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Il Tribunale dell’Aja: “Karadzic fu alleato di Milosevic”

Il processo a Karadzic è il banco di prova della giustizia internazionale

28 Ottobre 2009
L'imputato Radovan Karadzic

Il processo Karadzic, cominciato il 26 ottobre presso il Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia, si sta rivelando un banco di prova cruciale per la giustizia penale internazionale, cioè a dire per l’insieme dei tribunali internazionali istituiti o promossi dalle Nazioni Unite e competenti a giudicare sui crimini di guerra e contro l’umanità.

L’istituzionalizzazione della giustizia penale internazionale è incominciata all’indomani della Seconda guerra mondiale con la creazione del Tribunale di Norimberga e del Tribunale di Tokyo; ha vissuto una fase di congelamento durante la Guerra Fredda; ha ripreso vigore negli anni Novanta con l’istituzione, da parte del Consiglio di Sicurezza, del Tribunale per la ex Jugoslavia e del Tribunale per il Ruanda. Il messaggio forte lanciato dalla Comunità internazionale voleva essere la certezza della punizione dei colpevoli di violazioni gravi e sistematiche dei diritti dell’uomo; le cosiddette gross violations. Messaggio suggellato dalla creazione nel 1998 della Corte Penale Internazionale (in attività dal 2003), organo permanente, potenzialmente universale, del quale sono membri 110 Stati e la cui giurisdizione ricomprende i crimini di genocidio, di guerra, contro l’umanità e di aggressione.

Ora, il processo per crimini di guerra intrapreso contro Radovan Karadzic, ex leader dei serbi di Bosnia, si rivela una cartina tornasole dello stato di salute della giustizia internazionale. Si tratta di un processo iniziato a distanza di 14 anni dagli eventi dibattuti, reso possibile solo grazie alla cattura di Karadzic nel 2008 da parte delle autorità serbe ed incominciato subito in salita. In primo luogo, Karadzic ha scelto di difendersi da solo, rinunciando così all’avvocato d’ufficio e togliendo (almeno nelle sue intenzioni) legittimità alla Corte. In secondo luogo, alla prima udienza l’imputato ha disertato l’aula; il giudice ha dovuto ricordargli che se continuerà a rifiutarsi di partecipare alle udienze perderà il suo diritto ad interrogare i testimoni. Ma l’assenza reiterata di Karadzic porterebbe soprattutto a delle serie conseguenze nella buona riuscita del processo, visto che lo Statuto del Tribunale stabilisce la presenza dell’imputato come garanzia di un giusto processo. Infine, un processo che si trascina a rilento è certamente nell’interesse di Karadzic ma non della pubblica accusa.

Il Tribunale per l’ex Jugoslavia, secondo i piani del Consiglio di Sicurezza, doveva terminare il suo mandato nel 2010, ma a seguito dell’arresto di Karadzic la scadenza è stata posticipata al 2012. Qualora le udienze dibattimentali dovessero prolungarsi più del previsto, i giudici temono di non riuscire ad ottenere una ulteriore proroga. Questo significherebbe non arrivare alla conclusione del processo (fatto peraltro già accaduto con la morte di Milosevic a processo in corso), determinando un palese fallimento per il Tribunale ed un passo indietro per la giustizia internazionale.

Le difficoltà incontrate dal processo Karadzic rispecchiano problemi comuni a tutti i dibattimenti in corso nei diversi tribunali penali internazionali: dalla mancanza di una polizia giudiziaria alla collaborazione degli Stati di provenienza dell’accusato, dalla pochezza dei fondi messi a disposizione al faticoso reperimento delle prove e dei testimoni. La giustizia internazionale, dopo gli sviluppi positivi registrati nel corso degli anni Novanta, sta procedendo a passi flebili e con voce sommessa. Auguriamoci che il processo a Radovan Karadzic prosegua senza intoppi e giunga al termine, dando alla giustizia internazionale quel colpo di coda di cui oggi ha grandemente bisogno.

