Le tasse non aumenteranno ma verranno rimodulate su due aliquote. La riforma del fisco entra nel vivo proprio oggi, con una task force di esperti che studierà l’avvio di un nuovo sistema tributario partendo dai principi del Libro Bianco del 1994, quando gli stessi Berlusconi e Tremonti fissarono due sole aliquote per l’imposta sui redditi delle persone fisiche, la più bassa al 23% (sotto i 100mila euro) e la più alta al 33% (sopra i 100mila euro). L’obiettivo, ora, è dare un segnale forte intervenendo sul fronte delle tasse. Il corto circuito istituzionale scatenato dal tema giustizia, le difficoltà intestine della maggioranza con i vari botta e risposta tra il presidente della Camera Fini e il premier Berlusconi e, dal punto di vista del Pd, l’incapacità di mettere a punto un’agenda economica ufficiale, avevano arenato la discussione.
Ora, dimenticato il gesto criminale di Piazza Duomo e archiviato un 2009 per niente facile, il Governo è entrato nel vivo della fase 2. Le riforme. Quella del fisco prima di tutto (che per ordine d’importanza nell'agenda del Governo ha perfino superato quella della giustizia). Si tratterebbe, come gli stessi protagonisti lo hanno definito, di un progetto di ampio respiro da mettere a punto nei tempi medio-lunghi della Legislatura e attraverso la più ampia condivisione possibile, anche con le parti sociali. Quella della rimodulazione delle aliquote è infatti il primo tassello che porterà entro la fine del Governo Berlusconi a un nuovo sistema tributario compatibile con la riforma federalista.
I tecnici del ministero avvieranno già oggi il confronto con le parti sociali per aprire il tavolo sulla riforma, muovendosi però sul filo della prudenza, parola tanto cara a Tremonti. L’Italia, nonostante le difficoltà e criticità ancora in corso, sta uscendo meglio di altri paesi dal tunnel della crisi ma non può permettersi una riforma che avrebbe un impatto devastante sul debito. Il ministro dell'Economia ha camminato lungo l’asse della politica del rigore (il deficit non deve essere aumentato nemmeno di un euro perché l’Italia con il terzo debito pubblico del mondo non può permetterselo) ed è ragionevole pensare che anche stavolta non cambierà traiettoria.
Il nodo principale è quindi la compatibilità finanziaria. La riforma fiscale con la riduzione del numero delle aliquote Irpef a due implicherebbe un minor gettito di circa 18 miliardi di euro considerato che il 99,5% dei contribuenti italiani dichiara redditi inferiori a 100mila euro (solo lo 0,5% dei contribuenti dichiara redditi che superano i 100mila euro). Modificare il meccanismo significherebbe creare più deficit e più debito mettendo a rischio la tenuta dei conti. Come fare, allora? Secondo il libro bianco del ‘94 il riordino sarebbe dovuto passare attraverso il federalismo fiscale (riforma già realizzata e in attesa dei decreti attuativi), la cessione degli immobili pubblici agli enti locali (avviata con l’ultima Finanziaria) e la riorganizzazione delle imposte (prevista dalla legge delega del 2002 ma non ultimata). Probabilmente, una ricetta ancora valida.
Ciò che è certo, ha affermato il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, è che quando “giungerà a compimento, la riforma fiscale rappresenterà un evento storico e le opposizioni - aggiunge - farebbero bene a convergere”. L’obiettivo è di modificare il fisco italiano alla radice attraverso interventi strutturali mettendo al bando misure una tantum' e lavorando con prudenza per salvaguardare i conti pubblici. Dunque, avanti con la grande riforma a patto di coniugare il lavoro, va ripetendo il ministro Tremonti, con serietà e rigore.
All'interno della maggioranza però non tutti sono convinti della tabella di marcia individuata da via XX Settembre e da Palazzo Chigi: il sindaco di Roma Gianni Alemanno infatti chiede al premier di “fare una riflessione per anteporre alla riduzione delle aliquote il quoziente familiare che deve diventare il primo obiettivo della riforma fiscale”. La proposta, che comunque il primo cittadino della Capitale assicura di essere pronto a introdurre localmente, è stata uno dei cavalli di battaglia anche del Cavaliere e sostanzialmente punta anch'essa a cambiare il sistema della tassazione, passando dall'imposta che 'pesa’ sull'individuo a quella che 'pesa’ sul nucleo familiare.
L'idea di rivedere gli scaglioni della tassazione Irpef trova comunque il sostegno di molti componenti della squadra dell'Esecutivo, a partire dai ministri Renato Brunetta e Roberto Maroni. “È il programma del '94 – ha ricordato il titolare della Pubblica amministrazione - e io ne auspico la realizzazione”. Una proposta “vecchia che noi – ha sottolineato anche il titolare del Viminale - condividiamo perché può far ripartire l'economia”. Le parole d'ordine della riforma tributaria sono “semplificazione ed equità”, ha spiegato comunque Brunetta che si dice convinto che la revisione delle aliquote sia solo una parte del progetto di riforma: “Tremonti ha in mente anche altro. Noi - spiega - tassiamo troppo i redditi e troppo poco i consumi”.
Chi invece non crede nel progetto di Berlusconi è il Pd: dopo aver bocciato infatti l'ipotesi di ridurre a due le aliquote Irpef, i Democratici accusano l'Esecutivo di essere protagonisti di “una storia infinita di promesse”. E dopo l’apertura dei giorni scorsi, ieri s’è dimostrata scettica anche l'Italia dei Valori. Tutto da copione.



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