Martedì 7 Febbraio 2012
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Friends of Israel Initiative

"Il mondo deve capire che Israele è un Paese come gli altri"

Intervista a Fiamma Nirenstein di

Alma Pantaleo

19 Luglio 2010

Fin dalla sua nascita, Israele è stata sotto tiro, nel mirino dei suoi nemici e sotto la lente d'ingrandimento della comunità internazionale. La “Friends of Israel Initiative” si pone invece come obiettivo di mostrare che lo Stato ebraico è un Paese normale, una democrazia occidentale. Ne parliamo con Fiamma Nirenstein, vice-presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, e fra i promotori della iniziativa.

Onorevole, cos'è l’iniziativa “Friends of Israel”?

L'iniziativa nasce per merito di Aznar che ha riunito un piccolo gruppo di amici che pensano tutti quanti una cosa molto precisa: è l’ora di finirla con le bugie su Israele e sulla sua delegittimazione ed è il caso che il mondo intero si renda conto che Israele è un Paese come gli altri.

Avete già fatto qualche passo insieme?

L’editoriale uscito qualche giorno fa sul Wall Street Journal è stato il nostro primo gesto comune e spiega che Israele è un Paese democratico, occidentale, che ha tutto il dovuto rispetto per le minoranze, per la legge, per il libero mercato e soprattutto che viene fuori da una cultura che ha consentito lo sviluppo della democrazia. Una democrazia con un retroterra ricco di valori che appartengono alla tradizione giudaico-cristiana. E' giunto il momento di smetterla con la sua criminalizzazione e la sua delegittimazione.

Qual era la vostra idea originaria?

Abbiamo voluto formare un gruppo di personalità di origine, di religioni e di storie personali diverse proprio per far vedere che c’è molta gente con caratteristiche differenti che la pensa allo stesso modo. Non sono solo gli ebrei che difendono Israele, ci sono anche persone che pensano che la cultura giudaico-cristiana sia la madre del diritto, della democrazia e di tutte quelle cose che ci stanno a cuore.

Facciamo qualche nome

Per ora siamo un piccolo gruppo di persone ma stiamo facendo firmare la nostra "lettera fondativa" in modo che la cerchia si allarghi ulteriormente. Il gruppo è fatto di ebrei e cristiani, di americani e inglesi, ma c'è anche un sudamericano. Ci sono uomini d’affari importanti come Agostinelli, uomini politici fondamentali per la storia d’Europa come Aznar o come Pera, e ancora, Bolton, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite; Trimble, ex primo ministro dell’Irlanda del Nord, premio Nobel e mediatore della pace tra l’Irlanda e l’Inghilterra; lo storico britannico Roberts; Bustelo, ex ministro dell’Industria in Spagna; Toledo, ex presidente del Perù. Tutti accomunati dall’essere liberali e ispirati dalla cultura giudaico-cristiana. 

Vi siete già incontrati?

Ci siamo già riuniti una volta a Parigi, ci riuniamo di nuovo oggi a Londra per un’iniziativa con Aznar e Marcello Pera che parleranno di Israele e poi presenteremo il nostro programma a New York a Capitol Hill. Cercherò di portarli a Roma in occasione della manifestazione a favore di Israele. Questo sarebbe un passo importante.

In quale situazione versa Israele?

Israele purtroppo si trova nel mezzo di un attacco continuo, un conflitto che la costringe a difendersi e noi pensiamo che abbia il diritto e il dovere di farlo. Per esempio, ci ha fatto orrore il modo in cui è stata raccontata e poi condannata la vicenda della flottilla turca che era chiaramente una provocazione compiuta da un gruppo aggressivo e purtroppo sostenuto da Ankara. Sto parlando dell’IHH, un gruppo terroristico messo fuori legge dalla Germania e che l’America sta cercando di inserire nelle organizzazioni terroriste. Lancio un appello affinché l’Italia faccia lo stesso.

