Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Ma il Cav. potrebbe riaprire i giochi

In Puglia tra Palese e la Poli Bortone l'unico che gode (per ora) è Vendola

27 Gennaio 2010
fitto-berlusconi.jpg

Il laboratorio di D’Alema e Casini è andato in pezzi sotto le picconate di Nichi Vendola, già ribattezzato il “Berlusconi rosso” per il suo forte appeal con la gente che gli ha permesso di scavalcare tatticismi e apparati di partito (il Pd) che lo volevano rinchiudere nel recinto di una residuale minoranza. La debàcle Pd alle primarie consegna alle cronache politiche il “lider maximo” battuto nel suo protettorato, la Puglia, e il segretario dei centristi costretto ad aggrapparsi al “salvagente” Poli Bortone per limitare i danni di quell’esperimento che doveva servire ad affossare il bipolarismo e, in prospettiva, pure Berlusconi.

Un “salvagente” che gli è arrivato in modo inaspettato e che Casini ha afferrato all’istante per trasformare una sconfitta bruciante nell’unico esperimento possibile, sempre in chiave anti-bipolarismo. Infatti, mentre in tutte le altre regioni sarà costretto ad allearsi o con il Pdl o con il Pd accettando dunque lo schema bipolare, paradossalmente proprio in Puglia da dove esce sconfitto, Casini potrà sperimentare il “terzo forno” .

Ma a ben guardare, in tutta questa vicenda c’è un altro paradosso che sposta il tiro delle analisi nel campo del centrodestra. Seppure costretti alla ridotta (nonostante Bersani continui a essere convinto del contrario) i democratici si sono già ricompattati sul candidato presidente col quale marceranno uniti alla meta, rinviando solo a dopo il voto eventuali rese dei conti interne. Il centrodestra, invece, andrà alle urne con due candidati che sì, sfidano Vendola, ma che pescano la maggior parte di voti e consensi nello stesso bacino elettorale mettendo così a rischio la possibilità di riconquistare la guida della regione dopo cinque anni di dura opposizione e i disastri dello scandalo “sanitopoli”.

Il Pdl punta tutto su Rocco Palese, uomo vicino al ministro Raffaele Fitto,  già assessore regionale nell’era dell’ex governatore pugliese. A Bari  tutti lo chiamano "Stakanov" per il suo piglio da gran lavoratore, sempre presente in ufficio e in consiglio regionale, sempre pronto – carte alla mano - a fare le pulci al modello vendoliano. C’è poi la “sorpresa” Poli Bortone, spuntata all’ultimo momento dal cilindro del suo movimento “Io Sud” sulla quale ha fatto rotta Casini. Ministro del primo governo Berlusconi, ex sindaco di Lecce, oggi Poli Bortone siede in Senato dove è arrivata dalle file aennine del Pdl salvo poi rompere con Fini e i suoi colonnelli  approdando al gruppo misto.   

Ma come si è arrivati a tutto questo? La partita sulla Puglia si è giocata nel fine settimana ad Arezzo. A scandire i passaggi della giornata sono le agenzie di stampa che nello spazio di poche ore raccontano di ribaltamenti di fronte e colpi di scena nella scelta del candidato Pdl. Riunioni infuocate, “bilaterali”, incontri più o meno “carbonari” con relativi intrecci di telefonate, pranzi e cene interminabili tra vertici del partito e dirigenti locali sono la cornice di ciò che è accaduto dietro al palco della kermesse aretina dedicata alla “Generazione Pdl”. Si ragionava sull’opzione Poli Bortone, nome gradito a Berlusconi e dato al 10 per cento dai sondaggi di Palazzo Grazioli, insieme a quelle di Stefano Dambruoso e Rocco Palese. Su quest’ultimo, però, il Cav. nei giorni precedenti aveva espresso qualche riserva.