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Commenti
mj23
28/10/09 12:42
Tribunale dell'Aja = Farsa
Questo tribunale ha come unico obiettivo quello di scaricare la colpa di tutto ciò che è accaduto in Jugoslavia esclusivamente sui serbi. Questo tribunale, peraltro, è già totalmente delegittimato a causa delle sentenze scandalose che hanno visto assolvere terroristi islamici alleati degli Stati Uniti che hanno sgozzato e fatto a pezzi migliaia di civili serbi e croati, vedi il comandante dei mujaheddin di Srebrenica Naser Oric, le cui atrocità dal 1992 al 1995 sono state la causa scatenante di ciò che accadde in seguito, il generale Rasim Delic, comandante supremo delle forze militari musulmane che hanno scatenato il terrore tra la popolazione serba e croata nella Bosnia centrale tra il 1993 e il 1995, il guerrigliero albanese Ramush Haradinaj e i vertici politici del movimento terrorista dell'Uçk, responsabile di oltre 100 attentati in Kosovo nel 1997, PRIMA dell'intervento dell'esercito serbo, e di orribili massacri contro la popolazione serba del Kosovo prima, durante e dopo la criminale e illegale campagna militare della NATO contro la Serbia nel 1999. E si potrebbe continuare all'infinito. Di certo il dato di fatto è che il Tribunale dell'Aja finora ha condannato solo ed esclusivamente imputati serbi e qualche croato, mentre i dirigenti musulmani e albanesi continuano a venire rappresentati come "vittime innocenti" da assolvere o addirittura, come nel caso dell'attuale "premier" kosovaro Thaçi, leader politico dell'Uçk, nemmeno da incriminare. La realtà è che la guerra civile jugoslava è troppo complessa e troppo grave per essere liquidata come un episodio scatenato dalla "mentalità genocida" di un intero popolo, facendo passare chi ha gravissime responsabilità come Alija Izetbegovic o l'Uçk come "vittime" o ancora peggio come "combattenti per la libertà". Ma d'altra parte era già avvenuto lo stesso in Afghanistan: i mujaheddin, futuri talebani, che combattevano contro i sovietici erano il braccio armato degli Stati Uniti d'America, e quindi i "buoni" di turno...
Ritvan Shehi
28/10/09 17:10
In tribunale ci vogliono prove e testimonianze
A mj23 che scrive “Di certo il dato di fatto è che il Tribunale dell'Aja finora ha condannato solo ed esclusivamente imputati serbi e qualche croato, mentre i dirigenti musulmani e albanesi continuano a venire rappresentati come "vittime innocenti" da assolvere..” consiglierei di consultare anche altre fonti, oltre ai “pizzini” pervenutigli da Belgrado. P.es. questo qui http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/9351/1/45/ Così magari potrebbe apprendere che su tre leaders albanesi dell’UCK giudicati, uno, Lahi Brahimaj è stato condannato. E gli altri due sono stati assolti principalmente perché - come dice la direttrice del Centro per il diritto umanitario, Natasa Kandic – “gli organi statali della Serbia non hanno mai preparato una documentazione adeguata e prove che riguardino i crimini commessi contro i serbi” e “fino ad oggi non c’è un documento ufficiale della Serbia che in modo serio si sia occupato della questione dei crimini di guerra”, mentre le prove che la Serbia ha portato alla procura dell’Aja “non sono mai state così rilevanti e valide” tali da dimostrare la responsabilità di chi comandava l’UCK.
mj23
28/10/09 19:33
caro Ritvan
Sai meglio di me che ad esempio Haradinaj non è stato condannato perchè tutti i testimoni chiave si sono tirati indietro all'ultimo momento dopo aver ricevuto svariate minacce di morte. Ti dico di più: moltissime persone, tra cui anche molti albanesi coraggiosi che avevano osato anche solo fare il nome di Ramush e di suo fratello come responsabili diretti di feroci massacri e di barbare decapitazioni di civili serbi innocenti, sono stati brutalmente eliminati a colpi di kalashnikov! Alla luce di questo, ti pare così strano che il tribunale dell'Aja abbia sentenziato che non vi erano "prove sufficienti" per ritenere l'Uçk responsabile? Haradinaj è soltanto un feroce assassino e un barbaro criminale, e non sarà certo facendolo passare come un santo agnellino che si potrà creare una pace vera e duratura nella penisola balcanica, nè tantomeno rendere giustizia a tutte le vittime innocenti, anche albanesi, di quelle guerre fortemente volute dagli Stati Uniti d'America. E comunque se vuoi le prove basta che ti guardi il documentario di Riccardo Iacona "La Guerra Infinita", in cui viene messo in stretto collegamento il Kosovo con l'Afghanistan. E si capirà immediatamente come la "guerra al terrore" sia solo una ridicola farsa e come gli albanesi del Kosovo "libero e indipendente" siano tutto tranne che "liberi e indipendenti". Saluti.
Ritvan Shehi
29/10/09 19:11
Dialogo con mj23
Caro mj23, per favore, non saltiamo di palo in frasca: il tema mi pare fosse l’imparzialità del Tribunale dell’Aia, che – come ti ho già detto – quando c’erano le prove e le testimonianze ha condannato anche albanesi e non solo serbi. In quanto a Haradinaj è molto probabile che sia come dici tu (non perché lo dice il compagno Icona, che mente su molte altre cose, “fondamentalismo islamico kosovaro” incluso, ma perché anche la fonte seria ed imparziale che ti citavo prima lo conferma) e, del resto, io non ho mai detto che sia un “santo agnellino”. Però, per parafrasare anch’io un compagno – e che compagno, Mao Zedong in persona- neanche una guerra/guerriglia di liberazione nazionale da un’intollerabile oppressione straniera somiglia a un pranzo di gala. E purtroppo, in questi casi emergono (quasi) sempre elementi feroci, spietati e senza scrupoli. Tu e tuoi amici serbi fatevi un esamino di coscienza sul perché gli albanesi del Kosovo piuttosto che stare sotto i serbi sono disposti a tollerare (e perfino osannare!) gente come Haradinaj. E, infine, Haradinaj è un “prodotto” tutto “vostro”: se vi foste messi d’accordo con la corrente maggioritaria e moderata di Rugova per (ri)dare una sostanziale autonomia al Kosovo, molto probabilmente non ci sarebbe stata nessuna UCK e nessun Haradinaj o, anche se fossero spuntati lo stesso, nessuno li avrebbe seguiti. Saluti anche da parte mia.
