Martedì 22 Maggio 2012
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Oltre la politica

Il Papa della vera laicità sfida i credenti

8 Settembre 2008

Benedetto XVI ha riscoperto la Sardegna, isola carica di memoria e così profondamente radicata nella genealogia antropologica e culturale del Mediterraneo, come luogo della storia umana, spazio di ridefinizione della dinamica dell’incarnazione di Dio. Del Dio di Gesù Cristo – un tema caro al teologo Ratzinger -, nato dal ventre di una donna, Maria. In questo contesto storico-teologico, la sua affermazione dichiaratamente politica, non va confusa con un promemoria politicistico.

E non solo perché si tratta del Papa, ma anche, direi soprattutto, perché Benedetto XVI ha compreso che la politica, in Italia, ha perso la storia. Dunque, quel fondamento divino-umano che Dio ha usato per manifestare la Sua potenza. Questa è la storia dell’incarnazione. Questa è anche la storia umana. Se perdiamo questo momento, rischiamo di tradurre politologicamente o, peggio, policististicamente, le parole del Papa, che sono, invece, sia meta-politiche che iper-politiche. Meta-politiche perché fondative della politica stessa; iper-politiche, perché superano ciò che oggi la politica può dare, appunto, il fondamento di se stessa. Il cattolicesimo come fenomeno politico – ancorché esso non produca più né politica, né politici – diventa il vettore di una metamorfosi sociale e culturale. La metafora del recupero del fondamento meta-politico della politica.

Il richiamo alla necessità "di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile” – le parole dell’omelia di domenica scorsa, a Cagliari, di fronte a centomila persone, fra cui Berlusconi e Letta – recano questa cifra puntuale, indicano una meta e un percorso, nello stesso tempo. Il paradosso – creativo, e anche questo ha compreso il Papa – è che, mentre i cattolici sono diventati fantasmi nella vita politica, almeno nel senso di unità culturale ed operativa, essi sono chiamati a riedificare quanto la politica stessa, aliena dal cattolicesimo, ha distrutto. Si tratta di un percorso laico, infatti i soggetti chiamati in causa sono i laici nella loro vocazione - che potrebbe essere letta anche nel senso weberiano (das Beruf, sfumando le accentuazioni individualistico-luterane) -, e nella società tale percorso deve essere compiuto. Non può più esistere alcun partito cattolico – il Card. Ruini ha prima tematizzato e poi sistematizzato questo pensiero, rendendolo luogo comune e narrazione della storia dei cattolici post-Dc -, né può più darsi alcuna sintesi unitaria del cattolicesimo tale per cui, attorno ad essa, si possa riedificare un nucleo aperto di politici “cattolici”.

Ratzinger è un laico nel metodo, proprio perché teologicamente impeccabile (in ogni senso): la partita del cattolicesimo politico si deve giocare nella competizione aperta. La società di Ratzinger è aperta e i cattolici sono laici anche perché, in essa, cercano e trovano, con la ragionevolezza e la fondatezza della fede pensata e vissuta, punti di convergenza sui diritti naturali e sui fondamenti della vita e della vita associata. Il richiamo ai giovani della Sardegna verte proprio su questi due punti: la formazione intellettuale e morale e la fede sincera e profonda. I pilastri della laicità credente e, per ciò aperta alla realtà creata e voluta da Dio, con l’atto della creazione e con il secondo atto della creazione e redenzione, l’incarnazione del Dio di Gesù Cristo.

La grandiosa novità teologica di Papa Benedetto è rendere questa verità patrimonio comune per la costruzione di una società a misura d’uomo (la civiltà “sostenibile”). E’, questa, la laicità religiosa del XXI° secolo. Un continuum con la tradizione – poiché essa è dinamismo spirituale – e, insieme, una “rottura epistemologica” con molta ermeneutica cattolica post-conciliare, così confessionalistica nel suo porsi in apparente contrasto con le dimensioni culturali prodotte dal cattolicesimo tradizionale (di fatto, un clericalismo alla rovescia e di ritorno). Cagliari ha significato tutto questo. Comprenderlo significa evitare di mettere il vino nuovo negli otri vecchi.

