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La Chiesa in movimento

Il Papa parla al mondo ma il mondo è troppo grande per i giornali italiani

22 Agosto 2008

Il papa parla di razzismo e intolleranza? Aveva senz’altro in mente le impronte ai rom, il “razzismo strisciante” del governo italiano e la polemica con Famiglia Cristiana. Questo almeno a leggere i principali giornali di lunedì scorso, a cominciare dal Corriere, secondo i quali il papa, chiedendo durante l’angelus di domenica scorsa maggiore disponibilità all’accoglienza, ha voluto chiudere la polemica con il giornale dei paolini. Si rimane sempre stupiti – nonostante capiti così spesso – di come la stampa si dimentichi che il papa sì, risiede a Roma, ma assume un’ottica un po’ più ampia delle cosucce romane

Proviamo ad allargare un po’ lo sguardo. Nello stesso giorno nell’Andhra Pradesh (India) sono stati trovati i “pezzi” – letteralmente, non metaforicamente – del corpo di un sacerdote francescano, padre Thomas Pandipally, 37 anni, ucciso mentre stava recandosi a celebrare la messa. Il giorno di ferragosto 450 fedeli cristiani dello Sri Lanka, per potersi recare al santuario di Nostra Signora di Madhu Shrine per celebrare la festa liturgica dell’Assunta hanno dovuto rischiare la vita, attraversando sotto scorta armata le terre in mano ai guerriglieri Tamil. Hanno rischiato anche i circa mille cinesi che, evitando la rigida sorveglianza, hanno celebrato la festa dell’Assunta con il vescovo della Chiesa clandestina Julius Jia Zhiguo of Zhengding, nella provincia di Hebei. Pochi giorni prima – precisamente l’8 agosto -  si era conclusa a Città del Messico la XVII Conferenza dell’ONU sull’Aids, incentrata tra l’altro sulle discriminazioni che i malati di Aids sopportano in varie parti del mondo, da cui è emerso che a combattere contro questa discriminazione sono soprattutto i cattolici dato che un quarto dell’assistenza ai malati di AIDS in Africa è fornita da agenzie collegate con la Chiesa cattolica, che il 27 per cento delle istituzioni che combattono l’HIV nel mondo appartengono alla Chiesa cattolica e che ci sono Paesi poveri in cui i cattolici provvedono fino al 40 per cento dei servizi sanitari. Sempre nei giorni precedenti l’Angelus del papa, in Sudafrica si scatenavano le violenze contro i profughi dallo Zimbabwe, odiati non solo perché contendono  il cibo dei sudafricani, ma soprattutto perché sono di razza diversa. Nell’isola di Mindanao (Filippine) la minoranza cristiana è oggetto in questi giorni di mille violenze nel mezzo del braccio di ferro tra maggioranza islamica e  truppe governative.

Ora, mi chiedo: perché mai il papa, lamentando che in varie nazioni ci sia un ritorno di razzismo e intolleranza, non poteva avere in mente Padre Thomas Pandipally, i fedeli cinesi, quelli dello Sri Lanka, i malati di Aids discriminati in molte parti del mondo, gli affamati profughi dello Zimbabwe trucidati per motivi razziali, i cristiani filippini, ma doveva principalmente pensare a don Sciortino e al ministro Maroni? Perché scopo principale del suo intervento, che prendeva le mosse dalle letture bibliche della domenica e tirava in ballo nientemeno che Isaia e San Paolo, doveva parare unicamente a “chiudere la polemica” con Famiglia Cristiana? Perché, nonostante il portavoce del Vaticano precisasse che nelle parole del papa non c’erano riferimenti politici, tutti i giornali quei riferimenti politici li hanno costruiti? Perché politici della maggioranza hanno dovuto difendersi, come se il papa ce l’avesse con il governo italiano?

Il panorama è sconfortante perché strumentalizzare le parole del papa è il modo migliore per non farsene investire. Se il papa parla al governo italiano non parla a me. Se il razzismo è rilevare le impronte ai rom, la difesa dei cristiani dall’intolleranza in giro per il mondo non è affar mio. Se intollerante è il governo in carica in Italia, io non sono intollerante. Se intolleranti siamo solo noi verso i rom o gli immigrati, quella dei cinesi o dei sudafricani non è intolleranza. La chiusura particolaristica sterilizza la provocazione e Isaia, San Paolo, Benedetto XVI vengono inghiottiti nel nostro pettegolezzo provinciale. Per chi parla il papa? Il papa parla al mondo per il mondo, ma il mondo è troppo grande per i giornali italiani.

 

Commenti
Luca
24/08/08 16:17
complimenti per l'articolo,
complimenti per l'articolo, però un pochino di attenzione in più non guasta: "shrine" non è il nome di un luogo esotico, ma semplicemente la parola inglese che significa "santuario".
nicoletta
25/08/08 12:17
mi complimento anche io
mi complimento anch'io per l'articolo e soprattutto per la scelta dell'argomento! l'angelus, mutatis mutandis, è una sorta di news letter internazionale: peccato non capirlo ... d'altronde, italietta si fa anche così, con i media piccoli piccoli ... cara redazione, tu continua a fare il tuo lavoro così però, che siamo in tanti ad apprezzarlo!
Acquastanca
26/08/08 16:05
Mondo grande? no, mondo piccino...
Perchè no? certo che ce l'aveva col governo italiano. I Padri Thomas Pandipally, i fedeli cinesi, quelli dello Sri Lanka, i malati di Aids discriminati in molte parti del mondo, gli affamati profughi dello Zimbabwe trucidati per motivi razziali, i cristiani filippini, e tutti quanti gli altri perseguitati perchè cristiani, o perchè zingari o ebrei o che mai altro, sono cosa d'ordinaria quotidianità da troppi decenni e secoli per essere oggi "occasione" per un discorso del Papa, mentre la querelle tra don Sciortino e il ministro Maroni è una novità fresca fresca di oggi. Io non credo che il Papa stia tre spanne al di sopra del mondo, nel quale invece vive e per il cui bene opera: le sue parole saranno anche rivolte a tutti, ma arrivano dritte dritte a me. Perchè quando tutti mi danno del razzista xenofobo - ciascuno per i propri scopi - io mi sento attaccato da tutti ed anche dal Papa; perchè se lui non individua il destinatario delle sue parole e parla "in generale" si sta sicuramene rivolgendo anche a me. O mi esclude esplicitamente o mi accusa; non può nascondersi dietro un dito. Con tutto il rispetto per il Papa e per i Valori altissimi che rappresenta, anche la Chiesa che dirige ha i suoi interessi quaggiù sulla Terra e mooolto spesso deve barcamenarsi per mantenersi a galla in qualche modo: a volte unendosi ai cori per avere un pizzico di audience in più. Ma tant'è. Tutto è relativo, anche la Chiesa di Roma, e l'infallibilità del Papa è limitata alle questioni di teologia: perciò non sopravvalutiamoli. Pur con tutto il rispetto.
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