Nuove nubi si addensano sull’economia europea. Come se non bastassero l’estesa crisi geopolitica ed un’inflazione crescente, l’Euro continua a perdere terreno nei confronti del dollaro americano. Cosa sta spaventando il mercato valutario? In che modo la Bce ha perso importanti quote di credibilità?
Volgendo lo sguardo indietro di pochi mesi, pochi avrebbero scommesso su una così repentina inversione di tendenza nel rapporto post-crisi subprime fra UE e Stati Uniti. Eppure, qualcosa si poteva già ipotizzare. Osservando lo storico del cambio, si può notare che, dopo il culmine registrato verso la metà di luglio, il valore ha iniziato il suo crollo, fino a toccare il minimo intorno a quota 1,45 in poco meno di un mese. I colpevoli sembrano essere almeno tre, di cui due con passaporto europeo. Da un lato, le politiche monetarie della Bce che, per controllare un tasso inflattivo ritenuto (in malafede) in prevalenza endogeno, ha applicato una correzione al rialzo dei tassi di riferimento e di sconto della moneta unica. Il risultato è stato la creazione di aspettative negative negli operatori del mercato, avveratesi non appena sono giunti i dati concernenti la produzione industriale e il trend congiunturale dell’Eurozona. Notevole la flessione teutonica nel secondo trimestre rispetto a quello precedente (-0,5%), ormai consolidati i tagli alle stime di crescita da parte del FMI (+1,4% nel 2008, +0,9% nel 2009), in aumento il fenomeno inflazionario. Proprio l’istituzione di Washington ha gettato benzina sul fuoco, facendo intuire che la crisi economica in Europa non ha ancora mostrato la sua reale entità in questi mesi, sia a livello delle singole nazioni sia a livello transnazionale.
Ma il fuoco era acceso già da tempo, grazie al secondo colpevole, sempre di matrice europea. Un nemico che prende il nome di tardività, la stessa nel comprendere il carattere esogeno dell’inflazione che sta flagellando Eurolandia. Lorenzo Bini Smaghi, membro del Board della Bce, ha ribadito che «se la banca centrale decidesse di stimolare l'economia con un taglio dei tassi, questo avrebbe l'effetto di aumentare l'inflazione. Siamo sicuri che è quello che vogliamo?» ricordando che «non c'erano alternative se volevamo evitare un peggioramento della spirale dei prezzi». Peccato che proprio la lentezza nel comprendere la dinamica d’importazione degli aumenti dei prezzi è stata determinante nel crollo del cross euro-dollaro, facendo guadagnare posizioni al biglietto verde nel mercato Forex.
Il terzo colpevole di questa tendenza sfavorevole sembra essere il prezzo del petrolio in sensibile caduta nelle ultime 6 settimane. Anche questo ha provocato un rimbalzo positivo per gli Stati Uniti nelle aspettative degli operatori, che ha avuto ripercussioni sugli scambi in dollari. Lo stesso oro nero ha agito negativamente nei confronti dell’Europa, importando nei suoi mercati una dose consistente della stessa inflazione di cui sopra. Il trend previsto dagli analisti è quello di un ulteriore ribasso intorno ai 105 dollari, in attesa di un rally autunnale, alimentato anche dalle reminiscenze di guerra fredda fra Russia ed America. Ma potrebbe anche accadere che la relazione (finora de facto) fra dollaro debole e petrolio alle stelle possa incrinarsi, specie considerando i venti di recessione che spirano sui territori europei.
Tuttavia non bisogna correre il rischio di dimenticare che la crisi finanziaria legata ai subprime continua a mietere vittime negli Usa, come dimostrano con cadenza giornaliera le svalutazioni applicate ai bilanci da numerose banche commerciali. Un dollaro in ripresa è quindi utile per un bilanciamento della domanda interna attraverso le esportazioni, come ricorda Martin Feldstein di Harvard. Proprio questa variazione con carattere ciclico, sembra ricordare il fenomeno del 2005 in cui, dopo una crescita della forza dell’Euro, quest’ultimo si è rialzato, vivendo una correzione durata circa 10 mesi, in concomitanza con un periodo di crescita zero per il Vecchio Continente.
Il sentore è che gli errori di valutazione siano stati molti, nell’ultimo anno. Si era auspicato che gli Usa avrebbero vissuto una recessione di notevole portata, mentre i dati inerenti la crescita sono ancora apprezzabili. Si era auspicato che l’Europa non avrebbe risentito troppo della crisi subprime e che avrebbe assunto un ruolo di prim’ordine nello scacchiere economico mondiale, mentre ora si ritrova con tutti i sintomi della stagflazione ed una moneta in netta discesa. Il futuro non è ancora stato scritto, ma è fondamentale per la Bce agire con lungimiranza sulle leve monetarie. Il pericolo, oltre a quello di perdere quotazioni internazionali, è quello di ritrovarsi nelle sabbie mobili in men che non si dica. Ma forse lo siamo già, solo che siamo troppo impegnati a guardarci intorno, piuttosto che guardar le nostre gambe che sprofondano.


Crollo?
crollo dell'euro?
crollo??
Precisazioni
Sigh
FG*
Cumino
il crollo