Venerdì 10 Febbraio 2012
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Una risposta a Quagliariello

Nel Pdl ci si deve mettere d'accordo su cosa significa la dignità della persona

7 Aprile 2009

Sono d’accordo con Quagliariello. Nell’area politico-culturale del centro-destra si confrontano due diverse sensibilità rispetto ai problemi che sono sul tappeto. Crisi economica, immigrazione, questioni religiose, questioni bioetiche: tutto sembra riconducibile a due diversi modi di guardare la modernità. Da una parte ci sono coloro che, prendendo per buona la tesi della “passione per il neutro” e dell’”imperativo eretico”, guardano al mondo odierno come a un luogo di depotenziamento progressivo della tradizione e delle antiche “lealtà”. Per dirla con Touraine, costoro mirano a “rinnovare la democrazia” prendendo per buono il relativismo. Dall’altra ci sono invece coloro che, pur accettando la tesi del pluralismo, della multietnicità, diciamo pure, di una certa rottura operata dal moderno rispetto alla tradizione, ritengono che le istituzioni liberal-democratiche abbiano bisogno di un senso comune condiviso, difficilmente compatibile con il relativismo, e aperto piuttosto alla dimensione religiosa.

Saranno i fatti a dire in che misura queste due diverse sensibilità sapranno convivere all’interno di uno stesso soggetto politico. In ogni caso spero sia chiaro a tutti che uno stato liberale di diritto non può essere uno “stato etico”, ma non può essere nemmeno uno stato indifferente ai riferimenti assiologici dei suoi cittadini, altrimenti c’è il rischio che vengano meno le condizioni stesse della sua liberalità.

Come si diceva sopra, ciò che marca le differenze politiche nella nostra società complessa indica in ultimo una presa di posizione rispetto alla modernità; più precisamente, si potrebbe anche dire che tutto dipende ormai dall’idea che abbiamo della nostra libertà e dignità. Per alcuni la salvaguardia dei diritti della persona implica il riconoscimento di una loro base, diciamo così, “naturale”, per altri no e rivendicano, ad esempio, il diritto al matrimonio tra omosessuali; per alcuni il diritto alla vita implica che esso venga tutelato fin dal primo concepimento, per altri no e rivendicano il diritto della donna ad abortire o il diritto a produrre e ad usare embrioni umani per la ricerca; per alcuni la convivenza tra individui appartenenti a culture differenti è soprattutto una questione di rispetto della dignità della persona, nonché della tradizione culturale che l’ha resa possibile (quella ebraico-cristiana), per altri invece è soltanto un problema di tolleranza, nella convinzione che tutte le culture abbiano lo stesso valore e che tutti abbiano diritto alla propria “differenza”. Ebbene non credo che sia difficile vedere dietro questi esempi un genere di conflitti assai diversi rispetto a quelli che la politica era abituata a gestire fino a una ventina d’anni fa. Lo stesso si potrebbe dire sui diversi modi di guardare e di affrontare la crisi economica: per alcuni essa significa la necessità di far valere nel mercato internazionale alcune “regole” che ne impediscano le degenerazioni che si sono verificate soprattutto nel sistema economico-finanziario americano, per altri il definitivo tramonto del mercato e dell’economia capitalistica in quanto tali, confondendo così, proprio come paventa Quagliariello, “una crisi profonda, dovuta a cause congiunturali che hanno avuto epicentro negli Stati Uniti, con una crisi strutturale del liberal-capitalismo o, addirittura, della liberal-democrazia”.

Esiste insomma una differenza sostanziale tra un conflitto che si sviluppa, poniamo, tra chi preferisce dare più sostegno alle imprese che alla spesa sociale, contrastare il debito pubblico piuttosto che la disoccupazione o cose simili, e un conflitto che si sviluppa invece sul diritto alla vita, alla propria identità culturale o sul diritto alla libertà economica in quanto tale. Se nel primo caso abbiamo un conflitto del tutto compatibile con un partito che voglia essere pluralista, capace addirittura di arricchirlo, nel secondo abbiamo a che fare con qualcosa che, alla lunga, potrebbe minarlo in profondità, creando divisioni inconciliabili al suo interno.

Un partito, per quanto ampiamente rappresentativo come il PdL, ha bisogno di un popolo e di una leadeship che si trovino d’accordo non soltanto su alcuni fini da raggiungere -poniamo, il superamento della crisi economica, l’ammodernamento dello stato, la promozione delle libertà individuali, una maggiore equità fiscale e più sicurezza per i cittadini-, ma anche su alcuni principi “fondanti” le modalità del loro conseguimento, primi fra tutti la libertà e la dignità delle persone. A richiedere questo accordo è la natura stessa delle sfide con le quali dobbiamo fare i conti. Per fare qualche esempio, di fronte ai costi economici di certe malattie, qualcuno potrebbe pensare di sottoporre gli embrioni o i feti umani a test genetici che ne garantiscano la “qualità” prima di farli venire al mondo; una campagna sistematica in favore dell’eutanasia potrebbe essere una buona strategia per alleggerire i costi di una vita che, diventando sempre più lunga, produce un numero crescente di persone anziane non autosufficienti; la tecnologia della riproduzione potrebbe diventare il modo più efficiente per regolamentare le nascite e fronteggiare il problema demografico; microchip cerebrali potrebbero diventare la soluzione per molti problemi di ordine pubblico, e si potrebbe continuare. In ogni caso la biopolitica è già da tempo è entrata in azione in questi campi. Ma proprio per questo, e a maggior ragione, non si possono perdere di vista i principi che stanno a fondamento di una determinata identità politica. Ci si esporrebbe al rischio di diventare “nessuno”. E questo significherebbe la fine per qualsiasi partito politico.

