Putin l’aveva detto: l’indipendenza di Pristina sarà un precedente per accendere l’irredentismo nel Caucaso e nelle ex-repubbliche sovietiche oggi alleate dell’Occidente. In Georgia, la Russia si è presa la rivincita, favorendo i separatisti ossetini. Ma ogni situazione internazionale ha la sua storia, e il paragone tra Kosovo e Ossezia non regge.
Negli anni Novanta, gli albanesi-kosovari furono perseguitati in modo così brutale dal governo di Milosevic che la NATO attaccò la Serbia per mettere fine a quella che numerosi osservatori hanno definito una “pulizia etnica”. Le atrocità serbe nella ex-Jugoslavia non possono essere confrontate con le operazioni militari condotte dalla Georgia in Ossezia, nonostante la propaganda russa abbia parlato di migliaia di vittime ossetine nei primi giorni di guerra (se mai bisognerebbe tornare ai primi anni Novanta, i più cruenti del conflitto). A differenza della NATO, poi, la Russia è scesa in campo massicciamente, con l’aviazione, l’artiglieria pesante e i carri armati, violando l’integrità territoriale georgiana e lasciando mano libera ai cosacchi.
Il Kosovo era una provincia autonoma della Jugoslavia, come sancito dalla Costituzione del 1974 che riconobbe a Pristina gran parte dei diritti di cui godevano le altre repubbliche della Federazione. L’autonomia concessa da Tito garantiva il rispetto della identità kosovara, della propria integrità territoriale, e della rappresentanza in tutti gli organi jugoslavi. Con lo smembramento della Federazione, la Serbia venne meno a questo patto avanzando rivendicazioni storiche sul Kosovo. Dal 1989 i kosovari iniziarono una lunga lotta di liberazione, con le armi e con mezzi pacifici, fino alla conquista dell’indipendenza da Belgrado.
L’Ossezia del Sud non godeva degli stessi diritti all’interno dell’Unione Sovietica. Secondo la Costituzione del 1979, solo le 15 repubbliche che formavano l’Unione avevano il diritto alla secessione, ed è in questo contesto – mentre crolla l’URSS – che matura l’indipendenza della Georgia: nel grande gioco delle frontiere del Caucaso, l’Ossezia diventa una regione controllata da Tbilisi.
In questo ventennio, il Kosovo ha progressivamente adempiuto alla maggior parte delle condizioni che la Convenzione di Montevideo del 1933 ritenne indispensabili per il riconoscimento internazionale di ‘nuovi’ stati: avere un territorio definito, una popolazione residente permanente, quella albanese (1,8 milioni di persone), un governo esclusivo, la capacità di intrattenere rapporti diplomatici con altri Paesi. Il Kosovo ha seguito e rispettato le diverse tappe del processo di “nation-building”, passando attraverso libere elezioni, la costituzione di un governo democratico, e la stesura di una carta costituzionale.
L’Ossezia ha una propria integrità territoriale, ma non ha una popolazione permanente (gli ossetini hanno in prevalenza passaporto russo). Il suo governo provvisorio è isolato dal punto di vista internazionale ed è stato riconosciuto soltanto dalla Russia (quello di Pristina invece da 20 dei 27 membri dell’Unione Europea). Il Kosovo è stato per anni un protettorato delle Nazioni Unite ed oggi è uno stato sotto la tutela dell’Europa. La secessione dell’Ossezia del Sud non è mai stata nell’agenda del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha archiviato la questione com’è avvenuto con la Repubblica turca di Cipro del Nord.
Gli Stati Uniti, il più fedele sponsor di Pristina, non si sono mai comportati come i russi. Per molto tempo hanno cercato di evitare che la Federazione Jugoslava implodesse tra guerre, caos e pulizia etnica; in Kosovo hanno appoggiato (anche) movimenti pacifici, che si sono battuti per ottenere l’indipendenza con la resistenza passiva e altri metodi non-violenti.
Curioso, se mai, è il modo con cui la comunità internazionale ha accettato l’intervento russo in Georgia. Un tacito consenso determinato dal menefreghismo verso quello che accade nel Caucaso. Ha scritto Anne Applebaum parlando del comportamento delle potenze occidentali: “Hanno prevalso la codardia, la debolezza, la mancanza di idee, ma soprattutto la distrazione verso eventi che dovevano essere prevenuti con un impegno più serio. E ora potrebbe essere troppo tardi”.
Dopo infinite discussioni, la Risoluzione 1441 delle Nazioni Unite minacciò Saddam Hussein di gravi conseguenze se non avesse messo fine ai suoi programmi di riarmo a base chimica, biologica e nucleare – ma quando gli Usa invasero l’Iraq, per rovesciare una tirannia, si alzò un coro unanime di critiche e di proteste contro l’unilateralismo americano. Mosca è penetrata con i suoi carri armati nel cuore della Georgia senza aprire neppure una discussione all’interno delle Nazioni Unite sulla legittimità dell’intervento nella ex-colonia – uno stato sovrano membro dell’Onu. Cos’è stata quella di Putin se non un’azione unilaterale, condotta in spregio delle più basilari norme del diritto internazionale?
Negli ultimi dieci anni, le potenze occidentali hanno cercato di normalizzare la situazione nei Balcani, di attutire le divisioni etniche e favorire le comunità che avevano raggiunto una riconciliazione (per esempio spingendo serbi e albanesi a cooperare in Kosovo). Questa politica ha avuto i suoi limiti, e sarebbe stupido guardarla con occhi romantici. Ma è meglio o peggio del post-imperialismo russo nel Caucaso? Qui la normalizzazione è avvenuta esaltando i settarismi, il nazionalismo, le opposizioni religiose.
Sulle pagine del Corriere della Sera, Pierluigi Battista ha criticato “l’assolutismo etico” di quanti, in Occidente, si sono battuti per la libertà degli iracheni, dei ceceni e dei kosovari, e oggi – invece di schierarsi dalla parte dei più deboli (gli ossetini), stanno con il più forte (i georgiani). Peccato che in Ossezia c’è un partito, anzi, il partito chiamato Russia.
“C’è davvero qualcuno disposto a pensare che Putin si sta battendo per l’indipendenza dell’Ossezia? – si è domandato Christopher Hitchens in un articolo apparso sulla rivista americana Slate – al contrario, questo popolo sarà semplicemente riassorbito nell’impero russo”. Allora chi è il Davide e chi il Golia nella battaglia tra georgiani e ossetini?



russi
L' "Ossezia non ha una
Il Kosovo non è l'Ossezia
Il vero problema è l'ampliamento della NATO ad est.
Articolo di Santoro
Anche la Serbia è uno stato
il Kosovo non e' l'Ossezia...
Basta con doppi standard
paragoni
Il Kosovo non è l'Ossezia
bravo Giorgio!
Ciechi e sordomuti...
kosovo/ossezia