Gerusalemme. Mezzo Likud e’ in rivolta, confida con un sorriso una ben accreditata fonte diplomatica. Gli esponenti della destra del partito di Benjamin Netanyahu non hanno gradito che l’amico Berlusconi si sia fatto precedere da un lungo articolo regalato alle colonne del quotidiano più odiato, il pacifista Haaretz. Non è tanto la critica, “col cuore in mano” alla politica di espansione degli insediamenti in Cisgiordania ad averli mandati su tutte le furie, quanto il richiamo alla necessità di una pace con la Siria e del conseguente ritiro dalle alture del Golan.
Netanyahu ha messo prontamente a tacere ogni mugugno affettandosi a definire, lo stesso giorno dell’articolo su Haaretz, Berlusconi “il migliore amico” di Israele. Nella cena di gala di ieri sera si è spinto oltre. Ha chiamato l’ospite italiano “grande combattente” per la libertà e la pace, gli ha dato atto di comprendere meglio di altri leader la portata della minaccia nucleare iraniana, “uno dei più difficili test dalla Seconda guerra mondiale” che l’umanità si trovi ad affrontare.
Per Berlusconi un indiscutibile successo personale. Ha detto verità scomode e ha ricevuto un’accoglienza entusiastica. La spiegazione è nel ruolo che l’Italia intende giocare nella cruciale partita del nucleare iraniano. Berlusconi è convinto che esauritasi la fase diplomatica, è necessario rompere ogni indugio e imporre severe sanzioni economiche a Teheran. Condivide i dubbi israeliani sulla capacità degli Usa di rimuovere il veto della Cina in seno di Consiglio di Sicurezza Onu. Ed è pronto a schierare l’Italia con la Francia e la Germania nel caso probabile che l’unica via si rivelasse quella di un pacchetto di sanzioni economiche multi nazionali, fuori del quadro Onu.
Dall’incontro tra Netanyahu e il cancelliere tedesco Angela Merkel, la scorsa settimana, a Berlino, è scaturita la decisione della Siemens di congelare gli investimenti in Iran, un colpo da 400 milioni di euro per il regime degli ayatollah. E’ probabile che l’Italia, partner commerciale di primaria grandezza dell’Iran, si appresti a compiere un simile passo. Berlusconi svelerà i contorni del suo piano sia negli incontri politici di oggi sia nel discorso di domani, alla Knesset, il parlamento israeliano. C’è poi la richiesta israeliana all’Italia di adoperarsi per inserire le Guardia Rivoluzionarie iraniane nella lista nera della Ue. Non è un caso che l’idea, finora inedita, sia scaturita proprio nel corso di questo vertice intergovernativo. Israele non ha mai dimenticato che fu proprio durante la presidenza di turno di Berlusconi, nel 2003, che l’Europa mise al bando Hamas.
La tre giorni di Berlusconi e di metà del Consiglio dei ministri a Gerusalemme segna il ritorno dell’Europa sulla scena diplomatica mediorientale. Il sogno svelato dal presidente del Consiglio, quello di vedere Israele nell’Unione Europea, non è frutto dell’inguaribile ottimismo berlusconiano in politica estera, come i suoi detrattori gli hanno subito rinfacciato. Riproporre le radici cristiano-giudaiche quale collante dell’Europa, quel cemento che purtroppo è stato rimosso dal preambolo della costituzione europea per l’opposizione in primo luogo della Francia “giacobina”, significa gettare le fondamenta di un ponte con l’Europa, tanto più importante per Israele nel momento in cui l’asse con gli Stati Uniti si è indebolito.



giusta la forte amicizia con Israele