mj23
30/10/09 13:37
per Ritvan
Dunque, facciamo un po' di premesse. E' ovvio che il comportamento di Slobodan Miloševic in Kosovo a partire dal 1989 fu contrassegnato anche da eccessi ingiustificati e da crimini ingiustificabili, ma purtroppo la storia non inizia affatto nel 1989. Vorrei ricordare che gli albanesi del Kosovo insorsero in una serie di violente rivolte già nel 1968, nelle quali, nonostante vivessero in una condizione estremamente più agiata e libera rispetto ai loro connazionali d'Albania, chiedevano a gran voce di far diventare il Kosovo una repubblica separata dalla Serbia, e alcuni persino l'indipendenza dalla Jugoslavia. Nel 1968, chiaro? Ottennero una totale autonomia regionale e una quantità esorbitante di finanziamenti (pagati da tutte le altre repubbliche jugoslave!), ottennero l'università bilingue, ottennero l'uso della bandiera albanese, ottennero lo status di elemento costitutivo della federazione, ottennero la rappresentanza al parlamento federale, ma secondo loro non bastava. Dopo oltre dieci anni in cui gravarono sulle casse di tutti i contribuenti jugoslavi senza fare nulla per tentare di migliorare la situazione economica della regione, insorsero di nuovo nel 1981. Volevano la repubblica, molti di loro persino la secessione dalla Jugoslavia e l’unione con l’Albania, senza curarsi minimamente che il 30% della popolazione era serbo. Ci fu la repressione del governo centrale per prevenire azioni che mettessero in pericolo l’integrità territoriale della Jugoslavia, per cui gli albanesi non trovarono di meglio che prendersela con i serbi locali che vennero spinti ad andarsene dal Kosovo durante tutti gli anni Ottanta, tramite minacce, violenze, omicidi e maltrattamenti quotidiani. Non ci si può poi stupire se tutto questo creò il terreno fertile per l’ascesa di Miloševic in Serbia. Egli, sicuramente sbagliando, revocò l'autonomia regionale al Kosovo nel 1989 e instaurò un regime poliziesco. Ripeto, fu un errore, ma non possiamo ignorare il fatto che nella regione regnava l'anarchia totale già dal 1968. Nel 1990 e nel 1991, gli albanesi dichiararono unilateralmente l'indipendenza dalla Serbia (1990) e dalla Jugoslavia (1991). La repressione si inasprì, ma nulla di così grave sarebbe successo se a partire dal 1997 il movimento terrorista dell'Uçk non avesse cominciato a compiere attentati su attentati, più di 100 soltanto nel corso del 1997. C'è di più: nessuno ha mai osato mettere in risalto il ruolo del premier albanese Sali Berisha che nell'estate del 1997 a Tropojë, Albania nord-orientale, organizzò una serie di campi di addestramento per i terroristi dell'Uçk, in combutta con gli americani che avevano ormai "scaricato" il povero Ibrahim Rugova, ritenuto troppo moderato e troppo propenso a dialogare con Miloševic. Rugova fu abbandonato in fretta e in furia dagli Stati Uniti in favore dell'Uçk, ed è questo il motivo per cui la situazione precipitò così in fretta. La guerra contro la Serbia era stata pianificata a tavolino già da tempo a Washington. Madeleine Albright e Wesley Clark sapevano benissimo che nessun essere umano dotato di un minimo di intelligenza avrebbe mai potuto accettare i dictat che vennero imposti alla Serbia con il "trappolone" di Rambouillet. Gli albanesi vennero soltanto usati come pretesto. E si badi bene, tutte queste cose non le sto dicendo io, le dice Jože Pirjevec nel suo bellissimo libro "Le guerre jugoslave", nel quale chiunque può constatare che lo scrittore sloveno di certo non ha una posizione filo-serba. I crimini delle forze di polizia serbe nel 1998-1999, non furono di certo più gravi di quelli dell'esercito israeliano dal 1948 ad oggi. Eppure la Serbia dovette subire i bombardamenti della NATO con l'uranio impoverito che ancora oggi continua a uccidere migliaia di persone innocenti di tutte le etnie. A questo punto mi sorgono alcune domande (retoriche per la verità..): 1) I terroristi sono sempre terroristi oppure lo sono solo quando fa comodo? 2) Quale legittimità aveva la NATO di intromettersi in vicende interne a uno stato sovrano? 3) La NATO è forse la milizia personale degli albanesi? 4) Quante altre situazioni di soprusi, violenze e ingiustizie vi sono nel mondo senza che la NATO muova un dito? 5) Perchè se Israele può reprimere il terrorismo palestinese in una terra che non gli appartiene, la Serbia non poteva reprimere quello albanese in una terra che gli appartiene, come ribadito anche dalla Risoluzione ONU 1244 che ha sancito la fine del conflitto in Kosovo? Saluti.
