Il Pdl riempie sei caselle per le regionali. L'ufficio di presidenza del partito ufficializza i nomi dei candidati governatori in Lombardia, Lazio, Liguria e Calabria. Veneto e Piemonte vanno alla Lega. Ma il vertice a Palazzo Grazioli si è occupato anche di altro: dall'analisi politica dopo i fatti di Milano con la novità di un "patto democratico" proposto a Pd e Udc al confronto sulla cittadinanza.
Decisioni unanimi uscite nel primo vertice senza Berlusconi, ricoverato in ospedale dopo l'aggressione in piazza Duomo. Nello scacchiere per le regionali Veneto e Piemonte vanno alla Lega, ma un istante dopo il via libera da Palazzo Grazioli scoppia il caso Galan. Il governatore uscente del Veneto bolla la decisione romana come il "peggiore tradimento" e lascia intendere che prenderà le sue contromisure. Per lui sarebbe già pronto un incarico nella compagine di governo, ma non è escluso che intenda restare a giocarsi la partita per Palazzo Balbi magari guidando una lista sua, alternativa a quella del centrodestra.
I nomi in pole nelle file del Carroccio nelle due regioni in quota Lega restano quelli del sindaco di Verona Flavio Tosi e del ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, mentre in Piemonte sembra certo il nome del capogruppo Cota. Ma l'opzione Zaia in Veneto potrebbe riaprire i giochi nella maggioranza proprio per la guida del ministero al quale punterebbe Fini per uno dei suoi fedelissimi, anche se difficilmente Bossi gli cederà il testimone. Confermata la corsa di Formigoni al Pirellone e di Scopelliti in Calabria, nel Lazio sarà Renata Polverini leader dell'Ugl a scendere in pista, mentre in Liguria il centrodestra punta su Biagiotti.
Restano invece da sciogliere i nodi in Campania dove il passo indietro di Nicola Cosentino sembra ormai scontato e in alcune regioni del Sud, Puglia in testa. Il vertice del Pdl ha deciso di prendere tempo in attesa di capire se ci sono i margini per un'intesa con l'Udc. Sarebbe stato il ministro Fitto, tra gli altri big del partito, a chiedere un rinvio con l'obiettivo di agganciare i centristi per poi lanciare la sfida del centrodestra pugliese al governatore uscente Vendola. Per ora restano vuote anche alcune caselle nelle regioni "rosse" del Centro: l'ufficio politico del partito ha optato per un ulteriore approfondimento prima della scelta definitiva.
Nel documento approvato all'unanimità il Pdl riconferma "vicinanza e solidarietà al presidente Berlusconi, vittima di un'aggressione frutto di una campagna di odio senza precedenti che ha dato credito ad accuse infamanti, con l'intento di infangare la storia di un uomo, di un partito, di una vicenda politica". Di qui la necessità di un "patto democratico tra le maggiori forze politiche che segni chiaramente i confini della normale dialettica politica, pur a volte anche aspra, e apra una stagione nuova, in cui una legittimazione reciproca tra le grandi forze politiche conduca ad un abbandono di ogni scorciatoia giudiziaria, premessa indispensabile per una stagione di riforme costituzionali da lungo tempo attese, da quella della giustizia a quella della forma di governo".
Il Pdl apprezza i segnali di apertura arrivati in queste ore da Casini e Bersani "sulla scorta dell'auspicio autorevole del Presidente della Repubblica" e a loro si rivolge per costruire insieme un "clima nuovo" che apra il cantiere delle riforme. Dal leader Udc arriva subito una disponibilità di massima ("valuteremo con attenzione"), mentre il segretario democrat prende tempo e dice che per il suo partito il patto democratico sono le "regole democratiche" e i confini quelli del no a leggi ad personam e del sì al confronto in parlamento su riforme e i grandi temi economico-sociali.
Quanto alla legge sulla cittadinanza i vertici del Pdl ci dedicheranno un ulteriore approfondimento anche se ci sarebbe stato un ok unanime - finiani compresi - al testo predisposto da Isabella Bertolini relatrice del provvedimento che la prossima settimana approderà nell'Aula di Montecitorio per la discussione generale. Nonostante la mediazione sul testo base che il finiano di ferro Granata ha tentato in commissione Affari Costituzionali poche ore prima del vertice a Palazzo Grazioli.



Quindi Fini ha avuto il