Mercoledì 23 Maggio 2012
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L'esperienza della Lega Nord non è riproducibile

Il Sud non ha bisogno di un nuovo partito (e nemmeno il resto d'Italia)

20 Luglio 2009
Raffaele Lombardo

1. Da alcune settimane sull’arena politica nazionale ha fatto la sua comparsa un fantasma: il Partito de Sud. All’inizio era sembrata la solita trovata siciliana, furba ma non intelligente, utile solo per elevare il potere contrattuale del Governatore Lombardo nell’intricata partita politica del rimpasto della Giunta siciliana. Una trovata perfettamente ascrivibile al noto adagio secondo cui quella siciliana sarebbe una grandissima intelligenza applicata al nulla.

 

Nelle settimane successive però la cosa comincia ad assumere un’altra consistenza e, in attesa che il Presidente Berlusconi assuma una chiara posizione in proposito, l’intera classe dirigente del PdL (e non solo) comincia a confrontarsi sul tema. C’è ad esempio una corrente di “pensiero” che sostiene che una prospettiva del genere non sarebbe affatto sgradita al Cavaliere, perché tatticamente gli consentirebbe di confrontarsi da posizioni di maggiore forza con il riottoso alleato leghista. Sul punto però occorre essere estremamente chiari, perché da un eccesso di tattica politica sopraffina ne possono derivare disastri strategici per il Paese (e per il Pdl).

2. La prospettiva di regionalizzare la politica italiana non è affatto una buona prospettiva. L’attuale sistema politico nazionale sta faticosamente cercando di portare a compimento quella ristrutturazione integrale avviata con il crollo dei partiti della prima repubblica. Lo scenario naturale di tale transizione è l’emersione di due grandi partiti a vocazione maggioritaria che si contendono la leadership politica cercando di attrarre i voti degli elettori moderati che si posizionano al centro. Ciò accade in tutte le democrazie avanzate e rappresenta la migliore garanzia di una politica equilibrata ed efficace.

3. L’esperienza della Lega Nord non è riproducibile al Sud. Non è riproducibile per ragioni storiche e per ragioni culturali. Storicamente la Lega nacque nel pieno della fase terminale della Prima Repubblica ed anzi rappresentò un potente fattore di accelerazione di quella crisi. Nacque essenzilamente come strumento per dar voce ai ceti produttivi del Nord che a causa della crisi della Democrazia Cristiana e dell’involuzione del Partito Socialista erano di fatto rimasti senza rappresentanza politica. Ed è evidente che nessun Paese può reggere a lungo se le aree geografiche trainanti del sistema rimangono fuori dal circuito della rappresentanza democratica. Oggi la nascita di un Partito del Sud avrebbe l’unico effetto di bloccare la transizione politica verso un assetto bipolare e far precipitare la politica italiana verso esiti balcanici.

4. In ogni caso quella della Lega rappresenta in una certa misura un’anomalia che trova la sua ragion d’essere proprio nella persistenza della questione meridionale. Quando il Paese avrà veramente superato il carattere duale che da sempre lo caratterizza, il ruolo della Lega sarà di fatto esaurito. E si tratta di un’anomalia al tempo stesso utile e pericolosa. Utile perché costringe tutti a confrontarsi con la domanda di modernizzazione, di efficienza, di sicurezza pubblica, di riduzione dello statalismo e della pressione fiscale che proviene con forza dalle regioni del Nord. Pericolosa perché sempre tentata dal cadere nella tentazione del separatismo, del settarismo, del razzismo, del clientelismo in versione padana. Ma la nascita di una “contro-Lega” al Sud non farebbe che azzerare i benefici ed esaltare i pericoli insiti nella presenza della Lega al Nord.

5. In ogni caso il Sud non appare attrezzato per imbarcarsi in una strada così complessa. Quarant’anni di assistenzialismo, di connivenza con la criminalità organizzata, di interventismo statale inefficiente, di sperpero di danaro pubblico hanno anche minato in profondità le capacità della classe dirigente meridionale. Le entusiastiche adesioni al progetto che immediatamente sono arrivate da Bassolino e Loiero si commentano da sole. Un partito del Sud potrebbe nella migliore delle ipotesi assurgere al ruolo di sindacato del Mezzogiorno nella rivendicazione di maggiori risorse che poi (come già oggi accade) rimarrebbero in buona parte inutilizzate e per la restante utilizzate male.

6. Ma il Sud non ha bisogno tanto di maggiori capitali pubblici, ha bisogno piuttosto di innovazione politica. L’approccio alla questione meridionale che abbiamo seguito in questi (fallimentari) sessant’anni è stato centrato sul finanziamento a carico dello Stato diretto o indiretto di iniziative imprenditoriali con l’obiettivo di surrogare la cronica insufficienza dei capitali e dell’iniziativa imprenditoriale privata. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’ultimo tentativo, la c.d. programmazione negoziata, che grazie al coinvolgimento degli enti territoriale e dei sindacati, avrebbe dovuto garantire maggiore efficacia e maggiore qualità alle nuove iniziative imprenditoriali, presenta un bilancio costi-benefici raccapricciante.

