La sensazione che il centro-destra stia andando in pezzi non è più solo confinata nelle ridotte dell’opposizione ma serpeggia, tra il detto e il non detto, un po’ in tutti gli acquartieramenti della maggioranza.
La dinamica messa in moto da inchieste giudiziarie spesso sgangherate e fantasiose (anche se non sempre) e dal controcanto finiano sulla legalità, produce scossoni che alla lunga possono minare anche le fondamenta di una maggioranza numericamente solida e di un governo che bene o male (con molti difetti di comunicazione) manda avanti il paese.
Fini dopo aver esplorato senza grande successo i molti fianchi esposti del quartier generale berlusconiano (dall’immigrazione alla cittadinanza, dal testamento biologico alle coppie di fatto) sembra aver finalmente fatto breccia sul versante della legalità. Neppure per un momento crediamo in una sincera preoccupazione del presidente della Camera sulla moralità dei suoi compagni di partito, certo è che da un punto di vista tattico l’attacco sembra riuscire, e Fini – che se n’è accorto subito – ha concentrato le sue truppe in quel punto nella speranza di uno sfondamento.
In questo è aiutato dall’incalzare di vicende giudiziarie o para-giudiziarie confuse e mal assortite che vanno dal caso Scajola a quello Brancher per arrivare alla P3, a Dell’Utri e Verdini, e da un certo malpancismo giustizialista presente anche nei giornali di centro-destra. Se a questo si aggiunge la totale disinvoltura con cui i finiani agitano gogne, chiedono dimissioni, passi in dietro e mozioni di sfiducia, la miscela diventa piuttosto esplosiva.
Questo è più o meno quello che si vede accadere “al fronte” e che le cronache guerresche dei giornali assetati di sangue ci raccontano nei minimi dettagli. Meriterebbe però dare un’occhiata alle retrovie per capire se a far da sfondo a questo scontro aspro ma in gran parte pretestuoso c’è qualche bottino politico in palio.
Quello che accade nella compagine finiana è abbastanza chiaro. Il presidente della Camera è in cerca della “spallata” contro un regime berlusconiano visto perennemente in bilico ma senza l’inerzia necessaria per cadere da solo. Serve una bella spinta. La mia impressione è che – al contrario di quanto continua a scrivere il Foglio di Giuliano Ferrara – Fini si senta già oltre il punto di non ritorno e non sia affatto interessato o disponibile ad una tregua di reciproca convenienza.
La rincorsa è iniziata con la direzione del partito dello scorso 22 aprile e non sembra destinata a fermarsi prima dell’impatto finale. La domanda a cui oggi è difficile dare una risposta riguarda piuttosto il coefficiente di resistenza del bilico berlusconiano.
Dalle nebbie di lunghi mesi di mugugni e malumori molto confusi, la strategia finiana si è andata chiarendo nelle ultime settimane. Fini è ormai il portatore di un progetto politico completamente alternativo al berlusconismo. Il suo disegno comprende la demolizione della componente carismatica tipica della politica degli ultimi 15 anni; una forte attenuazione di quello che lui chiama “il bipolarismo muscolare” con l’innesto di componenti centriste e tecnocratiche pronte alla bisogna e con una modifica della legge elettorale che scoraggi le coalizioni di partiti e promuova i partiti di coalizione. L’obiettivo è spezzare quel rapporto diretto tra elettorato e leadership tipico della fase berlusconiana e dissolverlo nella tradizionale mediazione partitico-parlamentare in cui si sente molto più a suo agio.
E’ un progetto legittimo, ormai anche quasi interamente dichiarato – se non a parole, nei fatti – che potrebbe anche avere qualche possibilità di successo vista l’indiscussa abilità del personaggio e alcune buone carte che giocano in suo favore. La prima delle quali è l’assoluta confusione che regna tra le linee avversarie.
Perché questo bisogna dirlo: il fronte berlusconiano sembra allo sbando e in alcuni casi persino in intelligenza con il nemico. Il presidente del Consiglio minaccia ogni giorno sfracelli, annuncia “ghe pensi mi”, promette cacciate ignominiose e vendette spietate me alla fine risulta inefficace o non sufficentemente motivato. Ministri e ministre di primo piano ondeggiano tra una fondazione e l’altra (recitando il triste e consunto rosario che nega la corrente in nome del “contributo culturale”) , i “pretoriani” berlusconiani si dividono e si guardano in cagnesco, i parlamentari cominciano a fare i conti con la fine anticipata della legislatura e con il loro incerto futuro. Soprattutto non emerge un disegno alternativo a quello finiano: manca una narrazione chiara di quello che secondo Berlusconi e suoi più fedeli alleati dovrebbe essere il passaggio prima o poi inevitabile al post-berlusconismo: come e con chi ci si arriva, quali ne saranno le caratteristiche, cosa andrà conservato e cosa no di una fase politica così strettamente legata alla singolarità del Cav.
In mancanza di questo l’attivismo di Fini, la vertigine di visibilità (e di irresponsabilità) in cui sono trascinate le sue seconde e terze file, l’appeal irresistibile di chi ha comunque davanti un orizzonte personale e politico più lungo, rischiano di portare all’esplosione del centro-destra e a una fine ingloriosa della vicenda berlusconiana (forse anche di quella finiana alla resa dei conti, ma questo ora ci interessa meno).
Sul versante berlusconiano (oltre allo stesso Cav. e alle sue proprie risorse) ci sono persone in grado di contrastare questo epilogo: tra i ministri, tra i parlamentari e i dirigenti di partito, ci sono coloro che potrebbero fornire una lettura alternativa delle vicende di questi giorni e proporre agli elettori di centro-destra un percorso convincente verso una fase nuova che non contenga il tradimento della vecchia. Non servono nuove fondazioni, finti convegni, o vecchie correnti. Basta venire allo scoperto, parlare chiaro e giocarsi una partita che è ancora possibile vincere.
Altrimenti si spieghi al "popolo della libertà" che la leadership finiana è il loro futuro destino. Molti si adatteranno, altri certamente no. Ma è sempre meglio che farsi la guerra fino allo stremo.


Caro Direttore, l'analisi
Tutto vero
La quinta "destra" del camaleonte Fini
Ho molta confusione in testa.
UNA CENA SENZA FINI
W l'Occidentale
Ferrara è intelligente, Fini no
Fine della commedia
aggiungici pure l'ostilità
IL DISPERATO
Ho letto con molto interesse
l'alternativa c'è
parlasrsi, non mandarsi a quel paese.
rispondo ad Anonimo
Il dopo Berlusconi
Q8 Nicola di ieri delle ore