Ritvan Shehi
31/10/09 19:10
Sempre dialogo con mj23
Caro mj23, metti troppa carne al fuoco, ma cercherò di risponderti, almeno sulle cose più importanti. 1. E’ vero che la storia del Kosovo non inizia nel 1989 (cosa, peraltro, da me mai sostenuta), ma non inizia nemmeno nel 1968 o nel 1981 coi moti di piazza indipendentisti albanesi. Però, la contrapposizione fra serbi e albanesi nel Kosovo in epoca moderna inizia nel 1913, quando il Kosovo già parte dell’Impero Ottomano e abitato nella stragrande maggioranza da albanesi viene occupato ed annesso dalla Serbia, a seguito delle Guerre Balcaniche e con la “benedizione” delle Grandi Potenze. Tale occupazione fu accompagnata da feroci massacri a danno della popolazione albanese. Fra le due guerre mondiali il regime di Belgrado attuò una politica colonizzatrice e di pulizia etnica in Kosovo, deportando in Turchia albanesi e sostituendoli con coloni serbi. 2. Prendersela con gli albanesi del Kosovo per l’arretratezza della regione e il gravare sul bilancio federativo mi sembra peggio di Bossi quando se la prende coi “terùn” per identici motivi. Perché vedi, in Italia c’è libertà d’impresa, mentre nella Jugoslavia comunista tutto (o quasi) veniva pianificato a livello statale. E se nessuno in alto loco pianificava lo sviluppo del Kosovo ma si limitava solo a politiche assistenziali (ed emigratorie), la colpa non era certo degli albanesi. 3. Le fantomatiche “minacce, violenze, omicidi e maltrattamenti quotidiani” da parte albanese ai danni della minoranza serba negli anni ’80 sono una pietosa bugia per giustificare la revoca dell’autonomia. Perché anche nel Kosovo “autonomo” degli anni ’80 polizia, sistema giudiziario, esercito e quant’altro erano in mano ai serbi. 4. Mi sembra ovvio che, dopo l’abolizione della pur limitata autonomia titina da parte del regime di Milosevic, agli albanesi non restava altro che dichiarare unilateralmente l’indipendenza del Kosovo da siffatto regime. Cosa che fecero nel 1990-‘91, ma resistendo in modo pacifico e nonviolento per alcuni anni, sotto la guida di Rugova. Se in quegli anni – ripeto – si fosse voluto ricomporre il dissidio offrendo agli albanesi una VERA autonomia sotto la guida di Rugova e del suo LDK, molto probabilmente non sarebbe sorto l’UCK della resistenza armata. Ma Milosevic e chi stava dietro a lui vollero il muro contro muro e alla fine trovarono pane per i loro denti. 5. Rugova e i suoi uscirono di scena a favore dell’UCK non perché troppo moderati e propensi al dialogo con Milosevic, ma perché Milosevic non offrì loro alcun dialogo. Pertanto, se come dici tu, “La guerra contro la Serbia era stata pianificata a tavolino già da tempo a Washington”, Milosevic fece di tutto per dare una mano a chi quella guerra avrebbe pianificato:-) 6. Le condizioni di Rambouillet erano dure (soprattutto per l’orgoglio malato serbo) , sì, ma su di esse si poteva negoziare. Invece, i serbi rifiutarono ogni negoziato. 7. Che la nazionalità slovena del buon Pirjevec sia garanzia di imparzialità nel descrivere le vicende kosovare lo trovo piuttosto discutibile. Se non altro perché la Slovenia si sottrasse all’amoroso abbraccio serbo senza che una goccia di sangue venisse versata e anche perché pure in Italia – Paese NATO partecipante nell’attacco alla Serbia - c’è un sacco di gente che fa opinione (tipo i leghisti, Santoro, Iacona&Co) che proprio imparziali in merito non mi sembrano. Figurati che pure in Albaniafra quelli che “contano” c’è gente filoserba! 8. In quanto alle tue “domande retoriche” sulla NATO, essa non è una sorta di “polizia del Mondo”, pertanto non interviene in Angola, Sudan, Palestina ecc. Però, essendo composta in stragrande maggioranza da Paesi europei, almeno sui massacri nel suo “cortile di casa” è intervenuta. E, a mio immodesto:-) avviso, ha fatto bene. Saluti
mj23
02/11/09 15:52
per Ritvan
Purtroppo la vediamo esattamente all'opposto, tuttavia è positivo che almeno tentiamo di confrontarci. Vediamo di riepilogare. La tua tesi, di fatto, assolve in toto gli albanesi per tutto quello che è successo nel secolo scorso e indica nei serbi gli unici responsabili. Ritengo che questa impostazione, oltre ad essere completamente priva di fondamento, vada nella direzione esattamente opposta rispetto ai tentativi di creare una memoria un minimo condivisa per un futuro di pace nella penisola balcanica. Vedi Ritvan, io non nego le colpe dei serbi in certe situazioni. E quindi tu, per favore, non tentare di negare quelle degli albanesi dove sono palesi. Mi pare che il tuo andare indietro all'inizio del Novecento sia un po' un autogol, in quanto il Kosovo ha avuto una popolazione a maggioranza serba fino a quel periodo. Come puoi vedere dal link seguente: http://en.wikipedia.org/wiki/Demographics_of_Kosovo , da quando esiste il