L’utilizzo di campagne di comunicazione preventive potrebbe essere un modo per evitare forme di criminalizzazione a discapito d’Israele, come avvenuto nel caso della "Freedom Flottilla"?

Israele non ha bisogno di giustificazioni. È sempre stata aggredita, sin dalla sua fondazione. Ha sempre cercato la pace, ha sempre abbandonato territori, si è solo difesa da aggressioni causate sin dal 1948 dal rifiuto arabo, quando l’Onu stabilì che il territorio doveva essere diviso in due stati. Israele accettò e gli Arabi l’assalirono.

E come ha reagito Israele?

Israele cerca un compromesso, l’ultima volta è stata con il ritiro da Gaza, quando lo stato ebraico ha portato via fino all’ultimo uomo, lasciando quel pezzetto di terra completamente in mano ai palestinesi. Ma quello che ne ha avuto in cambio sono stati razzi e aggressioni terroristiche. Sarebbe bene che Israele spiegasse un po’ di più e in maniera più aggressiva quello che gli succede, mentre invece ha sempre la tendenza a giustificare il nemico e a dargli credito. Lo si vede in tante situazioni, c’è moltissima gente, per esempio, che oggi come oggi  crede che Abu Mazen sia determinato e convinto della necessità di una politica di pace con Israele e che sia pronto al compromesso. 

Invece?

Soltanto qualche giorno fa, mentre Abu Mazen da una parte diceva in inglese “sì, siamo pronti a una politica di pace”, dall’altra, in arabo, ha ricordato con “orgoglio” il capo dell’eccidio di Monaco del 1972, scomparso qualche settimana fa. Monaco fu uno degli avvenimenti più mostruosi della storia dello sport mondiale, quando tutta la squadra olimpionica di Israele fu sterminata. Abu Mazen in occasione della sua scomparsa lo ha lodato pubblicamente definendolo "un grande uomo, un esempio, un martire". Questa è una cosa che succede continuamente: mentre da una parte gli viene riconosciuta una posizione di moderato, dall’altra il capo dell'ANP ne approfitta seguitando a riproporre una cultura dell’odio e dello scontro con lo stato d’Israele.

Come è andata con la "Freedom Flottilla"?

Israele non ha spiegato chi fossero gli uomini dell’IHH che erano sulla nave, non ha detto che la Turchia alcuni giorni prima aveva preso posizioni molto dure contro Israele, che già nelle settimane e nei mesi precedenti era d’accordo nel far salire sulla nave quelli dell'IHH, che è un organizzazione con basi terroristiche legatissima a Hamas. Perciò la gente si è ritrovata di fronte a una strana situazione in cui quelli che si spacciavano per nave della pace in realtà erano una banda di provocatori violenti. Questo è un grande errore, il mondo avrebbe dovuto sapere per tempo come stavano le cose e Israele avrebbe dovuto spiegarle senza reticenze.

Quanto tempo ci vorrà, secondo lei,  per riuscire a scardinare tutti questi pregiudizi che ci sono nei confronti di Israele?

Penso che ci vorrà del tempo, non so quanto,  ma che stiamo lavorando per raggiungere questo obiettivo. Credo che questa volta il mondo si sia reso conto che le stupidaggini che sono state sparate su Israele da parte dell’informazione internazionale, dopo la nave Marmara, sono state troppe. Se ne son dette altrettante sulla guerra a Gaza, sulla condizione dei Palestinesi nella Striscia, quando invece è stato dimostrato che non c’è alcuna emergenza umanitaria.

Che ruolo giocano le ong e le organizzazioni internazionali?

Berstein, fondatore di Human Right Watch, forse insieme ad Amnesty International la più importante ong per l’affermazione dei diritti umani, si è dimesso disgustato dicendo che si trattava ormai di un’organizzazione antisemita, tutta protesa soltanto a criminalizzare Israele. All’Onu, il Consiglio per i Diritti Umani era stato rifondato proprio per evitare di seguitare a occuparsi sempre di Israele, ma nonostante ciò, attualmente, si trova nella condizione in cui tre quarti delle sue risoluzioni sono dedicate a Israele.

