Martedì 22 Maggio 2012
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Il vero ostacolo

Il mondo musulmano non è quello che il presidente Usa dipinge

5 Giugno 2009
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Sarebbe bello vivere nel mondo disegnato ieri da Obama al Cairo, ma il senso di realtà suggerisce che non sarà possibile. Tralasciamo le ovvie parole di apprezzamento per la volontà di pace e per il coraggio politico del presidente americano: chi potrebbe negarli. Obama ha tentato al Cairo di creare con la forza della sua magia una svolta epocale, quella in cui non esiste il conflitto fra islam e Occidente. Ne è risultato il ritratto un po’ banale di un giovane presidente buono. Obama immagina il mondo a partire dalla sua autobiografia: non a caso non ha nemmeno citato la parola terrorismo. Il presidente americano si è presentato come la prova vivente della negazione del conflitto di civiltà, un giovane uomo cresciuto senza conflitto fra islam e cristianesimo, il padre e il nonno musulmani, la madre cristiana e bianca, gli Stati Uniti il porto d’arrivo, dove anche l’islam è una componente indispensabile. Obama ha parlato un’ora intera, ma il mondo ha sentito bene solo alcune cose: la prima riguarda il tono apologetico, in fondo abbiamo principi simili, quelli dei diritti umani. Ma non è andata così.

Prima di tutto la storia dei diritti umani è saldamente ancorata all’Europa e agli Usa, non giace anche in qualche anfratto delle satrapie mediorientali pronta a saltare fuori. In secondo luogo la storia delle due culture è sempre stata conflittuale, e mentre le nostre masse lo hanno dimenticato quelle islamiche invece ne fanno la bandiera di ogni giorno, a scuola, in piazza. Non si tratta di fenomeni marginali: lo testimoniano le enormi piazze di Hamas e degli hezbollah, la determinazione dei talebani e di Al Qaida, la laboriosa strategia atomica e terrorista dell’Iran che dal 2005 minaccia prima di tutto gli arabi moderati (per poco Mubarak non veniva deposto da una recente sovversione). Il più grande problema musulmano è la guerra intraislamica, non quella con gli Usa. Gli Usa, come Israele, non sono in guerra con l’islam, ne sono attaccati. Dal ’79, attacco all’ambasciata americana a Teheran, poi Nairobi nel ’98, la Tanzania, giù fino all’11 settembre, l’islam radicale ha attaccato, mentre si creava intorno agli attacchi un consenso di massa.

Obama misura dentro di sé l’equilibrio delle sue componenti e le proietta in un universo pacificato. Fa così anche sul conflitto israelo-palestinese che ha citato prima della questione iraniana, lasciando Israele di stucco: ha ribadito la forza del rapporto con Israele, ma ha anche messo sullo stesso piano il comportamento di due popoli di cui in realtà uno ha offerto molte volte di sgomberare i territori occupati per fare spazio a uno Stato palestinese e l’altro ha fatto del rifiuto la sua bandiera. Ed è difficile immaginare che proprio a Hamas, che fa della distruzione di Israele la sua ragione sociale, la proposta di Obama di due Stati possa suonare realistica. Non lo è stata ieri quando Arafat ha rifiutato tutte le offerte, non lo è stata poco fa quando Abu Mazen ha detto no a Olmert. Oggi che c’è di nuovo? Quanto all’Iran, troppe poche parole ha dedicato Obama a quello che è oggi il Paese più pericoloso del mondo, l’islam più aggressivo e feroce. Forse è proprio la sua inconciliabilità con l’islam obamocentrico che lo ha spinto a dire che il Paese degli ayatollah può farsi la sua energia atomica per usi domestici. Risibile ipotesi. Manca lo sfondo: Obama quando parla della tolleranza islamica percorre luoghi comuni. La sua citazione della Spagna era sbagliata: Cordoba, Granada furono testimoni di eccidi musulmani di ebrei, come anche il Marocco, l’Algeria, la Libia, l’Irak, la Siria, l’Iran, lo Yemen, l’Egitto.