concetto di "nazione" (e per questo ti invito a non tirare fuori il discorso degli illiri e della Dardania, dal momento che affermare che gli illiri sono la stessa cosa degli odierni albanesi sarebbe come dire che gli antichi romani sono la stessa cosa degli odierni italiani, o che i vichinghi sono la stessa cosa degli odierni scandinavi, o che gli antichi slavi delle steppe ucraine sono la stessa cosa degli odierni serbi, croati e sloveni), cioè dal Medioevo in poi, i serbi sono stati costantemente in netta maggioranza nella regione fino alla fine dell'Ottocento. Tuttavia, nel corso dei 500 anni di violenta e oppressiva dominazione ottomana venne continuamente incentivata la sostituzione dell'originaria popolazione serba in Kosovo con tribù albanesi convertite all'Islam, e che si concluse con il brutale massacro del 1897 in cui centinaia di migliaia di serbi vennero barbaramente assassinati e spazzati via dalla loro terra per sempre. A questo bisogna aggiungere un fatto determinante, che tu sembri tralasciare quasi come se fosse una "parentesi" della storia: la Seconda Guerra Mondiale. Fu Mussolini a unire per la prima volta il Kosovo all'Albania e a scatenare una feroce pulizia etnica contro i serbi locali. Come dovresti ben sapere, a differenza dei loro cugini d'Albania, i kosovari albanesi collaborarono in massa con gli occupanti nazi-fascisti con l'intento apertamente dichiarato di dare vita alla cosiddetta "Grande Albania", tanto è vero che una divisione di albanesi kosovari venne addirittura inquadrata nelle SS, esattamente come accadde in Bosnia con alcuni reparti musulmani collaborazionisti. Ancora una volta migliaia e migliaia di serbi vennero selvaggiamante massacrati, e solo l'enorme coraggio e lo spirito di sacrificio dei partigiani jugoslavi riuscirono a ribaltare le sorti della guerra e a mettere in fuga gli invasori una volta per tutte. Queste tragedie non possono essere ignorate, se si vuole dare un minimo di senso consequenziale ai fatti. In ogni caso, dopo le proteste del 1968, al Kosovo fu fornito tutto quanto di cui aveva bisogno per autogestirsi a livello locale. Tentare di negare l'evidenza è del tutto inutile, anche perchè quella era proprio l'epoca di massimo fermento liberale in tutta la Jugoslavia, tanto è vero che negli anni Settanta il livello di delega del potere alle realtà locali si era spinto in là a tal punto da costituire quasi una minaccia per l'integrità stessa del paese. Non spendo parole inutili sulla tua indifendibile negazione dei soprusi e delle violenze quotidiane subite dai serbi in Kosovo nel corso di tutti gli anni Ottanta, in quanto negare ciò è in pratica come voler affermare che il sole è nero. Sull'Uçk ti ho già detto come la penso e quali furono le dinamiche che fecero precipitare la situazione, in primis il vergognoso atteggiamento tenuto dagli americani nei confronti di Rugova e che fu alla base dell'ascesa dell'Uçk. Mi spiace per te, caro Ritvan, ma Rugova venne letteralmente scaricato dagli americani proprio perchè credeva ancora in un dialogo con i serbi. Su Rambouillet poi, ti sfido a dimostrarmi che un qualunque paese sovrano del mondo avrebbe mai potuto accettare l'occupazione delle forze NATO sull'intero territorio nazionale, accompagnata da garanzie di immunità per tutti i suoi funzionari e dalla possibilità di accedere in maniera illimitata a tutto lo spazio aereo, alle acque territoriali, a tutti gli aeroporti, strade, ferrovie e porti dell'intera nazione senza il pagamento di alcun tipo di pedaggio, con la ciliegina sulla torta del divieto all'ingresso in una parte del territorio per i rappresentanti politici, militari e civili del governo sovrano! Accettare Rambouillet significava accettare la cancellazione della Serbia come entità statale indipendente! Chi avrebbe mai potuto accettare di discutere su una porcheria del genere? Neanche un malato di mente! Ergo, la guerra era già stata pianificata a Washington da anni. Infine, il tuo commento sarcastico su Pirjevec dimostra come tu sia prevenuto sul tema in questione. E' evidente che non conosci affatto le opinioni di Pirjevec, altrimenti non avresti fatto un'affermazione del genere. Si può dire di tutto su Pirjevec tranne che sia filo-serbo, basterebbe che tu leggessi le prime due righe del suo libro per accorgertene. Ma nonostante ciò, egli rimane sufficientemente lucido da vedere non solo le responsabilità serbe, che sono certamente innegabili, ma anche quelle altrui. Chiudo con una nota ironica sull'identità "europea" della NATO. Certo che la maggior parte dei membri NATO sono paesi europei, peccato però che quegli stessi paesi europei siano indipendenti dalle decisioni degli Stati Uniti tanto quanto lo era la Bulgaria dalle decisioni dell'Unione Sovietica durante la guerra fredda... Saluti.
