Utili i colloqui personali, però alla fine Benedetto XVI ha dato in mano al presidente americano Barak Obama il testo della sua ultima enciclica sociale, uscita alla vigilia del G8, il testo della “Dignitas personae”, l’istruzione della Congregazione della fede sulla bioetica, e la corona del rosario. Insomma, le cose che contano, per la Chiesa, sono sempre le stesse. La Chiesa però le considera cose che servono anche al mondo e per questo il papa le ha messe nelle mani di Obama, nonostante Obama non abbia più il mondo nelle sue mani come era per i precedenti presidenti. Servono al mondo perché propongono una visione non scissa dell’uomo. Non c’è la giustizia economica da un lato e l’anarchia bioetica dall’altro. I diritti umani sono a 360 gradi e sono come i vasi comunicanti: se non li rispetti di qua fatichi anche a rispettarli di là. C’è l’inquinamento ambientale, ma ci sono ben altri inquinamenti a cui siamo meno sensibili ma non per questo sono meno pericolosi.
Il presidente americano ha sinteticamente illustrato al papa le conclusioni del G8, dicendogli che i Grandi si sono accordati per un piano di riduzione delle emissioni di gas, per la ripresa del Doha round sul commercio internazionale da concludersi entro il 2010, su aiuti immediati straordinari contro la fame da destinare soprattutto all’Africa, sulla lotta alla corruzione e ai paradisi artificiali (su cui aveva puntato il dito il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace in una Nota della fine del novembre scorso). Gli ha anche detto della sua proposta di un summit per la riduzione delle armi nucleari.
Su questi temi l’apprezzamento del papa è certo. Egli però è anche interessato ad altro, dato che cerca di vedere l’intero. In Africa America ed Europa sono pressoché assenti e lasciano il campo libro alla Cina che non può favorire lo sviluppo dell’Africa dato che nella sue concezione di sviluppo non c’è la libertà, la responsabilità e i diritti umani. La Caritas in veritate è molto precisa nell’indicare le nuove responsabilità (e colpe) dei cosiddetti paesi emergenti. Quanto ad aborto e bioetica, l’agenda del presidente americano ha subito un certo rallentamento rispetto alle promesse elettorali. Dopo aver nominato ministri pro-choice in punti chiave del gabinetto, aver ripristinato i finanziamenti per le organizzazioni internazionali che praticano l’aborto e nuovamente permessa la ricerca sulle staminali embrionali, Obama si è fermato. Qualcuno dice che il motivo sono le indagini che rivelano essere gli americani esattamente divisi metà tra abortisti e antiabortisti, testimoniando quindi un incremento della parte del paese che si dichiara pro-life.
All’università cattolica di Notre Dame nell’Indiana, dove ha ritirato una contestata laurea honoris causa, il presidente ha detto che bisogna ridurre l’aborto soprattutto aiutando le madri in difficoltà. Questa stessa promessa è stata fatta a Benedetto XVI nel colloquio di ieri. Su questo tema, quindi, le posizioni sono più lontane rispetto a Bush ma anche migliorate rispetto ai programmi elettorali di Obama. Bisognerà vedere nel concreto le reali intenzioni del presidente e, soprattutto, i condizionamenti dell’apparto del partito democratico. La Santa Sede è anche molto preoccupata dal fatto che l’ONU, di cui la nuova enciclica critica l’eccesso di tecnicismo e burocrazia, stia diventando una macchina per la promozione della “salute riproduttiva” in tutto il mondo. Se Obama vuol dare segni di novità, un ambito molto importante è anche quello delle Nazioni Unite.
Nei giorni precedenti l’incontro, Obama aveva concesso un’intervista (pubblicata anche su “Avvenire”) nella quale riprendeva i toni aperti e disponibili già espressi a Notre Dame, e Georges Cottier, già teologo della Casa pontificia, scriveva un articolo di elogio del presidente americano che a molti era sembrato eccessivo. L’incontro con Benedetto XVI riporta il tutto ad un piano di sano realismo.
L’albero si riconosce dai frutti. Le diversità in tema di diritto alla vita, di riconoscimento delle coppie omosessuali, di distruzione di embrioni umani sono tuttora sul tavolo. Il Papa insiste molto sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza in questi temi sensibili. I cattolici americani sono molto mobilitati su questo fronte e un terzo dei vescovi è decisamente impegnato, come è stato dimostrato durante la scorsa campagna elettorale. Obama ha bisogno dei cattolici americani per governare su questi temi il suo paese, ha bisogno della Chiesa per progettare qualsiasi impegno sull’Africa ove la maggioranza è cristiana e non islamica come molti avevano erroneamente previsto, ha bisogno di una certa concordanza con la maggiore autorità morale al mondo per continuare a proporre la sua immagine idealizzata di iniziatore di un new deal.
Al di là delle intenzioni, la politica ha bisogno anche di interessi. Ed Obama, in questo momento, un certo interesse ad avvicinarsi alle posizioni della Chiesa lo ha. Le cose che contano per la Chiesa sono sempre quelle – Caritas in veritate, Dignitas personae e rosario -, ma il realismo cristiano sa anche che, dopo l’incarnazione, lo spirito si fa strada anche tra la carne.

