Venerdì 10 Febbraio 2012
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Domani il vertice sulle regionali

Il Pdl boccia le alleanze variabili di Casini e pensa al "no, grazie"

13 Gennaio 2010

Sulle alleanze variabili di Casini il Pdl sente puzza di bruciato. La pratica Udc sarà trattata nell'ufficio di presidenza che domani dovrà definire anche i nomi dei candidati governatori in Puglia e Campania. Non è eslcuso che dal vertice esca un aut aut ai centristi come pure la decisione di rifiutare l'accordo. Dal monito di Sandro Bondi ai malumori crescenti nei ranghi del partito, c'è più di un indizio che porta nella direzione di un ultimatum agli ex alleati.

Non solo per la politica dei due forni nella partita delle regionali ma anche per ciò che si muove dietro la strategia del leader Udc e che rimanda a scenari futuri nello scacchiere della politica nazionale. Ma cosa è cambiato nell'arco di poche settimane, cioè quando l'intesa con i centristi era auspicata dai vertici Pdl?

Non c'è dubbio che alcune posizioni assunte di recente da Casini nel vortice delle trattative coi due schieramenti abbiano piantato ostacoli lungo quella che in un primo tempo sembrava la strada da seguire. Anzitutto la mossa di tessere accordi a livello locale e di farlo non con i partiti e le coalizioni ma direttamente sui candidati governatori è questione che nelle file pidielline viene considerata "inaccettabile", anche perché - è il ragionamento - il vero punto della questione è il disegno centrista che in un certo senso lo stesso Casini svela quando afferma che con la logica dell'equidistanza da Pd e Pdl il suo partito fa "un investimento sul futuro". Il che significa lavorare fin d'ora per il superamento "dell'anomalia berlusconiana" della quale il leader centrista ha parlato a più riprese vaticinandone la parabola discendente, oltre alla dichiarata intenzione di rimettere in discussione il bipolarismo che, invece, gli elettori hanno scelto come strumento di semplificazione del quadro politico.

Dunque, si fa notare nella maggioranza, si parte dalle regionali ma il percorso centrista ha come meta finale Roma e in questo senso appare alquanto sospetto il feeling che proprio Casini ricerca e stabilisce da un lato con D'Alema dall'altro con Fini, entrambi e per motivi contrapposti, interessati al fatto che il Cav. lasci la ribalta della politica il più presto possibile.

Sarà un caso - si chiedevano ieri con una punta di sarcasmo alcuni pidiellini in Transatlantico commentando l'ennesimo monito del presidente della Camera al governo sul ricorso ai decreti legge e i distinguo di Bocchino che dopo il vertice di maggioranza con Berlusconi sulle riforme nell'intervista a Repubblica dice che sulla giustizia non c'è ancora il via libera di Fini - se Casini ha dichiarato il suo sostegno ai candidati che proprio il numero uno di Montecitorio ha ottenuto in alcune regioni, vedi nel Lazio con la Polverini o in Calabria con Scopelliti?

E ancora: perché proprio per la corsa alla poltrona di Marrazzo, il leader Udc si è detto pronto all'intesa un minuto dopo il faccia a faccia con il presidente della Camera e non con il partito, mentre in Piemonte sta col centrosinistra e la dalemiana Bresso, nonostante il veto che lo stesso Casini aveva posto sulla ricandidatura del governatore uscente prima di Natale?  Insomma, non solo le "alleanze variabili ma qui siamo perfino agli accordi personali" è la protesta dei malpancisti della maggioranza che suggeriscono di non dare vantaggi a chi, in fondo, lavora a un disegno che in prospettiva punta all'indebolimento della leadership berlusconiana.

E questo anche a costo di rimettere in gioco l'esito della competizione elettorale in regioni come Calabria, Campania e Lazio dove il centrodestra alleato coi centristi ha la vittoria a portata di mano. Anche se, osservano alcuni esponenti pidiellini - non è affatto scontato che senza l'Udc la coalizione vada incontro a una sconfitta sicura. C'è da considerare, infatti, che nelle file centriste numerosi dirigenti locali non avrebbero digerito l'alleanza col Pd in alcune regioni, come dimostra la riunione-fiume di qualche giorno fa nel quartier generale di via Due Macelli per dirimere il nodo alleanze in Puglia. Riunione nella quale Casini ha dovuto fronteggiare dubbi e malumori interni ai quali potrebbero aggiungersi quelli dell'elettorato, mal disposto a sottoscrivere un accordo con democrat e dipietristi.