Commenti
claudio
05/06/09 10:26
I miei viaggi nei paesi
I miei viaggi nei paesi arabi mi hanno dimostrato che non è la cultura islamica il problema.Cara fiamma,non è che Obama abbia una visione ingenua,è che noi siamo un pericolo per la libertà in medio oriente.Le politiche occidentali e israeliane da anni sono politiche di oppressione, umiliazione, e violenzia usurpatrice.Essi si sentono sotto costante attacco,sotto minaccia da parte nostra,perché abbiamo ucciso e improgionato,torturato e rubato i loro figli e le loro terre.Teniamo in piedi dei regimi fantoccio e poi,alle prime elezioni regolari,se il risultato non ci piace li boicottiamo.Noi siamo una minaccia alla loro esistenza, e non loro alla nostra.Bush usò toni da cowboy,che servirono solo ad amplificare la loro sensaz.di esser sotto attacco da parte nostra.Obama inizia a cambiare il linguaggio,è fondamentale!Ricordiamo che viviamo in un mondo che,nel giro di 3 generazione,sarà fortemente più musulmano che tutto il resto(per ovvie ragioni demografiche).Quindi sveglia,basta proclami violenti alla Bush,basta islamofobia nel mondo!Se abbiamo imparato qualcosa dall'olocausto,cara Fiamma,è proprio che i toni,all'inizio,fanno la differenza.Se ricordiamo come si aprì la strada all'antisemitismo,non possiamo non veder gli stessi rischi oggi,nell'islamofobia.Per evitare un nuovo antisemitismo(contro gli arabi) bisogna adottare il linguaggio di Obama e lasciar perdere la follia guerrafondaia di Bush!
Yanez
05/06/09 12:41
Ingenuità e ipocrisia
Quella che appare come l'ingenuità del presidente Obama a me sembra piuttosto ipocrisia: ripetere che la questione palestinese si risolve con la formula "2 popoli, 2 stati", dopo che da parte araba s'è fatto di tutto contro la nascita di uno Stato civile in Palestina (mentre gli israeliani incoraggiavano tale nascita anche con le dolorose concessioni degli ultimi anni), sarebbe ingenuo se a dirlo fosse l'uomo della strada; se a dirlo è il presidente degli USA, che può e deve conoscere la storia mediorientale, si tratta semplicemente di una rimozione del problema dettata da un'ipocrita volontà di appeasement. Insomma, ritengo che il discorso di Obama fosse un "discorso d'addio" con il quale gli USA annunciano il loro pensionamento da superpotenza e ci lasciano tutti in balìa del pericolo totalitario-islamico.
Callisto
05/06/09 13:28
Bravo Claudio
Claudio, condivido in pieno. Purtroppo, a parlare con questa gente, stai sprecando il tuo tempo. Non è un caso che Fiamma Nirestein non creda alla pace con gli arabi, semplicemente perché non le conviene, così come non conviene ai falchi sionisti che da Tel Aviv da ormai 60 anni puntano allo sterminio del popolo palestinese.
marco
05/06/09 14:31
E l'Andalusia fu anche il
E l'Andalusia fu anche il luogo in cui un Islam tollerante,vuoi perchè aperto alla filosofia greca,vuoi perchè intriso dell'amore del sufismo,furono definitivamente sconfitti.Se non un libro di storia,gli sarebbe bastato vedere un film,tipo "Il destino".
giuseppe gagliano
05/06/09 16:37
Obama
E' difficile negare l'assenza di realismo politico nel discorso di Obama,di quel realismo cosi' caro a Kissinger e a Aron.Sia nei confronti dell'Iran che nei confronti di Hamas Obama sta dimostrando continui cedimenti,debolezza mascherata da aperture.Il fondamentalismo islamico si contrasta soprattutto attraverso una adeguata politica di controterrorismo proprio come ha fatto Israele attravesro il Mossad e lo Shin Bet. GAGLIANO GIUSEPPE
Claudio V.
05/06/09 16:46
soliti discorsi: l'Occidente causa di ogni male del mondo...
@Claudio: le solite trite e ritrite invettive unidirezionali(sempre di moda) contro l'Occidente che fai sono penose, c'è del vero in ciò che dici (personalmente non sono mai stato favorevole all'intervento militare in Iraq), peccato che dipingere il mondo islamico come una perenne vittima inerme di noi occidentali cattivi lascia il tempo che trova... Hai ragione poi a dire che il nostro paese come del resto l'intera Europa fra poche generazioni per motivi demografici sarà fortemente più musulmano di ora, ma questo potrebbe essere un serio problema visto e considerato come le masse islamiche ignorino il concetto di laicità e di separazione stato/religione (nei loro paesi nativi sono completamente assenti); le violente reazioni e proteste islamiche (con annesse minacce di ritorsioni economiche) di 3 anni fa alla pubblicazione in Danimarca delle famigerate vignette satiriche su Maometto dovrebbero far suonare nelle menti meno ingenue qualche campanello d'allarme, così come il fatto che in diversi paesi europei (come Francia, Olanda e Svezia) le seconde e terze generazioni di immigrati magrebini islamici al contrario di altre etnie non si integrino niente affatto facilmente nel tessuto sociale, giovani che spesso sono tra l’altro più bigotti, estremisti e rancorosi dei propri genitori.