Per concludere…

La gente di buonsenso inizia a capire che questa persecuzione nei confronti di Israele è una follia antisemita promossa da una propaganda molto vasta e accurata di cui fanno parte i Paesi arabi e parecchi Paesi non allineati, e che questo sta portando il mondo alla distruzione. Tutto è crollato sulla base di questa orribile propaganda islamista che criminalizza gli ebrei, Israele e tutta la civiltà giudaico-cristiana.

 

Commenti
Anonimo
19/07/10 13:13
Si può anche dire:
"Israele deve capire che per il mondo non è un paese come tutti gli altri"
Massimo
19/07/10 19:05
"Il mondo deve capire che Israele è un Paese come gli altri"
Non ci vuole una grande intelligenza per comprendere che la ragione per cui i dirigenti politici musulmani perseverano nella delegittimazione di Israele è che la gagliarda democrazia israeliana, con l'esempio di libertà ed efficienza che rapprersenta, minaccia alla base, ed alla lunga, la credibilità nei loro paesi dei dirigenti musulmani, questi ultimi disperatamente tesi a mantenere, con metodi ormai medioevali, lo strapotere sulle povere popolazioni a loro sottomesse con ogni coercizione fisica e psicologica.
Anonimo
20/07/10 11:59
Israele non è un paese come
Israele non è un paese come gli altri: gode infatti di uno spudorata difesa ad oltranza nonostante ripetute violazioni che non sarebbero concesse a nessun'altra "grande democrazia"... Tutto ciò che rende Israele speciale proviene da Israele stesso, non tanto dalla visione altrui.
Anonimo
05/09/10 20:48
Fin dalla sua nascita...
Israele risulta insanabilmente fondato sulla pulizia etnica. Nessuno stato normale, nessun popolo normale può pensare di sbarcare su un qualsiasi territorio e di sloggiarne gli indigeni, o meglio di massacrarli possibilmente senza lasciare tracce. È successo per gli indiani di America. Oggi, al massimo, si possono scrivere libri sull’evento e lasciare scappare qualche lacrima di coccodrillo. Ma se nulla la nostra generazione può fare contro i genocidi del passato, riuscendo al massimo a poterli documentare, ognuno di noi che appena sia capace di procurarsi un’informazione critica ed abbia retta coscienza morale, può dire: no! No a quell’impresa coloniale che si chiama sionismo. No al nostro coinvolgimento in un’operazione esecrabile e condannabile più di chiunque altra. La confutazione degli scritti della Nirenstein, che va a ruota libera, è quanto mai facile. Ma la persona non dimostra di saper accettare la critica liberale ed è per questa da respingere in tutta la sua propaganda senza dover prendere sul serio le sue argomentazioni, invero quanto mai fragili.
Anonimo
05/09/10 20:56
Aznar e soci
Aznar era a Roma in un convegno organizzato dalla stessa Nirenstein, con la presenza di importanti personaggi come Lewis, Fini, Cicchitto e tanti alti. Era dalla parte del pubblico, tentanto civilmente e inutilmente di intervenire. Fremevo dall’indignazione per tante sciocchezze ed enormità che dovevo sorbirmi. Ricordo di un tizio che reclama una specifica di denaro per organizzare il dissenso in quei paesi che non hanno ancora avuto la grazia e la felicità delle nostre istituzioni democratiche, dove ognuno di noi conta poco meno di un tubo... Se questo mio intervento contro una smaccata forma di propaganda, quale è sempre ogni discorso della Nirenstein, sgravo la mia coscienza di cittadino che ha a cuore i valori di giustizia, umanità e verità e che di questi valori non trova una briciola in Israele e nei suoi “amici” che in quanto tale non possono essere miei “amici”.
Anonimo
05/09/10 21:05
Il concetto di democrazia...