 

Commenti
Guido Garri
08/09/08 23:16
Con buona pace di coloro che
Con buona pace di coloro che sostengono che non sia possibile ricreare un partito di cattolici, questo invito di Benedetto XVI apre le porte alla libera scelta dei laici cattolici di costituire - se lo ritengono opportuno - una formazione partitica che si richiami agli ideali ed ai valori cattolici. La scelta è infinita, ma l'esperienza storica e le radici del movimento dei cattolici in politica stanno nella Democrazia Cristiana tanto vituperata. Personalmente riengo ancora necessaria, per il nostro Paese, una formazione partitica per i cattolici. E ringrazio Benedetto XVI di aver, finalmente, infranto il mito costruito dal card. Ruini circa il superamento della DC. Guido Garri
Mario
16/10/08 11:27
Credo che...
quell'enunciato 'evitare che il vino nuovo sia messo nelle otri vecchie' ci inviti al rifiuto di un partito cattolico, quale ex DC ora U.D.C. o Democrazia Cristiana e Nuova Democrazia Cristiana ed altre formazioni che contengono quella ipocrita indicazione. Bensì che il cattolico possa essere parte della politica difendendone i valori...in senso laico.
17/11/08 14:54
TEOCRAZIA ITALIA
“TEOCRAZIA ITALIA” L’ITALIA E’ UNO STATO LAICO? CHIESA CATTOLICA S.P.A.: L’ALTRA FACCIA DEL NEO-CONFESSIONISMO DI STATO Come sottolineato dalla sentenza n. 203 della Corte Costituzionale, per la Costituzione Italiana la laicità è un "principio supremo dello Stato": "il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale." Nei fatti la situazione è molto diversa da quel che appare: l’affermazione della piena laicità delle Istituzioni è ben lontano dall’essere una conquista comune e condivisa, apparendo ancora una meta cui ambiziosamente tendere. I motivi sono molto diversi ma tutti legati all’ingombrante presenza e alla forte autorità esercitata dalla Chiesa cattolica nella Società e sulle Istituzioni: - il cattolicesimo è fortemente presente in Italia mente le altre religioni sono presenti in percentuale molto bassa - l'Italia ha instaurato un rapporto privilegiato con lo Stato della Città del Vaticano, con cui ha stipulato e rinnovato accordi di forte integrazione (Patti Lateranensi e Concordato) - per quasi tutta la seconda metà del XX secolo, un solo partito (la Democrazia Cristiana, esplicitamente ispirato ai principi del cattolicesimo) ha assunto una posizione di quasi predominio ideologico nel Paese - l’associazionismo cattolico, rappresentato principalmente dalle ACLI, dall'Azione Cattolica e dall'AGESCI, ha assunto un’influenza decisiva sulla classe politica. La ragione di fondo, però, è un’altra: la Chiesa Cattolica giudica negativamente la visione laica dello Stato perché, al contrario, ad esempio, delle Chiese Protestanti che prediligono un rapporto diretto con i fedeli e sono convinte della necessità di non imporre alcun loro precetto per legge anche a coloro che non sono credenti, i Cattolici ritengono la Politica uno strumento a servizio della loro Verità! La nostra Democrazia parlamentare, a ragione della sua debolezza e mancanza di autorevolezza, sui più importanti temi etici (che richiedono risposte dalla Politica) e su argomenti più svariati risulta, di fatto, sotto commissariamento delle gerarchie vaticane, incapace di rispondere alla domanda di nuovi diritti che proviene dalla Società moderna senza tener conto dei moniti della Cei e delle posizioni di Avvenire. La diffusione della cultura legata alla Chiesa Cattolica fa si che nel nostro ordinamento siano accettate norme e usanze legate alla tradizione cattolica benché lesive dell'uguaglianza fra i cittadini. Nessuno vuole imbavagliare il diritto della Chiesa di esprimersi liberamente: il Capo dello Stato Vaticano, in qualità di rappresentante della grande Comunità cristiana presente in Italia, oppure il card. Bagnasco, a capo della Cei, hanno pieno diritto a manifestare il loro dissenso sull’agenda di Governo e i provvedimenti allo studio del