Claudio V.
05/06/09 17:04
Per claudio
claudio: vedo poi che evochi l'Olocausto e l'antisemitismo, beh intanto al giorno d'oggi è proprio il mondo islamico l'area in cui l'antisemitismo è più diffuso (anche a livello istituzionale) e dove i protocolli dei savi anziani di sion sono non solo ancora diffusissimi, ma peggio ritenuti spesso autentici.
Django
05/06/09 17:40
Callisto, innanzitutto il
Callisto, innanzitutto il governo è a Gerusalemme, inoltre, se puntassero al genocidio, come dici tu, non si spiega il grande aumento della popolazione. Poi qualcuno mi deve spiegare se a Gaza c'è così tanta miseria, perchè è la società più post industriale del mondo, dato che ha il settore terziario più sviluppato di qualsiasi altro paese, 83 % della forza lavoro?
Pierpaolo
07/06/09 00:46
Obama è un politico americano
ed è giusto che faccia gli interessi americani. Ha capito che puntare su Israele significa puntare sul cavallo perdente. La spinta fondante dello Stato creato in provetta si sta sgonfiando. L'immigrazione è ai minimi, l'emigrazione aumenta, la natalità è scarsa. Il contribuente USA è stufo della sanguisuga israeliana. Quale è la soglia minima di popolazione per potersi reggere in Stato? 3 milioni? 2 milioni? Sotto quella soglia agli ebrei che volessero restare in Palestina converrà integrarsi nello Stato Palestinese, l'unico che potrà mantenere una propria vitalità per le prossime generazioni. Come potranno vivere gli ebrei in Palestina? Dipende da loro. Alla Nirenstein probabilmente converrà non farsi più vedere da quelle parti, ma non è di problemi personali che conviene occuparsi. I più furbi troveranno il modo di accomodarsi. Probabilmente scopriranno (tardi) che comperare i deputati arabi del Parlamento palestinese è molto più a buon mercato che comperare Congressisti e Senatori in USA!
Io sto con Israele
07/02/10 16:07
Mi cadono le braccia quando
Mi cadono le braccia quando sento frasi del tipo "la sanguisuga israeliana", "la crudele occupazione israeliana", "i poveri palestinesi", "il guerrafondaio Bush", ecc. Ma lo vogliamo capire che Israele è l'unica democrazia del Medio Oriente? Lo vogliamo capire che non ha rubato alcuna terra visto che uno Stato palestinese non è mai esistito (la Palestina fu conquistata dai romani, poi dagli Ottomani e infine dagli inglesi)? Lo Stato palestinese stava per nascere proprio grazie agli ebrei, infatti le Nazioni Unite nel 1948 dichiararono la nascita di uno stato ebraico e di uno palestinese. Ma gli arabi hanno preferito attaccare "il nemico sionista" invece di godersi il loro nuovo Stato e così hanno perso i loro territori. Ed è normale che chi perde le guerre perda anche i territori. Anzi Israele è stato fin troppo magnanime con le sue più che abbondanti offerte ai palestinesi. Offerte ancora una volta rifiutate dagli arabi al grido di "morte agli ebrei". Ma poi lo vogliamo capire che di fronte a disumane dittature che rappresentano pure un pericolo x noi occidentali, non ci si può concedere il lusso di girare la testa dall'altra parte in nome di una falsa pace (quella tanto cara alla sinistra e ai pacifinti) e che quindi le gli interventi del "guerrafondaio" Bush erano doverosi? Infine vogliamo capire che da una parte abbiamo gli israeliani che ancora oggi non vivono nella sicurezza (a causa degli attacchi dei terroristi), mentre dall'altra abbiamo i nipotini del Gran Mufti di Gerusalemme (l'amico numero uno dei nazisti) ovvero persone fanatiche, sanguinarie e che violano i diritti umani perfino della loro stessa gente. Persone che, come il resto del mondo arabo, affermano che l'Olocausto sia un invenzione. Costoro sono il frutto di una classe politica corrotta (vedi Arafat), responsabile lei stessa della miseria del suo popolo in quanto ha preferito sperperare i fondi derivanti dagli aiuti internazionali x finanziare il terrorismo e non la ricostruzione, perciò chi è causa del suo male pianga se stesso.
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