C'è poi il caso Puglia dove Casini  e D'Alema già alle scorse amministrative col modello Brindisi avevano sperimentato l'idea di un laboratorio da dove costruire la prospettiva di un'alternativa di governo. E il fatto che oggi Casini scelga il candidato pd Francesco Boccia, "suggerito" da D'Alema per uscire dal pantano e costringere Vendola al dietrofront (tentativo fallito col Pd adesso impantanato nel rebus primarie) indica che quell'idea è ancora in piedi e potrebbe tradursi nelle prove tecniche per una futura alleanza col Pd su scala nazionale. Ma anche qui non è affatto scontato che il "soccorso" centrista ai democrat possa risultare decisivo per la vittoria, se è vero come è vero che Vendola non rinuncia alla sua candidatura (sarebbe disposto a farlo solo se battuto da Boccia alle primarie che però gli stessi vertici nazionali e locali del Pd non vogliono). Una mossa che di fatto, spezza in due lo schieramento di centrosinistra creando più di un problema al Pd visto che buona parte dei dirigenti e dei militanti pugliesi stanno col governatore uscente.  E per Casini rischia di trasformarsi in un boomerang micidiale sul piano politico se alla fine, l'abbraccio coi democrat si traducesse in una sconfitta.

Il duro monito di Sandro Bondi, uno dei tre coordinatori Pdl, nel faccia a faccia con il leader centrista a Porta a Porta, segnala che del caso Udc nel partito si discute e si stanno facendo valutazioni anche sull'ipotesi del "no grazie". Per Bondi l'idea di alleanze diverse a seconda delle regioni  (non solo col Pd ma perfino col partito giustizialista di Di Pietro) dimostra come l'Udc sia un partito che "segue una politica del passato, della furbizia che non vuole dare potere ai cittadini, una politica che punta a disgregare quel po' di bipolarismo che abbiamo costruito in questi anni". Bondi annuncia che domani nell'ufficio di presidenza "decideremo se accettare l'appoggio dell'Udc in alcune regioni in presenza di alleanze diverse scelte altrove".

Da parte sua, Casini rivendica la scelta dell'autonomia già praticata alle amministrative, alle politiche e alle europee in coerenza con "l'impegno assunto con gli elettori" mentre Cesa respinge "diktat da Pd e Pdl" e invia una circolare ai coordinatori regionali bloccando le trattative per sostenere un candidato di centrodestra in attesa di conoscere l'esito del vertice Pdl. Ma Casini sì o no a parte, domani il Pdl dovrà decidere sui nomi dei candidati governatori in Puglia e Campania, due delle piazze strategiche in una competizione elettorale di medio termine che, gioco-forza assumde una forte valenza politica (il prossimo appuntamento con le urne sarà infatti per le politiche 2013). 

L'ultima parola spetterà al Cav. che tuttavia già lunedì nel vertice di maggioranza sulle riforme, al capitolo regionali avrebbe indicato nell'ex magistrato antiterrorismo Stefano Dambruoso e nell'esponente socialista Stefano Caldoro le opzioni migliori per espugnare il fortino dalemiano e riconquistare la poltrona di Bassolino. In queste ore si lavora per scogliere gli ultimi nodi. Nella regione partenopea il punto resta il via libera su Caldoro da parte di Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia e coordinatore regionale del Pdl fino a qualche settimana fa candidato in pectore del centrodestra.

Per spianare la strada a Caldoro, infatti, Cosentino dovrebbe fare quel passo indietro che buona parte del Pdl gli chiede, a cominciare da Fini. In Puglia oltre all'ipotesi Dambruoso resta in piedi il ragionamento su un profilo più politico del candidato governatore e su questo versante le ipotesi in campo riguardano il vicecoordinatore regionale Antonio Di Staso e il consigliere regionale Rocco Palese. Certo è che la partita è in dirittura di arrivo e l'indicazione del Cav. avrà un peso decisivo per chiuderla definitivamente. E aprire così la campagna elettorale.
      




 

Commenti
daniele
13/01/10 15:50
Certo Berlusconi deve
Certo Berlusconi deve essersi ben abituato al tanto detestato teatrino della politica se,un giorno sì e l'altro pure,dice che con Fini non ha problemi,mentre Fini ed i finiani,un giorno sì e l'altro pure, di problemi con lui ne hanno a non finire.Se il pdl vuol essere un vero partito e se vuol conservare il bipolarismo e,quindi,la supremazia degli elettori e dei programmi,deve fare definitivamente i conti con Fini e Casini.La coppia che ha sempre lavorato in sintonia contro Berlusconi.
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