In un primo momento, sembrava che il nome della senatrice fosse quello giusto anche per testare l’eventuale convergenza di Casini nel caso in cui Vendola avesse battuto Boccia. Ma all’ora di pranzo, esce la nota degli aennini pugliesi che sbarrano la strada alla Poli Bortone definendo “inaccettabile” la sua candidatura.  Qualche ora dopo, è la Poli Bortone ad annunciare il suo sostegno a Dambruoso sparigliando il tavolo delle trattative che già davano Palese in pole position.  Le quotazioni del magistrato antiterrorismo risalgono così nel canovaccio dei “papabili”, anche perché su questa ipotesi aveva lavorato lo stesso premier tentando una mediazione per convincere i pidiellini più riottosi.  Ma a tarda sera, scorrono i titoli di coda sull’anti-Vendola e Palese incassa l’investitura. Dì li a poco, la nota ufficiale dei coordinatori nazionali che “sentito Berlusconi e d’intesa con i vertici regionali e Fitto” designano Palese alla corsa per la Regione.  

Ed è proprio il ministro per gli Affari Regionali a spiegare che in Puglia la competizione riguarda due candidati, “Rocco Palese per il centrodestra e per tutte le forze alternative alla sinistra, e Nichi Vendola per la sinistra”, sottolineando poi che “tutte le forze alternative alla sinistra dovrebbero stare dalla nostra parte per dare una svolta al governo del Paese”. Passaggio significativo che richiama all’unità della coalizione e lascia ancora uno spiraglio aperto all’eventualità di un ripensamento da parte di Casini e Poli Bortone. Fitto è stato il protagonista di una lunga mediazione con i centristi che lo ha impegnato per mesi, impedendo di fatto al Pdl di formalizzare il suo candidato e che oggi, a bocce ferme, porta a domandarsi come mai proprio nel momento decisivo quando si sarebbe potuto attendere solo ventiquattrore in più, abbia invece scelto di accelerare.

Al punto che in molti nel partito pensavano che avesse già in tasca l’accordo con l’Udc. Invece i centristi hanno fatto cadere nel vuoto la possibilità di un accordo optando per la Poli Bortone. Una mossa che il ministro stigmatizza quando ricorda che “noi abbiamo aspettato mesi per trovare una soluzione che potesse tener dentro tutto. Proprio nella giornata di domenica c’era la piena disponibilità da parte di tutti a fare un passo indietro ed è venuta meno proprio da parte di Adriana Poli Bortone”.  Il partito intanto, a Roma come a Bari,  fa quadrato e avvia la macchina della campagna elettorale.

Tuttavia l’esito della partita chiusa su Palese sembra non essere indolore nei ranghi del Pdl, specie se si considera il valore politico che nella tornata elettorale ha assunto la sfida in Puglia. Basta sfogliare i quotidiani, locali e nazionali, per capire come certi dubbi non si siano dissipati del tutto. Non riguardano certo la persona, Palese è politico di livello, con una grande conoscenza della macchina amministrativa e del territorio, semmai le perplessità si concentrano sulla “forza” che dovrà dimostrare nella sfida diretta con il governatore uscente che gioca molte delle sue carte sull’immagine e l’appeal comunicativo.  Nella ricostruzione delle fasi che hanno portato alla scelta di Palese, il quotidiano "Barisera" sottolinea come “tutti  si aspettavano che questa mattina (ieri, ndr) il ministro annunciasse l’alleanza con l’Udc e, invece, Casini spariglia le carte e gioca da solo. O meglio gioca con l’avversario più temibile che in questo momento Fitto possa avere in campo, forse più di Vendola. La senatrice Poli Bortone che ha ‘rischiato’, perché gradita a Berlusconi, di diventare prima candidata e poi presidente della Regione oggi è la più ferita sul piano politico. La sensazione è che non sarà una campagna  elettorale per vincere le elezioni ma per far perdere Fitto e gli ex amici di An. E al suo fianco, a sorpresa, si ritrova un Casini che a quel patto con Massimo D’Alema per costruire un’alleanza per il futuro governo del Paese, deve ancora tenere molto. Il leader Udc sa bene che in questo modo, almeno sulla carta, sta facendo un grosso favore proprio a Vendola”.