Parlamento. La Costituzione italiana, però, non riconoscere loro alcun potere di veto né alcuna funzione istituzionale (come tal volta sembrano assumere!). Secondo l’art. 7 della nostra Costituzione, “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono (rectius: dovrebbero essere), ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Il dubbio che ciò sia vero, però, sussiste e trova una prima ragion d’essere proprio in Costituzione: - nello stesso art. 7, che riconosce alla Chiesa cattolica il rango di “potere indipendente”, tutelato dai Patti e dal Concordato, mentre regola, al successivo art.8, il rapporto tra lo Stato e le altre confessioni religiose sulla base di più modeste, arbitrarie ed eventuali intese - e sia nell’art. 7 che 8, ove prevedono speciali garanzie e privilegi per chi professa una confessione religiosa mentre si dimenticano di far cenno minimamente alla libertà di religione “in negativo”: atei, agnostici e simili non hanno formalmente riconosciuto il diritto di non professare alcuna religione. E tale appunto non è meramente formale! In Italia esiste una grave distanza tra la politica ufficiale e la società civile nell’affrontare temi etici (specie in un Parlamento in cui non sono più rappresentate le forze politiche d’ispirazione più laica). Nonostante il contagio del più bieco servilismo nei confronti dei poteri forti che colpisce sempre più ampia parte della Politica, resiste ancora (e ad essa dobbiamo dare voce) un’altra Italia, un’Italia laica: - che crede che la convivenza civile si fondi sul rispetto, sulle libertà e sullo spirito critico di ognuno - che condanna ogni forma d’integralismo ideologico - che non vorrebbe mai imporre a nessuno valori unici e verità assolute - che crede che la libertà e la democrazia trovi fondamento sulla autonomia delle Istituzioni da ogni potere forte - e che confida nell’individuo quale padrone di sé e libero di scegliersi la propria morale. La cosa che più sconcerta non sono le pretese clericali di decidere l’agenda di governo (si veda il caso dei DICO o del Testamento biologico) o le ingerenze della Chiesa sui pubblici poteri e sul funzionamento della democrazia in Italia (si veda il ruolo decisivo di “Comitato per il NO” che ha assunto il Vaticano in occasione del referendum sulla procreazione assistita nel 2005), bensì l’acquiescenza e i segnali di resa delle forze politiche e culturali del Paese. La realtà è che l’Italia non è uno Stato moderno perché manca di attuazione uno dei principi su cui lo stato moderno si fonda (assieme a quello dello separazione dei poteri): il principio di “laicità”, quello che ha salvato l’Europa dalle guerre religiose e ha garantito la libertà di culto, la distinzione tra diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica interviene quasi quotidianamente e pesantemente sull’attività del Governo e del Parlamento, addirittura sulle trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché al mondo cattolico manca il grande partito di riferimento che fu la DC, è la Chiesa stessa a “farsi partito”, dimenticando la sua funzione unicamente spirituale di guida delle anime. Le elezioni politiche dello scorso aprile hanno rappresentato l’ennesimo banco di prova, con numerosi vertici della Chiesa “scesi in campo”, sull’onda della battaglia ideologica iniziata da Luciano Ferrara: - per rivendicare la necessità di rivedere la legge 194 - per condannare ogni promessa elettorale di regolamentazione delle coppie di fatto - e per invitare l’elettorato italiano, a pochi giorni dal voto, a tener conto della posizione dei partiti sui temi etici prima di scegliere nelle urne. Addirittura all’interno del PD abbiamo assistito alla nascita di una corrente politica (i “Teodem”, guidati dall’on. Binetti) apertamente ispirata a posizione tendenzialmente “teocratiche”! Come non denunciare, poi, gli attacchi e i moniti alla magistratura italiana proferiti, in primis, da mon. Bagnasco prima e contro