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Mulini a vento

Il Pdl non è un partito di plastica, è Berlusconi che è troppo democratico

4 Marzo 2010

Nella sua omelia laica apparsa (dopo il giallo della censura-non censura del direttore) sul Corriere della Sera Ernesto Galli Della Loggia pronuncia un giudizio definitivo sul fallimento storico del Popolo della Libertà, la creatura politica più originale di questo inizio millennio. Creatura che si è posta l’obiettivo di rendere finalmente compiuta e definitiva la faticosa transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica.

Certo, a scorrere le prime pagine dei quotidiani appare difficile dare torto a Galli. Dagli scandali della protezione civile, all’affaire Fastweb-Telecom, ai pasticci della presentazione delle liste elettorali per le prossime regionali, è tutto un fiorire di episodi in cui il pressappochismo ed il dilettantismo si coniugano con la disinvoltura, il malcostume e, se saranno confermate in sede processuale le accuse, con l’illegalità.

Ma a ragionare troppo per sintesi e per tesi generali, a procedere per induzione e non per deduzione, a voler sempre ricavare il generale dal particulare si rischiano clamorose cantonate. Perché se non c’è dubbio che tutti gli episodi citati sono non solo negativi in quanto tali ma anche sintomatici di uno stato di degrado della vita pubblica italiana, rimane tutto da dimostrare che la causa di tutto ciò sia stata la fondazione del PdL e che la terapia migliore sia quella di farlo fuori.

Dal nostro punto di vista è vero esattamente il contrario. La nascita di Forza Italia prima e del PdL poi è stata la risposta allo stato di crisi profonda in cui era precipitata la nostra democrazia con la crisi della Prima Repubblica. Una risposta che, nonostante tutte le imperfezioni e le criticità che abbiamo sotto gli occhi, è riuscita ad evitare che il fallimento politico dei partiti tradizionali si traducesse in una completa disgregazione del tessuto civile italiano (o meglio di quello che restava di tale tessuto) e desse il via ad uno stato di guerra per bande e gruppi di potere liberi di scorrazzare per il Paese una volta venuta meno l’indispensabile funzione di guida e di governo del sistema politico.

In questo senso sono del tutto ingenerose le critiche feroci alla stessa qualità politica della classe dirigente che il PdL è riuscito a promuovere. E’ chiaro inventarsi una classe dirigente dall’oggi al domani non è cosa semplice, si commettono inevitabili errori e comunque è necessario un certo tempo. Ma certo se proviamo a scorrere l’attuale composizione del Governo e, senza cadere nella trappola della nostalgia, proviamo a confrontarla con quella dei governi repubblicani degli ultimi decenni della prima repubblica, gli attuali ministri ci sembrano dei giganti della politica.  Forse non molti ricordano che abbiamo avuto presidenti del consiglio e ministri del tesoro della statura di Giovanni Goria, ministri della pubblica istruzione come Franca Falcucci o ministri dei lavori pubblici come Luigi Nicolazzi. Nomi verso i quali non proviamo alcuna nostalgia e che ci rendono ben felici di avere oggi ministri come Tremonti, Brunetta, Gelmini. Così come sarebbe opportuno ricordare come, sempre nella Prima Repubblica, la durata media dei governi era inferiore ai dodici mesi e le crisi di governo, così come la formazione dei nuovi governi, erano dettate da oscure dinamiche di contrattazione fra i partiti del tutto slegate dalle dinamiche del corpo elettorale e dell’opinione pubblica.

