Venerdì 10 Febbraio 2012
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In tempi di finta opposizione

Il Pd soffoca tra il nodo Puglia e il "pirata" Tonino

4 Gennaio 2010

La strada delle riforme fatica ancora a prendere forma. Un percorso che appare costellato di ostacoli, pericoli e diffidenze. Ma è proprio su questo terreno che il Partito Democratico tenta di giocare la carta della maturità e dell’appropriazione di una nuova identità. L’impresa non è delle più facili. Come dimostra la raffica di dichiarazioni fatta esplodere da Antonio Di Pietro, c’è già chi si è autoassegnato il compito di sbriciolare i ponti e fare terra bruciata attorno ai paladini del dialogo.

L’Italia dei Valori, insomma, non indietreggia ma persevera nel tentativo di assicurarsi il ruolo di riferimento unico per tutto l’arcipelago dell’antiberlusconismo più militante, quello che si nutre di sé e fa fatica a guardare oltre il proprio microcosmo. La scelta di frasi e vocaboli da parte dell’ex pm è quella di chi è in servizio permanente effettivo allo scopo di attizzare il fuoco della contrapposizione frontale. E così il Pd si trova in una strettoia da cui è difficile uscire per giungere finalmente a praticare il ruolo di una opposizione normale.

Una situazione che viene fotografata in maniera parziale da Enrico Letta. “Noi continuiamo sulla nostra linea di sostegno e difesa del capo dello Stato e della sua posizione a favore delle riforme e dell'interesse nazionale. Di Pietro vuole portare il centrosinistra nell’abisso e finisce per essere il miglior alleato di Berlusconi” dice il vicesegretario del Pd. L’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio omette, però, di aggiungere che il leader dell’Idv finisce per essere anche il peggior nemico dello stesso Partito Democratico, costretto sempre all’eterno rito del confronto/scontro con il massimalismo dipietrista. E’ su questo crinale che il proposito di diventare un moderno partito riformista si scontra con l’impossibilità di conciliare l’alleanza con l’ex pm. E’ su questo fronte che si giudica la capacità della nuova leadership di invertire la rotta e adottare un’agenda che non sia speculare alla ricetta dettata alle piazze del “No B-Day”.

E’ evidente che sulla gestione del rapporto con Di Pietro si gioca anche la possibilità di stringere alleanze credibili con l’Udc. Non c’è però solo il rapporto con i centristi a impensierire la leadership di Via del Nazareno. Oggi a Roma si svolgerà una riunione tra i vertici pugliesi del Pd e Bersani e Letta decisiva per dirimere il nodo delle Regionali in Puglia. Una parte del partito spinge ancora per la candidatura Vendola – tutt’altro che malvista dall’Idv – ma di fronte al perdurare dell’indecisione e delle tempeste interne si fa strada l’alternativa rappresentata dal deputato Francesco Boccia (molto vicino a Letta, già sconfitto da Vendola alle primarie del 2005). Una candidatura che consentirebbe di rianimare l’accordo con l’Udc in queste ore dato per vacillante mentre Adriana Poli Bortone sembra aver ormai riallacciato in maniera definitiva i rapporti con il Pdl. In Puglia, insomma, il Pd è chiamato a definire un altro aspetto della sua nuova identità e dire se ha intenzione di rompere con l’ala no global, altra gamba di un tavolo decisamente pericolante e poggiato su un terreno instabile.

Quel che è certo è che il tentativo di normalizzare il partito e assumere un profilo più normale ed europeo suscita perplessità e malumori in larghe frange del Pd. “A sinistra è in atto un guerra senza esclusione di colpi” commenta Pier Ferdinando Casini. “C’è chi vuole utilizzare una sconfitta alle Regionali per fare fuori Bersani e la sua svolta riformista”. Non c’è dubbio che da questo punto di vista il raggiungimento di un accordo con l’Udc in Puglia sarebbe fondamentale per il proseguio dell’avventura del nuovo segretario. Tanto più che ora è davvero arrivato il momento della verità, considerato che dopo il summit del Pd di oggi, domani toccherà all’Udc riunirsi per dipanare la matassa e mettere fine all’infinito tira e molla pugliese, visto che il partito di Via dei Due Macelli non vuole in ogni caso attendere le possibili primarie del Pd previste – seppure soltanto in via teorica - per il 17 gennaio.

 

Di certo, se l’accordo con il partito di Casini dovesse saltare, il primo a farne le spese in termini di credibilità sarebbe Massimo D’Alema che da mesi si sta spendendo per chiudere un’alleanza considerata strategica per lo stesso futuro del Pd. Non c’è dubbio, però, che anche per Bersani si aprirebbero prospettive oscure. Il segretario del Pd, infatti, non può permettersi di portare a casa a marzo soltanto le tre regioni “rosse”. Ed è evidente che è sulla linea ideale che unisce Piemonte, Lazio e Puglia che si definirà, oltre al verdetto delle prossime elezioni, la permanenza in carica del neo-segretario democratico.

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