Mercoledì 23 Maggio 2012
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Vespri difficili

In Sicilia niente luna di miele
ma parenti serpenti

31 Maggio 2008
Palermo_Palazzo Dei Normanni.jpg
Palazzo dei Normanni sede del governo siciliano

 

Per il momento, a Palermo, la schiarita stenta  ad arrivare. Nei palazzi del potere regionale regna invece sovrana fibrillazione. E soprattutto lo strappo fra Udc e il neo governatore Raffaele Lombardo seguito alla mancata nomina del terzo rappresentate cuffariano in Giunta (il fedelissimo Nino Dina, forte di venticinquemila voti di preferenza ottenuti nel collegio di Palermo), continua a mietere vittime. Effettivamente, l’intero centrodestra è da giorni sul chi vive. Ogni componente dell’ anomala (i  canonici partiti del Pdl con in più i locali seguaci di Pierferdinando Casini), coalizione che ha stravinto le recenti elezioni, più del doppio del centrosinistra, sembra sotto choc. Così a ore alterne si ipotizzano intese o si fantasticano rotture e, alla fine, si preferisce rinviare in attesa di ulteriori schiarite.

Ieri è stata l’ennesima giornata delle mezze misure. Riunioni e vertici si sono succeduti a corrente alternate. Ma lo stallo resta e forte. L’impasse continua a riguardare la composizione della Giunta, le deleghe, gli equilibri fra le componenti e dentro le componenti. Si diceva di vertici, via vai e abboccamenti.

Centristi e Lombardo, ad esempio, si sono incontrati, ma gli antichi amorosi sensi sono ancora di la da venire. Il segretario regionale dei casiniani, Saverio Romano, abbottonato, alla chiusura del summit, ha subito osservato di “apprezzare  la buona volontà di Lombardo che dichiara di voler ricucire lo strappo. Anche se non ci è stato detto come ciò avverrà”. In effetti la questione del terzo uomo nell’esecutivo resta attualissima e paradossalmente tutta da giocare. Per gli Udc la questione è, in un certo senso, dirimente. Né può essere accantonata, osservano i seguaci di Cuffaro, infilando di soppiatto in quota centrista uno dei due piemme, nella fattispecie Giovanni Ilarda, cooptati, a sorpresa, dal governatore in Giunta. Così mentre l’alto mare continua, i si dice, non conoscono pause e si comincia a parlare di possibili combine a tempo. Le ipotesi naturalmente sono molte e, sicilianamente, scapricciatissime. Voci insistenti, riprese persino dall’opposizione, dicono di accordi in progress per un esecutivo a termine, lasciando intendere “che la sua composizione è destinata  a cambiare dopo le elezioni amministrative” (ovvero le provinciali che a breve si terranno in molti capoluoghi dell’isola).

“Abbiamo bisogno ancora di qualche ora” osservava  benaugurate giorni addietro il neopresidente Lombardo. Ora, dopo giorni di sfibranti mediazioni, le ore sembrano moltiplicarsi all’infinito, mentre certi irsuti  grovigli restano tali e quali. Se l’Udc è il perno delle difficoltà, gli altri di centrodestra non sono, al dunque, da meno. Nel Pdl  le contraddizioni sono a fiordipelle, con i vari gruppi e sottogruppi, letteralmente, gli uni contro gli altri armati. Non è ancora deciso, ad esempio, se gli eredi di Fi e An faranno gruppo unico all’assemblea regionale, mentre, sovranamente minacciose,  suonano delle recenti dichiarazioni di un big, un po’ fra parentesi, come Gianfranco Micicché. Sul cantiere aperto regionale l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio, già leader degli azzurri locali, ha parlato chiaro e forte, denunciandone il carattere “paradossale” e, insieme, senza “precedenti”. “La responsabilità di tutto ciò”, ha tuonato l’esponente di governo, “è dell’improvvisata e maldestra gestione della coalizione e, a monte, dei  singoli”. Per capirci Lombardo in testa, e centristi a seguire. Immediatamente dopo, Micicché dal bastone è passato alla carota, invitando a “un accordo senza vincitori e vinti”.

Per l'appunto l’accordo. E’ vero busillis. Difficilissimo non lasciare sul campo troppi scontenti. La questione  del risarcimento per l’Udc, ma non solo. Ci  sono poi accontentare le varie frazioni e ambizioni dei mezzi esclusi del centrodestra doc. E se non bastasse c’è persino da rimediare il problema quote rosa, vista che l’unica papabile, la trapanese Giulia Adamo, si è vista esclusa in zona Cesarini. Insomma, sopra il cielo di Palermo la forse inevitabile chiarita ha ancora qualche problema di troppo in sospeso.

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