Ma non è solo e non è tanto questione di nomi. E' soprattutto questione di dinamiche istituzionali. Il risultato più importante della rivoluzione berlusconiana consiste nell’aver impiantato anche da noi l’alternanza di governo, che rappresenta il principale antidoto contro i rischi di appropriazione private delle istituzioni, autoreferenzialità della politica, crisi della democrazia. Una democrazia funziona nella misura in cui una classe di governo viene giudicata dagli elettori sulla base dei risultati raggiunti e corre il rischio (concreto e non meramente teorico) di essere sostituita con un’altra classe politica. Un meccanismo che, dopo cinquant’anni di immobilismo, abbiamo finalmente assaporato e che ci è piaciuto così tanto che dal 1994 nessuna coalizione di governo è mai riuscita a vincere le elezioni. Una mobilità che riguarda i governi ma anche il Parlamento, se si pensa che ormai viaggiamo con tassi di ricambio dei parlamentari da una legislatura all’altra superiori al 50%, mentre in passato la rielezione dei parlamentari uscenti era la regola e i neo eletti l’eccezione.

E di questa nuova situazione ne ha enormemente beneficiato la capacità di governo che, per quanto ancora insufficiente, è sideralmente avanti rispetto a quella che abbiamo conosciuto nei decenni passati.

Tutto bene dunque? Naturalmente no! Ci sono molte cose che non vanno e che devono essere affrontate anche rapidamente. Ma per farlo davvero occorre non cadere nelle trappole dell’induzione logica e saper distinguere i veri problemi dai miti del “semplificazionismo” giornalistico

Il problema più spinoso sul tappeto ci sembra quello della costruzione del partito. Se è comprensibile che costruire un nuovo partito, soprattutto se derivante dalla fusione di due partiti diversi per storia e per struttura come FI e AN, sia impresa lunga e faticosa, credo sia incontestabile il fatto che oggi le difficoltà del centro destra siano essenzialmente difficoltà del partito. Le quote 70-30, la mancanza di un segretario politico, il coordinamento affidato a tre persone (ciascuna delle quali sembra navighi solo per conto proprio), la guida politica affidata ad organismi pletorici (un ufficio politico di 37 membri ed una direzione di 171 membri), rappresentano scelte forse obbligate in una fase di start up ma che oggi minano alla base la capacità politica del partito. Berlusconi ha peccato di eccesso di democraticità.

Nella speranza di smussare il confronto interno e di prevenire possibili conflitti alla concentrazione ha preferito la diffusione del potere interno. Ma il decisionismo e la governabilità sono questioni che riguardano i governi come i partiti. E non è un caso se in quest’anno il PdL non sia riuscito a lanciare una sola iniziativa politica e si sia limitato alla gestione burocratica dell’apparato.

Il secondo problema riguarda il rapporto con la periferia che, naturalmente, rappresenta il punto di maggiore criticità per un leader politico carismatico come Berlusconi che deriva tutta la propria forza da un rapporto diretto con l’opinione pubblica e non da un apparato radicato sul territorio. Ed anche su questo Berlusconi ha peccato di troppa democraticità. Ha lasciato libero sfogo al confronto in sede locale sulla falsa premessa che sviluppare il radicamento sul territorio fosse essenziale per il partito. Ma in tal modo ha solo finito per consolidare una rete di cacicchi locali che certamente lavorano per il radicamento sul territorio, ma per quello loro e non certo per quello del partito. E così alla fine, proprio grazie al radicamento sono riusciti a paralizzare il leader. Basti pensare alla dolorosa vicenda delle candidature per le regionali. Non uno dei candidati presidenti (o, come pomposamente amano definirsi, governatori) sembra il frutto di una diretta scelta di Berlusconi, così è accaduto nel Lazio, in Veneto, in Piemonte, in Puglia, in Campania e così via.

Vi è poi il punto più spinoso. La successione nella leadership. Berlusconi non ama parlarne. Forse per scaramanzia perché teme che anticipare la questione possa avvicinare il momento in cui dovrà passare la mano. Ma noi crediamo che l’unica cosa che porta male sia proprio la superstizione. E crediamo che se la successione alla leadership di un partito normale è già un grosso problema quella alla leadership di un partito carismatico lo sia molto di più. Ancora una volta, per eccesso di democrazia, Berlusconi ha scelto di trattare equamente tutti gli aspiranti sucessori evitando accuratamente di dare l’impressione di aver scelto il proprio delfino. Ma questa scelta non è pagante perché finisce per esasperare le tensioni interne con una guerra di posizione permanente fra quanti hanno (o semplicemente ritengono di avere) delle chance per la successione.