Ritvan Shehi
04/11/09 16:55
Kosovo
Mio buon mj23, certo che la vediamo all’opposto, ma per me la faccenda è chiara e trasparente, visto che sono albanese e conosco bene la storia del mio popolo: invece, non so chi tu sia. Ma continuiamo pure il dialogo: 1. Non ho negato nulla e non credo che il mio riferimento alla conquista militare serba del Kosovo nel 1913 sia un “autogol”. Inoltre, ti consiglio di prendere con le molle il sito da te raccomandato ( http://en.wikipedia.org/wiki/Demographics_of_Kosovo ), visto che p.es. vi si legge che “A study done in 1871 by Austrian colonel Peter Kukulj for the internal use of the Austro-Hungarian army showed that the mutesarifluk of Prizren (corresponding largely to present-day Kosovo) had some 500,000 inhabitants, of which: 318,000 Serbs (64%)…” e poi viene riportato quello a cui ti riferisci anche tu (ovviamente:-) tratto da papiri serbi) che “It is estimated that around 400,000 Serbs were cleansed out of the Vilayet of Kosovo between 1876 and 1912, especially during the Greek-Ottoman War in 1897.” Come la mettiamo? Se nel 1871 i serbi in Kosovo erano 318 000 e tenendo conto anche dell’incremento naturale demografico e se i biechissimi ottomani ne avessero scacciati ben 400 000, in Kosovo non ci sarebbe rimasto nemmeno un serbo che fosse uno all’inizio del XX secolo!!? E, invece, erano lì fra il 25% e il 35% della popolazione. E poi non vedo perché se i turchi – probabilmente a causa dell’atteggiamento serbo durante la guerra greco-turca del 1897 – maltrattano la popolazione serba del Kosovo la colpa dovrebbe ricadere sugli albanesi. 2. Ti pregherei gentilmente di non stravolgere quello che dico: non ho mai detto che “gli illiri sono la stessa cosa degli odierni albanesi”, ho detto che gli albanesi sono i discendenti degli antichi Illiri, che è una cosa ben diversa. 3. Siccome “l’avvocato” dei serbi sei tu, non toccava certo a me rievocare la IIGM, periodo in cui molti albanokosovari resero ai serbi un po’ delle legnate che questi ultimi avevano loro impartito nelle due precedenti decadi. Ti informo, inoltre, che anche i da te graziosamente definiti “cugini d’Albania” collaborarono in massa con italiani e tedeschi, ma sia in Kosovo che in Albania ci furono anche movimenti partigiani antifascisti, così come anche nella tua amatissima Serbia oltre alla divisione SS albanese “Skanderbeg” ci furono le milizie dei cetnici di Draza Mihailovic che collaborarono attivamente coi tedeschi. E, visto che hai sollevato l’argomento, dopo la liberazione e con la scusa dell’epurazione dei “collaborazionisti” kosovari, il serbo Rankovic, capo dei servizi segreti di Tito, seminò il terrore fra gli albanesi del Kosovo, senza stare a vedere se fossero stati “collaborazionisti” o meno. Pertanto, per citare te, anche “queste tragedie non possono essere ignorate, se si vuole dare un minimo di senso consequenziale ai fatti”.4. Al Kosovo non furono mai forniti, né dopo il 1968 e né prima mezzi e strumenti adeguati per lo sviluppo della regione: magari si sarà anche “autogestita”, ma autogestire la miseria ereditata serve poco allo sviluppo. 5. Non spendo parole inutili sulla tua indifendibile invenzione di presunti soprusi e violenze quotidiane subite dai serbi – nelle cui mani, ripeto, era tutto l’apparato poliziesco-repressivo del regime in Kosovo nel corso di tutti gli anni ottanta - in quanto affermare ciò è in pratica come voler affermare che la luna è verde:-). 6. Rugova non fu “scaricato” dagli americani, visto anche che non erano stati loro a “caricarlo”: fu “scaricato” dai serbi, i quali non gli offrirono nulla e poi, di conseguenza, anche dagli albanesi che si affidarono all’UCK. 7. Su Rambouillet, come ti ho già detto prima, i negoziati funzionano secondo il principio del suk arabo: gli americani chiedevano il controllo NATO su tutta la Serbia per ottenere alla fine quello sul solo Kosovo. I serbi hanno rovesciato il tavolo senza nemmeno discutere (probabilmente perché nemmeno di controllo NATO sul solo Kosovo a garanzia dell’incolumità degli albanesi volevano sentir parlare), pertanto la colpa rimane tutta loro.8. Su Pirjevic facevo solo considerazioni di carattere generale, in risposta al tuo presentarlo come “imparziale” perché sloveno. 9. Paragonare i Paesi europei della NATO – che hanno detto diverse volte “no” agli USA, p.es. sulla guerra in Iraq - alla Bulgaria dell’era sovietica lo trovo un insolito complimento alla Bulgaria dell’era sovietica: che per caso sei pure filobulgaro?:-) Saluti.