è ormai talmente inflazionato da non significare più nulla. Applicato però allo stato di Israele è grottesco. Poniamo pure che fra tutti i coloni ebrei immigrati in Palestina dal 1882 in poi, alterando progressivamente nel tempo la demografia dell’ultimo secolo, fino ad ottenere una maggioranza ebraica mediante l’espulsione della popolazione originaria, si instaurino fra i coloni invasori rapporti di un certo tipo e si chiami ciò “democrazia”, quale valore può avere una democrazia ottenuto in questo modo. Di questa democrazia non è escluso che ne abbia ogni associazione criminale. Possiamo immaginare una ipotetica società di ladroni che al suo interno e per i soli suoi membri stabilisca regole dette “democratiche”. Cosa ha che fare ciò con il diritto, la giustizia, l’umanità, la civiltà non importa se occidentale, orientale, antica o moderna? È esattamente quello che occorre dire di Israele quando si dice che è una “democrazia”, fortunatamente non come le altre.
Anonimo
05/09/10 21:14
giudaico-cristiano
Il cristianesmo nasce come superamento del giudaismo. Quando si dice che Gesù è morto non per un banale raffreddore o per una caduta delle scale, ma perché crocefisso dagli ebrei non si intende esprire un concetto storico o peggio ancora formulare un’imputazione penale verso chicchessia, ma esprimere nella forma del “mito”, della “parabola” una verità religiosa che segna l’irrudicibile inconciliabilità fra cristianesimo e giudaismo. Se così non fosse la figura, poco importa se reale o meno, chiamata Gesù Cristo poteva risparmiarsi la sua predicazione che si rivolgeva non più ad un presunto popolo "eletto", ma ad ogni uomo sulla terra. Di fronte alla chiusura e alla grettezza del giudaismo, il cristianesimo ha potuto attrarre a sé (violenza a parte) i fedeli delle vecchie religioni precristiane, a mio avviso superiori a cristianesimo e giudaismo. Insomma dire "giudaico-cristiano" significa non capire la contraddizione e opposizione dei due termini. Lascia da parte la narrazione di ciò che è successo dal Concilio Vaticano II in poi.
Anonimo
05/09/10 21:21
I “valori" israeliani...
li abbiamo potuti vedere recentemente nell’assalto al convogno umanitario della Mavi Marmara. Sparavano all’impazzata al buio su gente inerme e vengono a dirci che sono stati aggrediti. È talmente grossolana la negazione di ogni evidenza che ci si chiede come si possa avere tanto disprezzo dell’intelligenza altrui. Ma la lista delle nefandezze "note" del colonianismo sionista è così lunga che non basterebbe una vita a documentarle. Di quelle “ignote” della cui esistenza siamo certi siamo portati a pensare che superino in orrore quelle note. La dice lunga il fatto che mentre i “nuovi storici” stavano tirando fuori dagli stessi archivi israeliani la documentazione sulla pulizia etnica del 1948, già sufficiente a dimostrare la realtà storica, il governo in carica abbia deciso di prolungare di altri venti anni la secretazione degli archivi. Mah!
Anonimo
05/09/10 21:31
legittimazione/delegittimazione di Israele
Oh dio, in un certo senso è utile e rivelatore che Israele o meglio i suoi propagandisti insistino sul tema della legittimazione/delegittimazione della propria esistenza politica. Non succede l’eguale per nessun altro paese al mondo, che io sappia. Quanto più si insiste, per giunta con la forza e l’esercizio della più brutale violenza, per avere un riconoscimento della propria “legittimità” tanto più si conferma l’esistenza di una "illegittimità” che si protrarrà solo finché potrà durare la minaccia armata della pistola puntata alla tempia di chi dovrebbe in tal modo dare l’agognato riconoscimento di legittimità. Immaginiamo che i tifosi di una squadra di calcio sparsi per il mondo, decidessero che sono un "popolo” e quindi si accordassero per individuare una parte di territorio. Decidessero quindi di stabilirsi ivi, scacciandone gli “indigeni” e negandone l’esistenza e ancor più qualsiasi diritto. È questa la fondazione dello stato di Israele. Quanto possa essere legittimo, oggi, davanti agli occhi di tutti, è cosa che ognuno puà giudicare da se, sempre che non faccia parte di quel gruppo di “tifosi”, che è parte in causa.