Un’ultima notazione su Gianfranco Fini il quale, per agevolare la situazione, ieri ha plasticamente dichiarato “questo PdL” non mi piace. L’obiezione che verrebbe spontaneo avanzare al Presidente della Camera è che in realtà i partiti non sono fatti per piacere ma per rispondere all’esigenza di aggregare e veicolare i valori, le idee e gli interessi di quanti vi si riconoscano. E che l’adesione ad un partito politico è sempre un fatto empirico ed approssimativo. Se per aderire ad un partito pretendessi di trovarne uno a mia immagine e somiglianza, probabilmente formerei un nuovo partito, con un solo iscritto: me stesso.

Ma l’obiezione vera è un’altra. Premesso che oltre che a Fini l’attuale PdL piace poco anche a noi, cosa ha fatto Fini per migliorarlo in questi due anni? Oltre alle estemporanee uscite su matrimoni gay, cittadinanza breve, difesa del parlamentarismo dalla protervia dell’Esecutivo ed altri simili amenità, luoghi comuni della cultura democraticista del Paese, quale contributo ritiene di aver fornito per agevolare ed accelerare la costruzione di un nuovo soggetto politico?

L’impressione è che Fini, in tacito accordo con Galli della Loggia, ritiene che il PdL abbia fallito e che quindi sia per lui preferibile curare la sua immagine ed il suo posizionamento in modo da non farsi coinvolgere dal fallimento e farsi trovare pronto quando si tratterà di costruire un nuovo partito. Il quale però, viste le premesse, a occhio e croce sarà sicuramente peggio di quello attuale.
 