7. Per superare gli atavici problemi del Sud non c’è altro da fare se non intervenire con decisione sulle cause (emergenza sicurezza pubblica, deficit infrastrutturale, scarsa qualità del capitale umano) che tutt’oggi rendono meno conveniente l’investimento privato al Sud (che è la vera causa de mancato decollo dell’economia meridionale) e nell’attesa che tali cause siano rimosse cercare di compensare in qualche le imprese che decidano di investire nel Mezzogiorno. Come? Si potrebbe ad esempio pensare ad una forte riduzione del carico fiscale per le nuove imprese nate al Sud che vada a compensare almeno parzialmente i maggiori costi che tali imprese inevitabilmente incontrano. Ma una prospettiva del genere (che avrebbe pure un costo moderato per il bilancio dello Stato) non sembra entusiasmare i cantori del nuovo meridionalismo. Non sarà forse perché una misura di semplice riduzione fiscale non avrebbe alcuna ricaduta in termini di intermediazione politico-burocratica e di clientelismo?

8. Non di un nuovo partito il Sud ha bisogno. Ma di una nuova politica. Una politica in cui siano chiari e ben distinti il ruolo dello Stato e quello del mercato. Il Sud ha già di suo grandi problemi … ci manca solo che debba occuparsi del Partito del Sud!

 