"Il Riformista", invece,  descrive un Berlusconi  “furioso”, “costretto a subire dai notabili del partito alleanze e candidati che non condivide”, piuttosto irritato per il metodo con cui in Puglia si è arrivati al nome del candidato governatore, oltretutto dopo i suoi ripetuti tentativi di mediazione, sia sulla Poli Bortone che su Dambruoso. Ma al di là delle analisi dei giornali, della questione Puglia si ragiona anche a Roma. Non a caso il berlusconiano di ferro Giorgio Stracquadanio dalle colonne del quotidiano on line “Il Predellino” ci va giù pesante osservando come di fronte a un Vendola “berlusconizzato” il gruppo dirigente del partito abbia puntato su una “candidatura tutta di apparato, resa pubblica con parole degne di un politburo, non di un partito carismatico”. Il riferimento è alla nota del Pdl che ufficializza la corsa di Palese alla presidenza della Regione. 

“Ma come? Berlusconi, il monarca, il leader, l’unico in grado di spostare milioni di voti in tutt’Italia è stato solo sentito? E invece è stata necessaria l’intesa con il coordinamento regionale pugliese e il ministro Fitto, sponsor dell’amico Rocco Palese? E da quando in qua il ministro degli Affari Regionali conta più del primo ministro?” si domanda con una punta di sarcasmo il deputato pidiellino che poi  rimanda ad un ulteriore quesito: “Quale scopo si prefigge il gruppo dirigente del Pdl, vincere le elezioni o affermare la supremazia di apparato?”. Un quesito, quest’ultimo, che ieri rimbalzava anche a Montecitorio.

 