Commenti
carlo cetteo cipriani
04/03/10 09:31
posso pensarla diversamente ?
- Posso pensarla diversamente dal'illustre Mambrino ? - Sono un cittadino con dei valori, che salutò con gioia l'iniziativa di Forza Italia perchè sembrava possibile che cittadini normali, con valori differenti da quelli di sinistra, potessero avere voce in capitolo, poter scrivere sui giornali o almeno leggerne che fossero in sintonia, sentire anche gente con le proprie idee parlare in TV. - Invece ci siamo trovati un movimento diretto dall'alto dove al livello medio-basso alcuni hanno preso le redini e lo tengon strette, talvolta per interssi privati. Non c'è dialettica, non c'è scelta dei capi. Se Berlusconi riuscisse a dirigere direttamente il movimento-partito fin nei più reconditi circoli andrebbe bene, ma anch'egli ha solo 24 ore al giorno e tante cose da fare. - Quindi la soluzione per il centro-destra, per la salvaguardia dei valori di cui si fa bandiera, è avere un partito tradizionale, dove dal basso si scelgono le dirigenze del partito ed i candidati alle elezioni. Un partito che valuti se Fini sia ancora in linea oppure no, se ci sia gente che si intruppa per inciuciare i propri affari, ecc. E soprattutto un partito di valori che rivendichi lo spazio adeguato per i valori di cui si fa bandiera (spesso solo a parole).
stefano quadrio
04/03/10 10:54
Non sono d'accordo
Quella che l'articolo definisce "eccesso di democraticità" di Berlusconi è una sostanziale anarchia. Nel PDL ci si è abituati a che tutte le decisioni siano prese da Berlusconi, ma come è ovvio, non tutto può essere deciso dal vertice. Manca una struttura che si occupi delle decisioni di minor peso, dell'ordinaria amministrazione. Questo fa sì si faccia spazio alla libera iniziativa di personaggi più o meno affidabili. Democrazia sigifica che le decisioni devono essere prese insieme e tutti, compresi i dissenzienti, devono rispettarle. Nel PDL, spesso le decisioni vengono prese solo da alcuni e tutti gli altri non le rispettano. Questo è, a mio parere, il problema che si nasconde sotto la formula "deve essere creato un partito. P.S. Tra la Gelmini e la non compianta Falcucci la scelta è molto dura.
Nicola
04/03/10 12:02
PDL: la Corte sta implodendo
Ho il massimo rispetto per tutte le opinioni, ma dissento completamente dalle opinioni di Mambrino. Allo stesso modo dissento dalla replica dei coordinatori. Sono tesi che non reggono. Condivido pienamente, invece, il punto di vista di Ernesto Galli Della Loggia ed ora comincio a capire Fini (come lo stanno cominciando a capire molti altri elettori di Centro-Destra). Il PDL sta dando il peggio che si potesse immaginare. 1) Sta collezionando una serie interminabile di squallide figuracce: caso Polverini e caso Formigoni (sui quali ci sarebbero molte riflessioni da compiere e molto da dire). 2) Sta partorendo uno scandalo dietro l'altro: ce ne sono di recenti, come quello degli apparati "gelatinosi", e di meno recenti, come quello della candidatura di veline e soubrettes al Parlamento Europeo (alla faccia della tanto sbandierata meritocrazia di Berlusconi e del Centro-Destra). 3) Sta dando l'impressione di essere profondamente illiberale, sia in economia, dove non si vede neppure l'ombra di qualche riforma, sia in materia di informazione, con la soppressione scandalosa di tutte le trasmissioni di informazioni della Rai, sconcezza perpetrata senza alcun ritegno e mai accaduta da quando esiste la stupidissima legge nota come “Par Condicio”. 4) Sembra essere un partito lontano dal senso della legalità, con la mostruosità del processo breve, con l'astiosità verso le intercettazioni e le forme di controllo della legalità e, soprattutto, con Berlusconi che ad ogni piè sospinto spara sui giudici, insultandoli. Ma in quale Paese civilizzato dell'Occidente un capo di Governo si permette di dire che i giudici sono "talebani" o altre bestialità simili? Ma Berlusconi non ha qualche consigliere (oltre all'inascoltato e troppo mite Letta che non lo riesce a tenere a bada) che lo possa richiamare alla decenza ed esortare vivamente a mantenere un minimo di decoro pubblico? 