Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il dossier Mourinho

Il calcio dura novanta minuti. Tutto il resto è noia

25 Febbraio 2010
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Il mondo del calcio italiano, per intenderci tutto quello che ruota attorno alla partita di calcio vera e propria, è di una noia mortale.

E’ un mondo popolato da strane tipizzazioni umanoidi. Prendete il prototipo del giornalista sportivo: è spesso costretto a riciclarsi dalle redazioni di cronaca, politica e costume per deficienze, per così dire, strutturali (conoscenza della grammatica, ortografia, capacità di argomentazioni logiche), passa la settimana ad inventarsi notizie (che notizia ci potrà mai essere infatti se la partita non si gioca) e la domenica a disquisire di tutto e su ogni squadra, che viene da chiedersi come faccia a seguire 5/6 partite contemporaneamente. Parla di tattiche, ripartenze e diagonali senza aver né mai giocato al calcio, né tanto meno aver mai allenato, neanche la squadra dell’oratorio.

Alquanto bizzarro è anche il mondo dei manager del calcio italiano: presidenti un po’ naif (vi ricordate quel Presidente al quale dissero “La sua squadra manca di amalgama” e lui rispose “Questo amalgama, dove gioca, quanto costa, compriamolo subito!) e troppo tifosi, con pochi soldi e molte ambizioni. Direttori sportivi, spesso ex-calciatori, che dovrebbero gestire la complessità di business milionari, avendo raggiunto a fatica il diploma di geometra. Per non parlare dei procuratori, vetero faccendieri, che soprattutto nei periodi di calcio mercato, con l’aiuto, si spera non interessato, della stampa sportiva, vagheggiano di trasferimenti milionari dei loro assistiti (in borsa si chiamerebbe aggiotaggio).

Ci sono poi gli allenatori per così dire politically correct, quelli che anche quando affrontano una squadra avversaria di una categoria inferiore dicono “Partita difficile, bisogna rimanere concentrati”, oppure quando l’arbitro ha evidentemente reiteratamente sbagliato “L’arbitro decide in un decimo di secondo, tutti possono sbagliare” o infine facendo la disamina della partite “La mia squadra ha vinto perché ha fatto un goal in più dell’avversario”. La saga delle banalità e continuano a non accorgersi che il calcio è business e valutarne i contorni con l’ovvietà dei principi sportivi, significa parlare del nulla.

Un mondo quindi tanto noioso e scontato quanto omertoso, un mondo infatti che per anni ha fatto finta di non sapere che di sportivo nel campionato italiano c’era ben poco, le vittorie erano equamente spartite tra le solite squadre, tranne qualche eccezione tanto per confermare la regola. Direttori sportivi che tenevano al guinzaglio arbitri e designatori in un pattume gelatinoso (per usare un termini di attualità) che gestiva designazioni arbitrali, ammonizioni, esplulsioni mirate e trasferimenti ci calciatori. Venne chiamato calciopoli e fu la vergogna del calcio italiano.

In questo mondo fintamente ovattato arriva un anno e mezzo fa un allenatore diverso e che ha tutto per essere antipatico al mondo del calcio italiano. Jose Mourinho.

Tanto per cominciare guadagna tanto, elemento di patologica devianza in una società come quella italiana, dove l’invidia sociale spesso guida molte dinamiche sociali e politiche, disconoscendo a priori il merito. Guadagna tanto e lo dice senza pudore, aggravando così la sua immagine agli occhi dei suoi detrattori che dimenticano che è uno dei migliori al mondo nella sua professione, ha vinto ovunque ha lavorato ed è un professionista vero. A questo proposito è stata sconsolante la sorpresa che ha colto molti addetti ai lavori quando Mourinho ha fatto la sua prima conferenza stampa in Italia, in un italiano perfetto e comunque migliore senz’altro di quello di molti presenti in sala. Evidentemente per questi signori il professionista è solo quello che dice, magari con problemi di sintassi, quello che loro vogliono che dica.

Da quel momento in poi, il nostro ha cominciato a scardinare pezzo dopo pezzo la retorica e l’omertà del mondo del calcio, semplicemente dicendo quello che pensa a colleghi e giornalisti che, anche se non lo dicono, aspettano ogni sua conferenza stampa come se fosse l’Angelus domenicale.

Per venire alle ultime vicende d’attualità, l’allenatore dell’Inter dice: mi si spiega perché gli arbitri stanno usando metri di giudizio diversi a sfavore dei campioni d’Italia che portano, per esempio, alle seguenti stranezze statistiche: l’Inter è la squadra che fa più possesso palla nel campionato italiano, ma è stranamente in testa alla classifica del numero dei giocatori espulsi insieme al Catania (con tutto il rispetto) oppure è anche la squadra con più azioni d’attacco durante un match, ma è stranamente ai primi posti nella classifica dei rigori a sfavore, per non parlare infine di strane decisioni su calendari e partite da recuperare.