Commenti
Edmondo Barca
27/01/10 07:52
Raffaele Fitto e la Puglia
Come si fa a rischiare di perdere una coppa già in bacheca? Con una buona mistura di miopia e di prepotenza. Alla luce delle ultime nuove, a dispetto di tutti i pronostici, è concreto per il PdL il pericolo di perdere il torneo in Puglia, una regione in cui la destra avrebbe dovuto mangiarsi Vendola senza difficoltà, forte dei disastri del presidente e della volontà di riscatto di una terra che, nonostante il kulturkampf comunista, resta intimamente conservatrice. Impegnate come erano a occuparsi del duello rusticano tra Vendola e D’Alema, le cronache nazionali hanno – comprensibilmente – ignorato il travaglio in casa PdL: dopo mesi di trattative (e di nomi rosolati nell’attesa di un’investitura mai arrivata) l’ha spuntata qualche minuto prima della chiusura dei seggi del Pd Rocco Palese, già vice presidente della Regione nell’era Distaso e Fitto, e attuale capogruppo azzurro. Vendola l’ha definito il suo “bombardiere polemico”, a sottolineare la natura dell’oppositore quasi ossessivo ma mai sciatto. A Viale Capruzzi, sede del Consiglio pugliese, lo conoscono bene: gli interventi di Palese sono sempre zeppi di numeri e di fatti che smontano nel merito la gestione Vendola; il piglio è ragionieristico ma appassionato; la demagogia non fa per lui. Domenica sera la sfida è a due: il delfino di Raffaele Fitto contro Vendola. Non è facile far vincere Palese contro Nichi, ma l’impresa non è impossibile. Un tassello non secondario manca, però, per definire il quadro complessivo della contesa: cosa farà l’Udc? Non si attendono grosse sorprese. Se si è chiuso su Palese qualche istante prima della fine delle primarie si è certi che – coi rumors che anticipano la vittoria larga di Vendola – Casini abbia scelto di convergere sull’azzurro. Peccato che l’ovvio sia una categoria sconosciuta alla politica. Lunedì mattina, infatti, il quadro muta drasticamente: a mezzodì Pier Ferdinando Casini dichiara che l’Udc corre da sola con Adriana Poli Bortone presidente, versando di fatto un secchio di acqua ghiacciata sulla testa di Palese. Il rapporto tra l’ex sindaco di Lecce e Casini è forte dalle provinciali dell’anno scorso, quando i due strinsero un patto funzionale a consacrare il “laboratorio pugliese” dell’alleanza tra D’Alema e i centristi. Infatti “Io Sud”, il movimento meridionalista della Poli Bortone, appoggiò ovunque i candidati del PD contribuendo a far gongolare Casini e il leader Maximo convinti che, almeno in Puglia, fosse ormai certezza l’union sacrée tra democratici non radicali e scudocrociato. Per come si potevano mettere le cose, però, stavolta c’era la possibilità che la Poli e Casini marciassero divisi: lui che aveva anticipato che avrebbe sostenuto Boccia se alle primarie avesse “impallinato” Vendola, indigeribile per Pier Ferdinando; lei – colonna inaffossabile della destra locale, ora simbolo di un sudismo posticcio - riconquistata dalle lusinghe del Cavaliere che provava a recuperarla, come candidato presidente o perlomeno come alleato. Aveva sbattuto la porta la Poli Bortone, delusa che il PdL l’avesse snobbata al momento della formazione del Berlusconi quater, e per il fatto che la candidatura per la guida della regione (pure promessa da Fini ai tempi della Poli sul tetto delle Puglie) non le sarebbe più stata concessa per nessuna ragione. Ma la gestione dilettantesca della scelta dell’alfiere da contrapporre a Vendola l’ha fatta rientrare dal portone principale, lei che era stata scaraventata dalla finestra. C’è solo un altro aggettivo per definire il “percorso” che ha portato all’individuazione di Palese: caricaturale. Si sono sentiti nomi e nomignoli, e chi è esterno alle cose di Puglia avrà immaginato chissà quanti padrini ci fossero dietro i (troppi) giri di valzer. Nella regione enorme e multiforme, tuttavia, dalle parti del centrodestra tutto si riduce all’Uno, sir Raffaele Fitto. Nasce da lui l’ipotesi di Stefano Dambruoso, il magistrato antiterrorismo definito “eroe d’Europa” dal Time, che è qualcosa di più della Gazzetta di Fossano; abortisce per voler suo l’ipotesi Dambruoso, evidentemente troppo autorevole per consegnargli la Puglia; eppure ci stava il magistrato (lode alla disponibilità ad accomodarsi su una poltrona ustionante), illuso per mesi e poi umiliato come l’ultimo dei consiglieri di quartiere. Vengono naturalmente sempre da Fitto le ipotesi di diretta filiazione Palese e