Commenti
stefano quadrio
20/07/09 15:48
Sono completamente d'accordo
Purtroppo le argomentazioni, molto ben esposte, sono estremamente simili a quelle che, a suo tempo, venivano utilizzate contro la nascita della Lega. Temo che l'irresistibile voglia di fare lobby degli italiani (lobby che poi viene chiamata partito) non ci risparmierà nemmeno il partito del sud.
Pensieriliberi.obloggo.com
20/07/09 22:33
Partito del Sud
Ottimo articolo. Speriamo che la ventilata ipotesi non si concretizzi. Già la Lega, che sinora si è comportata lealmente, costituisce un'anomalia nell'auspicabile bipolarismo; un Partito del Sud acuirebbe il latente particolarismo degli Italiani e costituirebbe una minaccia, minando la maggioranza, per le grandi riforme che sono state promesse agli elettori.
MALGRADOTUTTO
21/07/09 11:59
Intelligenze differenti
Ritengo che l'articolo generalizzi in negativo le caratteristiche intellettive dei siciliani. ".... la solita trovata siciliana, furba ma non intelligente ..."; "... noto adagio secondo cui quella siciliana sarebbe una grandissima intelligenza applicata al nulla ...". L'autore è forse il solito nordista, magari piemontese, che tanti guai ha procurato alla Sicilia? Secondo me deve imparare ad essere meno sprezzante: la qual cosa sì che è frutto di intelligenza. Per il resto si può dissentire specie se se ne temono le conseguenze politiche. L'articolista ha forse la ricetta del buon governo e del migliore assetto geopolitico? Saluti.
23/07/09 15:09
il sud
Il movimento che in questi ultimi tempi agita le acque stagnanti della politica italiana non, è riconducibile al solo lombardo ma vede vari e diversi movimenti che sembrano aver preso coscienza (finalmente) della necessità di cambiare qualcosa o almeno di provarci La fantomatica “ristrutturazione integrale avviata con il crollo dei partiti della prima repubblica” forse avviene al nord ma lascia come al solito il sud a se stesso anzi vediamo Tremonti che sta bloccando ancora una volta i fondi per le aree sotto-utilizzate si chiede che siano spesi bene ma al Nord, dove già sono stati erogati, non si chiede nulla prendiamo il Mose, il cantiere è partito, poi si è bloccato il lavoro fatto finora è stato praticamente inutile e va buttato e di questo nessuno dice niente compresi gli onorevoli e senatori eletti al sud visto che il nord è stato il protagonista della storia politica italiana dalla sua unità ad oggi tutti i grossi partiti e movimenti sono nati al nord e molto spesso a Milano e dal nord stesso buttati giù ( i Savoia, Mussolini, De Gasperi Craxi Berlusconi ) e noi i nostri esiti balcanici li abbiamo gia avuti anche se non lo si vuole ammettere basti pensare a quando,i partigiani borbonici e i contadini meridionali che si opponevano ai Savoia furono chiamati Briganti e i rivoltosi di Palermo che nel 1866 si opposero alle inique Leggi piemontesi furono definiti mafiosi. La politica di repressione adottata nei confronti del sud fu durissima. Per debellare il fenomeno furono impiegati 120.000 soldati (pari alla metà dell’esercito italiano) comandati dal generale Cialdini. Si scatenò una vera e propria guerra che portò ad un numero molto elevato di morti in particolare fra i briganti e i contadini che li appoggiavano. E' stata creata dunque una leggenda nera sull'arretratezza economica del Regno delle due Sicilie . Restano a chiarire le motivazioni che hanno indotto gli ambienti accademici del Regno d'Italia prima, del periodo fascista e della Repubblica poi, a mantenere fin quasi ai giorni nostri, una versione dei fatti così lontana dalla verità, tacendo, soprattutto, la circostanza che le popolazioni del sud, salvo una minoranza di latifondisti ed intellettuali, non avevano nessuna voglia di essere "liberate" e anzi reagirono violentemente contro coloro i quali, a ragione, erano considerati invasori. D'Azeglio enunciò nel secolo scorso "Abbiamo fatto l'Italia, adesso bisogna fare gli Italiani . La tentazione del separatismo non nasce certo oggi ma è sempre stata messa a tacere per perseguire gli interessi dei politici che attingevano al serbatoio di voti del sud e dei grossi industriali del nord che hanno depredato il sud anche con la cassa del mezzogiorno quanti industriali di varia grandezza hanno sin dagli anni 50 sfruttato il sud facendo finta di investire per fare aziende nel sud ma venivano qui solo per prendere i soldi e scappare abbiamo visto centinai di aziende di piccole, medie e gradi dimensioni aprire stabilimenti, spesso con macchinari vecchi e riverniciati prendere i soldi della cassa del mezzogiorno e poi dalle varie surroghe della stessa e poi puntualmente questi fantomatici imprenditori sparivano insieme ai soldi e alle aziende e ai posti di lavoro – in un sud senza infrastrutture ne servizi ne sviluppo ne salvaguardia dell’agricoltura si aiutano i produttori del latte del nord ma nessuno parla dell’ olivicoltura meridionale e dei regolamenti c.e.e. fatti solo per penalizzare l’unica vera ricchezza del sud L’AGRICOLTURA - ma ci fanno il ponte per arrivarci come e con che ???? e una volta attraversato per andare dove e come ????? criminalità organizzata o certo al sud c’è ma guarda caso si serve del nord per investire e ripulire i suoi capitali e l’ innovazione della classe politica la dovremmo fare come con le liste bloccate e decise a tavolino con tanto di manuale cancelli ad arcore???? Scarsa qualità del capitale umano!!!!! Sono secoli che il capitale umano meridionale serve al nord per potersi sviluppare e che arricchisce le altre nazioni – gli istituti bancari sono solo ed esclusivamente del centro nord operano al sud facendo raccolta e investendo al nord il costo del danaro per aiutare gli imprenditori è superiore di quello del nord – Ma questo sono anni o forse secoli che viene detto il SUD ha bisogno di un partito che rappresenti finalmente i suoi veri interessi nessuno mette in discussione l'unità dello stato, in un periodo dove il progresso passa attraverso enti politico-economici sopranazionali come la Comunità Europea, è certamente un valore da salvaguardare, ma al meridione è dovuta una politica ed una attenzione particolari, una politica legata ai suoi effettivi interessi, che valorizzi le sue enormi risorse e assecondi le sue vocazioni, a parziale indennizzo dei disastri e delle ingiustizie che l'unità vi ha apportato. Il Sud non ha certo bisogno di essere rappresentato dalla nuova politica rappresentata dall’ex socialista Cicchetto, l’ex comunista Bondi, l’ex democristiano Mastella l’ex missino Gasparri o dall’ex cantante “donato” Bossi Surbo ,23/07/2009 GILDO SCALINCI
Alfredo
28/07/09 20:23
Ottimo articolo
di chi non conosce la relatà meridionale. Ormai siamo quasi arrivati al 150° anniversario d'ellunità d'Italia, Paese che esiste solo sulla carta geografica e non nelle coscienze dei cittadini europei tutti. Oggi parlare di sud e riduttivo e non chiarisce bene la situazione politica, economica e cluturale di un'area vasta e al suo interno diversa. Il partito del sud rappresenta solo un campanello d'allarme per Roma, che deve trovare soluzioni per il sud, altrimenti con il malcontento che è in grande aumento si potrebbero realizzare scenari oggi impensabili. Sono ormai 150 anni che i vari governi, monarchici, fascisti, democristiani, comunisti, di centrodestra promettono riforme, infratrutture, lavoro ricchezze, che si sono sempre concretizzate in regalie varie per il partito del sud di turno. Il lavoro che spetta all'attuale governo è difficile, Berlusconi è uomo capace di mediare è questo è senzaltro positivo pero non è aiutato da chi disprezza il materiale umano e apprezza in silenzio le materie prime del sud.
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