la sentenza dello scorso 13 novembre delle S.U. della Cass. sul caso di Eluana Englaro? E la dura condanna della sentenza che ne è seguito, con l’invito alle forze amiche dell’attuale maggioranza politica di approvare al più presto una legge per impedire che sentenze del genere si ripetano? Esempi del genere non fanno più scandalo perché costantemente ed ossessivamente ripetuti con ampio spazio concesso dal mondo dell’informazione: dopo il nostro Presidente del Consiglio, è il papa il personaggio che trova più spazio nell’informazione televisiva! Tornando indietro con la memoria di qualche anno, poi, si scopre come il clima non sia mai cambiato. Risalgono al 1999 le pesanti parole sul tema dell’immigrazione dell’allora arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi, dichiarante che “lo Stato italiano dovrebbe consentire ai musulmani in Italia solo ciò che nei paesi musulmani è effettivamente consentito agli altri. Lo Stato (…) faccia quello che la Chiesa non può fare: adottare il piccolo strumento della reciprocità come pressione sull’Islam”. In pratica, un invito al Governo italiano a non trattare gli immigrati in egual modo bensì in relazione alla loro fede religiosa e a selezionare l’immigrazione favorendo quella cattolica, in pieno dispregio dell’art. 3 della nostra Costituzione! E come dimenticare quanto hanno sbraitato le autorità vaticane, nel 2000, per impedire una libera e pacifica manifestazione ritenuta “inopportuna” nell’anno del Giubileo: ossia il “World gay pride”? Fortunatamente l’unico risaltato ottenuto è stato costringere l’allora Sindaco di Roma, Rutelli, a negare il patrocinio alla manifestazione e, indirettamente, sollecitare migliaia di famiglie comuni a scendere in piazza anche solo per rivendicare quanto sia bello vivere in una Repubblica democratica in cui vige ancora l’art. 21 della Cost.! Già, ma come non dar peso all’amaro lapsus dell’allora Ministro degli Interni, Giuliano Amato, che, come a volersi giustificare agli occhi della Chiesa, si è lasciato scappare un “purtroppo” al riconoscimento che quella manifestazione era legittima e che non avrebbe potuto far nulla per impedirla?! Il tema della laicità non solo è costantemente attuale ma riguarda sorprendentemente la vita di ognuno di noi più di quanto traspaia: se l’Italia è il paese occidentale con la legislazione più arretrata sul piano dei diritti civili e di libertà ciò è dovuto proprio alla mancanza di autonomia della Politica dai poteri forti! Uno Stato forte e democratico è uno Stato in cui in Parlamento siedono rappresentanti della Società civile che si fanno carico dei bisogni espressi dalla Comunità nazionale ed in cui un Governo operi libero da ogni altro condizionamento che non sia il benessere generale. Uno Stato laico è uno Stato che rende chiara la differenza tra il governare ed il guidare spiritualmente un Paese. Il giorno in cui la Politica italiani, senza pregiudizi, condizionamenti e visiere: - saprà discutere di come affrontare il problema della revisione della legge Merlin sulla prostituzione o della legge 40 sulla procreazione assistita o il dramma della droga o della mancanza informazione sessuale dei giovani (specie sull’utilizzo dei contraccettivi come arma per combattere l’AIDS) - saprà metterà all’ordine del giorno un d.d.l., come quello sull’indulto o sul testamento biologico o sui DICO, senza che sia la Cei ad indicare l’agenda del Parlamento - saprà mettere un punto fermo su alcune conquiste di civiltà ottenute a fatica, come la legge 194 sull’interruzione di gravidanza, e saprà aprire la strada a nuove conquiste, come la pillola ru486 questo sarà il tempo in cui anche l’Italia potrà essere indicata come uno Stato moderno, una Democrazia matura ed una Società che non ha paura del proprio futuro. (continua …) GASPARE SERRA (IL DOSSIER COMPLETO E’ CONSULTABILE SUL BLOG: http://spaziolibero.blogattivo.com )
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