5) Il PDL (ossia Berlusconi ed il suo seguito di cortigiani, dato che il PDL è chiaramente una sua proprietà) non ha saputo e/o voluto selezionare una nuova e competente classe dirigente; ciò è particolarmente evidente non solo a livello nazionale, ma anche nelle amministrazioni locali, soprattutto quelle delle regioni del Centro-Sud (dal Lazio e Abruzzo in giù), ma non solo. E’ sotto gli occhi di tutti. Signori miei, tiriamo le somme con onestà: il PDL è una “Corte”. Berlusconi pensa che il PDL e l’Italia siano un’estensione della sua “Signoria”. Ecco perché Berlusconi si circonda solo di cortigiani (anche la grande Oriana Fallaci, in uno dei suoi libri, gli aveva fatto questa sincera ed onesta critica). Chi assume atteggiamenti contrari a quelli di un cortigiano è segnato: viene marchiato ed è fuori. Conclusione: il PDL sta implodendo su se stesso e collassando. Forse perché, in definitiva, si tratta (ed i suoi elettori se ne stanno accorgendo) di un partito (si fa per dire) nato male (sul cofano di una macchina, per intenderci)... un partito di cortigiani... un partito senza progetti per il futuro... un partito che non sa e/o non vuole riformare (probabilmente entrambe le cose) l'Italia... un partito a cui sta bene che tutto resti così come è ora (ossia una volgare mediocrità). Signori miei, prima o poi i nodi vengono al pettine. Come si semina, così si raccoglie. Sono un liberale di Centro-Destra e faccio una domanda: ma come faccio a dare il mio voto ad un partito così?
Anonimo
04/03/10 12:58
d'accordo
Elettore di FI fino dal 1994 e ora del PDL, concordo parola per parola con quanto scritto nell'articolo. E ancora dico grazie a Silvio,oltre che per i molti suoi meriti, per quello più grande di tutti (tanto enorme che lo assolve dagli errori che può aver commesso): averci salvato dall'incredibile e inosservata ma enorme e terribile e vera anomalia Italiana: i comunisti, i post-comunisti e i neo-comunisti. Non è una anomalia che questi ultimi, imperterriti, continuino a sventolare immagini di Stalin, Lenin e Mao e falci e martelli, alla faccia dei milioni di morti??E ci lamentiamo del vero Salvatore della Partia? La perfezione non è di questo mondo...
vanni
04/03/10 14:09
Nuovi liberali di Centro Destra
Nicola 04/03/10 12:02 è un liberale di Centro Destra? Si esprime come un simpatizzante del PD o dell'Idv. Sulle prospettive del PdL e sui futuri orientamenti dei suoi elettori ha fatto le sue personali previsioni. Per coerenza con se stesso vada Nicola a votare per la sinistra che la vede e la spera come lui. Io non intendo dichiarare che sono un cattosocialgiustizialista (comunisti e democristiani non ce n'è più, vero?) di sinistra deluso, anche perché non è vero. Penso fermamente che Berlusconi si sia posto di traverso al percorso (da parte di una classe politicante ancora troppo in circolazione - sia a destra sia a sinistra - di sensali del potere ed esperti di spartagne) di appropriazione della cosa pubblica e del suo sviluppo ipertrofico e soffocante. Galli della Loggia non ci ha mai creduto che quello di Berlusconi fosse un partito e vede dovunque conferme alla sua opinione. Vede risse e potentati locali: ne vedo pure io, e vedo pure bassolini e vendole con radicamenti metastatici ben più profondi. Gli ultimi accadimenti preelettorali sono una occasione per continuare nella selezione di persone libere dalla inadeguata e nociva mentalità da prima repubblica. Sono sorpreso che Galli della Loggia scriva:”La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio... “ e veda il gusto e la capacità di governare dall'altra parte (oddìo, il gusto lo vedo anche io in verità), e sono sorpreso che veda quale esclusiva berlusconiana “... gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità...”. Via, andiamo, sempre questo strabismo da manichei dipietristi e comunisti. Via, della Loggia non si è informato bene: una pagina d'impatto propagandistico, ma raffazzonata su in fretta. Galli della Loggia sa argomentare assai meglio, ma comunque non credo che si sia mai dichiarato liberale di Centro Destra.
maurizio griffo
04/03/10 19:34
distinguiamo
Una piccola precisazione. Mambrino fa bene a citare come esempi di cattivi ministri della prima repubblica il compianto Goria o la Falcucci. Ma Luigi Nicolazzi non era così male. Molti altri nomi si potrebbero fare al posto suo.
Anonimo
04/03/10 19:48
E così ora i nodi vengono
E così ora i nodi vengono al pettine, l'incompetenza e l'improvvisazione dei "berluscones" mostra la faccia di un partito fondato sull'immagine e sull'apparenza, sui proclami e gli specchietti per le allodole...ah, ma dov'è finita la politica? Qui non abbiamo dei politici ma dei mercanti e corrotti...
ingenuo di dx
07/03/10 01:54
nicola e la pizza rossa
leggendo Nicola mi rassicuravo: é il solito catto-comunista dalla moralità cristallina che si nutre solo di disprezzo per Berlusconi e per tutto quel che lui ha fatto. Poi ho letto che Nicola si considera un liberale di centro destra. Non si starà confondendo con un altro? Comunque, dopo le lucide, perfette considerazioni di Vanni, non so cos'altro aggiungere sulla "pizza rossa" di Nicola: grazie Vanni!
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