Distaso, il Nostro e il vicecoordinatore regionale del PdL; viene dall’Uno il coniglio dal cilindro Attilio Romita; nulla da dire sullo spessore professionale del giornalista del Tg1 ma, politicamente, è la prospettiva (per diverse ore per nulla teorica) che fa cadere le braccia per come matura: è un bussolotto pescato in un’ampolla che avrà avuto dentro i nomi di Gegia, Cassano e Checco Zalone. Nell’impasse della gestione circense ecco rispuntare la Poli Bortone, tempra immutata ma parabola politica in picchiata; ha il pregio di essere ancora “la” Poli e - nel caos fabbricato dall’Uno - il nome “terzo” utile a uscirne e, soprattutto, a uscirne con la coppa in mano. Ha un neo però l’ex sindaca, uno di quelli in piena faccia che non si possono occultare: ha giocato su diversi tavoli, compresi quelli di Emiliano e Vendola, prima di dichiararsi disponibile a tornare al desco del PdL. La Poli smania dalla voglia di candidarsi, e immaginare di farlo con la destra di Fitto in quanto imposta da qualcuno più in alto di Fitto, la manda in brodo di giuggiole. Non le danno il via libera, e del resto ne ha parecchie da farsi perdonare. Domenica pomeriggio, tuttavia, mostra un’apertura che andrebbe colta al volo se l’obiettivo primo fosse vincere le elezioni piuttosto che piantare bandiere. Lei che sembrava sostenere solo se stessa si dice pronta ad appoggiare Stefano Dambruoso; non fa in tempo a firmare il comunicato però che i vertici regionali del PdL (coordinatore e vice), tali per grazia ricevuta risultando sulla pagella perennemente “non pervenuti”, pensano bene di tirarle un manrovescio rimproverandole a muso duro i cui di sopra trottolii. Vero? Assolutamente vero, ma la strategia politica del perseguimento del compromesso accettabile, non quella della doppia linea praticata da Casini (“nomen omen”), merita di essere tutelata dai goffi “difensori del giusto” che – nello specifico – fanno imbestialire a ragione la Poli. L’epilogo del disastro è la scelta definitiva di Fitto che si gioca tutto, esito delle regionali e soprattutto destini politici, puntando sul figlioccio: Palese – dice il suo sponsor domenica sera – avrebbe anche il placet dell’Udc. Possibile? No, appunto. Casini rovescia il tavolo e conta su una Poli vogliosa di vendetta. Palese ora dovrebbe vincere contro una gran pescatrice di voti nel campo destro e, soprattutto, contro Nichi Vendola, istrione con talento indubbio ma elevato al rango di dominus del centrosinistra pugliese (non di un partitino radicale) dai disegni dadaisti di D’Alema, per l’ennesima volta fallimentari. Così, praticamente, non si portano a casa neanche le elezioni di condominio. Morale: qualcuno farebbe meglio a giocare a Uno piuttosto che giocarsi la Puglia e gli equilibri del Mezzogiorno facendo l’Uno.
Claudio
27/01/10 11:45
Fitto continua a farci perdere
Fitto ha perso contro Nichi Vendola 5 anni fa. L'anno scorso il Pd ha perso, salvo dove Fitto ha imposto i suoi uomini, come a Bari, dove ha rispolverato il vecchio sindaco Di Canio Abbrescia. Adesso, gira e rigira, è riuscito a imporre per la regione il suo uomo, Rocco Palese. Così perderemo di nuovo. Ma ce l'ha ordinato il dottore di fare a ogni costo come dice Fitto? Quante elezioni bisogna perdere prima di prendere atto che i pugliesi non lo vogliono? Seppelliamo l'orgoglio, che è cattivo consigliere, e appoggiamo la Poli Bortone. Meglio vincere in due che perdere da soli e tenerci Vendola fino al 2014.
daniele
27/01/10 14:31
Completamente d'accordo con
Completamente d'accordo con l'on.Stracquadanio.Berlusconi non si impegni,non faccia il raccattavoti per una nomenclatura mediocre.Vediamo cosa è capace di fare il partito "moderno" nato ad Arezzo.
Anonimo
27/01/10 18:41
meglio perdere la puglia che
meglio perdere la puglia che guadagnare l'udc
graym
27/01/10 23:55
BASTA CASINI!!!!
Ancora con Casini?????? Che quelli dell'UDC votino un nostro candidato piuttosto che Vendola, ma non scendete a patti con quell'infingardo di Pierfurby, puo' fare solo danni! Meglio perdere la Puglia che veder gongolare Casini per i prossimi tre anni,l'UDC deve scomparire!
Anonimo
28/01/10 11:10
Indipendentemente dal
Indipendentemente dal partito od orientamento, Vendola è di gran lunga il miglior governatore che abbia avuto la regione Puglia nella sua travagliata storia. Non c'è dubbio e anche gli avversari dovrebbero ammetterlo, Vendola è il migliore.!
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl