione e loro sono contenti..
luca
22/03/10 15:03
Nani
Scusate ma vorrei puntualizzare che a sinistra, quando parlano di "nano" si riferiscono senza dubbio a Franco Giordano (per chi non ricordasse chi fosse costui rammento che fu un medio segretario di rifondazione comunista post bertinottiana). Io l'ho visto di persona e testimonio che non arriva al metro e 50. Quindi, siccome la sinistra ha il monopolio dell'oggettività, della verità e dell'imparzialità, quando parlano di NANO è fuori di dubbio che sia il mitico Nano Giordano ( che fa pure rima e che, tanto, mica è un insulto. O no?)
bizio
23/03/10 01:17
che festa
una bellissima festa, straordinaria... le chiacchiere stanno a zero, la festa di domenica ormai è un fatto!
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