Anonimo
05/09/10 21:35
Le "personalità”...
firmatarie dell’Appello dovrebbero impressionarci per la loro autorevolezza? Ci dovrebbero mettere soggezione? Dobbiamo aver paura di essi? Ci possono minacciare e fare del male? Abbiamo il diritto di esprimere la nostra opinione sulla loro mancanza di ogni senso elementare di giustizia e di verità? Credo che firmando quell’appello, certamente troveranno qualche sprovveduto che sia disposto ad aderirvi, ma credo che possano essere più numerosi quanti leggendolo esprimeranno un severo giudizio morale verso quei nomi.
Anonimo
05/09/10 21:39
"Pensarla allo stesso modo".
No! Io non la penso allo stesso modo della Nirenstein e compagni. E non sono un isolato. Ed allora che facciamo? Una bella indagine parlamentare sull’antisemitismo e promuoviamo legislazioni comne quelle vigenti in Germania, dove probabilmente dal 1994 ad oggi circa 200.000 persone sono state perseguite penalmente per meri reati di opinione, per la sola colpa di non pensarla come Nirenstein, Aznar e altre firme. Ed è questo il concetto di democrazia di cui Lor Signori ci stanno parlando? Mah!
Anonimo
05/09/10 21:50
Terrorismo, terrorismo, terrorismo...
Dubito che chi leggerà questi miei commenti, vorrà pubblicarli, ma è proprio a lui che mi rivolgo, non ai quattro internauti che possono capire sulla pagina. Lo invito a leggersi le pagine di Robert Fisk dove con efficacia letteraria descrive quanto sia logorata questa continua declamazione sul “terrorismo”, termine demonizzante di cui la propaganda continua a fare uso. Se mai potesse avere un senso, nessuno meriterebbe l’appellativo di “terrorista” e “criminale” più dello stato di Israele e dell’impresa coloniale nota con il nome di sionismo. Esagero? Basta sobbarcarsi a tutta la ricostruzione storica a cui il termone rinvia per convincersene. Certo, bisogna avere spirito di verità e non essere già dalla parte del sionismo, come credo per quanto riguarda la testata diretta da Gaudenzi, che mi sembra di aver sentito a piazzetta Montecitorio in una manifestazione organizzata dalla Nirenstein mentre era ancora in atto "Piombo Fuso". Sulla piazzetta non c’erano più di 400 gatti, venuti perfino da Israele. In altra piazza, Piazza Vittorio ne sfilavano 200.000 fino a raggiungere piazza di porta San Paolo. Questi sono i numeri, ma in questa democrazia 400 contano più di 200.000.
Anonimo
05/09/10 21:52
chiaramente
Il "chiaramente" detto dalla Nirenstein mi fa sorridere. Il “chiaramente” è tale solo per lei, non certo per chi legge e conosce i fatti.
Anonimo
05/09/10 21:59
Et de hoc satis.
Parlando dello storico Carlo Mattogno la signora Nirenstein non sa dire altro che ha scritto "moltissimo". Ebbene, anche della signora Nirenstein scrive "moltissimo", ma la differenza è che ciò che lei scrive non ha mai il mio contenuto scientifico. Si usa dire che per criticare un autore bisogna giustamente leggerlo, ma se questo scrive tutte sciocchezze non è per nulla necessario leggerle tutte le pagine: sarebbe una grave perdita del proprio tempo ed un forma di suicidio intellettuale. È sufficiente leggere un numero significativo di pagine, vagliarne la struttura logica, il modo in cui vengono formati i giudizi per farsene una fondata opinione. Se dovessi passare tutto il mio tempo a criticare e commentare ciò che la signora Nirenstein dice, scrive o fa, bisognerebbe moltiplicare il "moltissimo” della Nirenstein per le parole dedicate a confutazione di ogni singola frase e ne verrebbe un numero infinito...
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