Ma bisogna “abbassare i toni”, frase odiosa e omertosa alquanto usata troppo spesso anche in altri ambiti della società italiana e così Mourinho si becca 3 giornate di squalifica senza aver nemmeno parlato dopo l’ultima giornata di campionato, dopo un ridicolo processo all’intenzione.

Per concludere, l’allenatore portoghese, mi ricorda tanto un signore molto più ricco di lui, un piccolo genio nel suo lavoro, che 3 lustri orsono decise di scardinare il mondo omertoso dei poteri forti italiani e per questo è diventata la persona più indagata al mondo e più odiata in Italia. Anche a lui, si chiede spesso di abbassare i toni, di rispettare le istituzioni anche quando le stesse dicono e fanno stupidaggini.

E’ la fine di chi è nato postumo. 

Commenti
enzo sara
25/02/10 16:50
Viva il folle coraggio di Mourinho:chi abbassa i toni è complice
Milton non mi delude mai. Ho già inviato ad un altro blog (Zeru tituli di Maurizio Crippa sul Foglio.it) un messaggio in cui fra l'altro sostenevo: "La mia opinione è che la casta sportiva cerca di fare con Mourinho ciò che la casta politica cerca di fare con Berlusconi: espellere o omologare il corpo estraneo di chi pretende di pensare con la propria testa, dire pane al pane, battersi per cambiare un andazzo cinquantennale e urlare la sua rabbia in faccia ai sacerdoti del politicamente (e calcisticamente) corretto, veri responsabili della palude Italia". Adesso, però, chiedo a Berlusconi di prendere nettamente - ancor più di quanto abbia fatto nei giorni scorsi - le distanze da chi opera in nome e per conto suo nel mondo del calcio (parlo di Galliani, ovviamente) altrimenti il Cavaliere si ritroverà dalla parte dei poteri forti nel calcio, anzi ad essere potere forte egli stesso. Il rigore negato ieri sera alla Fiorentina contro il Milan grida vendetta e, sommato ad una serie di sconcertanti episodi che si registrano puntualmente dall'inizio del girone di ritorno, porta sempre più a pensar male andreottianamente. Se continua così, finirà con uno scudetto letteralmente scippato all'Inter. E con la gente (non soltanto noi interisti) che invoca dagli spalti il nome di Mourinho, l'unico donchisciotte - coraggioso e un po' folle - che stia provando a smascherare i sepolcri imbiancati del pallone nostrano e a gettare un sasso nelle acque limacciose e stagnanti del calcio italiano. No a chi chiede di "abbassare i toni", in maniera ipocrita o interessata, perchè sarebbe complicità. E proprio "abbassando i toni, in Italia si è costruita la vergogna di calciopoli": pensieri e parole di Josè Mourinho, ultima trincea prima della resa incondizionata a chi vuole decidere o almeno orientare partite e campionati nel chiuso della stanza dei bottoni.
Silvano Calzini
26/02/10 09:25
Cercasi avvocato...
Da vecchio cuore rossonero ogni giorno che passa rimpiango sempre di più l'avvocato Prisco. Prototipo insuperabile, e ahimé tradito dai suoi indegni successori, dell'interista. Un tifoso carogna all'ennesima potenza, mai piangina. Godeva quasi più delle sconfitte milaniste che delle vittorie interiste. Il suo modo di tifare era il ritratto sputato del modo di giocare dell'Inter, tutto nervi, scatti e controscatti. Un serpente velenoso... ops volevo dire un biscione velenoso. L'avvocato Prisco non c'è più da qualche anno e il tifoso interista ha subito una mutazione genetica. Ironia e sarcasmo sono spariti per lasciare spazio a un pianto greco che non si interrompe mai. Che la squadra vinca o perda non fa differenza, quello che conta è fare un moralismo peloso e da quattro soldi. Prisco Prisco era un gran signore e un gran figlio di buona donna; un vero borghese rivoluzionario, naturalmente sempre in giacca e cravatta. Mourinho va in giro scamiciato e con la barba lunga travestito da rivoluzionario, ma è solo il campione del mondo dei conformisti.
Paolo Belardinelli
26/02/10 16:04
io dissento!
Non confondiamo la cioccolata con la cacca... Silvio fu un autentico elemento di novità, si presentò come un intruso. Questo Mourinho invece, con i suoi atteggiamenti e con le sue chiacchiere, non fa che esasperare tutti i difetti del calcio Italiano, ben riassumibili con la moviola della domenica sera: du palle! Guardate Leo, lui si che si distingue. Concentrato solo su se stesso e sulla sua squadra con la volontà di migliorarsi ad ogni partita. Altro che le chiacchiere e le polemiche! Forza Milan!
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