Se c’era una cosa da apprezzare davvero nella Finanziaria 2010 era il taglio di consiglieri e assessori comunali e provinciali. Era il primo, doveroso, passo verso lo snellimento di Enti e strutture elefantiache, spesso caratterizzati da sprechi e regalie più che da elementi di efficienza. E avrebbe dovuto portare un risparmio di 213 milioni nel triennio 2010-2012. Sarà per questo, per il nobile obiettivo morale ed economico che perseguiva, che aveva provocato la rottura dei rapporti istituzionali tra enti locali e governo. Invece, è tutto rimandato al 2011.
Un cadeau per la Lega, suggeriscono alcuni scontenti nel Pdl. Il provvedimento sembra infatti non piacesse al Carroccio che da una parte si presenta come il partito della riduzione delle tasse e dall’altra cavalca battaglie degne del migliore partito della spesa. Del resto, è sul radicamento nel territorio che la Lega Nord ha costruito la propria forza, è grazie ai vari consiglieri e assessori che fa campagna elettorale permanente. Un movimento ben radicato, grazie al quale il partito di Umberto Bossi continua a mietere proseliti, e orientato su due fronti: portare avanti campagne in linea con le esigenze del proprio elettorato e, allo stesso tempo, tutelare gli uomini sul territorio. E’, in sostanza, lo stesso criterio che spinge il partito di Bossi a frenare sull’abolizione delle Province.
Così, con un decreto legge in materia di “Interventi urgenti concernenti gli Enti locali e le Regioni” oggi il Consiglio dei Ministri ha rinviato il taglio del 20% delle poltrone negli enti locali, ma ha inserito nel futuro provvedimento anche i consiglieri provinciali. Positivo è invece il fatto che i compensi dei consiglieri regionali non potranno superare quelli dei parlamentari (nei cinque articoli del decreto ci sono altre misure a favore degli enti locali, anche se per Comuni e Province resta comunque il taglio dei trasferimenti per 12 milioni previsto dalla Finanziaria per l'anno in corso).
La riduzione, già prevista nella cosiddetta Carta delle Autonomie, era contenuta nel disegno di legge elaborato dal ministro per la semplificazione amministrativa, Roberto Calderoli. La Carta aveva avuto il via libera del Cdm il 19 novembre. “Taglieremo 50 mila poltrone”, disse in quell’occasione Calderoli. Poco tempo dopo la Finanziaria ha recepito queste disposizioni prevedendo per i comuni la riduzione di un quarto dei consiglieri e di un quinto degli assessori mentre per le province sarebbe dovuta scattare un diminuzione del 20% degli assessori. L’obiettivo era di rendere meno obesa la burocrazia statale. Obiettivo sacrosanto.
La domanda allora è: Che ne è stato dell’altolà agli sprechi? E di parlamentini e governi locali meno mastodontici? E di Giunte più snelle? A dare una risposta ci ha provato lo stesso ministro Calderoli. “Il governo non rinuncia ai tagli previsti in Finanziaria sulle poltrone degli enti locali. L'obiettivo delle 50 mila poltrone da abrogare viene confermato. Il taglio dei consiglieri - ha spiegato - verrà applicato a partire dal 2011 perché in vista delle elezioni amministrative possano essere predisposti i relativi aggiustamenti”. Insomma, secondo il ministro un taglio in questo momento avrebbe portato disordini nelle elezioni amministrative. La spiegazione può convincere o no, ma di certo resta l'amaro in bocca per una misura dal profondo valore simbolico (oltreché effettivo sul fronte economico) che ancora una volta è slittata. Emblematico è il caso-Sicilia: la riduzione dei deputati regionali da 90 a 70 farebbe risparmiare quasi 7 milioni di euro.
Oggi abbiamo 120.490 consiglieri comunali, 3.246 consiglieri provinciali, 35.254 assessori comunali, 858 assessori provinciali. E ce li terremo ancora per un anno, nonostante il temporale economico ancora in atto (qualche spiraglio di ripresa in realtà comincia a intravedersi). Alla faccia dei risparmi.



Ma allora Calderoli non
e poi dicevano roma ladrona!!!!!