mj23
04/11/09 20:22
per Ritvan
Beh, alla fine mi scappa quasi da ridere. Ognuno di noi ha una visione opposta rispetto a ogni singolo avvenimento della storia, ma d'altra parte è poi da queste cose che nascono i conflitti. Penso che ognuno dovrebbe fare sempre uno sforzo per cercare di capire anche le ragioni dell'altro, anche perchè molto raramente la verità sta tutta da una parte, tantomeno nei Balcani. Inutile dire che potrei nuovamente ribattere punto su punto su ciò che tu hai affermato in risposta alle mie osservazioni, ma non servirebbe a niente. Ad esempio potrei dirti che ai massacri turchi del 1897 contro i serbi presero parte anche parecchi albanesi che vedevano finalmente l'occasione di diventare per la prima volta maggioranza nella regione, nell'ottica di costituire uno stato albanese unitario che sarebbe dovuto sorgere dalle ceneri dell'ormai agonizzante impero ottomano. Inutile anche fingere che i turchi, nonostante alla fin fine anche gli albanesi mirassero giustamente all'indipendenza, non avessero un occhio di riguardo per i balcanici convertiti all'Islam, compresa quindi la quasi totalità degli albanesi del Kosovo. Oppure potrei dirti che i cetnici serbi non collaborarono affatto con i nazisti dal momento che il movimento cetnico era per definizione anti-fascista e si scontrò duramente contro gli ustaša croati di Ante Pavelic: l'equivoco nasce dal fatto che i cetnici combatterono anche contro i partigiani comunisti poichè il loro obiettivo post-bellico era la restaurazione della monarchia, ma monarchia intesa come quella del re Petar in esilio a Londra, e non quella del principe Pavle che si compromise con l'Asse nazi-fascista e che non a caso venne rovesciato da tumulti popolari pochi giorni prima dell'invasione tedesca. Personalmente ritengo che il più grande e più coraggioso movimento di liberazione sia stato quello dei partigiani jugoslavi, che fu l'unico movimento davvero trasversale e che più si sacrificò contro gli invasori: non dimentichiamo infatti che Tito era croato, e che migliaia di sloveni e di croati si opposero con tutte le forze alla prepotenza e all'arroganza nazi-fascista e dei collaborazionisti domobranci e ustaša. A merito dei serbi va riconosciuto che di fatto quasi nessuno collaborò con gli invasori, anche se può essere certamente imputato ai cetnici una spiccata ossessione a combattere talvolta più i movimenti collaborazionisti interni (domobranci, ustaša, divisione Skanderbeg e divisione Handžar) o di resistenza alternativa (partigiani comunisti in primis) piuttosto che combattere le truppe straniere, ma da qui ad accusarli di "collaborazionismo" ce ne passa... (alla fine ti sto rispondendo...). Ripeto, la storia dei Balcani è molto complicata e non è possibile pensare che possa esistere una sola versione dei tanti fatti tragici che hanno insanguinato questa sfortunata e martoriata penisola. Una cosa però penso la si possa dire con certezza: tutti i popoli balcanici, chi più chi meno, pagano sulla propria pelle la sete di conquista delle potenze straniere che da sempre tentano (e con successo, purtroppo) di metterli gli uni contro gli altri secondo il classico motto di guerra "dividi et impera". Penso che sia questa la cosa più importante e sulla quale dovrebbe esserci un minimo di condivisione da parte di tutti. Prendere coscienza della prepotenza di chi per sporchi interessi economomici e di potere ha per secoli fatto tanto male a tutti questi popoli spingendoli a scannarsi gli uni contro gli altri. Ritvan, non siamo d'accordo quasi su nulla, ma alla fine penso che potremmo tranquillamente sederci assieme a bere una birra... Anzi, sai cosa ti dico? Ti stupirai: mia madre è di origine croata...
