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L'uovo di giornata

Il Mediterraneo di Fini sembra quello di Vendola

15 Marzo 2010

Tutti ricordano la lezione di Fernand Braudel sul Mediterraneo luogo di incontro fra civiltà diverse e anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, sembra averne fatto tesoro nel lungo discorso con cui ha aperto l’APEM, l’assemblea parlamentare euromediterranea, di cui quest’anno l’Italia ha assunto per la prima volta la guida. Fini pensa a un Mediterraneo “mare di pace”, dove dominano “il dialogo, la tolleranza e la convivenza”. Un Mediterraneo che somiglia straordinariamente a quello sognato dal governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola…

Quattro i pilastri della nuova cooperazione euromediterranea secondo Fini: sicurezza internazionale, immigrazione, ambiente, partnership economica. Il presidente della Camera pensa a un Mediterraneo pacificato che, grazie a uno sforzo congiunto dei Paesi europei, arabi e musulmani, e alla presenza degli Stati Uniti, permetta di risolvere l’eterna questione del conflitto israelo-palestinese. Vendola, dal canto suo, guarda alla Puglia come una “Regione Cerniera” fra Adriatico e Mediterraneo, a “nuove e feconde relazioni con i Paesi della Sponda Sud, dal Libano alla Palestina a Israele, all’insegna di una politica di pace e sviluppo e del dialogo economico, sociale, religioso e culturale”.  

In secondo luogo, la “sfida ambientale” che secondo Fini “costituisce un ineludibile banco di prova: la tutela dell’habitat marino, lo sfruttamento sostenibile delle risorse, la difesa delle biodiversità, impongono l’elaborazione di strategie che solo se comuni possono essere efficaci. Altrimenti il rischio che corriamo è di avere una Unione del Mediterraneo senza che il Mediterraneo esista più”. E Vendola? Con l’apposito Assessorato al Mediterraneo, tra energie rinnovabili, idrogeno verde ed edilizia eco-compatibile, il governatore rosso ha già offerto delle partnership con gli altri Paesi del Mediterraneo. E ancora, la sfida dei flussi migratori e della integrazione, che per Fini renda il Mare Nostrum un “antidoto alla xenofobia che troppo spesso fa capolino nella politica”. Ancora meglio Vendola: “Il Mediterraneo è la Twin Towers dei poveri, con migliaia di morti ammazzati dalla globalizzazione”. Infine, sempre secondo il Presidente della Camera, la creazione di una Banca Euromediterranea che sia “volano dell’area” e possa “sostenere le PMI”, mentre per ‘Nikita’ “il Mediterraneo deve diventare un grande sistema portuale integrato”.

Insomma, un discorso di ampio respiro, quello di Fini, declinato secondo una serie di parole d’ordine che segnano trasversalmente la politica estera della UE, in nome di quei valori di dialogo che dovrebbero contraddistinguere lo spazio mediterraneo. Dovrebbero, perché a rileggere proprio le pagine di Braudel la vera lezione che possiamo apprendere dal maestro della storiografia francese è che il Mediterraneo è stato sì luogo d’incontro e comunanze, ma anche e forse soprattutto luogo di scontro, tra civiltà che si sono fatte le guerra per secoli. Far passare l’idea che queste diversità e conflittualità vadano archiviate solo perché, come dice Fini, l’Occidente “ha scontato negativamente la pretesa di esportare i propri modelli” (eppure fu proprio il Presidente della Camera a rispondere per le rime alle offese del leader libico Gheddafi durante la sua ultima visita in Italia), significa fare delle concessioni – da parte dell’Europa – a Paesi che non sembrano poi dei brillanti fari della democrazia.

E allora va bene rilanciare il ruolo della dell’Italia come 'Ponte' nel Mediterraneo, va bene pensare a una Europa allargata e magari più capace di dotarsi di una politica estera comune, come pure va benissimo quel richiamo agli Usa sempre più assenti dagli scenari geostrategici che ci stanno a cuore, ma ancora una volta, a non convincere fino in fondo nelle posizioni espresse dal Presidente della Camera è l’ecumenismo, il fatto che, si parli di Palestina, ambiente o immigrazione, tra Unioni del Mediterraneo e Alleanze della Civiltà, Sarkozy e Zapatero, in Europa ormai non si riesce più a distinguere bene cos’è la destra e cos’è la sinistra e, soprattutto, cos’è stato e cos’è il mar Mediterraneo. Per Fini e Vendola, in fondo, sembra la stessa cosa.
 

Commenti
giancarlo
15/03/10 19:23
Il Signor Fini dovrebbe
Il Signor Fini dovrebbe parlare solo di ciò che può capire. Sembra difatti che mille anni se non più di storia mediterranea, non gli abbiano fatto capire granchè. E se questo è il suo modo di trattare l'argomento, spinoso come pochi, viene di pensare che non gli interessino tanto le soluzioni (abbastanza improbabili), quanto una vera lezione di vuota retorica. In altre parole, si piace a tal punto che poco importa se la sostanza lascia spazio al vaniloquio. D'altronde è da un po' che il Sig. Fini vive in una sorta di vuoto pneumatico e dove le sue "lezioni" assumono quasi sempre l'arroganza di chi deve comunque sentenziare in ossequio al politically correct.
Primo
24/04/10 08:26
E' un vero peccato che
E' un vero peccato che l'unione di due politici come Fini e Vendola moralmente sani, capaci, liberi da vincoli con certi poteri debba essere considerata la regina delle utopie...
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