 

Commenti
Modesto D'Aprile
12/04/09 07:16
Mi chiamo Modesto
Mi chiamo Modesto D’Aprile, ho 57 anni, sono sposato con Assunta e abbiamo quattro figli, sono Primario Oncologo a Latina e ho partecipato al Congresso fondativo del PdL di Roma, mia prima esperienza politica; desidero intervenire sugli argomenti contenuti nell’intervento del Sen. Quagliariello, anche perché toccano il motivo essenziale per il quale ho deciso di entrare in politica. A)alcune premesse: •sono un cristiano e i cristiani come, sin dai primi secoli ricorda Diogneto, partecipano alla vita pubblica come cittadini. •i fedeli laici non possono abdicare alla partecipazione alla vita politica, destinata a promuovere, in maniera organica ed istituzionale, il bene comune •Tommaso Moro, patrono dei governanti e dei politici, ha testimoniato la dignità inalienabile della coscienza e ha affermato, con la sua vita e con la sua morte, che l’uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale •lo scenario attuale è caratterizzato dalla fine di una epoca ma da una incertezza per la nuova B)l’analisi della situazione attuale porta, a mio avviso, ad alcune considerazioni: Il relativismo culturale e il conseguente pluralismo etico portano come inevitabile conseguenza la sensazione che tutte le possibili concezioni della vita hanno un eguale valore e che la tolleranza, comunemente intesa, prevede la rinuncia ad esercitare un proprio diritto. Con ciò si lascia spazio ad un laicismo intollerante che, di fatto, nega la possibilità di un’etica naturale. L’anarchia morale che ne consegue porta, come conferma la cronaca di tutti i giorni, al libertinismo e all’individualismo più sfrenati con la prospettiva inquietante della sopraffazione del più forte sul debole. Il bene comune, invece, si fonda sulla dignità ontologica della persona umana e comprende la promozione e la difesa, tra l’altro, di: •la pace e l’ordine pubblico, •la libertà e l’uguaglianza, •il rispetto della vita umana e dell’ambiente, •la giustizia, la solidarietà, la sussidiarietà, •la famiglia, fondata sul matrimonio A tal riguardo la “laicità” indica l’atteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono dalla conoscenza naturale sull’uomo che vive in società, anche se tali verità siano nello stesso tempo insegnate da una religione specifica. Esiste una norma morale, radicata nella natura stessa dell’essere umano, con il cui giudizio valutare ogni concezione dell’ uomo, del bene comune e dello Stato. A fronte di questa la “ laicità “ va intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica, ma non da quella morale ! C) la condizione necessaria per una azione politica parte dalla convinzione che la vita democratica ha bisogno di fondamenti e di principi etici per loro natura non negoziabili: su di essi si gioca il bene integrale di ogni singolo uomo ! Quali sono le esigenze etiche fondamentali ed irrinunciabili ? Il rispetto della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale La tutela e promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso La garanzia della libertà di educazione per i figli La tutela sociale dei minori Il diritto alla libertà religiosa Questi non sono valori confessionali ma esigenze etiche radicate nell’essere umano appartenenti alla legge morale naturale non esigono, in chi le difende, la professione della fede cristiana In sintesi la tutela dei diritti della persona è la condizione e il fine della partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica Per concludere il mio contributo, sono convinto che: nella Politica c’è bisogno di uomini che siano modelli credibili che affrontino, di fronte ad una opinione pubblica sempre più frastornata, ardue sfide e gravi responsabilità e che diano il loro contributo alla costruzione di una nuova società, con scelte chiare a favore della famiglia, dei giovani, degli anziani e degli emarginati La tutela dei diritti di ogni persona umana deve rappresentare il punto di riferimento costante di ogni retta azione politica Un auguruio a tutti per la S. Pasqua Latina, 12 Aprile 2009 Dott. Modesto D’Aprile modesto.daprile@libero.it
Andrea B.
15/04/09 10:58
Siamo già divisi
Credo che ci sarà molto da faticare per trovare una posizione comune nel PDL con rispettabilissime personalità come il dott. D' Aprile. Pur ammantate di belle parole nel suo intervento s'intuisce la concezione dell' attività politica come un mezzo per imporre alla totalità degli individui le "proprie verità", su temi che invece dovrebbero essere lasciati alla libera scelta dell' individuo. Concezione, quella del dott. D'Aprile, che personalmente avverso e che sono pronto a combattere( dialetticamente s' intende), con solo un grande rammarico: il campo di battaglia è il partito a cui ho aderito da parecchi anni e che, fino a poco tempo fa, su morale e bio-politica aveva idee diverse e più aperte. Perdonatemi, ma mi sento come se in casa mia fossero entrate persone nuove, che prima stavano altrove e che ora vengono a dire che la casa che ho sempre abitato è fondata su altri valori, I LORO, e se ( per convinzione o opportunismo...chissà) non aderisco, "l'intruso" ed il " destabilizzatore" sarebbe il sottoscritto ... ah la mia bella (ex ?) casa della libertà.
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