Ritvan Shehi
07/11/09 17:30
Per mj23
Caro mj23, certo che potremmo tranquillamente sederci assieme a bere una birra, ci mancherebbe altro…però, prima mi dovrai promettere che nella mia non ci metterai del polonio radioattivo arrivato fresco-fresco da Mosca:-) e io, in cambio, ti prometto che non ti taglierò la testa con la mia scimitarra islamica d’ordinanza:-) per avermi offerto della birra, bevanda coranicamente vietata:-)…Scherzi a parte, non credo di avere una visione opposta alla tua su ogni singolo avvenimento storico nei Balcani, solo che spesso ho delle spiegazioni diverse da quelle che ti sono state insegnate. Anche per me la verità non sta tutta da una parte sola e nemmeno il torto o la ragione. Mai pensato che i miei compatrioti siano/siano stati tutti degli angeli o delle mammolette e i serbi tutti un branco di assassini dediti alla pulizia etnica. Ecco, per farti un esempio, io so che è vero che nei massacri turchi del 1897 presero parte anche degli albanesi. Però, tu scrivendo che “…vedevano finalmente l'occasione di diventare per la prima volta maggioranza nella regione, nell'ottica di costituire uno stato albanese unitario che sarebbe dovuto sorgere dalle ceneri dell'ormai agonizzante impero ottomano…” attribuisci a loro – probabilmente contadini analfabeti - dei disegni politici incompatibili anche con il ben noto stereotipo serbo sugli albanesi come “incapaci di formare uno Stato”, stereotipo che aveva un fondo di verità (e se lo dice un albanese, ci devi credere). La realtà è molto più semplice: gli albanesi musulmani avevano l’obbligo del servizio militare nell’esercito ottomano e, in quanto soldati, venivano mandati anche contro i serbi. Tutto qui. Così, una volta andati via i turchi nel 1913, i serbi trattarono TUTTI gli albanesi da “collaborazionisti”. In quanto al presunto “occhio di riguardo” dei turchi nei confronti degli albanesi musulmani del Kosovo, ti ricordo che le aspirazioni semplicemente autonomistiche e miranti a non cedere territori abitati da albanesi agli Stati confinanti (Serbia e Montenegro) della “Lega di Prizren” furono brutalmente schiacciate – con massacri simili a quelli nei confronti dei serbi – dall’esercito ottomano. E ti ricordo anche che nel 1910-’12, ci fu una serie di insurrezioni degli albanesi del Kosovo contro l’Impero Ottomano. I cetnici – ribadisco – non solo collaborarono coi nazisti, ma – probabilmente dietro pressione di questi ultimi - anche con gli ustascia croati. Per maggiori informazioni, leggi qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Chetniks . Anche i serbi ebbero la loro bella fetta di collaborazionisti: leggi sempre nel suddetto link il capitolo “Collaboration in Serbia”. Sulle potenze straniere che hanno messo spesso e volentieri i popoli balcanici gli uni contro gli altri sono d’accordo, a patto però che tu vi includa fra quelle potenze anche la Santa Madre Russia: altrimenti, ciccia!:-) . P.S. Non mi stupisco affatto del fatto che tua madre sia di origine croata: pensa te che la moglie del tanto da te aborrito Salì Berisha (quello che secondo te allestiva campi d’addestramento dell’UCK in Albania, ecc., ecc.) è la figlia di un ufficiale SERBO dell’UDB!!!:-) Saluti.
mj23
09/11/09 11:59
per Ritvan
C'è di più: immagino saprai che l'eroe nazionale albanese Skanderbeg nacque da una donna di origine serba. Comunque, pur rimanendo le reciproche distanze su certi temi, ritengo che il nostro confronto sia stato bello e sincero, e penso che dovrebbe anche servire d'esempio per tutti coloro che non credono nella possibilità di dialogare anche quando le differenze sembrano incolmabili. Sono contento, Ritvan. Abbiamo dato una grande prova di democrazia. Alla prossima... "disputa"! :-) Saluti.
Ritvan Shehi
10/11/09 14:35
Per mj23
Concordo col tuo ultimo commento, tranne per quanto riguarda Skanderbeg. Ti ricordo che ne abbiamo già discusso in precedenza qui: http://www.loccidentale.it/autore/anna+di+lellio/la+serbia+di+oggi+non+%C3%A8+diversa+da+quella+di+milosevic.0010649 Saluti
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